Andare a Kobane per essere Kobane

Prende vita la staffetta di attiviste/i sociali dall’Italia che nelle prossime settimane sarà presente nella città di Suruç, sul confine turco-siriano e alle porte di Kobane.

Da tempo abbiamo stretto un legame con il Kurdistan ed il suo popolo. Emotivo prima di tutto perchè da subito ci ha emozionato la dolcezza e la determinazione con cui la gente che abita da millenni questa terra divisa tra quattro Stati dalle potenze coloniali ormai quasi un secolo fa, chiede di poter vivere in pace e libertà, di autodeterminarsi, di parlare la propria lingua, di decidere da sé il proprio futuro. Consideriamo il Rojava un incredibile laboratorio di pratiche di autogoverno che supera qualsiasi linea di razza di genere o di religione. Esperienza che parla a chiunque, anche se in condizioni molto differenti, ricerca, desidera, progetta, pratica, difende progetti di libertà.

Per noi la resistenza di Kobane contro il fondamentalismo jihadista è anche lotta contro il fascismo nelle mille forme che esso può assumere.

Il riconoscersi tra simili pensiamo sia stato uno dei motivi che ha prodotto l’incredibile solidarietà internazionale manifestata nei confronti dei curdi del Rojava. Come abbiamo fatto altre volte nella nostra storia di attivisti (come quando zaino in spalla andammo nella selva Lacandona a conoscere i ribelli zapatisti) partiamo per capire come essere utili, provando a raccontare pezzi di queste storie e cercando di costruire legami: ponti che uniscono esperienze differenti, ma animate dalla ricerca di orizzonti simili.
Partiamo per avere più strumenti utili al nostro al nostro ritorno. Questo per noi vuol dire andare a Kobane per essere Kobane.

Ya Basta! Bologna

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– La nostra partenza è la prima tappa nella costruzione di una staffetta che vedrà una presenza in Kurdistan di attivisti di movimento da tutta Italia. 

L’appello nazionale: dall’italia dei movimenti al Kurdistan in lotta

– La nostra prima intervista sul campo con Khaled Barkal, vice governatore del cantone di Kobane

Viaggio a Suruç – Un leone è sempre un leone, non importa se sia uomo o donna.

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