#RIAPRIAMOLÀBAS – GRANDE MANIFESTAZIONE – 9.09.17 – BOLOGNA

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Hanno sgomberato Làbas dopo quasi cinque anni di attività al Quartiere Santo Stefano, nell’ex caserma Masini che abbiamo rigenerato dopo 20 anni di abbandono delle istituzioni.

Hanno sgomberato uno dei laboratori politici, sociali e culturali più importanti e partecipati a Bologna, in una città sempre più mediocre, senza idee e senza futuro.

Ma i nostri corpi, le nostre vite, le nostre passioni e i nostri sogni non si fermeranno con uno sgombero. Lo dimostrano i migliaia di messaggi, attestati ed iniziative di solidarietà giunti in poche ore da tutta Bologna, l’Italia e il Mondo.

Il motivo è semplice: quello che abbiamo fatto in questi cinque anni è andato ben al di là dei muri dell’ex caserma Masini, ed è diventato un orizzonte di possibilità per tutti.

Ora è tempo di dare una risposta forte e determinata a quello che è successo ieri.

È per questo che abbiamo deciso di lanciare due appuntamenti: il 30 agosto ci troveremo per un’assemblea pubblica aperta a tutte e tutti, mentre il 9 settembre ci rimetteremo in cammino in una grande manifestazione nella quale tutte e tutti insieme andremo, con gioia e determinazione, a riprenderci ciò che è nostro.

*Per adesioni ed informazioni scrivere a riapriamolabas@gmail.com.

Qui l’evento Facebook: https://www.facebook.com/events/1396308287155571/
#RIAPRIAMOLÀBAS

Nasce OXI occupata: pratichiamo il diritto all’abitare, sviluppiamo mutualismo e welfare dal basso!

OXI occupa

Stamattina venerdì 17 luglio, a Bologna, nasce a Bologna OXI, nuova occupazione abitativa in Via dei Mille n. 9.
Un’occupazione che prosegue il percorso #ioccupo di riappropriazione e pratica del diritto alla casa ma che si pone immediatamente l’ambizione di essere anche esperimento di vero e proprio mutualismo e welfare dal basso.

Abbiamo occupato l’ex sede Inpdap di proprietà dell’INPS, stabile che la proprietà poteva mettere a disposizione del famoso Protocollo d’intesa siglato in Prefettura ma che di fatto è ancora inattuato, proprio per la mancanza di disponibilità per mancanza di immobili. Se la politica non è in grado di costringere le proprietà a mettere a disposizioni stabili come questo (e sfitti ce ne sono molti altri dello stesso Inps, di Poste e Ferrovie, senza contare tutti quelli dei signori del cemento) allora siamo noi a riaprirli e darli all’uso sociale.

Abbiamo allora deciso di chiamare questa occupazione OXI per dire in primis NO al fatto che il problema abitativo venga trattato come una semplice questione di ordine pubblico.
NO alla guerra ai poveri che sempre più spesso vede, da un lato, tagli al welfare e riduzione di investimenti in edilizia residenziale pubblica, dall’altro norme repressive, discriminatorie e produttrici di esclusione sociale (dall’ articolo 5 del piano casa ai tre anni minimi di residenza per accedere alle graduatorie ERP); una guerra ai poveri che sempre più spesso fa delle vere e proprie vittime: nelle ultime settimane solo nel bolognese, due persone sulle quali incombeva la minaccia di sfratto si sono tolte la vita!

Ma tutti questi NO significano almeno altrettanti SI.
SI alla pratica dell’occupazione come strumento di riappropriazione del diritto inalienabile di avere una casa nella quale costruirsi una vita degna.
Ma anche SI all’occupazione come pratica che ridefinisce la priorità dell’uso sociale di un bene su quello privatistico. Non è accettabile che grandi proprietà, pubbliche e private, tengano sfitti ed inutilizzati immobili quando migliaia di persone solo a Bologna non hanno casa o rischiano di perderla perché su di loro incombe uno sfratto esecutivo. E quindi SI alla requisizione degli stabili sfitti ed abbandonati.

