#RIAPRIAMOLÀBAS – GRANDE MANIFESTAZIONE – 9.09.17 – BOLOGNA

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Hanno sgomberato Làbas dopo quasi cinque anni di attività al Quartiere Santo Stefano, nell’ex caserma Masini che abbiamo rigenerato dopo 20 anni di abbandono delle istituzioni.

Hanno sgomberato uno dei laboratori politici, sociali e culturali più importanti e partecipati a Bologna, in una città sempre più mediocre, senza idee e senza futuro.

Ma i nostri corpi, le nostre vite, le nostre passioni e i nostri sogni non si fermeranno con uno sgombero. Lo dimostrano i migliaia di messaggi, attestati ed iniziative di solidarietà giunti in poche ore da tutta Bologna, l’Italia e il Mondo.

Il motivo è semplice: quello che abbiamo fatto in questi cinque anni è andato ben al di là dei muri dell’ex caserma Masini, ed è diventato un orizzonte di possibilità per tutti.

Ora è tempo di dare una risposta forte e determinata a quello che è successo ieri.

È per questo che abbiamo deciso di lanciare due appuntamenti: il 30 agosto ci troveremo per un’assemblea pubblica aperta a tutte e tutti, mentre il 9 settembre ci rimetteremo in cammino in una grande manifestazione nella quale tutte e tutti insieme andremo, con gioia e determinazione, a riprenderci ciò che è nostro.

*Per adesioni ed informazioni scrivere a riapriamolabas@gmail.com.

Qui l’evento Facebook: https://www.facebook.com/events/1396308287155571/
#RIAPRIAMOLÀBAS

THE POWER OF ASSEMBLAGE TRE IPOTESI A PARTIRE E OLTRE IL G20 DI AMBURGO.

g20

Che il G20 di Amburgo sia stato un vertice storico non c’è dubbio. Tuttavia, non per i risultati del summit ufficiale: la ben assortita parata di mostri – da Erdogan a Trump, da Putin alla Merkel – si è conclusa senza alcuna decisione rilevante. Lo stato di emergenza permanente che connota la sfera della sovranità politica e la crisi come paradigma economico non ammettono l’elaborazione di prospettive di lungo periodo. Piuttosto, è stata la marea ribelle che ha animato Amburgo ad aver conquistato il diritto a manifestare ed esprimere un dissenso radicale: la passerella si è da subito trasformata in un campo di battaglia tra la moltitudine ammutinata e l’impressionante dispositivo securitario messo in campo.

La cronaca di queste intense giornate è nota. Come ogni evento, non è facile dire quale sia l’orizzonte di senso che a partire da esso si apra proprio per la densità delle vicende e per la potenza che queste hanno espresso. Il rischio è quello di ridurre tutto alla singolarità del momento o di imbrigliarlo in una logica predefinita. Il G20 di Amburgo non è stato né l’uno né l’altro. Sicuramente la specificità del contesto – la città di Amburgo e la vivacità della società tedesca degli ultimi anni – ha avuto un ruolo determinante. Nessuno però avrebbe potuto dire in partenza come sarebbe andata. Anzi, in generale aleggiava un certo scetticismo rispetto all’opportunità di mettere ancora in campo percorsi di mobilitazione in occasione di un grande summit internazionale. “Am Ende entscheidet die Strasse”, alla fine è la strada a decidere. Quali indicazioni generali possiamo dunque cogliere a partire dal G20 di Amburgo? Quali sono quegli elementi non contingenti ma trasversali? Cosa rimane come terreno di pratica politica da percorrere oltre il summit? Tre sono le ipotesi che avanziamo.

Prima ipotesi: la dimensione urbana della produzione di resistenze.

La specificità di Amburgo è ben nota, una città ricca di occupazioni, spazi sociali, progetti di solidarietà e cooperazione dal basso. La dimensione del consenso rispetto alle proteste anti G20 è stata fortemente palpabile. Ovunque si potevano leggere cartelli di sostegno ai manifestanti e di rifiuto del summit, frutto sia della particolarità della città che del lavoro politico preparatorio messo in campo dalle diverse realtà tedesche. Anche quando i residenti di Amburgo si sono dati da fare la domenica mattina per risistemare le strade dopo le proteste non lo hanno mai fatto in opposizione alle manifestazioni dei giorni precedenti, semmai in supporto. Eppure Amburgo non ha espresso semplicemente una specificità territoriale, piuttosto ha rivelato in pieno il carattere globale della città contemporanea: non un luogo chiuso ma uno spazio aperto, attraversato da flussi e dunque immediatamente connesso ad una rete di dinamiche extra-cittadine. La dimensione urbana si è dunque mostrata come luogo di incontro fra corpi, produzione di alleanze, sperimentazione di pratiche politiche. Non a caso la polizia tedesca ha cercato in tutti i modi di immobilizzare i flussi, perimetrare gli spazi, spezzare le connessioni tramite una para-militarizzazione dello spazio pubblico che ha sganciato nettamente l’uso della forza da qualsiasi legittimazione del diritto. Da qui ne è nata una lotta per i flussi dello spazio urbano: alle zone rosse e blu, che delimitavano l’accesso ai luoghi del summit e sancivano il divieto di manifestare e radunarsi, hanno risposto i blocchi metropolitani del venerdì, che invece hanno violato le prescrizioni; alla pervasività dell’apparato di sicurezza ha fatto da contraltare l’imprevedibilità delle pratiche di sciopero sociale; alla paura e al terrorismo mediatico, messi in campo ben prima del vertice, si è opposta l’euforia collettiva dei manifestanti. Laddove si voleva spezzare, isolare, dividere si è generata cooperazione, solidarietà mentre i cosiddetti “grandi” erano confinati nei loro palazzi di vetro, il vero corpo estraneo rispetto alla città. La dimensione urbana sembra dunque rivelarsi come punto ottimale di incontro, scambio e alleanza. Non è forse un caso che proprio nelle città negli ultimi anni si siano sviluppate tante esperienze di accoglienza dal basso, mutualismo, neomunicipalismo, così come tentativi di regolamentazione degli spazi pubblici (decreti, ordinanze, fogli di via, gentrificazione).

Seconda ipotesi: l’esistenza di un terzo spazio.

