27N – Verso il 29N sanzionato stabile lasciato ad incuria ed abbandono

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Oggi, 27 Novembre,  gli attivist* di Làbas occupato ed i partecipanti al progetto Crowdhousing hanno voluto segnalare l’ennesimo spazio lasciato al degrado da Comune ed istituzioni.

Sul muro dello stabile di via sant’Isaia 88 è comparsa a grandi caratteri la scritta Crowdhousing insieme a volantoni attacchinati di spiegazione del progetto.

La porta della casa è stata colorata di nero con un punto di domanda bianco sopra per simboleggiare i troppi ‘buchi neri’ che si trovano in stabili, palazzine e case lasciate all’incuria e all’abbandono.

Il blitz, durato poco più di mezz’ora, ha voluto rilanciare le prossime giornate di mobilitazione per reddito e casa del 29 e 30 novembre.

Prosegue intanto il progetto Crowdhousing dentro lo spazio sociale Làbas, nelle tre case sistemate vivono già dieci persone mentre si aspetta di sistemare il quarto appartamento per poter ampliare il progetto ad altr*.

Costrire casa e/è reddito per tutt*‘ è lo slogan dell’iniziativa.

Il comunicato dell’iniziativa:

Crowdhousing project denuncia la situazione in cui versa questo stabile come tanti altri abbandonati al degrado dalle proprietà. Lo fa dopo aver riqualificato tre appartamenti in via Borgolocchi, nel complesso dell’ex caserma Masini occupata.

Via Sant’Isaia 88, stabile abbandonato da anni. Proprietà della Provincia, ma gestito da Acer. 2,6 milioni di euro stanziati per la ristrutturazione e la creazione di 20 appartamenti di edilizia popolare. Ma nulla di fatto.

L’ennesimo buco nero in una città dove si contano oltre 7 mila appartamenti sfitti di proprietà pubblica, privata e demaniale.

Crowdhousing project pone alla città una questione molto semplice: se istituzioni, politiche assistenziali, politiche abitative ed enti preposti non sono più in grado di garantire un livello di welfare adeguato al problema del reddito, crediamo che il primo passo da fare sia ripartire dal riutilizzo del patrimonio e delle proprietà pubbliche e private abbandonate nel territorio.

Ripartire dal riutilizzo delle proprietà abbandonate significa rifiutare l’idea di una continua cementificazione e quindi di speculazioni edilizie; significa togliere centinaia di appartamenti alla rendita di palazzinari per restituirli a chi il problema degli affitti lo vive quotidianamente; significa bloccare immediatamente tutti gli sfratti per morosità e gli sgomberi, ma soprattutto avviare e incrementare pratiche di cooperazione, riappropriazione, co-housing, occupazione e crowdhousing.

Crowdhousing è allora una risposta alla crisi economica e abitativa e alle fallimentari politiche assistenziali e di welfare, che attraverso la cooperazione si riappropria direttamente del diritto all’abitare e di una parte di reddito.

 

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