Assemblea nazionale dei/delle Riders

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ASSEMBLEA NAZIONALE DEI/DELLE RIDERS
Domenica 15 aprile ore 10.30 a Làbas, Vicolo Bolognetti 2, Bologna

*Promossa da Riders Union Bologna

Sono ormai due anni che in tutta Europa i riders dei servizi di food delivery via app hanno alzato la testa e reclamato diritti e retribuzioni migliori.
In tante città sono nati spontaneamente gruppi o collettivi di lavoratori e lavoratrici che hanno smascherato la retorica delle piattaforme secondo la quale la cosiddetta gig economy sarebbe fatta di lavoretti volutamente saltuari, attività piacevoli, maggiore libertà.
Questa narrazione, utile a inquadrare i riders come presunti autonomi su cui scaricare tutti i costi d’impresa, nasconde in realtà il dispotismo dell’algoritmo, i diritti negati, il ricatto del rating aziendale, la mancanza di tutele e sicurezza, le paghe sempre più basse.
Il lavoro non è finito, non è diventato un gioco o un libero scambio, ha solo cambiato forme, tempi e luoghi. La gig economy si presenta come il futuro del lavoro. Ma questo futuro non è scritto e i/le riders hanno deciso di reclamare il loro diritto ad un lavoro e una vita migliori. Contro ogni narrazione vittimistica, vogliamo essere protagonisti di un cambiamento senza delegarlo a nessuno o aspettare che piova dall’alto.
Anche in Italia i servizi di food delivery sono in forte espansione e ci sono state importanti mobilitazioni in questi anni che hanno portato alla ribalta del dibattito pubblico queste nuove economie. Dal processo contro Foodora a Torino alle mobilitazioni di Milano fino all’esperimento di contrattazione metropolitana a Bologna, sono diverse le strade intraprese dai riders per auto-organizzarsi e reclamare i propri diritti.
Durante questi mesi è apparso sempre più chiaro che nonostante le difficoltà e le intimidazioni questo movimento non può e non vuole fermarsi. Anzi, ora ha bisogno di fare un passo in avanti per provare a diffondere il più possibile pratiche e rivendicazioni così come a mettere insieme i lavoratori delle diverse città. In questi mesi, infatti, tanti ci hanno scritto per chiedere informazioni o aiuto, altre volte per supportarci e incoraggiarci ad andare avanti.

Per questo l’invito che facciamo a tutti e tutte i/le riders è a venire a Bologna il 15 aprile per una giornata di discussione e condivisione collettiva dove conoscere e imparare dalle altre esperienze. L’obiettivo è quello di costruire insieme per il 1 maggio la giornata del Riders Pride con azioni dislocate nelle diverse città italiane ed europee che parteciperanno.

Siamo lavoratori e lavoratrici come gli altri e quindi vogliamo lottare e festeggiare anche noi!
Fare il rider non è un hobby, né uno sport e per questo il 1 maggio è anche la nostra festa.
Vi aspettiamo a Bologna per organizzarla tutti insieme!

°°a breve maggiori info su programma e ospitalità°°

Làbas Calling – Scegli da che parte stare!

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LÀBAS CALLING – SCEGLI DA CHE PARTE STARE!
Open Day per partecipare alle attività di Làbas

Làbas Calling parte da una premessa: da sol* non si va da nessuna parte! Da sol* non saremmo mai stat* in grado di difendere l’ex Caserma Masini occupata per 5 lunghi anni e trasformarla in quel fantastico posto che tutt* abbiamo conosciuto come Làbas Occupato, non saremmo mai riuscit* ad essere più di 15000 corpi alla grandissima manifestazione del 9 settembre scorso e conquistare la nostra nuova casa in Vicolo Bolognetti 2.

Ma per non essere sol* bisogna avere la capacità e la volontà di mettere da parte un po’ della propria identità ed aprirsi alle/agli altr*, alla loro energia ed immaginazione, ai loro desideri e voglia di fare.
Làbas calling vuole essere un’apertura a tutte e tutti coloro che vivono la città con il nostro stesso desiderio di trasformarla in un posto migliore, a tutte e tutti quelli che vivono con rabbia le ingiustizie ed i fenomeni di razzismo ed intolleranza del nostro tempo, a chi è disposto a mettersi in gioco e dedicare un po’ del proprio tempo alla costruzione di una società più giusta.