Quello che è successo ad Amburgo ci testimonia che non tutto è riducibile alla terribile dicotomica alternanza tra il business as usual di matrice neoliberale e una prospettiva multipolare e neoconservatrice tra stati autoritari. Di più, è l’irruzione di una anomalia selvaggia che turba i sogni di chi pensava di aver eliminato qualsiasi voce di dissenso e di aver ricondotto tutto all’interno dei parametri della governance e della stabilità. Piuttosto la politica del rifiuto si è condensata in una moltitudine ammutinata che ha espresso tutta la sua potenza collettiva nella creatività del conflitto. Ognuno con i suoi metodi e sensibilità, nessuno in contrapposizione con l’altro. Si apre così un terzo spazio: non un soggetto, né un’identità o una forma organizzativa, bensì una superficie aperta di relazione che può essere attraversata da tutti (tanto dal precariato cognitivo quanto dal lumpenproletariat metropolitano) e che non appartiene a nessuno. Questo spazio di relazione e produzione di alleanze in continua mutazione si è dato attorno ad una serie di temi che negli ultimi anni sono stati centrali. Prima di tutto l’anti-capitalismo inteso come contrapposizione alle logiche del profitto e della competizione individualizzante, laddove invece si praticano esperienze di auto-organizzazione e mutualismo. L’aspirazione a un mondo senza confini, che si oppone al ritorno della dimensione nazionale del potere in nome di una solidarietà senza se e senza ma. Il rifiuto netto di un paradigma securitario tramite l’uso collettivo della forza: il riot metropolitano è stata la risposta dal basso allo stato d’eccezione proclamato dall’alto.

Terza ipotesi: queering politics.

Se esiste dunque un terzo spazio creatosi attorno ad istanze di emancipazione (dallo sfruttamento, dai confini, dalle ansie securitarie), occorre interrogarsi sul rapporto fra composizione sociale e organizzazione politica. Su questo occorre essere chiari: la partecipazione alle giornate di Amburgo ha ecceduto e sovrastato la capacità e la direzione delle realtà strutturate. Allo stesso tempo questo sancisce la fine della politica come organizzazione e il trionfo dello spontaneismo? No. Piuttosto cambia quello che è il ruolo delle soggettività politiche. Senza lo sforzo organizzativo per garantire il campeggio, i lavori del contro-summit, i blocchi del venerdì, la grande manifestazione di sabato, le cose sarebbero andate diversamente. Senza questi appuntamenti non si sarebbero create quelle condizioni di incontro all’interno delle quali si è potuta costruire un’alleanza dei corpi. Costruire spazi e occasioni di incontro non vuol dire determinarne l’esito, la processualità resta aperta. Femminilizzare la politica vuol dire quindi oltrepassare le identità predefinite, aprirsi all’altro, ricostituirsi all’interno di un fare in comune. Le assemblee – intese non come liturgia di “movimento” ma come momenti di incontro e cooperazione, nelle aule così come nelle strade – diventano dunque luogo di produzione soggettiva. Ogni traduzione è contingente: piuttosto che coagularsi attorno ad ipotesi complessive, la potenza moltitudinaria risulta di volta in volta attivabile in forme diverse e con obiettivi e composizioni differenti. La politica si fa queer. Non a caso in testa al corteo di sabato c’erano le realtà curde; il confederalismo democratico non ci invita forse a fare dell’orizzontalità e della partecipazione al di là dell’identità le basi di un modo diverso di stare insieme?

La centralità della dimensione urbana, l’esistenza di uno spazio sociale da attraversare senza pretendere di appropriarsene, l’esigenza di trasformare la politica in una processualità aperta e non identitaria. Se queste sono le ipotesi di pratica politica che possiamo ricavare dalle giornate di Amburgo, allora molte sono le sfide che si aprono davanti a noi. Riconoscere il carattere cittadino di molte delle forme di resistenza e alternativa contemporanea non vuol dire rinchiudersi nel localismo. L’esigenza di costruire connessioni, flussi e diverse geografie diventa quanto mai impellente. Come costruire dei network senza perdere la dimensione materiale che rende gli spazi urbani luoghi di incontro e soggettivazione? L’esistenza di un terzo spazio non equivale ad una sua immediata traduzione in forme politiche. Se la rappresentanza come forma di equivalenza fra soggetti ed organizzazione è morta a tutti i livelli (partitico, sindacale, di movimento), come costruire nuove forme di partecipazione in cui poter esprimere tutta la potenza sociale che ad Amburgo abbiamo visto assumere la forma del conflitto ma che altrove ha le sembianze del mutualismo, dell’organizzazione dal basso, della cooperazione? Infine, come ripensare le stesse soggettività politiche all’interno di diverse processualità? Attorno a quali nodi poter agire per creare le condizioni di nuove alleanze, per l’assemblaggio di nuovi corpi collettivi? Tutte domande rispetto alle quali Amburgo non fornisce risposte ma apre campi di sperimentazione politica. Non serve a nulla guardare indietro ma occorre coraggio per lanciarsi in avanti. In ogni caso, alla fine saranno le strade a decidere.

APPELLO ALLA PARTECIPAZIONE ALLA MARCIA DEL 27 MAGGIO PER UNA BOLOGNA ACCOGLIENTE E SOLIDALE

bologna accoglie

Pubblichiamo l’appello “Bologna Accoglie – No One Is Illegal” verso la marcia della Bologna accogliente e solidale contro muri e razzismo del prossimo 27 maggio.

Perché una marcia della Bologna che accoglie? Perché è necessario scendere in piazza in questo momento?

Perché crediamo vada data una risposta:

  • Una risposta al crescente razzismo ed alla retorica della paura;
  • Una risposta all’escalation delle politiche discriminatorie e securitarie in tutta Europa che, in nome della “sicurezza nazionale”, cancellano i diritti e la dignità di milioni di persone in fuga da fame, guerre, povertà, assenza di prospettive, persecuzioni. Una risposta a chi vuole un’Europa fatta di nuovi muri e filo spinato, di carceri speciali e hotspot per migranti da respingere e sfruttare;
  • Una risposta a quel vento freddo xenofobo che, in Italia come in Europa, prende la forma delle campagne elettorali permanenti fatte sulla pelle dei migranti, dei poveri, degli ultimi, al solo fine di conquistare qualche voto in più;
  • Una risposta al pericoloso scivolamento a destra delle politiche e del dibattito anche nel nostro paese: una risposta agli infami attacchi di cui è oggetto chi salva le vite in mare per scongiurare nuovi morti nel Mediterraneo;
  • Una risposta alle nuove ipocrisie del Governo Gentiloni sul tema immigrazione: una risposta alle leggi Minniti-Orlando – che comporteranno lo svuotamento del diritto di asilo e quindi la riduzione delle speranze di costruirsi un futuro migliore per chi arriva in Italia, il potenziamento dei CIE e quindi delle espulsioni – , una risposta ai rastrellamenti su base etnica visti negli ultimi giorni a Milano e a Roma.

Crediamo che non si possa restare indifferenti di fronte a quello che sta succedendo, crediamo che sia necessario scendere in piazza per andare oltre all’indignazione, per dire insieme che abbiamo scelto da che parte stare: contro i confini, la retorica della sicurezza, il razzismo di Stato, le politiche europee e nazionali che alimentano sentimenti di odio e costruiscono un impianto normativo che divide, criminalizza ed esclude le differenze; per la libertà di movimento per tutte e tutti, perché nessun essere umano possa essere considerato “illegale”; per una cittadinanza transnazionale che accolga tutti, unendo le piazze statunitensi contro il razzismo alle strade di Barcellona, i migranti che superano le frontiere ai percorsi di accoglienza, di solidarietà e di lotta per i diritti.

