Era solo questione di tempo!

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Era solo questione di tempo!

Per capire che la luce a Làbas Occupato sarebbe presto tornata, bastava fermarsi a guardare la determinazione con la quale il piazzale “Irma Bandiera” veniva illuminato, da candele portate da casa dai centinaia di solidali, nei due Mercoledì dopo la vigliacca interruzione dell’energia elettrica avvenuta il 21 Agosto.
Così, Mercoledì 9 Settembre, abbiamo deciso di riattivare l’elettricità che spettava all’ex caserma Masini, quella che per circa 15 anni di abbandono (e quindi di non utilizzo) abbiamo tutti continuato comunque a pagare, perché era impensabile lasciare alla mono-cromaticità del buio un’esperienza fatta da una moltitudine di colori.
Lo abbiamo fatto, insieme a tanti e diversi, durante un’iniziativa pubblica perché crediamo che mai come oggi sia necessario scommettere sul tema della pluralità, della mescolanza, della partecipazione: elementi, questi, senza i quali pensiamo impossibile il ridisegnare una città alla portata dei bisogni e dei desideri di chi quella stessa città la abita quotidianamente.
Così, da un semplice gesto, come la riattivazione dell’elettricità, non abbiamo solo ridato l’opportunità a tutti quei progetti a carattere sociale di continuare ad esprimersi intrecciandosi con la città (e oltre i suoi confini), ma crediamo anche di aver lasciato accesa l’opportunità di ricercare insieme nuovi modelli di sviluppo, basati questi sul paradigma dell’arricchimento sociale e del benessere collettivo.
Tutto questo, però, contrasta con altri modi di intendere la “rigenerazione urbana”: ecco che allora circa 3 anni di passioni, incontri, sudore, ricerca e cooperazione vengono ridotti, con la presentazione da parte del Comune di Bologna del Piano Operativo Comunale (che vede per l’ex Caserma Masini la “costruzione di un albergo, una trentina di alloggi, attività commerciali e qualche parcheggio”), ad una semplice dichiarazione di futuro ripristino della legalità dove questa manca: un modo neanche troppo velato per dire che tutto quello che è già in atto sarà spazzato via perché non compatibile con gli orizzonti di sviluppo di chi gestisce la città.
Come se fosse normale, con desolante disinvoltura, silenziare un’esperienza che in quasi 3 anni ha contribuito, che lo si voglia o no, alla trasformazione della città.
Come se il Comune di Bologna non vedesse il singolare esperimento di cittadinanza attiva agito proprio da chi dovrebbe rappresentare (e che vorrebbe continuare a rappresentare dopo le elezioni di Maggio 2016).

Ci chiediamo, allora: se non ora quando? Se non proviamo adesso, insieme, ad affermare che c’è una parte di città che degli spazi urbani lasciati all’abbandono vuole farne un tentativo di gestione partecipata, che delle case lasciate alla polvere vuole restituirle a chi una casa non ce l’ha, che delle piazze prima nascoste vuole farne luogo di incontro e sperimentazione di nuove forme di welfare, quando lo facciamo? Quando anche gli ultimi 10’000 metri quadrati di possibilità verranno lasciate alla mercé di interessi privati?

Pensiamo, allora, che se è vero che quest’anno, come crediamo, si “giochi la partita” dell’ex Caserma Masini, crediamo altresì che per una volta valga la pena uscire dall’ottica della difesa dello spazio occupato e provare, tutti e tutte insieme, ad “attaccare”, chiedendo a gran voce l’assegnazione dello stesso a tutti quei progetti a carattere sociale che si danno e si daranno al suo interno. Lo chiediamo in primis a Cassa Deposito e Prestiti, l’ “abbandonante proprietario” dell’immobile di via Orfeo 46, attraverso un piccolo semplice passo: l’allaccio delle utenze per l’energia elettrica. Ora Làbas ha ritrovato la corrente in modo autonomo e partecipato, ma siamo convinti, non curanti del paradigma legalità-illegalità, che la rivendicazione del Diritto alla luce potrà trovare il riconoscimento totale che le spetta solo quando anche Cassa Deposito e Prestiti riconoscerà l’enorme esperienza della riqualificazione, già avvenuta, dell’ex Caserma Masini.
Perché istituire il valore sociale, economico e culturale di questa esperienza significa intraprendere la tortuosa strada che antepone la giustizia sociale alla legalità tout court, un’economia di giustizia ad una di profitto e un benessere collettivo a quello individualistico.
Noi siamo pronti alla sfida. E voi?
La comunità di Làbas11990441_686946338106675_5183929860702847588_n

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