Crediamo inoltre che a partire dai percorsi di riappropriazione dal basso sia possibile costruire esperienze di solidarietà, cooperazione e mutualismo. Abbiamo infatti in mente di dare vita insieme con gli/le occupanti a corsi di formazione (a partire da quelli di pizzeria e di falegnameria), un ambulatorio medico popolare, laboratorio per bambini e doposcuola, corsi di lingua e sportelli sociali (sulla casa, sul lavoro e sui permessi di soggiorno).
Insomma un’idea di welfare dal basso a 360° che non si consideri autosufficiente ma che punti a mettere a valore tutto quello di buono che c’è nella città di Bologna.

Invitiamo quindi chiunque a visitare OXI e conoscere i suoi abitanti alla prima giornata di apertura dello spazio sabato 18 luglio dalle 11 del mattino con Sportello sociale per la Casa, laboratorio per bambini e merenda sociale bio.

Martedì 21 luglio alle ore 21 si terrà invece un’assemblea pubblica per costruire insieme i progetti di mutualismo che nasceranno all’interno dell’occupazione.

Di seguito il programma delle prossime giornate:

Sabato 18 luglio dalle ore 11
VIENI A CONOSCERE OXI: Giornata di apertura pubblica dello spazio

· Dalle 10 di mattina: Sportello per il diritto all’abitare – consulenza su contratti di locazione, sfratti, disagio abitativo

· Dalle 11 di mattina: Laboratorio per bambini – costruiamo all’interno di OXI uno spazio libero per bambini/e e ragazzi/e aperto a tutto il quartiere. Vieni a conoscerlo! Ci saranno tanti giochi, divertimento e socialità! Partecipa e sostienici portandoci giochi, vestiti, libri e materiale scolastico che non usi più

· Dalle 16 di pomeriggio: Biomerenda – Merenda offerta da produttori biologici della rete di Campi Aperti. Vieni a mangiare in compagnia pane, marmellate e frutta bio.

Martedi 21 luglio ore 21
ASSEMBLEA PUBBLICA: Pratichiamo il mutualismo, costruiamo insieme OXI

Adelante resiste! Presidio permanente contro ogni sgombero!

villaDomani il nostro conseuto mercoledì di mercato si svolgerà ad un orario ridotto dalle 17.00 alle 21.00 per consentire a tutta la nostra comunità di difendere Villa Adelante, l’occupazione di viale Aldini 116, dalla minaccia di un imminente sgombero. L’appuntamento è per domani alle ore 6:30 per una “colazione sociale”. Di seguito l’evento e il comunicato:

Adelante resiste!

Bologna, 2015. Una città in cui gli sfratti sono all’ordine del giorno. Una città in cui migliaia di persone hanno scelto, e son state forzate a scegliere, la via dell’occupazione per poter sopravvivere. Una città in cui le istituzioni non riescono a dare risposta a questi disagi. Una città in cui l’arrivo del nuovo questore Coccia ha portato a molti sgomberi, alcuni di spazi sociali, altri di spazi abitativi, e tutti dopo pochi giorni (o ore) dall’ occupazione. 

Ora anche Villa Adelante è sotto attacco! Ci sono arrivate pesanti minacce di sgombero, da parte del proprietario Gianluca Muratori che mai ha voluto fermarsi a confrontarsi con noi, preoccupato solo a come far cassa speculando su tutto il territorio bolognese, e non guardando al di là del proprio portafoglio. Un personaggio più volte indagato, con la sua creatura UNIFICA gestisce appalti pubblici per milioni di euro. Noi non ci stiamo, non accettiamo che una problematica sociale, che non torva risposta dalle istituzioni, diventi una questione di ordine pubblico. Difenderemo la Villa ed il diritto delle persone che ci abitano di avere un tetto sopra la testa. Per questo da domani, mercoledi 17 giugno, ore 6 e 30 del mattino, presidio anti-sgombero davanti viale Aldini 116. Invitiamo quindi alla “Colazione sociale” tutta quella Bologna che pratica diritti, dal basso e nel sociale, con forme e metodi anche diversi tra loro. Invitiamo tutti coloro che continuano a difendere il sociale dai mille attacchi che quotidianamente subisce (dai tagli al welfare agli sgomberi di case occupate).