Le 160.000 persone scese in piazza a Barcellona al grido “vogliamo accogliere” hanno dimostrato la forza dei tanti e delle tante che rifiutano un’Europa chiusa in se stessa, che si sottraggono alla trappola dei nazionalismi razzisti e che reclamano un’Europa di città aperte, accoglienti e solidali.

Oggi più che mai occorre ricordare di restare umani, per non accettare misure, come quelle dell’ultimo decreto Minniti-Orlando, che discriminano ed escludono chi più si trova in difficoltà, considerandolo elemento di “degrado” di cui liberarsi.

Pensiamo che sia il tempo che Bologna, non solo per la sua storia, ma anche per il presente di impegno quotidiano di migliaia di cittadini, associazioni, reti di migranti, centri sociali, scuole di italiano, cooperative etiche, parrocchie, centri interculturali, dimostri con una grande marcia di essere dalla parte dei diritti e della solidarietà, indisponibile al ricatto della paura.

Invitiamo tutte e tutti coloro che condividono questo appello, ad essere sabato 27 maggio dalle ore 14:30 in Piazza XX Settembre, per una marcia della Bologna accogliente, aperta e solidale, contro muri e razzismo.

#BolognaAccoglie #NoOneIsIllegal

Evento FB: MARCIA DELLA BOLOGNA ACCOGLIENTE E SOLIDALE. CONTRO MURI E RAZZISMO

Per aderire: bolognaaccoglie.nooneisillegal@gmail.com

PRIMI FIRMATARI (in ordine alfabetico):

Accoglienza Degna, ADL-Cobas Emilia-Romagna, ALAB (Assemblea delle Lavoratrici e dei Lavoratori dell’Accoglienza di Bologna), Arte Migrante, Associazione Asahi, Associazione Polisportiva Dilettantistica Hic Sunt Leones, Associazione Prendiparte, Coalizione Civica per Bologna, Coordinamento Eritrea Democratica, Educatori Uniti contro i Tagli, Josephine Bakhita Emilia-Romagna Brothers and Sisters, Làbas, Libera Università Bologna, Link Bologna, Mondiali Antirazzisti, Next Generation Italy, Piazza Grande, Refugees Welcome, RitmoLento, Tpo, Vag 61 – spazio libero autogestito, YaBasta! Bologna.

Action Camp against G7 in Bologna

action camp

ITA – ENG

*Làbas sarà il luogo dell’Action Camp contro il G7 sull’ambiente che si terrà a Bologna*

Per due notti e tre giorni gli attivisti e le attiviste che da ogni parte d’Europa e del mondo vorranno partecipare alle mobilitazioni potranno campeggiare nell’ex caserma Masini.

* Làbas will be the place of the Action Camp against the G7 Environment Ministers Meeting in Bologna.

For two nights and three days, activists who from all over Europe and the world will want to participate in the mobilization will be able to camp in Làbas

▼ Qui di seguito il contributo di Làbas e Tpo

CHANGE THE SYSTEM,
NOT THE ENVIRONMENT!

Action Camp against Bologna G7
2017 June 09- 10-11

I prossimi 11 e 12 di giugno Bologna ospiterà il G7 sull’ambiente. I potenti della terra si riuniranno in qualche spazio perimetrato della città per discutere di temi centrali come il cambiamento climatico, le emissioni inquinanti, la tutela dei territori, l’agricoltura e l’alimentazione, il modello di sviluppo. Si tratta di questioni che riguardano la vita di miliardi di persone e che non possono essere delegate nelle mani di pochi. In questi mesi, infatti, l’Italia ospiterà una serie di Summit, mentre Amburgo a luglio ospiterà il G20. L’appuntamento bolognese sarà l’ultimo prima del summit tedesco.
A differenza degli anni passati, profondi sono i cambiamenti che hanno mutato il panorama internazionale e che rendono questi incontri particolarmente importanti. Il sogno di un mercato unico globale a trazione americana ha lasciato il posto ad un risiko di aree di influenza in concorrenza fra di loro. Accanto alla competizione economica si riaffaccia prepotentemente il fantasma della guerra. In questo contesto l’Europa costituisce lo spazio di intersezione di una serie di crisi che coinvolgono tanto il modello di sviluppo quanto le frontiere della cittadinanza. La promessa neo-liberale di una crescita infinita coniugata ad un benessere diffuso si è frantumata davanti alla dura realtà della stagnazione economica e delle politiche di tagli sociali e filo spinato. Ovunque sono spuntate pulsioni sovraniste che sembrano promettere una via d’uscita dall’incertezza tramite la ridefinizione di perimetri nazionali. Nulla di più illusorio. Il nazionalismo e il protezionismo si presentano come nuove armi per rinforzare una competizione internazionale sempre più aggressiva. Di fronte a questo quadro di profonda e strutturale incertezza, i summit mondiali dei prossimi mesi si pongono l’obiettivo di trovare una gestione flessibile del disordine globale.
Le politiche ambientali saranno certamente uno dei punti più discussi. In questi anni è divenuto sempre più chiaro come attorno ai temi ambientali si giochi una partita più ampia sul tipo di società che immaginiamo. Non a caso il meeting di Bologna avrà per oggetto l’agenda di Parigi sui cambiamenti climatici e l’Agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile ed è noto come rispetto all’accordo di Parigi sulla riduzione delle emissioni nocive l’America di Trump stia già facendo un passo indietro. La Shock Economy così come il Green Capitalism sono diversi modi in cui negli ultimi anni il capitalismo ha provato a fare dei territori, delle risorse naturali e della vita umana delle risorse da mettere a valore. È così che mentre si parlava di lotta alla povertà le disuguaglianze sono cresciute, mentre si discuteva di affrontare il problema della fame nel mondo veniva svenduta la sovranità alimentare dei popoli, alle politiche energetiche facevano da contraltare guerre per il petrolio, alla tutela dell’ambiente il cambiamento climatico e l’inquinamento di terre e mari.
Bologna ospiterà dunque un G7 i cui temi non possono essere delegati agli interessi di pochi potenti. Il summit non può ridursi ad uno spot pubblicitario per le politiche di agro-business che si prefiggono di cambiare il volto della città nei prossimi anni. Alle porte di Bologna sta nascendo la famosa Disneyland del cibo di F.I.CO. – ennesima grande speculazione immobiliare sulle spalle del territorio – e nel 2019 si svolgerà l’International Horticultural Exposition. Proprio il nodo dell’alimentazione, che interseca la qualità della vita con la crescente disparità di risorse tra ricchi e poveri, va affrontato nei termini di politiche sociali e non di affare privato.
Numerose sono le lotte che negli ultimi anni hanno rifiutato lo sfruttamento dei territori proponendo, allo stesso tempo, un diverso modello di sviluppo basato sulla cooperazione e i beni comuni – dalle lotte dei Sioux in Nord Dakota a quelle contro le miniere di carbone in Germania, la battaglia referendaria e sui territori contro l’istallazione di decine di Trivelle nel mar adriatico, la lotta contro il gasdotto TAP e l’espianto degli ulivi. Il G7 di Bologna diventa quindi l’occasione per praticare un momento di convergenza fra tutte quelle realtà locali e internazionali che lottano per fare dell’ambiente la nostra casa comune e non una risorsa da svendere. Le giornate di giugno possono diventare un passaggio all’interno di un percorso globale di opposizione a questo nuovo (dis)ordine mondiale che si auto-rappresenterà ad Amburgo. Per questo lanciamo un action camp presso Làbas occupato per il 9-10-11 di giugno e invitiamo a partecipare all’assemblea che si terrà a Bologna il 23 aprile per costruire tutti insieme una mobilitazione dal basso. Sarà l’occasione per unire le nostre forze, confrontare esperienze e prospettive, praticare l’alternativa. È tempo di agire, rimettiamoci in cammino.

