#RIAPRIAMOLÀBAS – GRANDE MANIFESTAZIONE – 9.09.17 – BOLOGNA

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Hanno sgomberato Làbas dopo quasi cinque anni di attività al Quartiere Santo Stefano, nell’ex caserma Masini che abbiamo rigenerato dopo 20 anni di abbandono delle istituzioni.

Hanno sgomberato uno dei laboratori politici, sociali e culturali più importanti e partecipati a Bologna, in una città sempre più mediocre, senza idee e senza futuro.

Ma i nostri corpi, le nostre vite, le nostre passioni e i nostri sogni non si fermeranno con uno sgombero. Lo dimostrano i migliaia di messaggi, attestati ed iniziative di solidarietà giunti in poche ore da tutta Bologna, l’Italia e il Mondo.

Il motivo è semplice: quello che abbiamo fatto in questi cinque anni è andato ben al di là dei muri dell’ex caserma Masini, ed è diventato un orizzonte di possibilità per tutti.

Ora è tempo di dare una risposta forte e determinata a quello che è successo ieri.

È per questo che abbiamo deciso di lanciare due appuntamenti: il 30 agosto ci troveremo per un’assemblea pubblica aperta a tutte e tutti, mentre il 9 settembre ci rimetteremo in cammino in una grande manifestazione nella quale tutte e tutti insieme andremo, con gioia e determinazione, a riprenderci ciò che è nostro.

*Per adesioni ed informazioni scrivere a riapriamolabas@gmail.com.

Qui l’evento Facebook: https://www.facebook.com/events/1396308287155571/
#RIAPRIAMOLÀBAS

Crowdhousing: una risposta concreta contro la rendita e per il diritto alla città

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Questa città di chi pensi che sia? si domandavano gli Assalti frontali in un loro bellissimo pezzo di qualche anno fa (Denaro gratis – Hsl). Per il governo Renzi, evidentemente, le nostre città devono ancora essere di banche, grandi costruttori e speculatori.

È questo ciò che emerge dal recente Piano Casa del governo, elaborato dal ciellino Maurizio Lupi, dove la logica generale degli interventi previsti è favorire nuova cementificazione e la rendita edilizia e finanziaria. Mentre con agevolazioni fiscali e il passaggio di denaro pubblico (tramite il Fondo nazionale per il sostegno alle abitazioni in locazione e per la morosità incolpevole) sostiene grandi proprietari e costruttori, poco o niente è previsto per risolvere realmente la dilagante emergenza abitativa.

Per quanto riguarda l’Edilizia Residenziale Pubblica, questa viene ulteriormente depotenziata, divenendo oggetto di un ennesimo processo di svendita. Allo stesso tempo vengono totalmente ignorate misure come la moratoria generalizzata degli sfratti e lo sblocco delle infinite graduatorie di assegnazione della case popolari, le quali favorirebbero l’esercizio del diritto all’abitare per centinaia di migliaia di disoccupat*, famiglie in difficoltà economica, precari-e, lavoratori/trici a basso reddito che vivono la propria condizione abitativa con crescente precarietà e fragilità.

Ad essere ancora una volta abbandonati sono cioè quei soggetti che, non a caso, negli ultimi mesi hanno dato una risposta dal basso, concreta e immediata a quella che ormai è una vera e propria emergenza sociale, dando vita ad un movimento di occupazioni di case in tutto il paese.

Proprio contro questo straordinario ciclo di occupazioni, il Piano Casa muove un duro attacco, prevedendo all’art.5 il divieto, anche retroattivo, di chiedere ed ottenere la residenza e l’allacciamento ai pubblici servizi come acqua, luce e gas per chi occupa abusivamente un immobile. Il che significa negare a migliaia di persone la permanenza degna nelle città e relegarli sempre più nella marginalità e nell’invisibilità. Non è un caso quindi che il 19 marzo sono state sgomberate a Roma due storiche occupazioni abitative a Centocelle e al Tuscolano.