In questa città c’è chi organizza dal basso nuove pratiche di welfare condiviso, aprendo spazi abbandonati da anni, autorecuperandoli e rendendoli un luogo dove poter abitare e (ri)cominciare a costruire una vita degna. Nell’occupazione abitativa di Villa Adelante vivono 25 persone, comprese tra i 2 mesi ed i 68 anni di età, persone che non hanno avuto nell’occupazione l’unica alternativa alla strada. Negli 8 mesi di occupazione Villa Adelante è stata un laboratorio straordinario di co-abitazione tra tanti e tante diversi tra loro, un’esperienza di mutualismo a tutto tondo in grado di non limitarsi al soddisfacimento della necessità di un tetto sotto cui vivere ma in grado di costruire fortissime relazioni di solidarietà. 

Siamo infatti in una città in cui l’elemento oramai strutturale della crisi abitativa è sentito non solo da chi ha sulle spalle questo peso, ma anche da tutta quella parte del territorio che ha a che fare con il sociale ogni giorno. Per questo giovedì 18 giugnoabbiamo programmato anche l’assemblea pubblica Difendere il sociale: Giustizia sociale e pratica dei diritti nella Bologna di oggi” in cui mettere in connessione tutte quelle esperienze che operano nel sociale, che siano esse realtà di movimento, associazioni, sindacati, che non parlano solo di casa, ma che parlano di lavoro, di servizi, di scuola e di assistenza, perchè tutto questo è il welfare che ogni giorno le istituzioni, soprattutto quelle del governo ‘centrale’, stanno cercando di smantellare.

Ribadiamo l’invito alla “colazione sociale” a tutti coloro che scelgono di stare dalla parte dei diritti e della dignità, che per noi viene sempre prima del denaro e della proprietà, ad essere con noi dalle 6 e 30 di mercoledi mattina in poi, per contrastare  l’ennesimo attacco a chi tenta dal basso di costruire delle alternative concrete con chi la crisi la sta subendo ormai da troppo tempo e decide di alzare la testa..

 

Villa Adelante non si tocca!!!

ADL Cobas Emilia Romagna
Campagna #ioccupo

 

Continua l’occupazione in Via Solferino 42

Poco più di una settimana dall’occupazione e lo stabile di via Solferino 42 ha ripreso vita, trasformandosi da spazio relegato all’abbandono ad abitazione degna per venti persone, singoli, giovani coppie, famiglie. Persone che hanno scelto di occupare insieme a tant@ altr@ perché costretti da una situazione abitativa e di vita che non gli permetteva di sviluppare una vita degna, che ora invece risulta possibile.

In meno di dieci giorni i lavori di autorecupero collettivo dell’area occupata sono avanzati rapidamente, tanto che i 5 appartamenti sono ormai abitabili. Una piano di lavori intenso e reso possibile dal apporto di tutti e tutte gli occupanti della campagna ‪#‎ioccupo‬, quelli entrati in via Solferino insieme con quelli di “Villa Adelante” in viale Aldini e quelli di via Borgolocchi, e sostenuto dalla solidarietà del vicinato di quartiere che numeroso in questi giorni ha attraversato questo stabile finalmente aperto e vissuto, conoscendo gli occupanti e parlando con loro. Tanti altri hanno inoltre sono entrati in contatto con questa nuova realtà attraverso la pagina facebook “Iorecupero” e hanno contribuito a rendere abitabili gli appartamenti donando mobilio e arredamenti in disuso.

Per fortuna gli occupanti di via Solferino sembrerebbe aver trovato un interlocutore serio e bendisposto: di fatto i rappresentanti dell’Istituto F.Cavazza, titolare della palazzina di via Solferino, si sono mostrati disponibili a trovare una soluzione condivisa che tenga presente la grave situazione di difficoltà che vivono gli attuali occupanti, e soprattutto dimostrandosi consapevoli che, al di là dei singoli casi, quello della casa non un problema passeggero, ma un questione reale nella città di Bologna come nel resto del paese, e che si sta tramutando in elemento strutturale dell’impoverimento e dello spossessamento dilagante di ampissime fasce di popolazione. Non a caso, solo per dare un’idea, dall’inizio dell’anno sono oltre un centinaio le persone che hanno chiesto aiuto allo nostro Sportello ADL Cobas per il Diritto all’Abitare in via Orfeo 46, mentre proprio oggi sui media cittadini esce la notizia che 359 persone si sono rivolte nello stesso periodo all’Help Center aperto dall’associazione Piazza Grande presso la stazione.