Làbas calling è l’incontro tra quello che Làbas è, le sue attività (mercoledi di Làbas, produzione culturale, laboratori per bambini/e, sportello lavoro, scuola di italiano delle donne, unità di strada, ciclofficina, aula studio autogestita, biopizzeria, cooperazione internazionale, comunicazione e progettazione e molto altro), le sue battaglie (antisessismo, antirazzismo, antifascismo, per la giustizia sociale, ambientale e l’uguaglianza di genere, per i diritti sociali e quelli civili, etc.) e le singole energie di chi ha voglia di conoscere meglio Làbas ed è dispost* a trasformare trasformandosi.
Se vuoi partecipare ai nostri progetti ed alle nostre attività, se vuoi dedicare parte del tuo tempo a lottare con noi per più diritti e contro le ingiustizie, se hai voglia di darci una mano a trasformare Làbas, il quartiere e Bologna in un posto migliore ti aspettiamo
giovedi 19 aprile
ore 18 e 30 in Vicolo Bolognetti 2!

Làbas è nel quartiere Santo Stefano antifascista, antisessista e antirazzista

BOLOGNA LOTTA CONTRO I FASCISMI: ZONA ROSSA.

manifesto

Dalla manifestazione per Afrin, con i partigiani e le partigiane del mondo, in lotta contro i confini e i fascismi, scriviamo queste poche righe sulla giornata del 16 febbraio a Bologna.

Come in tante altre città, anche a Bologna si abolisce dal basso il diritto di parola ad ogni forza fascista.
Banchetti, adunate, propaganda nazifascista e razzista sono contestate nei quartieri e non hanno cittadinanza politica nella nostra città.

Alle 13 del 16 febbraio 2018 in 100 abbiamo occupato piazza Galvani perché una nuova opportunità di impedire definitivamente il comizio di Roberto Fiore venisse colta da chi governa questa città. Questo non avviene, lo sgombero della piazza è violento.

Abbiamo occupato la piazza perché la farsa non andasse in scena e perché la possibilità di disobbedire e confliggere di fronte ad imposizioni e leggi ingiuste percorresse le strade e la rete. Così alle 19, da centinaia diventiamo migliaia di persone con la speranza, la gioia e la disponibilità a confliggere contro la bestia nera, sfidando grate e idranti della polizia. Piazza Maggiore si riempie per rigettare ancora una volta un corpo totalmente estraneo alla città e il Potere, usando la sua forza per permettere a 50 fascisti di esserci, vacilla un po’.

In migliaia abbiamo risposto determinat@, resistendo con i nostri corpi, per respingere lo squadrismo fascista, per esprimere tutto il nostro dissenso contro la presenza a Bologna di Roberto Fiore e Forza Nuova, una formazione fascista che difende ed elogia la tentata strage razzista di Luca Traini a Macerata. Prefettura e Questura hanno permesso questo scempio, l’amministrazione comunale ha intervallato dichiarazioni ipocrite a posizioni pavide e inaccettabili, i grandi partiti e sindacati lontani dalla piazza antifascista. Politicamente e militarmente si è scelto di caricare le migliaia di antifascist@ per consentire un comizio di qualche decina di fascisti.

La crescita e la determinazione della piazza di ieri dimostra che a Bologna il consenso nel conflitto contro il fascismo è parte integrante del DNA.

E dimostra all’altra piazza, ancora di più, come ogni tentativo di ergersi a soli ed unici custodi della democrazia, sempre pronti giudicare le altre espressioni della stessa e mai a guardare l’efficacia della propria, non sia altro che la dimostrazione di inattualità politica e sordità nei confronti dei sentimenti reali della città. Il fallimento della timidezza, la vergogna dell’ipocrisia, il vero regalo alle forze antidemocratiche.

Bologna non dimentica il passato ed i suoi e le sue partigian@; sfida apertamente l’odio e la paura, costruisce negli spazi sociali democrazia, accoglienza, solidarietà.

A Bologna non si passa. Forza Bologna.

Làbas

C.s. TPO

*L’immagine è un estratto della prima pagina de Il Manifesto del 17 febbraio 2018. La foto è di Michele Lapini

Làbas apre in Vicolo Bolognetti con due eventi

04.02.2018

Làbas apre in Vicolo Bolognetti

Lo facciamo ripercorrendo la costruzione della mobilitazione contro il G20 di Amburgo, le giornate di conflitto sociale del luglio scorso e la repressione giudiziaria che ha caratterizzato il post-vertice.
Ma lo facciamo, soprattutto, salutando con gioia la liberazione di Fabio Vettorel dalle galere tedesche.