Action Camp against Bologna G7
2017 June 09-10-11

The next 11 and 12 June Bologna will host the G7 Environment Ministers Meeting. The Earth’s powerful will gather in some restricted space of the city to discuss central issues such as climate change, air pollutiuon, land protection, agriculture and nutrition, the model of development. These are issues that concern the lives of billions of people and can not be delegated to the hands of a few. In these months, Italy will host a series of summits, while Hamburg will host the G20 in July. The Bologna event will be the last one before the German summit.
Unlike the past few years, radical changes have transformed the international scenario and make these meetings particularly important. The dream of a US-lead global single market has left space to a rush of areas of influence competing between them. Alongside the economic competition, the ghost of war overwhelmingly reappears. In this context, Europe is the intersection of a series of crises that involve both the development model and the frontiers of citizenship. The neo-liberal promise of infinite growth conjugated to widespread well-being has crushed in the face of the harsh reality of economic stagnation and social cuts and barbed wire policies. Wherever sovereign impulses emerge, they seem to promise a way out of uncertainty through the redefinition of national perimeters. Nothing more illusory. Nationalism and protectionism are emerging as new weapons to reinforce an increasingly aggressive international competition. In front of this framework of deep and structural uncertainty, the global summits of the coming months are set to find a flexible management of global disorder.
Environmental policies will certainly be one of the most discussed issues. Over the years, it has become increasingly clear how on environmental issues a wider game is played on the type of society we imagine. Not accidentally, the Bologna meeting will be about the Paris Agenda on climate change and 2030 Agenda on sustainable development, and it is known that Trump America is already making a step back on the Paris agreement on the reduction of harmful emissions. Shock Economy as well as Green Capitalism are several ways in which past few years capitalism has tried to make lands, natural resources and human lives worthwhile. So, when they spoke about combating poverty, inequalities grew; while they discussed about addressing world hunger problem, peoples’ food sovereignty has been undersold; the wars for oil were the counterpart of energy policies, climate change and pollution of land and seas as the counterparts of protection of the environment
Bologna will host a G7 whose topics cannot be delegated to the interests of few powerful. The summit cannot be reduced to a commercial for agri-business policies that aim to change the face of the city over the next few years. At the gates of Bologna, F.I.CO. – the so-called Disneyland of food – is being born (another real estate great speculation on the shoulders of the territory) and in 2019 the International Horticultural Exposition will take place. The crux of nutrition, which intersects the quality of life with the growing disparity of resources between rich and poor, must be addressed in terms of social policies and not of private affairs.
Numerous struggles in recent years have refused lands’ ecploitation while at the same time proposing a different model of development based on cooperation and commons – from the Sioux fights in North Dakota to those against coal mines in Germany, including referendum battle and local resitences against the installation of dozens of drills in the Adriatic Sea, the fight against the TAP pipeline and the olive trees removal. Bologna G7 thus becomes an opportunity to practice a moment of convergence between all those local and international organizations that strive to make environment our common home and not a resource to be sold. The June days can become a step in a global opposition to this new world (dis)order that will be self-represented in Hamburg. That is why we are launching an action camp at Làbas on June 9, 10 and 11, and we invite you to attend the assembly that will be held in Bologna on 23 April to build a mobilization from below. It will be an opportunity to unite our strengths, to share experiences and prospects, to practice the alternative. It’s time to act, let’s get on the road.

Làbas è in via Orfeo, 46 – Bologna – Pianeta Terra
Quartiere Santo Stefano Antifascista

Bologna accoglie – No one is illegal: marcia per l’accoglienza

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MARCIA DELLA BOLOGNA ACCOGLIENTE E SOLIDALE. CONTRO MURI E RAZZISMO. https://www.facebook.com/events/1908528812749146/

27 MAGGIO 2017 ORE 14:30 PIAZZA XX SETTEMBRE

Il 4 maggio scorso circa 200 persone hanno animato l’assemblea pubblica al Tpo per una marcia dell’accoglienza.
Tanti interventi, tante esperienze associative, collettive, personali, tante proposte da costruire, tanti temi su cui ragionare insieme. Tutti convinti della necessità di aprire un percorso di mobilitazione ampio per costruire una grande marcia per l’accoglienza il prossimo 27 maggio a Bologna.

Durante l’assemblea del 4 maggio abbiamo ospitato un intervento diNessuna Persona è Illegale, la piattaforma antirazzista milanese per la costruzione di uno spezzone sociale nella manifestazione del 20 maggio, che l’assemblea ha condiviso nella sua iniziativa autonoma rispetto all’appello ufficiale fatto dall’amministrazione comunale di Milano.
—> https://m.facebook.com/notes/nessuna-persona-è-illegale/nessuna-persona-è-illegale/374723619589048/
Il sindaco Sala infatti si paragona alla sindaca spagnola Ada Colau, ma la giunta milanese proclama accoglienza senza praticarla nei fatti, come invece si fa a Barcellona attraverso la cooperazione con le realtà sociali, le scelte politiche concrete per rifugiati e migranti, la condivisione di percorsi solidali e di lotta radicati nella società, l’opposizione alle politiche europee securitarie e xenofobe, la disobbedienza alle leggi che escludono e restringono dissenso e libertà, come ci hanno raccontato i compagni diBarcelona en Comú in collegamento web con l’assemblea bolognese, invitandoci anche a partecipare all’evento “Fearless Cities” dal 9 all’11 giugno a Barcellona.
—> http://fearlesscities.com/

Negli ultimi giorni tra Milano e Roma abbiamo assistito a episodi gravissimi di razzismo di Stato: i rastrellamenti etnici in stazione centrale a Milano e la morte di Nian Maguette durante un blitz della polizia municipale di Roma Capitale non possono lasciarci semplicemente indignati.
Bisogna agire e opporsi fermamente alle misure politiche che stanno colpendo i migranti e le fasce più povere della società, che alimentano sentimenti di odio, che costruiscono un impianto normativo che cancella diritti e divide cittadini in serie in base a reddito e colore della pelle, che criminalizzano chi non è compatibile con il “decoro urbano” imposto dall’alto dei ministeri, delle questure e dei palazzi delle amministrazioni. Non vogliamo vedere ripetere queste immagini, né a Bologna né altrove.