Nonostante questi tentativi, però, i movimenti sociali per la casa continuano a lottare per affermare e costruire concretamente il diritto all’abitare per tutt*: moltissime sono le esperienze di occupazione e autorecupero di immobili abbandonati e inutilizzati di proprietà pubblica e di grandi gruppi finanziari-immobiliari, che invece potrebbero rappresentare una soluzione immediata e fondamentale contro l’emergenza abitativa.

Anche Bologna si inserisce in questo quadro: più di 20 mila famiglie soffrono di una fragilità abitativa più o meno intensa, mentre le istituzioni locali non riescono a trovare una soluzione adeguata a questa situazione, con liste d’assegnazione kilometriche e bloccate. Anzi, il modello di città pensato dal Comune è ancora una volta orientato verso la costruzione di grandi opere (vedi il F.i.co nella zona del CAAB) e la svendita del patrimonio pubblico a favore della rendita – come nel caso delle tre ex-caserme militari Sani, Mazzoni, Masini, acquisite dalla Cassa depositi e prestiti per un valore di 50 milioni di euro, 7.5 dei quali spetteranno allo stesso comune di Bologna. E dove le esperienze di autogestione e occupazione vengono prese in considerazione solo in quanto copertura di servizi che l’istituzione locale non riesce più a garantire.

Ma ovviamente le tante esperienze di occupazione non possono e non voglio assolutamente essere una stampella alle inefficienze e alle scelte scellerate della governance della crisi.

In questo senso, il progetto Crowdhousing è nato nei mesi scorsi all’interno dell’ex caserma Masini occupata come risposta immediata e concreta al problema abitativo attraverso l’occupazione, la riqualificazione e l’autorecupero di spazi abitativi prima abbandonati. Ed è una forma di riappropriazione di reddito indiretto per giovani e precari-e colpiti dalla misure di austerity che non riescono a trovare una situazione abitativa adeguata al proprio reddito.

Per ora infatti, ben 12 persone hanno potuto riconquistare il proprio diritto all’abitare riqualificando due appartamenti in via Borgolocchi mentre altri due appartamenti inutilizzati stanno per essere resi abitabili attraverso il lavoro collettivo di autorecupero.

Allo stesso tempo, il progetto Crowdhousing sta portando avanti un lavoro d’inchiesta e mappatura del territorio cittadino per individuare i centinaia di edifici abbandonati nei quali riprodurre la pratica del crowdhousing come occupazione e riqualificazione a scopo abitativo del patrimonio edilizio abbandonato a Bologna.

Per questo abbiamo pensato per sabato 29 marzo un’ulteriore giornata pubblica di lavori di riqualificazione e autorecupero delle case occupate e del live painting delle murate esterne dell’ex caserma Masini: un’iniziativa aperta a tutt* per costruire in maniera collettiva e cooperante il diritto all’abitare nella Bologna della crisi.

Un’occasione per fare veramente del Crowdhousing una pratica del comune quotidiana, che agisca attivamente e collettivamente il diritto a decidere che forma debba assumere la nostra città, ripensandola a partire dai bisogni, dai desideri, dal miglioramento delle condizioni di vita di chi la vive ogni giorno, e non invece degli interessi economici di pochi. L’iniziativa di sabato 29 si inserisce infatti nel percorso d’avvicinamento alla manifestazione nazionale del 12 aprile a Roma, dove i movimenti sociali opporranno con forza il proprio rifiuto a rendita, precarietà e austerity reclamando casa e reddito per tutt*.

Evento FB della giornata

 

IL NAUFRAGIO DEL DIRITTO ALLO STUDIO

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No ai tagli, No all’austerità! Diritto allo Studio, Diritto alla Città!