Se quindi la cooperazione dal basso dimostra tutta la sua forza solidale e anche la sua capacità di praticare percorsi condivise con interlocutori credibili, la stessa cosa non si può dire per quanto riguarda i rappresentanti delle istituzioni che ci ritroviamo di fronte, finora incapaci di trovare soluzioni efficaci e alquanto timidi nel mettere in campo scelte radicali.

Dopo il fallimento del Protocollo d’intesa tra comune e prefettura non ci si può più nascondere dietro a i soliti mantra – “non ci sono spazi”, “non abbiamo risorse”: gli spazi ci sono (e lo denunciano le tante occupazioni attualmente in atto) e le risorse devono essere trovate. Infatti è giunto il tempo che le forze politiche in città abbandonino una volta per tutte la gestione emergenziale delle politiche abitative, capaci al massimo di trovare soluzioni parziali e per brevi periodi se non quando favoriscono vere e proprie sacche di emarginazione e di conseguenza fomentano “guerre tra poveri”. Al contrario è il momento di assumere scelte che vadano a colpire alla radice le cause della problematica abitativa, attaccando con decisione abbandono e disuso di un numero enorme di abitazioni già esistenti ma prigioniere delle logiche speculative e di rendita di soggetti privati e non.

Purtroppo le politiche abitative del Comune bolognese non sembrano per nulla affacciarsi su questo orizzonte. Al contrario. Sono di questi giorni, infatti, due notizie alquanto significative. Da una parte l’assessore alla casa Malagoli ha annunciato la messa all’asta di 300 immobili ACER mentre dall’altra la giunta ha approvato un progetto edilizio che riguarderà ben 21 ettari: su queste aree dismesse sorgeranno, tra le altre cose, ben 485 nuovi appartamenti. Un progetto quindi che modificherà profondamente il volto della città ma non risolverà affatto il problema abitativo, inserendosi invece nel solco del Piano Casa varato dal governo Renzi la scorsa primavera che favorisce costruttori e grandi proprietà mentre mortifica ed abbandona inquilini, affittuari e in generale le fasce sociali medio-basse.

È necessario invece una netta inversione di tendenza: per chi fa politica intorno al tema dell’abitare in città è chiaro che non si potrà risolvere in termini strutturali il problema della casa se non si intraprendono semplici e chiare misure: moratoria degli sfratti, messa a dispozione (se necessario tramite requisizione) dei tanti spazi abitativi attualmente in disuso e di proprietà di grandi gruppi pubblici e privati, valorizzazione dei progetti di autorecupero attraverso la sperimentazione di percorsi di riqualificazione che coinvolgano le realtà sociali che attualmente si muovono nel terreno della lotta per il diritto all’abitare ed infine regolarizzazione delle (ormai) tante realtà di occupazione abitativa e riconoscimento per occupanti, sfrattati e senza casa di tutti i diritti di cittadinanza.

Solo su questo tavolo si può giocare e vincere seriamente la scommessa di garantire il diritto generalizzato all’abitare e affinché a Bologna ci sia una‪#‎casaxtutti‬!

