Non gestiamo lo sciopero, viviamolo!

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Se dovessimo indicare un elemento che storicamente ha forgiato, più di ogni altro, la misura con cui mettiamo a verifica il nostro metodo di lottare contro lo sfruttamento e la povertà,  la prassi con la quale costruire l’agenda politica, l’opportunità della stessa e il posizionamento che ne deriva, non avremmo dubbi: questo elemento è lo sciopero.

Li abbiamo attraversati, li abbiamo costruiti, li abbiamo divisi e ricuciti. Li abbiamo praticati e sostenuti. Li abbiamo anche contestati nei contenuti, nelle forme, negli obiettivi, nelle sigle che li hanno proclamati.

Abbiamo dato e continueremo a dare allo sciopero ogni tipo e forma di aggettivo, accezione, sfumatura o connotazione spaziale, geografica e temporale a seconda delle condizioni reali che riteniamo appartenere al momento in cui viene a porsi in essere nella materialità, mai a tavolino o attraverso prismi ideologici.

Quello del 12 dicembre, per noi, è uno sciopero da Vivere.Questo significa sincronizzare le forme di vita ribelli di questa città affinché cooperino, in maniera libera ed autonoma, sociale e organizzata, gioiosa e radicale per inscrivere nel cuore di Bologna, distintamente dalla marcia dei sindacati confederali (pur imponente nei numeri e nella discontinuità che segna), il battito delle agitazioni sociali che in questo autunno hanno attraversato piazze, scuole, Università, magazzini della logistica ed ogni luogo del lavoro vivo colpito dalla macelleria sociale targata Renzi e predecessori, di cui esprime continuità e al contempo precipitazione, sino ad una classe politica, finanziaria e imprenditoriale locale, speculativa quanto estrattiva, che affronta ora la più grave crisi di consenso e legittimità sostanziale.

Di motivi che ci spingono a scendere in piazza ne abbiamo da vendere, e nessuno di questi è banalizzabile, riducibile, circoscrivibile e tanto meno governabile: nel mosaico da distruggere composto da la buona scuola, il Jobs Act, laYouth Garantee e lo Sblocca Italia, i segmenti sociali che si mettono in gioco hanno ognuno il proprio scalpello che esprime l’attitudine del proprio accumulo di forza soggettivo.

Ma diciamolo con chiarezza: non ci tiene insieme solo la condizione di sfruttamento, di assoggettamento, di povertà e ricatto, di privazione di diritti, di un futuro degno e di rifiuto della indicibile dicotomia tra “garantiti” e “non garantiti”. A questi segmenti sociali in continuo movimento, concatenamento e coagulazione non è mai appartenuta alcuna dinamica concertativa, figuriamoci l’autoconservazione della stessa!

E’ per questo che ognuno di noi non solo sfoggerà la veste in cui è stato inscatolato dalla frammentazione imposta dal capitalismo e dal governo della crisi dello stesso, ma Vivrà lo sciopero da student@, precari@, migrante, da disoccupat@ facente parte del 43%, da facchino, lavorator@ sfruttat@, tirocinante, pensionat@, da occupante di case sfitte o di spazi sociali, da corpo che si oppone ad un saccheggio ambientale, edilizio, territoriale e alimentare senza precedenti.

Vogliamo vivere le trasformazioni, esserne le viscere, dare loro spessore e ballare nelle stesse con la musica del tempo: quella del conflitto sociale.

Viviamoci lo Sciopero. Ci vediamo il 12 dicembre, alle ore 9.00, in piazza San Francesco.

Làbas Occupato

Cs Tpo

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