▼ Ore 16.00: apertura
▼ Ore 18.00: dibattito con
– Beppe Caccia, attivista, scrittore e storico
– Margherita d’Andrea, Giuristi Democratici
http://www.giuristidemocratici.it/Iniziative/post/20180103174421
– Attivisti e attiviste di Làbas e del Tpo presenti alle giornate di mobilitazione

▼ Ore 19.30: presentazione della mostra fotografica dell’associazione Witness Journal
http://witnessjournal.com/

▼Ore 20.00: aperitivo & musica
Ore 23.00: chiusura

+++ N.B. Dalle 13.00 alle 18.30 si svolgerà la Festa Carnevale di LàBimbi! Per info contattate la pagina +++Vicolo Bolognetti, 2 (1)

Martedì 6 febbraio 2018 ore 18.30
Làbas, Vicolo Bolognetti Bologna

LA RESISTENZA DEL ROJAVA
Dalla vittoria di Kobane contro l’ISIS alla resistenza all’aggressione turca al Cantone di Afrin.

In queste ore le tensioni in medio oriente, ed in Siria in particolare, si sono riaccese. Dopo sette anni di guerra feroce e brutale, il conflitto non accenna a fermarsi. La recente invasione della Turchia nel cantone di Afrin del Rojava (Siria del nord) riporta instabilità nel territorio.
Afrin, assieme a Kobane e Jazira, è uno dei tre cantoni del Rojava, una zona in cui dal 2012 i kurdi costruiscono un progetto di democrazia radicale, basato sull’autogoverno per realizzare l’uguaglianza e la piena giustizia sociale in quei territori.
Ora più che mai è importante sostenere la resistenza delle YPG (Unità di Protezione Popolare), delle YPJ (Unità di Protezione delle Donne), delle SDF (Syrian Democratic Forces) e di tutta la popolazione di Afrin contro l’invasione turca che ha come obiettivo l’annientamento del progetto della ROJAVA.

Ne parliamo con:

Ozlem Tanrikulu – Ufficio di informazione del Kurdistan in Italia

Francesco Strazzari – Docente Relazioni Internazionali Scuola Sant’Anna Pisa

Domenico Mucignat – Ass. Ya Basta! Bolognayabasta

#RiapriAMOLàbas – Che la sfida cominci + Back to Làbas: 5 anni di autogestione

BackToLàbas

10 NOVEMBRE

Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/300569237104929/

Ci siamo: Làbas sta per avere una nuova casa.

A quasi tre mesi dallo sgombero abbiamo l’opportunità di concretizzare questo risultato straordinario, frutto di una mobilitazione che ha visto migliaia di persone scendere in piazza, partecipare alle assemblee, prendere parola in forme e contesti diversi. Ma soprattutto, resistere con le unghie e con i denti quel maledetto 8 agosto.

Come abbiamo già avuto modo di scrivere, Làbas è già oltre Làbas: questo significa che nulla sarà come prima, ma che tutto prenderà la forza da ciò che c’è stato prima.
Di tutto questo vogliamo discutere in un evento pubblico aperto a tutti, venerdì 10 novembre.

Làbas è un accumulo di progetti che abbiamo la necessità di rilanciare, idee, braccia, cuori, che non hanno mai smesso di essere a servizio delle trasformazioni di una città che è affamata di luoghi di aggregazione, di spazi dove sperimentare un nuovo welfare, di momenti dove organizzare i propri bi-sogni, nella società come nella politica.

Vogliamo continuare a costruire la città del domani, una città che ha voglia di lottare.

Làbas può rovesciare un destino che i poteri che governano questa città vorrebbero scontato, fatto della morte delle esperienze dal basso che lottano contro la speculazione, lo sfruttamento, la violenza delle logiche di profitto sulla pelle di tutte e tutti noi.

Esperienze che come la nostra sono un pezzo di società viva, non ne sono la sintesi o una maggioranza da rappresentare.

Siamo ben consapevoli dell’inadeguatezza degli strumenti, politici e di conseguenza giuridici, con i quali l’amministrazione intende affrontare l’esigenza di spazi a Bologna. Tuttavia, chi ogni giorno si impegna per rendere Bologna migliore e ha lo sguardo ben piantato nella realtà guarderà alla sostanza delle cose: la fonte del diritto che vogliamo siamo noi, e i beni comuni sono frutto del rapporto di forza che li rende tali, al di là delle firme, di un bando, di un regolamento che li definisce.

Non è quindi il tempo della nostalgia, delle formule rassicuranti, di certezze che appartengono al passato.

È invece il tempo di rimboccarsi le maniche, ancora una volta, per poter dimostrare di essere all’altezza di una sfida che non sarà semplice e che riguarda spazi da conquistare, regole da cambiare, legami sociali da ricostruire.