Troppa gente senza casa, troppe case senza gente

Mercoledì 18 è andato in scena un altro atto della campagna #ioccupo: abbiamo aperto le porte dello stabile di via solferino 42, di proprietà dell’istituto Cavazza, vuoto da lungo tempo. Diverrà una casa per più di venti persone tra famiglie e singoli le quali rappresentano solo una parte di coloro che negli ultimi due mesi si sono rivolte allo Sportello per il diritto all’abitare di ADL Cobas trovandosi a vivere una situazione di grave disagio abitativo. Persone caratterizzate da storie e provenienze molto diverse: alcune sono fuggite da paesi in cui non era più possibile vivere a causa delle guerre, altre sono arrivate cercando una vita migliore da quella che hanno lasciato nel loro paese d’origine, altre ancora una vita l’hanno costruita per anni ma a causa della crisi si sono ritrovate in mezzo ad una strada. Tutte esistenze che oltre a pagare i costi della crisi scontano sulla loro pelle i tagli al welfare e la malagestione delle risorse pubbliche.
Sappiamo che su questo stabile è stato fatto un bando di gara per dei lavori di ristrutturazione ma ciò che salta più all’occhio è che nel consiglio d’onore dell’organizzazione siedono, tra gli altri, Sindaco e Prefetto di Bologna. Questi soggetti sono i promotori del fantomatico “Protocollo d’intesa per le esigenze di protezione abitativa” spacciato qualche mese fa come la panacea per tutti i mali del problema casa a Bologna e che è invece miseramente fallito.
L’ammissione del fallimento del Protocollo da parte dello stesso assessore al welfare Amelia Frascaroli, che tanto lo aveva sponsorizzato, renderebbe la vicenda quasi grottesca se non riguardasse una vera e propria emergenza sociale che investe le vite di migliaia di persone.
D’altro canto questa vicenda rende palese come le sole dichiarazioni d’intenti non bastano a contrastare gli interessi della rendita ma sono invece necessari interventi radicali per invertire la rotta. In questo senso quello dell’occupazione si conferma come strumento legittimo e utile per risolvere il problema della casa in quanto pratica concretamente, tramite la riappropriazione e l’autorecupero, l’utilizzo a fini sociali di immobili sfitti ed abbandonati.
Riconoscendo l’importanza che le occupazioni hanno e continuando a praticarle come strumento di redistribuzione della ricchezza dal basso, riteniamo però che questa non possa rimanere una semplice soluzione “di rimessa” di fronte ai vuoti lasciati dalle politiche abitative e dai tagli al welfare più in generale. Per questo oggi vogliamo interrogare la politica, in primis quella rappresentata nel consiglio d’onore e d’amministrazione dell’Istituto Cavazza, dicendo che avere un tetto sotto cui vivere deve essere un diritto e non un optional, che se coloro che potevano mettere a disposizione stabili inutilizzati hanno preferito, per fini di rendita e speculazione, continuare a tenerli vuoti è giusto che questi immobili vengano requisiti e destinati a finalità sociali. Allo stesso tempo riteniamo che se le istituzioni non sono in grado di produrre soluzioni reali al problema, per la mancanza della volontà di intaccare gli interessi di qualche privato o per l’assenza del coraggio necessario per mettere in discussione la tenaglia del patto di stabilità, non c’è alcuna giustificazione plausibile al fatto che nella città di Bologna continuino ad essere eseguiti sfratti e sgomberi.
Siamo pronti a discutere con chiunque voglia rendersi un interlocutore disponibile a parlare di soluzioni concrete per tutte le persone che hanno deciso di occupare questo stabile per dare una risposta alla propria situazione di disagio abitativo. Vorremmo inoltre parlare del fatto che un protocollo d’intesa che sia realmente efficace deve mettere a tema la requisizione degli immobili sfitti e abbandonati di proprietà di enti pubblici, banche, fondazioni e grandi proprietari. Dovrebbe inoltre prevedere una moratoria immediata di sfratti e sgomberi e far sì che i diritti fondamentali, come utenze e residenza, siano garantiti anche a quelle centinaia di persone che a Bologna si trovano a vivere in casa occupata.
Ma intanto abbiamo deciso di fare tutto questo con un tetto sopra la testa, perché al caldo si tratta meglio!

C’è chi i diritti li promette…. Noi li pratichiamo!

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05.11 – Basta sgomberi: corteo per il diritto all’abitare!

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Dopo l’assemblea molto partecipata in via Centotrecento, abbiamo collettivamente lanciato il corteo per venerdì 5 dicembre, per dire #stopsfratti e #nopianocasa, per opporci agli sgomberi e praticare il diritto all’abitare, per affermare che la casa non è un regalo e occupare è giusto.