Le notizie che rimbombano dalla Regione Emilia Romagna sono raccapriccianti e non fanno altro che confermare quanto l’Er.Go ha comunicato privatamente nei giorni scorsi a molti studenti e studentesse: non ci sono abbastanza fondi per coprire tutte le richieste delle borse di studio.
La Regione si è dunque detta costretta ad una decurtazione di 1000€ ad un migliaio di aventi diritto, fino ad arrivare per alcuni ad una riduzione di 3500€ (su 5000€) del contributo spettante ai vincitori dei bandi.
Tutto ciò è assolutamente inaccettabile e di estrema gravità: ancora una volta si va dalla direzione opposta a quella dell’allargamento e lo sviluppo dello spazio vitale dei diritti fondamentali, quali sono quello allo studio, all’accesso ai saperi, al reddito, alla casa e all’autodeterminazione del proprio presente e del proprio futuro attraverso un’esistenza degna.
Per quanto ci riguarda, è finito il tempo delle trattative. Gli studenti e le studentesse pretendono immediatamente soluzioni diametralmente opposte a quelle imposte dall’Europa dell’austerità e del Patto di Stabilità interno.
Soluzioni che riconoscano universalmente e incondizionatamente il diritto allo studio e che promuovano i percorsi di co-working, di riqualificazione di aree abbandonate a scopo abitativo e sociale, di costruzione ed autogestione di orti urbani e di tutto ciò che abbiamo già cominciato a riprenderci senza chiedere il permesso: il diritto alla città.
Al contempo, dalla governance dell’Università di Bologna non accettiamo più le lacrime di coccodrillo, ma esigiamo un dirottamento degli investimenti per il “Progetto Staveco” che vada a coprire il buco delle borse di studio.

Non c’è niente di più illegale della negazione del diritto ad una vita degna.

Non c’è niente di più legittimo che lottare per riprendersela!

Bologna 20.02.14 – Chi decide in città: contrastiamo i poteri forti, assediamo SeciRealEstate

Per il “diritto alla città” e un utilizzo alternativo delle risorse vs speculazioni e cementificazioni: giovedì 20 febbraio ore 17 P.za Nettuno assediamo SeciRealEstate!

#20F #assedioSeci #dirittoallacittà #bolognaisnotforsale

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CHI DECIDE IN CITTA’: GIOVEDI’ 20 FEBBRAIO CONTRASTIAMO I POTERI FORTI DI BOLOGNA!
ORE 17 piazza del Nettuno, ASSEDIAMO SECI REAL ESTATE in Via degli Agresti, 6

Il 28 dicembre Cassa Depositi e Prestiti acquista 40 immobili, 33 dello Stato e 7 di Enti territoriali, tra cui il Teatro Comunale di Firenze e due isole veneziane. Il valore dell’operazione è di circa 490 milioni di euro.
A Bologna tre ex caserme militari -Sani, Mazzoni, Masini– vengono acquisite dalla Cdp per un valore di 50 milioni di euro, 7.5 dei quali spetteranno al comune di Bologna; svendita del patrimonio pubblico andato invenduto per anni, ma incasso immediato per le finanze dello Stato e degli Enti locali: è questa la logica per cui si iniziano a vendere isole, monumenti, parchi, terreni ed ex caserme come la Masini. Pareggio di bilancio, Patto di stabilità!

Ecco allora che si assiste ad un paradosso: lo Stato compra allo Stato, o meglio compra sottocosto a se stesso, usando anche i soldi dei risparmiatori, quelle proprietà che poi, svalutate sul mercato, favoriscono l’insediamento di privati e la speculazione che ne deriva. Una manovra finanziaria che per le casse dello Stato e per gli investitori risulta sicuramente più agile ed efficace di tanti altri dispositivi economici usati in passato.
La Cdp, infatti, è diventata nel 2003 una vera e propria S.p.a. con un capitale sociale di circa 3.5 mld di euro ed un capitale investito di circa 300 mld di euro costituito per il 75% da fondi di risparmio postale, posseduta per un 80% dal ministero dell’Economia e delle Finanze e per un 20% da fondazioni bancarie. Cdp si è così slegata definitivamente dal territorio a dal ruolo di supporto agli enti locali per diventare, grazie alla liquidità posseduta, un fondo di garanzia per il bilancio e soprattutto strumento di investimento economico-finanziaro dello Stato.
Lo studio di fattibilità su come riuscire a valorizzare 18 aree pubbliche nel comune di Bologna -tra cui le tre ex caserme- viene affidato a Sorgente Group e Seci Real Estate del Gruppo Maccaferri, che a loro volta incaricano Gualtiero Tamburini per lo studio sulla trasformazione in «complessi polifunzionali con prevalente funzione residenziale».

