Lettera pubblica dei genitori del quartiere S. Stefano in difesa di Làbas Occupato

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Proprio a pochi giorni dalle dichiarazioni di chi si ostina a descrivere una realtà con retoriche ideologiche, acquista estrema importanza pubblicare la lettera di chi invece ogni giorno sceglie di attraversare quello che da più di un anno a questa parte sta diventando territorio, integrandosi con la quotidianità di chi abita il quartiere, ma più in generale Bologna.

Una lettera dei residenti del quartiere Santo Stefano che ogni giorno si arricchisce di nuovi nomi, nuove vite, che scelgono di anteporre il senso di giustizia a quello di legalità, rendendo vivo uno spazio che arricchisce tutta la città.

Son quei nomi che smentiscono fortemente proprio chi, in veste di rappresentante di quartiere, continua a descrivere una realtà che nemmeno ha mai vissuto, neppure per un giorno di mercato.

Sono le giornate come quella del 15 dicembre prossimo (giornata in cui si terrà a Labas il pranzo sociale del quartiere) che, prendendo in considerazione solo le prenotazione finora ricevute, ci fanno capire come Làbas sia una risorsa da animare, costruire, proteggere, riconquistare e difendere con determinazione tutti e tutte insieme.

CAMBI DI PERCEZIONE

Poco più di un anno fa l’ex caserma Masini di via Orfeo, dopo 15 anni di incuria e abbandono, è stata riaperta e occupata dal collettivo Labàs. Nonostante una serie di assemblee aperte alla cittadinanza e di iniziative pubbliche, la prima risposta dei residenti è stata di relativa distanza. Come si trattasse di una esperienza ‘estranea’, di difficile integrazione con la quotidianità, le abitudini e le battaglie collettive che caratterizzano la storia del quartiere.

A cavallo dei mesi estivi questa percezione è, però, radicalmente cambiata.

Da settembre l’apertura del mercato biologico di Campi Aperti (che ha saputo raccogliere l’eredità dei precedenti GAS di via Rialto e via Orfeo) è diventata occasione di incontro e di aggregazione per tutti. Un pretesto per entrare, scoprire e vivere uno spazio a lungo sottratto alla fruizione collettiva, come già accaduto per gli Orti di via Orfeo.

I ragazzi del collettivo Labàs hanno saputo ridare vita a questo luogo organizzando al suo interno un vero e proprio orto urbano, iniziative culturali e concerti, una sala studio per studenti delle superiori, un laboratorio creativo per bambini focalizzato sui temi dell’educazione alimentare e del riciclo ecologico, un laboratorio per la lavorazione del legno con materiali di recupero e un progetto aperto di Crowdhousing per riqualificare gli stessi spazi della caserma a scopo abitativo.

Senza dimenticare, inoltre, la pesante storia di questo luogo, che tra il 1944 e il 1945 è stato sede della repressione fascista e teatro di brutali torture.

L’elemento che oggi più caratterizza questa realtà è l’inclusività: l’apertura al coinvolgimento, al dialogo, al confronto su progetti e iniziative di interesse comune per ridare significato a questo spazio.

Sarebbe una grave perdita se si tarpassero le ali a questa esperienza a vantaggio di sconsiderate speculazioni edilizie, peraltro già ampiamente in atto in quartiere.

 

 

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