Il corteo si pone in piena continuità con la mobilitazione nazionale convocata per il #6D da Abitare nella crisi. Il concentramento è alle ore 18 in Piazza Verdi (dalle 17 comunicazione in via San Vitale con il quartiere che ha espresso solidarietà a Idra).
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11.11 – La risposta di Gianluca Muratori al tavolo di trattativa

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Come da accordi presi stamattina, in serata abbiamo telefonato al vice-presidente Giuseppe Intelisano, che aveva dichiarato la disponibilità a organizzare un incontro tra gli occupanti e il presidente di Unifica Holding Spa, proprietario dello stabile in viale Aldini 116.

Nella telefonata ci è stato comunicato che i vertici dell’ azienda si rifiutano di trattenere qualsiasi rapporto con noi, tanto meno di creare un tavolo di trattativa.

Da questo si deducono due cose : la prima è che queste persone dimostrano di non avere alcuna credibilità dicendo una cosa pubblicamente che negano subito dopo.

La seconda è che è ormai chiara la volontà di Gianluca Muratori (direttore di UNIFICA) di non sedersi ad un tavolo di trattativa e di conseguenza che le sue dichiarazioni fatte sui giornali i giorni seguenti all’occupazione siano state solo una mossa di marketing verso l’opinione pubblica, continuando a difendere gli interessi della rendita che rappresenta.

Non a caso Muratori è stato coinvolto nelle indagini relative al Cinzia-gate, per aver pagato dei biglietti aerei di una vacanza dell’ ex sindaco di Bologna, ma anche per corruzione e abuso edilizio in altre vicende legate ad appalti.

Questa vicenda dimostra come Muratori si trovi poco a suo agio a condurre trattative alla luce del sole con chi è portatore di esigenze e bisogni reali, mentre si trova molto a suo agio a tessere relazioni personali finalizzate ad interessi privati tra le cricche nei palazzi del potere.

“Chi credete davvero di essere voi? Che prendete cinquecento volte più di noi.”

Villa Adelante resiste.

11.11 – Blitz #ioccupo alla sede del gruppo UNIFICA

Praticare occupazioni per aprire la negoziazione sociale per il diritto all’abitare

 

Chi lascia palazzine vuote per pura speculazione immobiliare e volta le spalle ha chi non ha una casa è parte del problema.
E’ per questo che questa mattina è stata “invasa” dagli attivisti della campagna #ioccupo la sede del consorzio Unifica, in via della Cooperazione, di cui fa parte l’omonima holding proprietaria della villa di via Aldini 116, liberata con finalità abitativa lo scorso 24 ottobre .
Il presidente della holding, Gianluca Muratori, il giorno seguente all’occupazione ha dichiarato di essere disponibile ad aprire un tavolo di trattativa, pronunciandosi consapevole della situazione sempre più critica che l’ emergenza abitativa a Bologna (come nel resto delle città italiane) sta comportando.Posizione ritrattata solo pochi giorni dopo, dimostrandosi molto più refrattario alla possibilità di discutere del destino di uno stabile abbandonato, non utilizzato ma utile a trovare soluzioni abitative degne per chi, attraverso l’ occupazione della villa, ha manifestato una condizione di seria difficoltà abitativa.

Un tentativo di creare una divisione e una gerachia tra persone più o meno titolate (ovvero più disperate) a rivendicare il diritto ad avere un alloggio degno in cui vivere che è stata ovviamente rispedita al mittente: ritenendo inaccettabile che vengano compiuti dei passi indietro da parte di chi ha una responsabilità sociale per l’emergenza abitativa dilagante (responsabilità che ha assunto abbandonando spazi riqualificabili e abitabili), gli/le occupanti e gli/le attivisti/e della campagna #ioccupo  stamattina attraverso un blitz hanno cercato di entrare in contatto con il proprietario Muratori, chiedendo così risposte immediate e concrete sulle sue intenzioni e ribadendo la disponibilità, da parte loro, ad intavolare un dialogo.