Fatti i nomi e viste le intenzioni non possiamo sicuramente dirci stupiti che la prospettiva principale sia la realizzazione di case di lusso e luoghi di consumo economico. Gli interessi vanno allora oltre la semplice compravendita tra Demanio e Cdp e, davanti agli occhi increduli di un’amministrazione assente e impotente, ecco che la città inizia a cambiare radicalmente volto.

Negli ultimi mesi, infatti, il nostro territorio è stato interessato da una serie di proposte di vario tipo: alcune in via di gestazione (passante nord, il sempreverde People Mover, la Staveco), altre in fase già avanzata. Prediamo ad esempio il progetto F.i.co. previsto nell’area attuale del CAAB; il parco giochi del cibo dove, a conti fatti, nel gioco della rivalutazione dei terreni attraverso il cambio della loro destinazione d’uso come edificabile, dell’assegnazione dei bandi d’appalto e del coinvolgimento delle grandi aziende nazionali politicamente sponsorizzate (come Eataly), le risorse pubbliche (50 mln è il valore dell’area messa a disposizione dal Comune) vengono investite per un tornaconto economico privato.
Senza considerare che il tutto avverrà all’ombra dell’inceneritore del Frullo, si aggiunge la supposta costruzione di una rete di trasporto che colleghi la campagna al centro e che a sua volta sarà collegato, grazie al People Mover, con l’aeroporto e la fiera. Siamo al punto in cui a decidere sul trasporto pubblico, sui collegamenti stradali, sui semafori e gli stop è l’interesse economico di ricchi mecenati-investitori.

Ed ecco che in un quartiere come la Bolognina, una rotonda costruita diventa necessariamente simbolo della distruzione e dell’assoluta non curanza delle relazioni e della cooperazione sociale. Lunga vita a XM 24!
Case di lusso, villette sui Colli, new town, gentrificazione, cambi destinazione d’uso arbitrari, Disneyland del cibo e passanti autostradali sono parte di un nuovo disegno di città che si sta concretizzando sotto la spinta dei soliti noti, mentre media locali e commentatori di vario ordine e grado vedono in tutto ciò una risposta alla crisi del secolo e la possibilità di abbattere livelli di disoccupazione che sul nostro territorio per la prima volta hanno raggiunto medie nazionali.
Il tutto arricchito dalla fame di “grandi opere” o, per meglio dire, di “opere pur che sia” dei potenti locali, Confindustria e Lega della cooperative in primis, seguite da Roversi Monaco, banche di vario titolo e la holding Maccaferri.

Uno scenario bolognese non distante dalle tendenze generali che rintracciamo in diverse città del resto dell’Europa: assistiamo a una crescente cementificazione di intere aree cittadine e a uno sviluppo della speculazione finanziaria. Così facendo, si stravolge e addirittura si annulla il “diritto alla città”, ovvero il diritto a decidere quale città costruire, il diritto alla vita urbana, all’abitazione, ai luoghi dell’incontro e della condivisione, un diritto collettivo che significa cambiare noi stessi attraverso il cambiamento della città che vogliamo.

Cosa significa tutto ciò?
Ad esempio, nel caso delle tre ex-caserme, significa che la gestione di un territorio pari a circa un quarto del centro storico di Bologna finirà nelle mani delle solite aziende e dei soliti poteri, escludendo in toto la popolazione che abita, vive e attraversa veramente quel territorio, e che s’immagina lo stesso con una diversa forma e funzionalità.
Significa inoltre che il 20 febbraio avverrà il passaggio di possesso definitivo da Demanio alla Cdp dell’ex Caserma Masini, la cui destinazione d’uso ha preso nella realtà, con l’occupazione di Làbas e la cooperazione dal basso, una direzione completamente opposta a quella prevista e pattuita senza alcuna interlocuzione con la comunità che le ha ridato vita.

Significa, infine, che c’è un problema di democrazia ma che allo stesso tempo una parte di città sta iniziando a trovare nuove forme per decidere sui luoghi in cui si sviluppa la vita sociale, economica e culturale di Bologna: ripensare la mobilità in termini sostenibili, ripensare la filiera alimentare, promuovere un diverso tipo di solidarietà e quindi di relazione tra abitanti, organizzare reti di scambio, sistemi di co-working e crowdhousing, produrre forme nuove di welfare e reddito, immaginare un uso alternativo del patrimonio pubblico-privato sfitto e contemporaneamente contrastare la cementificazione selvaggia!