Mentre le persone in fuga da guerre, fame, povertà e crisi ambientali crescono di giorno in giorno, assistiamo ad una crescita esponenziale di politiche della paura in tutta Europa: in nome della “sicurezza nazionale” i diritti umani di milioni di persone in fuga vengono quotidianamente violati. Vediamo quindi nuovi muri e fili spinati alle frontiere, carceri speciali per migranti come quelli ungheresi, migliaia di persone intrappolate in campi di fortuna in Serbia, Macedonia e Grecia, accordi bilaterali con paesi poco sicuri e poco democratici come la Turchia di Erdogan, l’Afghanistan o il Sudan. Contemporaneamente, mentre il numero di morti nel Mar Mediterraneo cresce quotidianamente, invece di interrogarsi sul come realizzare canali di arrivo sicuri, politici e giornali si lanciano in un attacco senza precedenti alle ONG “colpevoli” di salvare le vite in mare. L’Italia non è immune a tutto questo: il decreto Minniti-Orlando, da poco passato in parlamento, prevede misure che comporteranno una forte riduzione delle speranze di costruirsi un futuro migliore per moltissimi richiedenti asilo in Italia. L’abolizione del secondo grado e lo svilimento del primo grado di giudizio in caso di esito negativo in commissione ed il forte potenziamento dei centri di identificazione ed espulsione (prima CIE ora CPR – veri e propri lager per persone colpevoli solo di non avere documenti in regola) va nella direzione della negazione dei diritti, così come gli accordi del governo italiano con la guardia costiera libica e con i clan che controllano il deserto libico va nella direzione di aumentare i morti in mare e le terribili violenze che i migranti subiscono durante la loro permanenza in Libia.

Tutte queste misure, sia a livello europeo che nazionale, vengono giustificate con il crescente bisogno di sicurezza e la presunta ostilità dell’opinione pubblica verso i migranti. Noi crediamo invece che, come ci hanno dimostrato le 160.000 persone che hanno manifestato a Barcellona, ci siano nelle città europee moltissime persone che vogliono un’Europa che non si chiuda in se stessa, che non sia accondiscendente con il mostro del razzismo e del nazionalismo che le bolle in pancia; per un’Europa fatta di città aperte, accoglienti e solidali.

Crediamo sia necessario agire concretamente a partire da Bologna con una grande marcia il 27 maggio prossimo.
Per scegliere di schierarsi: contro i muri, i confini, la retorica della paura, il razzismo; dalla parte dei diritti, della libertà di movimento per tutte/i; per una cittadinanza transnazionale accogliente, dalle piazze statunitensi contro il MuslimBan alle strade di Barcellona, dai migranti che superano le frontiere ai percorsi autorganizzati di accoglienza e di lotta.

LA NAVE DEI FOLLI

Riflessioni a partire dalla mobilitazione permanente contro il pacchetto Minniti e le nuove frontiere europee

Francesca Bonassi – Accoglienza Degna

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Stamattina ascoltando Murubutu e guardando le copertine dei suoi album, mi è tornata alla mente quella di uno dei libri che avevo letto per la tesina alle superiori: Storia della follia in età classica di Foucault, edizione Bur.

Foucault nel libro parla della Nave dei folli, concetto appartenente alla tradizione occidentale, nonché titolo di un quadro di Bosch.

La Nave dei folli è simbolo degli emarginati, degli esclusi, dei reietti della società: un tempo i lebbrosi, poi i pazzi, oggi, mi è venuto spontaneo il paragone, vuoi anche perché si tratta di una nave, i migranti. E non solo.

Immediato è stato pure il pensiero al Pacchetto Minniti, al decreto legge numero 14 del 2017.

 

Un quadro risalente al 1494 circa rappresenta una situazione estremamente attuale: chi era considerato essere il Male, potremmo dire indecoroso utilizzando un termine dei nostri giorni, veniva allontanato dalla comunità e costretto a vagare sulla Stultifera navis, rimbalzato da un luogo all’altro perché non accettato. E, vorrei far notare, potrei benissimo utilizzare un presente nella frase precedente, senza risultare anacronistica. I folli erano considerati coloro che fuoriuscivano dall’ordine della comunità, della città, che per un aspetto o per l’altro non erano considerati “normali”. E la soluzione adottata nel Medioevo era quella di allontanarli, di segregarli. Nel Medioevo appunto. Sono passati cinque secoli oramai e a livello di strategie politiche siamo sempre fermi nel passato: se qualcuno non risulta conforme ai canoni del decoro e della sicurezza (chissà cosa sono poi questi criteri) lo si deve allontanare, reprimere. Le soluzioni che vengono quotidianamente adottate nei confronti di migranti, clochard, senza tetto, piccoli criminali sono volte a buttare sotto al tappeto quello che è considerato lo sporco della nostra società: quel che conta infatti non è trovare canali legali per arrivare in Italia e in Europa, non è garantire tetti e servizi, percorsi per una concreta integrazione all’interno della società, quanto piuttosto sottrarre agli occhi della gente il degrado, ghettizzandolo, rimandandolo al Paese di origine, in modo tale da mantenere ben pulita la nostra città vetrina. Perché un senza tetto che dorme per strada non è decoroso. I migranti non sono decorosi. I poveri in generale non sono decorosi.

O non sono sicuri, come dir si voglia, dato che un decreto legge attualmente in vigore assimila questi due concetti. Io spesso me lo sono domandata: si tratta di un problema di conoscenza dell’italiano o seriamente si crede che sicurezza urbana sia sinonimo di decoro? Che la sicurezza urbana sia garantita dal decoro? Purtroppo, dato il contenuto del decreto, la risposta da darsi è la seconda, e la conseguenza è che ci si trovi ad aver a che fare con un legislatore estremamente ipocrita e incapace: ipocrita perché i problemi non si risolvono spostandoli e concentrandoli lontano dagli occhi; incapace perché manca la volontà politica, necessaria invece per affrontare seriamente la questione.