In un primo tempo, nonostante i tentativi da parte degli impiegati di UNIFICA di contattare Muratori, il il presidente della holding non ha risposto alle chiamate e non ha fornito le risposte richieste. Solo in tarda mattinata, al suo posto si è presentato il vicepresidente della società, Giuseppe Intelisano, che dopo un confronto ha preso impegno per fissare un tavolo tra una delegazione del degli occupanti e degli inquilini e Gianluca Muratori. Presupposto di tale confronto, è stato sottolineato,è la garanzia che nessuno degli occupanti di villa Aldini si ritrovi per strada prima di una trattativa sull’edificio. Sarà in questa occasione che occupanti e delegati dello sportello ADL di via Orfeo si valuteranno le eventuali proposte della holding, col fine di raggiungere un accordo dignitoso e reale per gli occupanti di Villa Adelante.

Fino a quel momento (e anche oltre) l’occupazione di viale Aldini proseguirà, come nelle ultime due settimane, con i lavori di autorecupero e con il progressivo inserimento delle persone che tramite lo Sportello per il Diritto all’Abitare e la campagna #ioccupo stanno dando vita al percorso di riappropriazione e lotta per il diritto alla casa nella città di Bologna.
E’ questa la risposta più importante a chi minaccia sgomberi in nome della legalità e tenta in ogni modo di nascondere ciò che è sotto gli occhi di tutti ossia che il problema della casa investe ormai in modo trasversale una serie di soggetti sociali diversi ma accomunati dalla volontà di costruire percorsi comuni di difesa e (ri)conquista del diritto all’abitare. E’ tale composizione largamente eterogenea che in maniera sempre più diffusa (come le cronache degli utlimi mesi testimoniano) pratica le occupazioni come risposta diretta e concreta ad un bisogno fondamentale e, perché no, come strumento di negoziazione sociale per il diritto all’abitare.

06.11 – #ioccupo: sgomberato l’appartamento ACER di via Mascarella 98

Alla fine ACER e Comune passano dalle parole ai fatti. Nella mattinata di oggi, infatti, agenti della DIGOS hanno sgomberato l’appartemento di via Mascarella 98 occupato il 30 settembre scorso come prima azione della campagna #ioccupo.

Il monolocale, inserito nella lista dei 150 immobili messi in vendita da ACER a inizio settembre per “fare cassa”, era stato occupato per denunciare l’operazione di svendita del patrimonio pubblico e di conseguente contrazione dell’offerta d’edilizia residenziale pubblica (ERP).

L’appartamento di via Mascarella 98 era stato così trasformato in secondo “sportello per il diritto all’abitare” di ADL  – Associazione Diritti Lavoratori oltre a quello attivo in via Orfeo 46. Luoghi questi che oltre a fornire assistenza e consulenza sulle svariate problematiche in merito alla casa, si caratterizzano sempre più come punto dove le tante soggettività interessate dal disagio abitativo riescono a connettersi e trovare insieme una soluzione concreta e immediata alla loro condizione (come dimostra la recente occupazione in viale Aldini) a fronte della emorme carenza (se non totale assenza) di risposte adeguate da parte delle Istituzioni.

E’ per questo che circa un ora dopo lo sgombero di stamattina (arrivato con un certo ritardo rispetto alle tuonanti dichiarazioni dell’ass.re Malagoli…) gli attivisti della campagna #ioccupo hanno risposto occupando simbolicamente gli uffici al pubblico di ACER in p.zza della Resistenza per chiedere spiegazioni ai responsabili dell’ente per la casa.

Infatti, in un periodo come questo, l’incremento dei casi di sfratto per morosità incolpevole e, in generale, il farsi sempre più strutturale del disagio abitativo richiedono un intervento in direzione opposta a quella agita dalle istituzioni (dal Piano Casa di Lupi e Renzi fino alle centinaia di casa di proprietà comunale e degli enti residenziali). Rispetto alla ineluttabile necessità di seri investimenti per rilanciare l’ERP e decongestionare le graduatorie permettendo ai tantissimi singoli e nuclei familiari di avere finalmente una sistemazione abitativa dignitosa e adeguata, qual è il senso della politica di dismissione del patrimonio promossa da Comune e Acer? Qual è la finalità delle risorse che in questo modo vorrebbero essere raccimolate e soprattutto con che tempi verrebbero spesi?
In sintesi, ed è questa la questione che più interessa: una tale operazione si tradurrà in vantaggi concreti e in breve termine per i tanti/e che a Bologna soffrono una fragilità abitativa ormai dilagante o si tratta della ‘solita’ operazione di bilancio che poco o nulla risolverà (o, addirittura peggiorerà) l’emergenza abitativa?