Noi siamo tra coloro che reclamano la possibilità di scegliere dove abitare, cosa mangiare, come muoversi e soprattutto perché. Un perché che risponde ad esigenze di miglioramento delle condizioni di vita di tutti e tutte, e non invece agli interessi economici di pochi. Siamo quelli che pensano ad un uso alternativo delle risorse pubbliche e ad un diverso modello di sviluppo, per decidere in maniera comune e collettiva sulla città e sul territorio.
Siamo una parte che si contrappone al deserto che ci si presenta di fronte ma sappiamo di non esser soli, perciò andiamo avanti!

“Ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone” – Le città invisibili-Italo Calvino

Ex Caserma Masini Bene Comune-Làbas

Chiediamo ad ogni singolo o soggettività di sottoscrivere ma soprattutto di ampliare la discussione intorno a questo testo, per cui invitiamo tutt* a partecipare all’assemblea pubblica di lancio della campagna contro F.i.co. che si terrà giovedì 13 febbraio in vicolo Bolognetti 2 – Sala Silentium e il 20 febbraio h. 17 p.zza Nettuno per assediare insieme Seci Real Estate.
#20F #assedioSeci #dirittoallacittà #bolognaisnotforsale

Giù le mani da Làbas! 17/12 tutt* in consiglio di quartiere!

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Come molti sapranno Làbas è sotto sgombero, e ora sotto le consuete vacanze natalizie è a rischio più che mai.

Chiediamo a tutte le realtà, soggettività, associazioni, singoli cittadini, studenti, mamme, papà, bambini, residenti e abitanti di Santo Stefano di proteggere il Bene Comune che in questi mesi stiamo costruendo insieme.

Martedì 17 Dicembre ci sarà il consiglio di quartiere alle ore 20.00.
Troviamoci tutt* alle ore 19.00 a Làbas, via Orfeo 46, per portare la nostra esperienza a chi non vuole sentire e vedere, ma solo distruggere e sgomberare.

Invitiamo tutt* anche a partecipare alla conferenza stampa che si terrà Lunedì alle 12.00 nell’ex Caserma Masini e a diffondere questi appuntamenti.

Làbas non si tocca!

29.11 – Occupati gli uffici del Demanio contro la rendita, per riconoscimento degli spazi demaniali come beni comuni

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“Operai per il Comune” di Làbas negli uffici del demanio per richiedere la gestione dell’ex caserma Masini. Ottenuto un tavolo autoconvocato con comune di Bologna e Demanio per il riconoscimento degli spazi abbandonati

Intorno alle 15 di oggi, 29 novembre, gli “operai per il Comune” di Làbas hanno occupato gli uffici bolognesi del Demanio in Piazza Malpighi. Per più di tre ore la sede del Demanio a Bologna è rimasta occupata.

Muniti di striscione “ex caserma Masini bene comune” (appeso da una delle finestre su via Sant’Isaia) e megafono, gli occupanti hanno chiesto di inviare da quegli stessi uffici un fax alla sede romana del Demanio, presentando la propria “domanda di attribuzione a titolo non oneroso dei beni di proprietà dello Stato”.

Infatti, secondo l’art. 56 bis del D.L. 21 giugno 2013 n. 69, convertito in legge con modificazioni dalla Legge 9 agosto 2013 n. 98, dal 1° settembre 2013 e fino al 30 novembre 2013 i Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni possono presentare richiesta di acquisizione di beni immobili dello Stato.

Questa domanda, alla quale in teoria avrebbero dovuto far richiesta gli enti territoriali per richiedere la gestione degli spazi demaniali in disuso (come appunto le ex caserme dismesse e rimaste vuote e abbandonate), oggi è stata portata da Làbas in demanio con un documento “auto-compilato”.

Gli attivisti di Làbas hanno riempito gli uffici del demanio con oggetti che simboleggiavano i progetti portati avanti nello spazio, e con sacchi contenenti il guano di piccione che ricopriva l’intera ex caserma lasciata al degrado e all’incuria per ben 13 anni, prima di essere occupata il 13 novembre di un anno fa.