Questa nuova sfida per Làbas si chiama Vicolo Bolognetti n°2, l’ex Convento San Leonardo e più recentemente ex sede del Quartiere San Vitale. Un luogo che da oltre un anno vive una vera e propria crisi di identità a seguito dell’accorpamento dei quartieri. Sarà un luogo che può aprire un’altra sfida, ancora più ambiziosa, che è quella dell’ex Staveco.

Vogliamo giocarci questa partita fino in fondo.
Se ognuno farà la propria parte e si metterà a servizio del cambiamento ce la faremo.

Ci vediamo venerdì 10 per dimostrare che questa sfida appartiene a tutte e tutti noi.
#RiapriAMOLàbas

 

11 – 12 NOVEMBRE

Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/163631314223891/

PROGRAMMA BACK TO LÀBAS

►VENERDÌ 10 NOVEMBRE
✔Dalle ore 19:00
Assemblea RiapriAMOLàbas – Che la sfida cominci

✔Dalle ore 18:00
Aperitivo con BioFocacce de Làbiopizza a Làbas

►SABATO 11 NOVEMBRE
✔ Dalle ore 17:45
RACCONTI CARDINALI: letture per perdersi e ritrovarsi a cura di Quaderni Urbani.
Racconti interpretati che daranno voce a chi lotta per la propria autodeterminazione, a chi difende o conquista la propria libertà, a chi sceglie di ribellarsi a confini e limiti ingiusti, da Nord a Sud, da Est a Ovest, ieri, oggi e domani.

✔Dalle ore 18:30
Presentazione del fumetto UElcome di Vermi di Rouge.
Una raccolta di vignette dedicate all’Europa e alle sue frontiere.
http://www.vermidirouge.com/

✔Dalle ore 19:30
Blurango
Hip-hop Live Band
Christopher “Drag-One” Dragone: Beatbox e rumori
Alessandro “Safari” Cerami: Basso e groove
Andrea “Childish” Rubino: Chitarrini e melodie
Silvia “Light” delle Luche: Sax e tasti
Beatrice “IndaHouse” Dellacasa: Voce e anima
Mattia “Dock” Camangi: Rime e aforismi

✔Dalle ore 21:30
INSOLITO LÀBAS BIG BAND
Gli INSOLITO GROOVE in formazione maxi per festeggiare 5 anni di Làbas.
Funky-Soul con:
Lisa Manara, voce
Giorgia Faraone, voce
Francesco Battaglia , chitarra e voce
Marco Rucola , piano
Davide Fasulo, keys
Luigi Rinaldi, sax
Roberto Solimando, trombone
Davide Passarini , basso
Manuel Franco, percussioni
Youssef Ait Bouazza , batteria

✔Dalle ore 23:45
TUPPI DJ
Funky-Hip Hop
https://www.youtube.com/watch?v=As7seEHhmtE
https://www.youtube.com/watch?v=BJc9bJZup6I

►DOMENICA 12 NOVEMBRE
✔Dalle ore 12:00
Pranzo Sociale per tutte e tutti

✔Dalle ore 14:30
Spettacolo di Bubble Art
Performance artistica adatta ad adulti e bambini a cura di Alekos – Bubble Artist

✔Dalle ore 15:00
Spettacolo teatrale ”Carmine Pascià – beduino salernitano” tratto dal secondo quaderno di Cirene.
In scena la Compagnia Fantasma con:
Andrea Giovannucci
Daniele Bergonzi
Musiche di Stefano D’Arcangelo e Alessandro Giovannucci
Organizzazione Cristina Buono

✔Dalle ore 15:00
Merenda per bambine e bambini a cura di LàBimbi con biscottini al cioccolato e spremuta d’arancia biologica di CampiAperti – Associazione per la Sovranità Alimentare
Seguirà ”MANI IN PASTA” laboratorio di pasta fresca in collaborazione conCampi Aperti a Làbas

►TUTTI E TRE I GIORNI TROVERETE:
✔Mostra fotografica NONUNADIMENO con foto di Michele Lapini
Saremo presenti anche con un banchetto informativo con possibilità di prenotare il pullman per il corteo del 25 Novembre Manifestazione Nazionale Non Una di Meno

✔Mostra fotografica ”Cose di Casa” di Simona Hassan
”Cose di casa” è una serie di fotografie nate tra le mura del dormitorio sociale Accoglienza Degna costruito a dicembre 2015 all’interno dell’ex caserma Masini occupata a Bologna.

