Una biblioteca autogestita a Làbas occupato? Non un sogno, ma pratica dei beni comuni!

Un nuovo progetto che nasce all’interno del percorso di riqualificazione dell’ex caserma liberata dal collettivo Làbas. Un laboratorio, tutto da da costruire, perché le certezze che ci guidano sono la libertà, la democrazia, i beni comuni: uno spazio di “libertà” perché sappiamo che il modello di cultura che vogliamo non è quello imposto dalle etichette, dalle grandi casi editrici, dagli interessi personali di chi specula su manuali, libri di testo e dispense universitarie; uno spazio in cui al centro sia posta la parola “democrazia”, perché la democrazia reale è quello che pratichiamo ma è soprattutto quello che vogliamo al centro dei luoghi dove si produce cultura e informazione; uno spazio dei “beni comuni” perché l’ex caserma masini è un bene comune, perché la cultura e la conoscenza sono e dovranno essere dei beni comuni, perché le nostre intelligenze, i nostri saperi, la nostra creatività hanno trovato finalmente un luogo in cui poter essere messi in comune, in cui poter divenire produttivi senza il ricatto dello sfruttamento e della precarietà!

Abbiamo inizianto pulendo una bella stanza all’interno dell’ex caserma, portando i nostri libri per metterli a disposizione di tutti, ma soprattutto immaginandoci un progetto ancora tutto da costruire: stiamo pensando come gestire gli spazi, come poter fare un’aula studio e come recuperare i materiali e l’attrezzatura che potrebbero servire, come poter attivare una rete wireless, come riuscire ad informare il quartiere e la città per raccogliere libri ed altri materiali da rendere disponibili ed archiviare con cura, come poter usare questo spazio per una programmazione più letteraria, quindi per presentazioni di libri e dibattiti, come autofinanziare il tutto, come rendere il progetto il più partecipato possibile. Stiamo pensando tutto questo, stiamo immaginando un progetto!  Lo stiamo facendo noi e chi ha attraversato l’ex caserma in questo mese; lo sta facendo Làbas e le relazioni che sono entrate in gioco dal 13 novembre; lo stanno facendo gli studenti e le studentesse, i precari e le precarie che hanno bisogno di questo spazio.

Il nostro non è solo un sogno e non ci stiamo illudendo nella speranza di un mondo utopico, perché Làbas ci ha detto anche che oggi l’impossibile diventa possibile, probabile e forse inevitabile!

E’ inevitabile che siano occupati gli spazi che da decine di anni sono lasciati al degrado e su cui non ci sono progetti se non di privati e speculatori (anche questi casi in diminuzione, causa “crisi”), come è inevitabile che se le biblioteche pubbliche che chiudono sono in aumento e che se i libri costano sempre di più, tanto che diventa improponibile anche solo fotocopiarli, la risposta che diamo dal basso è la riappropriazione della cultura e la costruzione “libera e democratica” di una biblioteca autogsetita.

La nostra risposta è quella di chi non ha risorse nei termini imposti dal discorso pubblico  ed economico costruito sulla crisi economica del 2008. Noi non abbiamo le risorse finanziarie; ma come non ne abbiamo noi, non ne ha nemmeno chi dovrebbe gestire la cosiddetta sfera pubblica. Il patto di stabilità e il pareggio di bilancio ci parlano proprio di questo; ci dicono che è stata costruita una gabbia attorno alle istituzioni e agli enti pubblici che, come ci sentiamo spesso ripetere, anche “se volessero, non possono”  perché non ci sono “risorse”, perchè i soldi sono finiti, perché bisogna pareggiare il bilancio a fine anno ecc.

Noi siamo fortunati perché, non solo non abbiamo le risorse finanziarie, le stesse che hanno mandato in crisi un intero sistema, ma soprattutto perché sappiamo che attraverso quelle risorse nessuno risolverà in alcun modo i problemi reali che, a differenza dei discorsi e delle logiche dell’alta finanza incomprensibili ai più, siamo in grado di comprendere perché vissuti in prima persona e perché appartenenti a quel mondo che ci piace chiamare materiale.

Noi ripartiamo dalla materialità perché è oggi l’unico spazio che abbiamo a disposizione su cui intervenire, e perché sappiamo essere l’unico luogo in cui avverrà un reale cambiamento delle condizioni di vita e della società. Ripartiamo dai beni comuni perché sappiamo essere la sola risorsa possibile su cui investire il tempo, la forza, i saperi, le energie e i desideri che abbiamo senza essere sfruttati.

Ripartiamo dall’ex Caserma Masini Occupata e da Làbas perché, attraverso la libertà e la democrazia, ci stanno indicando l’alternativa possibile ad un sistema ormai “corrotto” non solo nei rapporti economici e politici, ma anche e soprattutto in quelli culturali e sociali…

…GUARDIAMO ALL’ASSALTO!

Làbas

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