Le richieste degli attivisti: inviare tramite fax alla sede nazionale del demanio il documento auto-compilato in cui si fa richiesta di assegnazione dell’ex caserma Masini a tutti i progetti che la stanno rendendo viva; avviare tavolo di trattative contro lo sgombero dello spazio; rendere pubblica una lista dei beni lasciati all’abbandono per adibirli a scopi sociali e/o abitativi e non invece, attraverso la prossima cessione alla Cassa Depositi e Prestiti, avviare meccanismi di privatizzazione, svendita, speculazione, finanziarizzazione.

Dopo quasi un’ora di occupazione della sede bolognese del demanio e dopo le resistenze iniziali del direttore, questo ha accettato di incontrare gli attivisti. Durante l’incontro sono state presentate le richieste di Làbas al direttore che ha risposto con argomenti vaghi e privi di concretezza, informando di aver già avviato un tavolo di lavoro con il comune di Bologna sull’ex Caserma Masini (escludendo quindi chi in questi mesi sta costruendo progettualità reali in quegli spazi) e ha inoltre comunicato che è già stata inviata agli organi competenti una richiesta di sgombero dell’ex caserma. Gli attivisti a questo punto hanno deciso di rimanere nella sede del demanio a oltranza.

Intorno alle 17.30 negli uffici occupati del Demanio è arrivata una delegazione del comune di Bologna, alla quale gli attivisti hanno riportato le loro richieste, alla presenza del direttore territoriale del demanio.

Dopo l’incontro con la delegazione del comune di Bologna e il direttore del demanio, agli attivisti di Làbas viene fatto inviare tramite fax dell’ufficio il documento di richiesta di gestione dell’ex caserma Masini, e si ottiene l’apertura di un tavolo auto-convocato di confronto tra amministrazione comunale, demanio e Làbas sul futuro dell’ex caserma, ponendosi come obiettivo l’utilizzo a scopo sociale e/o abitativo dei tanti spazi vuoti e abbandonati in città per ostacolare in ogni modo meccanismi di svendita a privati e di finanziarizzazione e per riprendersi una parte di reddito.

Condizione iniziale all’apertura del tavolo da parte degli occupanti: il blocco della richiesta di sgombero. Così è stato dichiarato dalla delegazione dell’amministrazione comunale:

Oggi gli attivisti di Làbas sono riusciti, dopo ore di occupazione degli uffici del demanio, a richiedere simbolicamente tramite fax la gestione dell’ex caserma Masini, ad ottenere un tavolo di trattative, a bloccare la richiesta di sgombero. Insomma, dopo un anno di occupazione dell’ex caserma Masini c’è stata da parte di amministrazione comunale e demanio un riconoscimento di chi ha reso vivo un pezzo di città.

La ricchezza prodotta attraverso i tanti e partecipati progetti portati avanti dentro quegli spazi (ultimo in ordine di tempo il “Crowdhousing”, ovvero l’occupazione e la costruzione collettiva di tre appartamenti –in ampliamento- nel complesso dell’ex caserma Masini) è ciò che oggi gli attivisti hanno portato a svelamento del demanio, che cieco e sordo per un anno non l’ha riconosciuta. Le pratiche che hanno preso forma nell’ex caserma Masini in un anno di occupazione sono frutto della cooperazione di cittadini, studenti, lavoratori, precari, artisti, che hanno riqualificato un’area di città e che hanno sperimentato un nuovo modo di produrre alternativa concreta nella crisi.

In una città dove si contano oltre 7 mila appartamenti sfitti di proprietà pubblica, privata e demaniale, oggi si è posta una questione molto semplice: se istituzioni, politiche assistenziali, politiche abitative ed enti preposti non sono più in grado di garantire un livello di welfare adeguato alle esigenze di chi sempre più non riesce a pagare l’affitto, subisce sfratti, vive in condizioni precarie, il primo passo da fare è ripartire dal riutilizzo del patrimonio e delle proprietà pubbliche e private abbandonate nel territorio.