✔Banchetto Ribelle: creazioni autoprodotte per sostenere i progetti diAccoglienza Degna, a cura di Boutique Ribelle.
Piccole creazioni uniche ed inimitabili, realizzate artigianalmente, frutto di trasformazione e riciclo creativo, nell’ottica di contrastare attivamente ogni forma di spreco!

✔Mostra ”RiapriAMOlàbas”: raccolta dei disegni realizzati da artisti ed artiste da ogni parte d’Italia ricevuti dopo lo sgombero dell’ex caserma Masini.

ROMA, 21 OTTOBRE 2017: NESSUNA PERSONA È ILLEGALE!

marcia

Condividiamo l’appello Nessuna persona è illegale – Libertà di movimentoper manifestare il 21 ottobre a Roma.

• Per info partenza PULLMAN da Bologna: tpo@mail.com 3271798801
• Qui l’evento ufficiale della manifestazione: 21 Ottobre in piazza a Roma: #Nonèreato! https://www.facebook.com/events/281944142306771/

Ci sono momenti in cui non si può rimanere a casa, in cui scendere in piazza è un’urgenza non rimandabile.
Quest’estate, governo, giornali e gruppi di estrema destra hanno dichiarato guerra all’umano. Attraverso l’attacco alle ONG, hanno legittimato l’assasinio di centinaia di migliaia di esseri umani. Il ministro Minniti ha imposto delle regole per ostacolare il salvataggio delle persone alla deriva e ha stretto accordi con le milizie libiche (colluse con i trafficanti e, secondo alcune fonti, vicine all’ISIS). Il governo del Partito Democratico, intanto, ha finanziato con miliardi di euro pubblici l’apertura di campi di concentramento in Libia.
Di fronte a questa barbarie non si è mosso quasi niente. Se non delle voci, spesso solitarie, di denuncia e testimonianza. Ma questo non basta!
È arrivato il momento di scendere in piazza, in tante e tanti, per dire che esiste un altro pezzo di Paese. Spazi sociali, esperienze solidali, laboratori territoriali di mutualismo e di solidarietà attiva, collettivi e comunità di migranti auto-organizzati, donne e uomini che non credono alle menzogne razziste e sanno bene dove cercare i responsabili delle tante problematiche sociali che affliggono le componenti più deboli della società.
È arrivato il momento di dire con forza che bisogna smettere di tollerare l’intolleranza, che occorre togliere qualsiasi spazio agli spacciatori di odio e razzismo, che NESSUNA PERSONA È ILLEGALE. Non staremo a guardare di fronte al ritorno della barbarie!
Vogliamo essere in piazza perché riteniamo urgente rispondere al clima di odio razziale e di guerra ai poveri che sta imperversando nelle nostre città e che viene alimentato ad arte dal razzismo istituzionale e dallo sciacallaggio di formazioni esplicitamente neofasciste.
Vogliamo essere in piazza assieme alle donne e agli uomini migranti che continuano a mostrarci grande coraggio e determinazione nel disegnare le proprie rotte e costruire il proprio futuro.
Vogliamo essere in piazza contro la legge Minniti-Orlando, razzista e securitaria che pretende di toglierci la parola e gli spazi di vita nelle nostre città.
Vogliamo oltrepassare i confini di Ventimiglia, del Brennero, dove in troppi cercano di affermare il proprio diritto all’esistenza, così come vogliamo abbattere i confini interni alle nostre città, quelli visibili che producono una povertà di differenti colori ma fatta della stessa sostanza e quelli invisibili che ci mettono l’uno contro l’altro.
Vogliamo portare in piazza un’ “altra accoglienza”, che non si basi sul business dell’immigrazione, il confinamento dei corpi e lo sfruttamento di chi vi lavora, ma che, attraverso pratiche solidali e di mutualismo, promuova diritti e percorsi inclusivi
Vogliamo costruire questa giornata insieme alle seconde generazioni e a tutt@ i/le cittadin@ che rivendicano lo Ius Soli come battaglia di civiltà essenziale per iniziare a demolire le impalcature del razzismo istituzionale, saremo a Montecitorio con loro il 13 ottobre quando manifesteranno sotto il parlamento per rimettere questo elemento al centro dell’agenda politica.
Sentiamo l’urgenza di scendere in piazza e lo faremo con le modalità che ci sono proprie, nella costruzione di una processualità pubblica, larga e condivisa, come il movimento femminista, soprattutto in quest’ultimo anno, ci ha indicato.
Sei anni di crisi economica e di austerità hanno peggiorato le condizioni materiali di larghi settori di popolazione, ma dobbiamo avere la determinazione di continuare dire la verità: i migranti non sono il problema. Il problema sono le banche che speculano sulle nostre vite, i politici che ci impoveriscono, le imprese che ci sfruttano. Per questo, non smetteremo di rivendicare frontiere aperte e libertà di restare e partire insieme a forme universali di welfare, un reddito gar
antito, maggiori diritti sul lavoro, investimenti su formazione e sanità, case per tutt*.
Il 21 ottobre saremo quindi in piazza con tutte queste rivendicazioni e con un unico slogan, su cui non c’è mediazione possibile: Nessuna persona è illegale!
Invitiamo tutti coloro che lo condividono a mobilitarsi, a diffondere l’appello, a organizzare autobus e macchine per partecipare al corteo e costruire insieme la manifestazione.

