#5D CORTEO PER IL DIRITTO ALL’ABITARE

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Nel raccontare la straordinaria giornata di lotta di ieri intorno al tema del diritto all’abitare ci piace partire da un dato: la profonda sintonia tra tanti/tante diversi tra loro che hanno portato, ognuno nelle proprie forme, un contributo essenziale alla riuscita dell’iniziativa. Non stiamo parlando solo delle sigle che hanno organizzato la manifestazione (Labas, Tpo, Idra, Hobo e Asia-Usb), capaci di condividere contenuti ed obiettivi praticati durante il corteo, ma anche di tutti coloro che hanno ritenuto che questa giornata rappresentasse uno spazio politico aperto in grado di portare istanze diverse (ma tutte ugualmente degne) intorno al nodo della casa e del diritto all’abitare più in generale. Il comitato degli inquilini di via Gandusio ha raccontato come le politiche locali di smembramento dell’edilizia residenziale pubblica producano svendita a privati, contratti temporanei, sfratti e mancanza di manutenzione nelle case popolari. I richiedenti asilo espulsi dalla struttura di villa Aldini hanno ricordato come una sistemazione abitativa degna sia parte essenziale di quel diritto all’accoglienza che, in un’epoca che abbiamo definito di guerra e rivoluzione, dovrebbe essere ancor di più garantita a tutti coloro che scelgono di migrare. Anche Anonymous, hackerando i siti di Comune e Confabitare, ha dimostrato la sua solidarietà e complicità alla causa di chi lotta perché la casa sia un diritto di tutti.

Lo striscione di apertura diceva “stop sgomberi – diritto all’abitare” perché siamo contro tutti gli sgomberi (sia fatti che annunciati) in quanto la questione abitativa, diritto fondamentale per tutte e tutti, non può essere trattata come problema di ordine pubblico. Le nostre occupazioni sono in primis una soluzione concreta ad un vuoto a cui le istituzioni non danno più risposte da tempo. A chi ci criminalizza e ci accusa di “strumentalizzare la povertà” diciamo che se le persone occupano lo fanno perché i loro bisogni e desideri di avere una vita degna vengono quotidianamente sacrificati all’altare dell’austerità. Criminale non è chi la casa se la prende per non finire a vivere per strada o per non sottostare al ricatto di affitti insostenibili ma bensì chi, per speculare e fare profitto, decide di tenere centinaia di case vuote e all’abbandono. Con la riappropiazione e l’autorecupero pratichiamo quotidianamente il diritto all’abitare riprendendoci e redistribuendo parte di quella ricchezza che è sempre più polarizzata nelle mani di pochi. Con il piano casa e l’art. 5 diritti fondamentali come utenze e residenza vengono messi in dubbio mentre si continuano a regalare soldi a speculatori e palazzinari. Lo stesso Comune di Bologna ha messo in vendita a privati solo nell’ultimo anno centinaia di alloggi Acer per poi chiedere aiuto, con il protocollo d’intesa firmato in prefettura, agli stessi privati per venir fronte all’emergenza abitativa. In questo noi leggiamo una grandissima contraddizione e riteniamo che in questo momento servano fondi e riutilizzo del patrimonio immobiliare pubblico piuttosto che tagli e svendite.

La manifestazione di ieri a Bologna, per noi pienamente all’interno della mobilitazione lanciata da abitare nella crisi, èsolidale con tutte le realtà che, a Bologna così come in tutta Italia, occupano e resistono a sfratti e sgomberi, ed è solo una tappa per la riappropriazione di un diritto fondamentale come è l’avere un casa in cui portre avanti una vita dignitosa, uscendo dai ricatti che le politiche attuali ci impongono.

Labas, Tpo, Villa Adelante, Adl Cobas Emilia Romagna, Campagna #ioccupo

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