Ciò significa partire da un tavolo sul futuro dell’ex caserma Masini e su tutte le altre caserme dismesse e i tanti edifici vuoti da  riempire.

Ciò significa rifiutare l’idea di una continua cementificazione e quindi di speculazioni edilizie; significa togliere centinaia di appartamenti alla rendita di palazzinari per restituirli a chi il problema degli affitti lo vive quotidianamente; significa bloccare immediatamente tutti gli sfratti per morosità e gli sgomberi, ma soprattutto avviare e incrementare pratiche di cooperazione, riappropriazione, co-housing, occupazione e crowdhousing.

27N – Verso il 29N sanzionato stabile lasciato ad incuria ed abbandono

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Oggi, 27 Novembre,  gli attivist* di Làbas occupato ed i partecipanti al progetto Crowdhousing hanno voluto segnalare l’ennesimo spazio lasciato al degrado da Comune ed istituzioni.

Sul muro dello stabile di via sant’Isaia 88 è comparsa a grandi caratteri la scritta Crowdhousing insieme a volantoni attacchinati di spiegazione del progetto.

La porta della casa è stata colorata di nero con un punto di domanda bianco sopra per simboleggiare i troppi ‘buchi neri’ che si trovano in stabili, palazzine e case lasciate all’incuria e all’abbandono.

Il blitz, durato poco più di mezz’ora, ha voluto rilanciare le prossime giornate di mobilitazione per reddito e casa del 29 e 30 novembre.

Prosegue intanto il progetto Crowdhousing dentro lo spazio sociale Làbas, nelle tre case sistemate vivono già dieci persone mentre si aspetta di sistemare il quarto appartamento per poter ampliare il progetto ad altr*.

Costrire casa e/è reddito per tutt*‘ è lo slogan dell’iniziativa.

Il comunicato dell’iniziativa:

Crowdhousing project denuncia la situazione in cui versa questo stabile come tanti altri abbandonati al degrado dalle proprietà. Lo fa dopo aver riqualificato tre appartamenti in via Borgolocchi, nel complesso dell’ex caserma Masini occupata.

Via Sant’Isaia 88, stabile abbandonato da anni. Proprietà della Provincia, ma gestito da Acer. 2,6 milioni di euro stanziati per la ristrutturazione e la creazione di 20 appartamenti di edilizia popolare. Ma nulla di fatto.

L’ennesimo buco nero in una città dove si contano oltre 7 mila appartamenti sfitti di proprietà pubblica, privata e demaniale.

Crowdhousing project pone alla città una questione molto semplice: se istituzioni, politiche assistenziali, politiche abitative ed enti preposti non sono più in grado di garantire un livello di welfare adeguato al problema del reddito, crediamo che il primo passo da fare sia ripartire dal riutilizzo del patrimonio e delle proprietà pubbliche e private abbandonate nel territorio.

Ripartire dal riutilizzo delle proprietà abbandonate significa rifiutare l’idea di una continua cementificazione e quindi di speculazioni edilizie; significa togliere centinaia di appartamenti alla rendita di palazzinari per restituirli a chi il problema degli affitti lo vive quotidianamente; significa bloccare immediatamente tutti gli sfratti per morosità e gli sgomberi, ma soprattutto avviare e incrementare pratiche di cooperazione, riappropriazione, co-housing, occupazione e crowdhousing.

Crowdhousing è allora una risposta alla crisi economica e abitativa e alle fallimentari politiche assistenziali e di welfare, che attraverso la cooperazione si riappropria direttamente del diritto all’abitare e di una parte di reddito.

 

12.11 – Assemblea Crowdhousing @ Làbas! Reddito è casa per tutt*!

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Abitare nella crisi è diventato sempre più difficile? Avere una casa o una stanza dignitosa commisurata al tuo reddito è quasi impossibile?

Partecipa al Crowdhousing a Làbas!

Che cos’è il “crowd-housing” ? Come il crowdfounding, il “crowdhousing” vuole essere una pratica collettiva, diffusa e cooperativa di riappropriazione e riqualifica di spazi urbani a scopo abitativo. Una pratica che bypassa e combatte la speculazione e la rendita immobiliare, costruendo (letteralmente) dal basso il diritto all’abitare.

