La democrazia non è un derby. Dalla Grecia all’Italia NO ai ricatti della Troika

A fianco della Grecia, per una rottura costituente e democratica: NO all’austerity, SI alla democrazia!

oxi syntagma

“Le borse bruciano 287 miliardi” è il messaggio di terrore che stiamo leggendo, ovunque, in queste ore. Per salvare temporaneamente la Grecia ne basterebbero 1.6 di miliardi, la cifra di cui è creditore il Fondo Monetario Internazionale.

Se ipotizzassimo di vivere in un altro pianeta, di essere assolutamente ignari del terremoto che sta trasformando irreversibilmente i concetti di Europa – democrazia –sovranità – moneta unica e fossimo inoltre del tutto fuori dalle traiettorie del fuoco mediatico nostrano, beh, una storia come questa susciterebbe incredulità, forse ilarità, certamente stupore.

La realtà, invece, è che da questa Italia indebitata, diseguale, impoverita e soggiogata dai diktat della Troika veicolati dal governo Renzi, ci troviamo esattamente dentro il ciclone.
Un ciclone che passa anche attraverso i confini esterni dell’Unione Europea, fino a quelli interni di Ventimiglia, sulla pelle dei migranti.

Stiamo dunque facendo i conti con un passaggio di paradigma storico: non è il potere economico-finanziario che esercita il controllo sul potere politico, ma è la commistione del potere finanziario con le sue articolazioni politiche (non elette) che ha perso ogni criterio di economicità, almeno nel breve-medio periodo, del proprio agire. Persino nei propri interessi! E chi osa opporsi a quelli capitalisti deve uscirne con le ossa rotte, politicamente ed economicamente.

Questo è il motivo per cui da molti mesi abbiamo considerato molto seriamente, sin da prima delle elezioni greche di gennaio, il campo di possibilità che avrebbe aperto la vittoria di Syriza.
Per chi ha la missione di innervarsi nelle lotte sociali e di tesserle oltre i confini, scommettere oggi su questo ribaltamento dei rapporti di forza significa praticare il terreno di una trasformazione soggettiva, relazionale, di linguaggio, di visione strategica, a volte contraddittoria.

Abbiamo quindi fatto nostro, al meglio delle nostre possibilità, ogni appello proveniente dalla Grecia a mobilitarsi qui a Bologna, in Italia, a Francoforte e altrove; appelli la cui paternità non era né dei “movimenti”, né delle mere istituzioni di governo, bensì i prodotti reali di un processo che ha determinato la nascita di una nuova forma di democrazia ibrida “dal basso verso l’alto”.

Questa stessa democrazia si trova ora a misurarsi con un referendum il cui esito affermativo significherebbe accettare il ricatto dei creditori, BCE, FMI, Commissione Europea: la Troika a trazione tedesca. Di nuovo austerità, tagli, più povertà, aumento della mortalità infantile, la crescita di un debito pubblico che negli ultimi 5 anni, a causa delle misure imposte, registra un + 180%. Infine, la possibile consegna delle piazze alle destre nazionaliste e xenofobe.

La Grecia, e con essa tutti noi, è ora chiamata a dire NO, OXI, NEIN ai ricatti.

Evocare prese di posizione e sfumature ideologiche non è utile a conquistare la posta in palio. La scelta deve essere netta: giocare sul campo, e non dalle tribune, questa battaglia di democrazia, di giustizia sociale e di solidarietà contro la barbarie del governo della finanza globale.
Affinché questo accada, nelle piazze o in qualunque luogo attraverseremo, metteremo a servizio ogni fibra dei nostri corpi.

 

Làbas occupato
C.s. TPO

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