A questi quesiti le risposte ricevute da parte dei responsabili ACER sono alquanto deludenti: sterile richiamo all’applicazione delle normative (le quali, evidentemente, sono quantomeno inadeguate se non del tutto controproducenti) e vacua criminalizzazione della pratica dell’occupazione.

A fronte di queste risposte, gli e le attiviste hanno invece posto il problema della responsabilità politica dell’inerzia circa il problema della casa a Bologna, dell’inefficaccia delle politiche abitative che di fatto favoriscono la speculazione immobiliare e non sono in grado di contrastare il fenomeno sociale della perdita della casa e hanno rivendicato ancora una volta come le (ormai tante) occupazioni in città siano una pratica legittima in grado di conquistare il diritto ad abitare con dignità e, perché no, di sopperire alle carenze (anche finanziarie) degli enti preposti attraverso l’autorecupero e la riqualificazione dal basso di tanti stabili pubblici abbandonati.
E per questo che la campagna #ioccupo prosegue per conquistare casa, reddito e dignità per tutt*!

#ioccupo                 #casaxtutti              #stopsfratti

DUE ANNI DI OCCUPAZIONE. DUE ANNI DI LOTTE. DUE ANNI DI PROGETTI.

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Ci siamo.

Siamo quasi arrivati a due anni di occupazione dell’ex caserma Masini da parte del collettivo Làbas.

Due anni in cui son state aperte, attraversate, queste mura, che prima erano state lasciate ai piccioni, ai topi e alle intemperie.

Due anni in cui ci siamo riappropriati di questo spazio, e con noi se ne sono riappropriati il quartiere, la città, ogni singolo musicista, produttore, artista, studente, bambino, mamma, papà, professore, anziano e tutti quelli che non si riconoscono in queste categorie, facendolo diventare piazza di scambio politico, sociale, umano.

Due anni in cui da queste mura sono uscite lotte, dalla campagna bologna is not for sale, all’ultima #ioccupo, da manifestazioni affianco ai fratelli migranti, manifestazioni contro i nuovi e vecchi fascismi, azioni per il diritto allo studio, il diritto alla città e all’abitare, contro il carovita, contro il F.I.Co..

Andando anche fuori dallo stivale, da Francoforte contro la BCE e arrivando fino alla Tunisia, passando per la Turchia ed ora a Kobane.

Due anni di progetti che son cresciuti o hanno intrecciato le mura di Làbas e si sono evoluti fino a uscirne e contaminare ciò che ci sta intorno, come Làbimbi, la Biopizzeria, Orteo, lo sportello per il diritto all’abitare, Campi aperti, i balli popolari……

I primi due anni sono andati.

E sono solo i primi due.

Vi invitiamo a riappropiarvene, a rivendicarli e a viverli insieme a noi

Vi invitiamo a raddoppiare con noi la gioia che questi anni ci ha portato questa esperienza, che è solo all’inizio.

Mercoledì 12 Novembre aspetta la mezzanotte con noi per quello che Làbas è stato e verso quello che sarà.

h 17.30 -> Dolci formine
laboratorio di cucina bio per bambini a cura di Làbimbi

h 19.30 -> Cena di autofinanziamento
a cura di ORTEO e la BIOPIZZERIA

dalle 19.00 live set with
-> Betta e Lore in “danze folk”
-> I suonatori della valle del Savena in “bàl stàcc”
-> DJ Farrapo feat. Tim Trevor Briscoe (ElectroSwing & GlobalBass)

inoltre per tutto il pomeriggio e la sera…….
Reading
Live Painting
Proiezioni, Mostre ed installazioni
Qualche cocktail e un po’ di freestyle
Giocoleria