Non sono i poveri quelli da combattere, ma la povertà. Non sono i migranti i soggetti contro cui lottare, ma sono le guerre, la fame, le discriminazioni e la violenza.

 

E considerando anche il d.l. n. 13/2017 mi vien da pensare che non è privando i migranti di diritti che si offre loro aiuto: non è abolendo il secondo grado di giudizio, svuotando di senso il primo, obbligandoli a lavori socialmente utili come fossero colpevoli di un qualche reato che si garantisce loro il diritto di richiesta d’asilo.

Non è con gli accordi bilaterali che si fermano i flussi migratori o, mi è ancora oscuro questo passaggio logico, si combatte il traffico di esseri umani: i fenomeni migratori non possono essere fermati, al massimo regolati. La vera soluzione sarebbe la creazione di canali umanitari che, oltre a diminuire il numero di morti in mare, consisterebbe in una reale controffensiva ai trafficanti. I veri folli sono gli uomini che credono di poter fermare i fenomeni umani, naturali.  Di estrema attualità è uno scritto di Eco di esattamente vent’anni fa:

“[…] È ormai possibile distinguere immigrazione da migrazione quando il pianeta intero sta diventando il territorio di spostamenti incrociati? Credo sia possibile: come ho detto, le immigrazioni sono controllabili politicamente le migrazioni no; sono come i fenomeni naturali. Sino a che vi è immigrazione i popoli possono sperare di tenere gli immigrati in un ghetto, affinché non si mescolino con i nativi. Quando c’è migrazione non ci sono più i ghetti e il meticciato è incontrollabile. I fenomeni che l’Europa cerca ancora di affrontare come casi di immigrazione sono i casi di migrazione. Il Terzo mondo sta bussando alle porte dell’Europa, e vi entra anche se l’Europa non è d’accordo. Il problema non è più di decidere (come i politici fanno finta di credere) se si ammetteranno a Parigi studentesse con il chador o quante moschee si debbano erigere a Roma. Il problema è che nel prossimo millennio (e siccome non sono un profeta non so specificare la data) l’Europa sarà continente multirazziale, o se preferite, “colorato”.

Se vi piace, sarà così, e se non vi piace sarà così lo stesso.” (Cinque scritti morali, 1997)

 

Siamo giunti oggi all’assurdo per il quale coloro che si attivano tentando di dare una mano ai migranti nello spostarsi da uno Stato all’altro o all’interno di un territorio statale, in quella che è, in altre parole, la semplice affermazione da parte del migrante della libertà di movimento e del diritto ad autodeterminarsi, vengono puniti per traffico di esseri umani e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Per il cosiddetto reato di solidarietà. Ma può davvero la solidarietà essere repressa? Può un atto di natura umanitaria essere considerato illegale?

Ripercussioni assurde le abbiamo potute poi vedere anche nella manifestazione a Roma di sabato 25 marzo: attivisti scesi in piazza per manifestare il proprio dissenso all’Europa dei muri e dei confini sono stati fermati, trattenuti in caserma e lasciati poi andare con corredo di fogli di via, per far vedere in che bell’Italia sicura viviamo, dove il dissenso viene criminalizzato e il diritto a manifestare represso per motivi di sicurezza.

 

Ci troviamo di fronte a una politica che anziché garantire diritti, percorsi che tengano conto della situazione concreta della persona, creare canali legali per l’arrivo in Europa in modo tale da combattere anche il traffico di esseri umani, sostenere le forme di solidarietà dal basso, siano esse aiuto ai migranti  o occupazioni di immobili inutilizzati a scopo abitativo (ma anche aggregativo, culturale, politico, sociale), anziché porre l’attenzione su tutto ciò la politica si mobilita per svuotare di significato i diritti, per dar vita all’interno delle strutture di accoglienza o a bassa soglia a percorsi con scadenze, termini e modalità che non tengono conto del caso concreto, ma che sono posti come aprioristici e assoluti, una politica che non solo non è in grado, o non vuole, affrontare con serietà e i dovuti mezzi la questione migratoria, ma finanzia regimi dittatoriali, ci stringe accordi che poi vengono utilizzati per tenere le mani dell’Europa legate appena questa prova ad alzare la testa, e si oppone, mettendole a tacere, le varie forme di solidarietà.

A ben vedere, chi è il folle?

SMONTARE L’IMMAGINARIO GREEN Verso Genuino Clandestino – 21, 22 23 aprile @ Làbas

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In un contesto nazionale in cui la crescita dei consumi di cibo biologico dura ininterrottamente da oltre un decennio (tanto che nel 2016 in Italia il consumo stimato di prodotti biologici ammonta a circa 2,5 miliardi di euro) sentiamo la necessita di porre alcune domande.
Domande che hanno tante facce. Da un lato vogliono smontare un immaginario “green” di cibo buono, pulito e giusto, quando proprio la produzione e la distribuzione del cibo vengono usate come strumenti di accumulazione; dall’altro lato queste domande vogliono guardare alle nostre pratiche, quelle che quotidianamente mettiamo in campo, o sul piatto, per marcare l’opposizione a un sistema agroalimentare che si fonda sullo sfruttamento della terra e delle persone.
Parliamo di accessibilità: nel 2016 i giornali ci raccontano di un’impennata sotto le Due Torri dei costi di alberghi e ristoranti. In una città che da tre anni vive una sorta di paralisi dei prezzi, a causa della crisi, fanno eccezione il mondo del “Food” e le strutture ricettive, che rispetto all’anno scorso hanno registrato un rincaro nei listini del 6%. Allo stesso tempo, e nelle stesse strade,l’impoverimento diffuso, l’aumento del costo della vita e l’erosione del sostegno sociale fanno sì che migliaia di persone in città non abbiano le risorse materiali sufficienti per accedere a un cibo di qualità, mentre invece i sistemi di produzione e distribuzione su larga scala sono in grado di mantenere prezzi bassi e accessibili alla maggior parte della popolazione, abbattendo però il costo del lavoro e rinunciando alla qualità del prodotto. Parliamo quindi di un sistema agroalimentare che produce cibo di lusso per pochi e cibo spazzatura per tutte/i le/gli altre/i, studenti,lavoratrici/lavoratori, pensionate/i, precari(e), disoccupate/i, cioè le/gli escluse/i da un nuovo modello di cibo bio d’eccellenza. Non solo, ma esclusi anche dall’idea di città che questo modello vuole imporre.
Capita infatti che il cibo, soprattutto nella “Bologna City of Food”,diventi un fattore decisivo nel disegno della città che verrà. Dentro a questo disegno troviamo il progetto F.I.Co., Fabbrica Italiana Contadina, un parco giochi del cibo e della sua catena di produzione, fratello minore di Expo 2015 e nuovo maxi progetto di Eataly, che verrà realizzato al Caab per mettere in vetrina una realtà agricola prodotta a misura di museo. Già sappiamo come grandi eventi e grandi opere trasformano, devastano e impoveriscono i territori e chi li abita: la costruzione di F.I.Co. prevede la cementificazione dell’aera adiacente per un’estensione di 85.000 metri quadri, la costruzione di servizi ed esercizi, l’aumento degli affitti e la conseguente trasformazione della composizione sociale della zona.
Si tratta di un progetto quindi che vuole fare un’esibizione di una dimensione contadina che nulla ha a che vedere con l’autodeterminazione alimentare, con l’agricoltura contadina biologica vera, con la dignità del lavoro e con la costruzione di comunità territoriali libere di decidere autonomamente che cosa è legittimo e cosa no.
Ecco così la nostra necessità di esprimere la totale estraneità ed avversione rispetto a un modello di città che non è più alla portata di chi la vive, ma di chi la consuma, la mangia e paga –salatamente- il conto.
Ecco così il nostro bisogno di praticare forme di autogestione e di resistenza per costruire immaginari diversi, per affermare che “l’altra città esiste davvero!” Per questo abitiamo e difendiamo gli spazi sociali della città, perché abbiamo bisogno di vivere alternative praticabili e coerenti, basate sulla solidarietà e sulla partecipazione, e di costruire dal basso comunità territoriali realmente democratiche e antigerarchiche.
Invitiamo tutte e tutti all’ Incontro nazionale Bologna Genuino Clandestino