Perché a Làbas? Perché l’ex caserma Masini (in via Orfeo 46) è uno spazio occupato da circa un anno al cui interno ci sono enormi spazi, ancora inutilizzati, adatti ad essere abitati: si tratta di lavorare insieme per renderli agibili, per costruire una nuova possibilità abitativa dentro la precarietà del presente.
E cosa c’entra con il reddito? Per la nostra generazione precaria, spossessata di ricchezza e diritti, reclamare nuovo welfare e reddito per tutt* è ormai una necessità ineludibile. Prendere uno spazio abbandonato e farne una casa per chi non può più permettersi di pagare affitti esorbitanti significa riprendersi direttamente una parte di quel redditto di cui tutt* abbiamo bisogno.
Martedì 12 ore 18 assemblea!

Reddito e(‘) casa per tutti!

https://www.facebook.com/events/601660193234940/

Bologna – Partecipa al ‘Crowdhousing’ a Làbas!!

Abitare nella crisi è diventato sempre più difficile? Avere una casa o una stanza dignitosa commisurata al tuo reddito è quasi impossibile?

PARTECIPA AL “CROWDHOUSING” A LÀBAS!!!

Che cos’è il “crowd-housing” ? Come il crowdfounding,  il “crowdhousing” vuole essere una pratica collettiva, diffusa e cooperativa di riappropriazione e riqualifica di spazi urbani a scopo abitativo. Una pratica che bypassa e combatte la speculazione e la rendita immobiliare, costruendo (letteralmente) dal basso il diritto all’abitare.

Perché a Làbas? Perché l’ex caserma Masini (in via Orfeo 46) è uno spazio occupato da circa un anno al cui interno ci sono enormi spazi, ancora inutilizzati, adatti ad essere abitati: si tratta di lavorare insieme per renderli agibili, per costruire una nuova possibilità abitativa dentro la precarietà del presente.

E cosa c’entra con il reddito? Per la nostra generazione precaria, spossessata di ricchezza e diritti, reclamare nuovo welfare e reddito per tutt* è ormai una necessità ineludibile. Prendere uno spazio abbandonato e farne una casa per chi non può più permettersi di pagare affitti esorbitanti significa riprendersi direttamente una parte di quel redditto di cui tutt* abbiamo bisogno.

Che cosa aspetti?

Se sei interessat* ci vediamo a Làbas martedì 29 ottobre ore 20….

REDDITO E(‘) CASA PER TUTT*!

Info: labas.bo@gmail.com | fb: làbas occupato

►  Ascolta Christopher su Radio Città del Capo : «L’annuncio di Labàs: “Appartamenti nella caserma occupata”»

02.10 – TORNANO I PRANZI SOCIALI IN PIAZZA VERDI

1 euro può bastare: the future against the crisis!

PRANZO SOCIALE IN PIAZZA VERDI
MERCOLEDì 2 OTTOBRE, ORE 12,30

La politica di austerity produce i suoi amari frutti: frutti al sapore di speculazione, aumento dei prezzi, privatizzazione dei servizi, disinvestimento in formazione e ricerca, povertà dilagante.

Bologna, la sua composizione giovanile, studentesca e precaria oggi vive la crisi quotidianamente, attraverso la questione del caro-affitti ormai alle stelle, di studentati chiusi, case sfitte, abbandonate e con un diritto allo studio costantemente ostacolato se non negato.

La retorica del potere impone sacrifici, noi rispondiamo con un immaginario che parla di alternativa.

In un contesto in cui la proprietà diviene sempre più prepotentemente sinonimo di rendita, fare un pranzo biologico a poco prezzo è un piccolo esperimento per ribaltare il concetto di proprietà privata attraverso pratiche che creino una società altra, diversa, lontana dai classici meccanismi propri del neo-liberismo, ai quali oppone invece condivisione, socialità e riappropriazione collettiva.

E questo, come il mercato biologico dei produttori locali, genuini e clandestini di Campi Aperti del mercoledì pomeriggio a Làbas, è solo uno dei progetti che quotidianamente dispieghiamo dentro e contro la crisi, per affermare il nostro diritto alla città attraverso le pratiche del “comune”.