Làbas oltre Làbas / Bologna oltre Bologna

striscione

 

Un corteo di 20mila persone a Bologna – in questi tempi di ansie securitarie e politiche dell’odio – non è qualcosa di scontato. Di più, è una boccata d’ossigeno che rompe il grigiore delle retoriche del degrado e della paura che stanno trasformando le città in spazi sempre più blindati. Un evento straordinario se aggiungiamo che chi è sceso in strada lo ha fatto per uno spazio sociale. Il carattere di extra-ordinarietà della manifestazione di sabato 9 a Bologna non è però comprensibile nei termini del miracolo, ovvero dell’evento inatteso e inspiegabile. Piuttosto è una rottura dell’ordinario, di quella quotidiana dose di razzismo, rassegnazione e frustrazione che sembrano essere diventati la cifra del nostro presente; è una marea di convergenze nella quale ognuno può essere parte del cambiamento; è l’apertura di un possibile che è già presente e aveva solo bisogno di spazio per venir fuori.

Sarebbe però riduttivo pensare che tutto ciò sia accaduto per via di un semplice luogo. Làbas è stato, è e sarà molto più di quattro mura. Basti pensare allo sgombero subìto l’8 agosto: invece di indebolirci ha fatto esondare per le strade della città tutta la ricchezza sociale che è stata accumulata in questi cinque anni attorno alla Caserma Masini. Una ricchezza che non è semplicemente in Làbas, ma nella città tutta. Perché Làbas è un’esperienza comune, un esperimento di cooperazione dal basso e autonoma in continua evoluzione. I tanti progetti che tra le mura di via Orfeo avevano trovato una casa – e che a breve ne avranno un’altra – sono un esempio concreto di quella potenza collettiva che si può chiamare in tanti modi ma che rende l’agire in comune una risorsa sociale: mutualismo, solidarietà, coalizione. Il possibile che Làbas ha mostrato poter essere reale è quello del fare società, del ricostruire legami e reciprocità, dell’accoglienza e non dei muri, dei beni comuni e non della rendita, della partecipazione e non del decisionismo.

Ma Làbas è già andato oltre Làbas.

A partire dal giorno dello sgombero, infatti, abbiamo provato a mettere in campo una processualità aperta e condivisa che non si limitasse a poche persone. Siamo di fronte ad una scommessa importante: è possibile immaginare una Bologna diversa da quella interessata solo a grandi opere e business? Una città che non trasformi le questioni sociali in problemi di ordine pubblico ma in occasioni di crescita collettiva? Una Bologna che ripensi se stessa a partire dalle tante esperienze di volontariato, associazionismo, solidarietà, sindacalismo, movimenti? Noi crediamo di sì. Come opporsi al deserto che le politiche di tagli e sicurezza stanno creando nelle nostre città? Politicizzando il sociale, coalizzando quelle forze – vecchie e nuove – che invece si riconoscono nella potenza costituente della cooperazione e del mutualismo per praticare l’alternativa. L’immaginazione civica non piomba dall’alto, si costruisce nelle processualità aperte dei conflitti e delle esperienze della città.

Quello che occorre è invertire la tendenza. In questi mesi si è venuto a creare un clima generale di attacco alla solidarietà e al mutualismo. Pensiamo alla odiosa campagna di limitazione e diffamazione nei confronti delle ONG che in mare fanno quello che gli Stati non fanno: salvare vite umane. Ma pensiamo anche alla minaccia di una campagna nazionale di sgomberi; scene come quelle di palazzo Curtatone a Roma rischiano di diventare il volto brutale di mesi di retoriche del decoro e ordinanze anti-degrado. La vicenda di Làbas invece segna un cambio di rotta: la forza collettiva coagulatasi nei 20mila di sabato ha obbligato un’amministrazione locale – che fino a questo momento aveva messo la testa sotto la sabbia davanti agli sgomberi e alle istanze sociali che le occupazioni portano avanti – a riconoscere il valore cittadino di questa esperienza, impegnandosi pubblicamente a trovare nuovi spazi. Non si tratta di un regalo, di una concessione o di un accordo, ma di una conquista strappata, di un’affermazione imposta grazie alla determinazione di tanti e tante, diversi ma uniti.