  • testo tratto dalla pagina Facebook di Genuino Clandestino

Grande Festa di strada di Via Orfeo – Atto II

festa

Per il secondo anno consecutivo torna la Grande Festa di Via Orfeo. Una Festa storica per chi vive in questa zona da tanti anni, ma che solamente nel 2016 ha ripreso il proprio corso, interrotto nel 2009. Lo scorso anno circa 12.000 persone hanno attraversato questa via che sempre di più si dimostra accogliente, piena di vita e di socialità. Anche quest’anno il programma è ricchissimo, i promotori sono ancora più numerosi e anche quest’anno Làbas resiste alle minacce di sgombero, dando la possibilità a tutta la cittadinanza bolognese di attraversare l’ex caserma Masini, un bene comune riqualificato dal basso dopo 15 anni di abbandono e degrado. Quest’anno abbiamo chiesto anche un tratto di strada in più: la pedonalizzazione sarà da Via Rialto a via Dè Buttieri!

►►►PROGRAMMA A Làbas
INGRESSO A OFFERTA LIBERA

►H 14:30:
Torneo di Calcetto Antirazzista a cura di Accoglienza Degna
Torneo di calcetto a 4 con partite da 10minuti per uno sport sociale, antirazzista e antisessista!
Per info e prenotazioni contattare
Chouaib +393202473479
Damiano +393288292481
►H 17:00:
Spettacolo danza afro
►H 17:00:
Mercato contadino di CampiAperti – Associazione per la Sovranità Alimentare
►H 18:30:
Esibizione tango argentino e tango jazz
►H 21:00
Spettacolo de Le Fucine Vulcaniche
Le fucine Vulcaniche presenteranno in anteprima alcuni frammenti del nuovo spettacolo di teatro narrativo circense ”Mondo Contemporaneo” con la partecipazione del gruppo teatro sperimentale ”Le Ombre”
►H 22:30 (piazzale)
Live jazz music
►H 22:30 (Sala Polivalente)
Zigancafé Musicshow Project
Zigancafé Soundsystem è un concentrato di energia, il cui sound è caratterizzato da una contaminazione beat elettronico, house, ritmi balcanici e swing!
Jacopo Moi Aka Falange (Dj) & Michele Moi Aka Ziganviolin (Electric Violin)
https://www.youtube.com/watch?v=Jhs6a4B0ayM
►H 00:00 (piazzale)
DJ LUGI aka Boogie Lou
DJ Lugi, conosciuto anche come BoogieLou, Lugisoul, Louis o Luvigiù è un rapper, disc jockey e beatmaker etiope naturalizzato italiano considerato uno dei più importanti promotori della cultura hip hop e dell’underground rap italiano.
Appartenente alla cosiddetta golden age degli anni ’90, può vantare collaborazioni con i maggiori esponenti della scena del periodo, come Neffa, Fritz da Cat, El Presidente, Kaos One, Inoki e Fabri Fibra, solo per citarne alcuni; continua ad essere attivo nell’ambiente underground, ritrovandosi anche al fianco di artisti internazionali del calibro di MF Doom o dei De La Soul.

►►►PROGRAMMA IN VIA ORFEO (da VIa De Coltelli a Via Dè Buttieri)

►H 16:00
Laboratori per bambini a cura di LàBimbi
►H 17:00
Giocoleria e Truccabimbi con Le Fucine Vulcaniche
Le fucine vulcaniche animeranno via Orfeo e Làbas con laboratori di giocoleria, trampolieri e truccabimbi.
►H 17:00
Esibizione del Piccolo Coro R’Esistente del Pratello
https://www.youtube.com/watch?v=7tYcOLQWRUE
►H 18:00
Sulle orme di Django Live
Provenienti da diverse parti d’Italia, Sulle orme di Django ricercano sonorità nuove attraverso una rilettura della tradizione Gyspy Jazz, portando ovunque buon umore e gran gusto.
Membri del gruppo:
Simone Marcandalli (chitarra e voce)
Stefano Cacciatore (chitarra)
Christian Pepe (contrabbasso)
Ciccio Giacalone (clarinetto)
►H 18:00
Performance culinaria dello Chef Berna
►H 19:30
Estrazione della Grande Lotteria Orfeo, promossa dagli esercizi commerciali della via
►Durante la festa saranno presenti i banchetti dI:
ROC – Via Rialto , Orfeo , De’ Coltelli & dintorni Social Street, Comitato per la tutela dell’ex Caserma Masini, YaBasta Bologna

Questa Festa è realizzata con:
– La Bottega, via Castiglione 62/2
– Antica Bologna 2, via Orfeo 1
– L’Ortofrutta di Abbieri Antonia, via Orfeo 5
– La Drogheria degli elefanti , via Orfeo 18
– Bar Miki e Max, via Orfeo 24
– Alimentare Bismilla, via Orfeo 12
– Tortellino Amoroso, via Orfeo 38\b
– Diba Parrucchiera, via Orfeo 6/B
– Emy Parrucchiere , via Orfeo 7
– Magie d’Amore , via Orfeo 38\A
– Sublime Beauty Center , via Orfeo 28\A
– Stanzani Liuteria, via Orfeo 34\B
– Làbas Occupato, via Orfeo 46
– Social Street ROC (Rialto, Orfeo Dè Coltelli)
– Comitato per la tutela e l’affermazione dell’ex caserma Masini bene comune

