in viaggio verso altri futuri

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Camminiamo da tempo. Ieri siamo stati a Vicenza all’incontro nazionale di Genuino Clandestino a misurare i nostri passi con altr* con cui condividiamo l’analisi sul presente, una visione del futuro e pezzi di percorso, con cui abbiamo gioito nel sentire i racconti da Mondeggi e Caicocci e abbiamo provato dolore e rabbia nell’apprendere la situazione invivibile del territorio Ternano ostaggio di una politica industriale dal terribile impatto ambientale .Oggi siamo sul pullman che ci porta a Milano per il grande corteo NOEXPO del primo maggio. Ai nostri lati vediamo grandi scatole piene di merce commestibile sfrecciare sulle corsie, i TIR ci sorpassano, corrono veloci perché devono far guadagnare più soldi a chi governa e possiede la megalopoli della mercificazione del cibo e della vita verso cui si dirigono. Il nostro viaggio e quello dei camion sembra percorrere lo stesso tragitto ma non è così, sono due mete diverse quelle verso cui ci stiamo spostando.

La nostra meta, infatti, è un futuro diverso, un futuro ben lontano dal triste presente dell’EXPO 2015, un futuro in cui l’energia per la vita che nutre il pianeta è quella delle comunità che lo vivono. Là ci stiamo dirigendo, per far valere le ragioni della nostra opposizione e contestazione direttamente sotto i palazzi della bestia ad una grande opera costruita su mazzette, mafia politica e speculazione e che produce e produrrà devastazione territoriale, povertà e disuguaglianza. 

Al lato dei camion vediamo le riproduzioni scenografiche dei prodotti alimentari che potremmo trovare da oggi a Milano, tutti ad un prezzo conveniente (se sei del PD). Ma la nostra strada, appunto, è un’altra, e quando vediamo passare l’ennesimo TIR con le grafiche dell’EXPO che ci assicurano che sanno come nutrire il pianeta, ci viene in mente che abbiamo visto che il pianeta si sa già alimentare da solo, perché, come il cibo, non è merce ma un organismo vivo, e si sa anche difendere da chi, vedendolo come una miniera, lo erode e ce ne vende i pezzi (in formato Green-Packaging!).

Gli anticorpi resistenti all’erosione sono le comunità che vivono i territori, che li agiscono e li custodiscono per le generazioni future. Sulla strada che stiamo percorrendo oggi a farci compagnia sono queste  comunità con cui incrociamo i passi tutti i giorni: chi occupa terre abbandonate destinate alla svendita e alla rendita privata e le mette ad uso comune, chi per resistere alla sempre più devastante crisi auto-organizza circuiti solidali basati sulle relazioni tra le persone e non su un vincolo economico, chi si riappropria dei mezzi di produzione e condivide saperi e pratiche per sottrarle ai dispositivi che ci sfruttano, chi resiste e combatte tutti i giorni contro il capitalismo finanziario, i nuovi fascismi e la devastazione ambientale che rimane dopo il loro passaggio. 

I TIR-EXPO li vediamo oggi e continueremo a vederli, certamente, anche nei prossimi mesi e dopo la conclusione della kermesse, e se il loro modello è quello che la spunta definitivamente per futuro del pianeta ci sarà spazio solo per merci, lavorator* e consumator*, e non per le persone: per questo sappiamo che, come faremo oggi, dobbiamo continuare a bloccare e combattere questo traffico tutti i giorni, sviluppare percorsi e creare comunità che costruiscano altri modelli di vita degna.

La ricetta che nutre il pianeta è quella che passa da questi percorsi che sono gli stessi che vogliono tagliare la strada alla macchina expo. Perché questo modello va fatto deragliare altrimenti non ci saranno più sentieri da percorrere per chi immagina e vuole costruire altri mondi possibili.

Noi ci proviamo, è un percorso difficile perché camminiamo già tra le macerie del presente, e un percorso lento perché si è in tant* ma proprio per questo è un percorso che porta lontano. È un percorso fatto di tentativi, esplorazioni, incontri cercati o inaspettati. Il nostro percorso è iniziato con l’occupazione dell’ex caserma masini, un’area pubblica abbandonata nel centro di bologna, i primi passi sono stati difficili perché da soli non sapevamo che ricchezza poteva nascere dalla nostra scommessa. Poi abbiamo seguito la via delle radici delle piante che “infestavano” il piazzale

abbiamo spaccato l’asfalto per trovare la terra e costruire un orto sinergico e comunitario e siamo cresciut*, sul sentiero abbiamo conosciuto Campi Aperti e Genuino Clandestino e con loro abbiamo fatto germogliare la piazza, non più d’armi ma di relazioni, con un mercato contadino, che restituisce al cibo, e a chi lo produce, la sua dignità non chiamandolo food. Ma non basta costruire se intanto si continuano a progettare mostri come EXPO che fanno tabula rasa di diritti e territori, e qui a Bologna abbiamo a che fare con F.I.CO. ed è stato naturale diventare una venatura della Foglia di Fico per cercare di bloccarlo. Con altr* viaggiator* ci siamo ripres* un tetto per vivere senza il ricatto dell’affitto, e sempre con loro abbiamo messo a frutto delle esperienze comuni facendo nascere una bio-pizzeria sperimentando percorsi di filiera corta, condivisione dei saperi, produzione di reddito dal basso, territori inesplorati per noi. Il passo successivo è stato proporre ad altr* lo stesso cammino, Labimbi, un progetto che già sensibilizza i bambini ad un rapporto sano con la terra e i suoi frutti, ha incominciato con i genitori a recuperare la tradizionale lavorazione della pasta fresca e dei prodotti da forno. Ora stiamo ragionando su come si crea un birrificio sociale. Ma questi sono solo piccoli passi di un percorso che può essere fatto solo se ad ogni passo si aggiungono nuovi piedi.

Il cammino è lungo e non se ne vede la fine perché la fine non c’è, il cammino è la vita.

Noi camminiamo… chi viene con noi?

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