E ora? Abbiamo percorso tanta strada ma non per questo siamo arrivati. Prima di tutto, alle promesse dovranno far seguito i fatti: la campagna #RiapriAMOLàbas non si fermerà finché non potremo festeggiare i cinque anni di questa esperienza in un nuovo spazio. Il punto non è rientrare nelle regole per tornare all’ordinario, ma cambiare le regole perché quelle attuali non vanno. Làbas non va normalizzato; va riconosciuto nella sua autonomia e indipendenza, nella sua spontaneità, nella sua capacità di costruire collettivamente un pezzo di città diversa. Perché fin dall’inizio abbiamo scommesso sul carattere pubblico e processuale del suo destino, laddove pubblico non significa la apparente e formale neutralità dei bandi e degli avvisi, ma la concreta e democratica partecipazione a processi decisionali aperti a tutti quelli che vogliono contribuire. Se qualcuno pensava di depotenziarci, dopo il 9 sa che invece la marea è andata be oltre Làbas e ha investito la città. E qua sta il secondo punto. Si è aperto uno spazio cittadino di partecipazione e alternativa. Sta a tutte e tutti noi non permettere che venga chiuso ma far sì che debordi. Occorre riaprire una contrattazione sociale fra le istituzioni e la città. Occorre ripensare Bologna a partire dalla potenza costituente della cooperazione. #BolognaoltreBologna, la città dell’alternativa oltre il grigiore della città del business.

“L’aria della città rende liberi” diceva un motto medievale per indicare gli spazi urbani svincolati da obblighi feudali. Ci sono nuovi vincoli da cui liberarci. I vincoli della paura, del razzismo, della governance decisionista, delle politiche neo-liberali di rendita e concorrenzialità. La chiave per aprire nuovi orizzonti è solo celata alla nostra vista ma si trova già qua. Sabato ne abbiamo visto tutte le potenzialità. Una direzione è tracciata, ed è importante notare come siano tante le città radicali/ribelli/senza paura attorno a noi, segno di una possibile geografia europea da costruire al di là dei perimetri imposti dalla sovranità e dagli stati nazione. La strada da percorrere lunga ma di compagni e compagne lungo il cammino siam sicuri ne troveremo molti se avremo coraggio.

Il giorno dopo la manifestazione #RiapriamoLàbas

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Non ci sono parole per descrivere quello che è successo ieri. Basta perdersi nelle foto e nei video che si rimbalzano nel web, nei racconti entusiasti delle migliaia di persone che c’erano, nelle voci infine rauche di chi urlando ha dato parola e significato ad un corteo straordinario.
Ieri eravamo tanti, tantissimi. Ma non è solo una questione di numeri.
Tutte quelle persone, quelle biografie diverse, quelle storie uniche non hanno solo riempito le strade: hanno portato tutte e tutti assieme Làbas oltre Làbas.
Ma cosa significa questa cosa?
Significa che 5 anni di storia di un spazio sociale non possono essere intese solo come un elenco di progetti, iniziative, manifestazioni fatte. Sono vita, cambiamento, evoluzione, politica e sociale. E, come tali, esigono un nostro pensarci sempre nuovi, attuali, mai come il giorno prima.
Perchè Làbas non sarà più come prima.
E lo diciamo lasciando ad altri lo sconforto, la delusione e la tristezza: perchè mentre lo diciamo ci pervade la stessa ambizione, felicità, voglia di fare, che ieri animavano le strade e le piazze di questa città. Certo, non è scontato, soprattutto se in gioco ci sono i flussi sociali, culturali e politici che eccedono le mura -qualsiasi esse siano- di uno spazio, ma è quello che abbiamo conquistato tutti e tutte insieme in questo mese di grande intensità.
Ed è proprio quell’ “eccedenza” che non dobbiamo disperdere. Dobbiamo farlo perchè quello che è successo ieri è la prova concreta che è possibile, insieme, immaginare e soprattutto incidere sul futuro di questa città (e non solo), sui suoi luoghi, sul significato della cosa pubblica. Dobbiamo farlo perchè siamo tanti, tantissimi, a volerlo fare insieme. Dobbiamo farlo, infine, perché è il volto giusto, accogliente, solidale della città del domani.
Insomma, se è vero che Làbas significa “laggiù”, è anche vero che non è qui, e dunque saremo sempre in cammino per tendere ad esso. In queste settimane sarà importante tenere alta l’attenzione, immaginare insieme spazi d’incontro comuni, momenti di condivisione che affinino la marea che abbiamo dimostrato di essere.
Ci vediamo Mercoledì, come sempre, perché l’8 Agosto non è finito nulla: la partita è appena cominciata.