🍻INAUGURIAMO LA NUOVA BIRRERIA DI LÀBAS🍻

schiumarell

Un tempo questo era il “Circolo Ufficiali” della Caserma Masini. Un luogo di pregio, con le pareti affrescate, un camino ed un bancone da bar ancora in piedi. Proprio in questi locali i partigiani che il 21 aprile del 1945 cacciarono i fascisti trovarono numerosi strumenti di tortura. Oggi siamo orgogliosi di annunciare, dopo 20 anni di oblio, la riqualificazione di quest’area di Làbas lasciata – come tutto il resto – all’abbandono e al degrado dallo Stato e dagli enti locali. Ecco a voi la birreria di Làbas, nata grazie al lavoro di chi ha dato vita aSchiumarell – Birrificio sociale , il nostro laboratorio di produzione di birra artigianale e biologica. Ci vediamo mercoledì alle 20.00 all’inaugurazione. Qui l’evento: https://www.facebook.com/events/397938287243001/
Foto e disegno di Mario Qael

LA NOSTRA MOBILITAZIONE PERMANENTE CONTRO LE POLITICHE EUROPEE POPULISTE E XENOFOBE È COMINCIATA!

bridges not wall

Nel 60° anniversario dell’Unione Europea è davanti ai nostri occhi un processo accelerato di aggressione ai migranti e ai loro diritti, che ridefinisce completamente i concetti di democrazia, diritto, libertà, umanità, pace e giustizia.

Gravissime trasformazioni sulla protezione internazionale sono in preparazione presso la Commissione Europea. In tempi incredibilmente rapidi andranno a svuotare il diritto di asilo delle residuali garanzie di protezione per chi cerca un futuro degno. Accanto a ciò una serie di accordi bilateriali con i paesi di provenienza e di transito puntano da un lato a bloccare i migranti in territori di sfruttamento e violenze, dall’altro a facilitare le deportazioni “con ogni mezzo necessario”. La riforma italiana sull’immigrazione, il diritto di asilo, l’accoglienza rappresentata dal Decreto Legge Minniti si inserisce in questo progetto con grande sintonia, riattualizzando e potenziando i CIE nella loro nuova formula di Centri per il Rimpatrio e prevedendo misure di controllo e di repressione che stravolgono i diritti e stravolgono il ruolo degli operatori dell’accoglienza.

La nostra campagna contro questa accelerazione razzista, xenofoba e populista è già cominciata. A livello locale, nazionale ed europeo.

In questa nostra mobilitazione permanente crediamo sia importante avviare processi ampi, espansivi, trasversali, convergenti, senza ambiguità, che riescano nello spazio transnazionale a rompere la linearità imposta dall’alto e che siano accomunati dalla volontà di combattere i dispositivi di frontiera che caratterizzano l’Unione Europea, e che si pongono in una linea di continuità in tendenza con le opzioni neo-sovraniste che escludono e recintano.

E’ necessario riaffermare l’obiettivo di una nuova cittadinanza transnazionale: connettiamo le piazze statunitensi contro il MuslimBan e i muri di Trump con le strade di Barcellona che scandiscono a gran voce “Volem Accolir”, i migranti che abbattono le frontiere con i percorsi autorganizzati di accoglienza e lotta.

C’è bisogno di partire da qui per contrastare le politiche emergenziali, le retoriche umanitarie, le frontiere respingenti, i dispositivi che creano divisione, i sentimenti razzisti e xenofobi.

Il nostro lavoro quotidiano costruirsce ogni giorno percorsi di lotta, riscatto e solidarietà per tutte e tutti. Con lo Sportello Migranti, il dopo-scuola Non Uno di Meno, l’Associazione Diritti Lavoratori, il dormitorio sociale Accoglienza Degna, le scuole di italiano e tanti altri interventi intrecciamo lotte e interventi per sconfiggere il sistema del ricatto, dello sfruttamento, del razzismo, della disuguaglianza. Ma non è sufficiente.

Per questo durante il meeting “Struggles Make Europe” abbiamo avviato una ricerca difficile, ambiziosa e allettante: quella di uno spazio radicalmente europeista ed alternativo tanto al dominio del potere tecnico/amministrativo liberale e alle politiche imposte dall’Unione Europea (o a posizioni deboli e ambigue che le giustificano) quanto alle pericolose spinte sovraniste, populiste e social-nazionaliste.

Con il meeting di Bologna si è aperta per noi una stagione di iniziative e di mobilitazioni che ci porteranno alla Manifestazione del 25 marzo a Roma “Libertà di movimento – Europe for all” e poi ad Amburgo per il G20, passando dalle Giornate bolognesi contro il G7 sull’ambiente, in un processo di costruzione di una nuova nuova cittadinanza europea contro le diseguaglianze, le devastazioni ambientali, l’esclusione sociale.

Si parte subito:

Martedì 14/3 alle 19 al TPO cominciamo con un incontro pubblico per approfondire i contenuti insidiosi del Decreto Minniti, grazie all’aiuto di compagni avvocati con cui portiamo avanti le battaglie.

Mercoledì 15/3 alle 19 a Làbas organizziamo un momento informativo sulla rotta balcanica e sulla situazione in Grecia, da dove ci arriva l’invito a costruire in tutta Europa iniziative contro i confini e contro gli accordi bilaterali per la data del 18 marzo.

Sabato 18 marzo alle ore 15,30 in via Rizzoli invitiamo tutte e tutti ai Discorsi contro il razzismo, un momento di confronto e discussione plurale e meticcia sulle politiche dell’immigrazione. Perché la Turchia non è un paese sicuro? Perché respingere i migranti in Libia è un crimine contro l’umanità? Sono le domande da cui partire per scardinare con voci diverse l’ignoranza.

Sabato 25 marzo saremo a Roma, alle ore 11 in Piazza Vittorio, nello spezzone “Libertà di movimento – Freedom for all“, per un corteo di lotta ai confini, all’austerità, al razzismo, per la libertà di movimento. Pullman da Bologna: 3271798801

Invitiamo tutte e tutti a partecipare a questi appuntamenti e a partire con noi per Roma il 25 marzo, la giornata in cui capi di stato e di governo d’Europa si riuniranno per celebrare il 60° anniversario del Trattato di Roma, costitutivo della Comunità economica europea.

A Roma non ci saranno soltanto celebrazioni e festeggiamenti: l’appuntamento romano sarà per i capi di stato europei un momento cruciale per ratificare politiche respingenti e di austerità, portando avanti il progetto di uno spazio europeo differenziale, con un’accelerazione di un processo di un’Europa a due velocità agita da più piani, in una strana coniugazione di austerità e sovranismo.

Dal 18 marzo al 25 marzo, fino al G20 di Amburgo, vogliamo costruire una cittadinanza europea di segno opposto: aperta, accogliente, estesa e includente.

Facciamo l’Europa non i confini!