Làbas non si tocca!

602502_2092444429210204_1961300825_nNei caldi mesi estivi gli spazi sociali non chiudono per ferie, ma al contrario sono sempre in movimento e costruzione. Contro chi vuole approfittare dell’estate per attuare ottuse politiche di sgomberi noi rilanciamo un prossimo inizio di anno politico pieno di vecchi e nuovi progetti, iniziative, eventi e molto altro. Ci rivediamo a settembre, Làbas non si tocca!

Là bas, in francese, significa Laggiù.

Avverbio di luogo, indefinito. “Laggiù” è quell’orizzonte incerto a cui si fatica a dare un nome, lontano dagli interlocutori.

Laggiù è il luogo in cui, un giorno, le cose andranno meglio.

Laggiù in fondo, ma non si sa quanto, c’è il futuro di una generazione da anni ricattata dal mercato del lavoro, dai sacrifici, dai diktat finanziari.

Laggiù, dopo il temporale della crisi, uscirà il sereno: troveremo un lavoro se non saremo troppo choosy; andremo all’università se esisterà ancora il diritto allo studio, a scuola se non verrà smantellata; poi magari avremo anche una casa, noi bamboccioni legati alle gonne di mamma, ma solo se potremo pagare l’affitto.

Laggiù, dicono le promesse degli ultimi governi, ci arriveremo solo dopo l’austerity, il pareggio di bilancio, la dismissione del patrimonio pubblico e la distruzione del welfare.

Il metodo del bastone e della carota, con cui sperano di ammansirci, non ci ha mai ingannato.

L’attesa come strumento per normalizzare il dissenso e le aspettative non può vederci silenti. I diritti e la dignità che vogliamo non possono pazientare così a lungo, a questo prezzo.

Non siamo disposti ad arrenderci aspettando una meta incerta, e per questo abbiamo iniziato a correre e bruciare le tappe.

“Laggiù” è diventato concreto e reale, non più mistico traguardo da additare in lontananza: quel “laggiù” così incerto ce lo siamo ripresi occupando l’ex Caserma Masini; è diventato Làbas, quello spazio in via Orfeo 46 in cui, hic et nunc, strappiamo un pezzo di ricchezza e proviamo a socializzarlo.

Abbiamo deciso di aprire uno spazio che per anni è rimasto vuoto, abbandonato, improduttivo creando una zona franca all’interno della città nella quale sviluppare quelle relazioni altre, diverse da quelle imposte dalle logiche di profitto e speculazione.

Abbiamo deciso di riaprirlo alla comunità, ai progetti, alla cooperazione che possono nascere solo nella spontaneità in completa autonomia da forme tradizionali con l’ambizione di provare a cambiare l’esistente, proprio a partire da noi.

Il nostro “laggiù” che non può attendere è Làbas che apre ogni mercoledì a Campi aperti, mercato di produttori biologici.

Allo stesso tempo, è anche tentativo di contrastare il caro vita, come abbiamo fatto con i pranzi in piazza Verdi, il cinema gratuito e le iniziative sui trasporti pubblici contro gli aumenti.

Il nostro “laggiù” è così vicino, perché prende corpo a Bologna, indagando le pieghe e le esigenze di questa città, ma è anche lo scenario euromediterraneo che ci ha fatto viaggiare fra la Tunisia, Francoforte e la Turchia.

E’ diventato reale in tutti questi mesi in cui abbiamo costruito relazioni e attività culturali, stando sempre in movimento ed inventando dentro e fuori dalle mura di via Orfeo, non restandovi parcheggiati.

Così continueremo a fare da settembre, come tentativo di risposta alla crisi, partendo dal basso e occupandoci di saperi, questione abitativa, socialità.

Làbas non è più indicazione di un luogo indefinito, vuoto, addomesticabile.

Làbas è quel filo che stiamo provando a tendere per le nostre biografie in bilico.

Làbas è un bene comune da difendere.

Làbas non è solo il nostro presente, ma è soprattutto il nostro futuro.

Ed è per questo che Làbas non si tocca!Làbas

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