L’esito dell’incontro con il Sindaco Virginio Merola

riapriamo

L’incontro che abbiamo avuto martedì 29 agosto con il sindaco Virginio Merola non ha raggiunto l’obbiettivo.

Làbas ha bisogno di avere subito uno spazio per poter proseguire le proprie attività, di rimanere nel quartiere Santo Stefano e di mantenere la complessità progettuale che ci contraddistingue.

La proposta della Staveco che ci è stata fatta è una sfida ambiziosa e importante per questa città che siamo pronti a cogliere con la passione e l’energia che abbiamo dimostrato in questi cinque anni.

Tuttavia, è inaccettabile che Làbas debba attendere un anno per avere uno spazio, come se la nostra esperienza possa essere messa in congelatore per essere poi scongelata quando il Sindaco lo riterrà opportuno.

Se la Staveco irrompe nel dibattito pubblico come luogo di “rigenerazione urbana” che può ospitare esperienze non speculative, laboratori politici, sociali e culturali come Làbas è perché c’è chi ha lottato per anni, con le unghie e con i denti, affinchè si affermasse un modello diverso da quello a cui è abituata la politica e i palazzinari.

La stessa Staveco è stata oggetto negli ultimi anni di mirabolanti progetti, annunciati con brindisi e foto di famiglia, poi naufragati.

Sono cinquant’anni che la Staveco si trova in quelle condizioni.

Per questo motivo il minimo che possiamo esigere dopo anni di inutili discussioni con l’amministrazione sul futuro di Làbas è che nei prossimi giorni ci sia un impegno concreto, scritto e sottoscritto, che indichi tempi e modalità d’ingresso nello spazio.

La discussione in questo senso con l’amministrazione è aperta ed è solo all’inizio.

C’è un pezzo di città che è stanco di essere preso in giro, che si sente ferito da questa ingiustizia, e che quindi crede che Làbas debba avere subito una casa, anche temporanea, per poter continuare ad esistere.

Per fare questo abbiamo bisogno di tutta la forza che la campagna #RiapriAMOLàbas ha espresso in queste settimane.

Per questo motivo l’ Assemblea pubblica #RiapriAMOLàbas di ieri sera è stato un momento fondamentale per poter organizzarci a praticare questo obiettivo in vista della RiapriamoLàbas – Grande Manifestazione del 9 settembre.

Ci vogliono subalterni e pazienti, ci avranno agitati e creativi.

#RIAPRIAMOLÀBAS – GRANDE MANIFESTAZIONE – 9.09.17 – BOLOGNA

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Hanno sgomberato Làbas dopo quasi cinque anni di attività al Quartiere Santo Stefano, nell’ex caserma Masini che abbiamo rigenerato dopo 20 anni di abbandono delle istituzioni.

Hanno sgomberato uno dei laboratori politici, sociali e culturali più importanti e partecipati a Bologna, in una città sempre più mediocre, senza idee e senza futuro.

Ma i nostri corpi, le nostre vite, le nostre passioni e i nostri sogni non si fermeranno con uno sgombero. Lo dimostrano i migliaia di messaggi, attestati ed iniziative di solidarietà giunti in poche ore da tutta Bologna, l’Italia e il Mondo.

Il motivo è semplice: quello che abbiamo fatto in questi cinque anni è andato ben al di là dei muri dell’ex caserma Masini, ed è diventato un orizzonte di possibilità per tutti.

Ora è tempo di dare una risposta forte e determinata a quello che è successo ieri.

È per questo che abbiamo deciso di lanciare due appuntamenti: il 30 agosto ci troveremo per un’assemblea pubblica aperta a tutte e tutti, mentre il 9 settembre ci rimetteremo in cammino in una grande manifestazione nella quale tutte e tutti insieme andremo, con gioia e determinazione, a riprenderci ciò che è nostro.

*Per adesioni ed informazioni scrivere a riapriamolabas@gmail.com.

Qui l’evento Facebook: https://www.facebook.com/events/1396308287155571/
#RIAPRIAMOLÀBAS