LA NAVE DEI FOLLI

Riflessioni a partire dalla mobilitazione permanente contro il pacchetto Minniti e le nuove frontiere europee

Francesca Bonassi – Accoglienza Degna

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Stamattina ascoltando Murubutu e guardando le copertine dei suoi album, mi è tornata alla mente quella di uno dei libri che avevo letto per la tesina alle superiori: Storia della follia in età classica di Foucault, edizione Bur.

Foucault nel libro parla della Nave dei folli, concetto appartenente alla tradizione occidentale, nonché titolo di un quadro di Bosch.

La Nave dei folli è simbolo degli emarginati, degli esclusi, dei reietti della società: un tempo i lebbrosi, poi i pazzi, oggi, mi è venuto spontaneo il paragone, vuoi anche perché si tratta di una nave, i migranti. E non solo.

Immediato è stato pure il pensiero al Pacchetto Minniti, al decreto legge numero 14 del 2017.

 

Un quadro risalente al 1494 circa rappresenta una situazione estremamente attuale: chi era considerato essere il Male, potremmo dire indecoroso utilizzando un termine dei nostri giorni, veniva allontanato dalla comunità e costretto a vagare sulla Stultifera navis, rimbalzato da un luogo all’altro perché non accettato. E, vorrei far notare, potrei benissimo utilizzare un presente nella frase precedente, senza risultare anacronistica. I folli erano considerati coloro che fuoriuscivano dall’ordine della comunità, della città, che per un aspetto o per l’altro non erano considerati “normali”. E la soluzione adottata nel Medioevo era quella di allontanarli, di segregarli. Nel Medioevo appunto. Sono passati cinque secoli oramai e a livello di strategie politiche siamo sempre fermi nel passato: se qualcuno non risulta conforme ai canoni del decoro e della sicurezza (chissà cosa sono poi questi criteri) lo si deve allontanare, reprimere. Le soluzioni che vengono quotidianamente adottate nei confronti di migranti, clochard, senza tetto, piccoli criminali sono volte a buttare sotto al tappeto quello che è considerato lo sporco della nostra società: quel che conta infatti non è trovare canali legali per arrivare in Italia e in Europa, non è garantire tetti e servizi, percorsi per una concreta integrazione all’interno della società, quanto piuttosto sottrarre agli occhi della gente il degrado, ghettizzandolo, rimandandolo al Paese di origine, in modo tale da mantenere ben pulita la nostra città vetrina. Perché un senza tetto che dorme per strada non è decoroso. I migranti non sono decorosi. I poveri in generale non sono decorosi.

O non sono sicuri, come dir si voglia, dato che un decreto legge attualmente in vigore assimila questi due concetti. Io spesso me lo sono domandata: si tratta di un problema di conoscenza dell’italiano o seriamente si crede che sicurezza urbana sia sinonimo di decoro? Che la sicurezza urbana sia garantita dal decoro? Purtroppo, dato il contenuto del decreto, la risposta da darsi è la seconda, e la conseguenza è che ci si trovi ad aver a che fare con un legislatore estremamente ipocrita e incapace: ipocrita perché i problemi non si risolvono spostandoli e concentrandoli lontano dagli occhi; incapace perché manca la volontà politica, necessaria invece per affrontare seriamente la questione.

Non sono i poveri quelli da combattere, ma la povertà. Non sono i migranti i soggetti contro cui lottare, ma sono le guerre, la fame, le discriminazioni e la violenza.

 

E considerando anche il d.l. n. 13/2017 mi vien da pensare che non è privando i migranti di diritti che si offre loro aiuto: non è abolendo il secondo grado di giudizio, svuotando di senso il primo, obbligandoli a lavori socialmente utili come fossero colpevoli di un qualche reato che si garantisce loro il diritto di richiesta d’asilo.

Non è con gli accordi bilaterali che si fermano i flussi migratori o, mi è ancora oscuro questo passaggio logico, si combatte il traffico di esseri umani: i fenomeni migratori non possono essere fermati, al massimo regolati. La vera soluzione sarebbe la creazione di canali umanitari che, oltre a diminuire il numero di morti in mare, consisterebbe in una reale controffensiva ai trafficanti. I veri folli sono gli uomini che credono di poter fermare i fenomeni umani, naturali.  Di estrema attualità è uno scritto di Eco di esattamente vent’anni fa:

“[…] È ormai possibile distinguere immigrazione da migrazione quando il pianeta intero sta diventando il territorio di spostamenti incrociati? Credo sia possibile: come ho detto, le immigrazioni sono controllabili politicamente le migrazioni no; sono come i fenomeni naturali. Sino a che vi è immigrazione i popoli possono sperare di tenere gli immigrati in un ghetto, affinché non si mescolino con i nativi. Quando c’è migrazione non ci sono più i ghetti e il meticciato è incontrollabile. I fenomeni che l’Europa cerca ancora di affrontare come casi di immigrazione sono i casi di migrazione. Il Terzo mondo sta bussando alle porte dell’Europa, e vi entra anche se l’Europa non è d’accordo. Il problema non è più di decidere (come i politici fanno finta di credere) se si ammetteranno a Parigi studentesse con il chador o quante moschee si debbano erigere a Roma. Il problema è che nel prossimo millennio (e siccome non sono un profeta non so specificare la data) l’Europa sarà continente multirazziale, o se preferite, “colorato”.

Se vi piace, sarà così, e se non vi piace sarà così lo stesso.” (Cinque scritti morali, 1997)

 

Siamo giunti oggi all’assurdo per il quale coloro che si attivano tentando di dare una mano ai migranti nello spostarsi da uno Stato all’altro o all’interno di un territorio statale, in quella che è, in altre parole, la semplice affermazione da parte del migrante della libertà di movimento e del diritto ad autodeterminarsi, vengono puniti per traffico di esseri umani e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Per il cosiddetto reato di solidarietà. Ma può davvero la solidarietà essere repressa? Può un atto di natura umanitaria essere considerato illegale?

Ripercussioni assurde le abbiamo potute poi vedere anche nella manifestazione a Roma di sabato 25 marzo: attivisti scesi in piazza per manifestare il proprio dissenso all’Europa dei muri e dei confini sono stati fermati, trattenuti in caserma e lasciati poi andare con corredo di fogli di via, per far vedere in che bell’Italia sicura viviamo, dove il dissenso viene criminalizzato e il diritto a manifestare represso per motivi di sicurezza.

 

Ci troviamo di fronte a una politica che anziché garantire diritti, percorsi che tengano conto della situazione concreta della persona, creare canali legali per l’arrivo in Europa in modo tale da combattere anche il traffico di esseri umani, sostenere le forme di solidarietà dal basso, siano esse aiuto ai migranti  o occupazioni di immobili inutilizzati a scopo abitativo (ma anche aggregativo, culturale, politico, sociale), anziché porre l’attenzione su tutto ciò la politica si mobilita per svuotare di significato i diritti, per dar vita all’interno delle strutture di accoglienza o a bassa soglia a percorsi con scadenze, termini e modalità che non tengono conto del caso concreto, ma che sono posti come aprioristici e assoluti, una politica che non solo non è in grado, o non vuole, affrontare con serietà e i dovuti mezzi la questione migratoria, ma finanzia regimi dittatoriali, ci stringe accordi che poi vengono utilizzati per tenere le mani dell’Europa legate appena questa prova ad alzare la testa, e si oppone, mettendole a tacere, le varie forme di solidarietà.

A ben vedere, chi è il folle?

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