MARCIA NO ONE IS ILLEGAL, A BOLOGNA STIAMO COSTRUENDO UNA STRADA DIVERSA PER ACCOGLIERE TUTTI/E

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Una valutazione della straordinaria Marcia Bologna Accoglie – No One Is Illegal

Dopo l’entusiasmo della giornata di sabato, alcune righe per condividere insieme le nostre valutazioni sulla riuscita della marcia, che ha portato in piazza settemila persone dietro lo striscione “Bologna Accoglie – No One is Illegal”.
Accanto al successo numerico ci preme sottolineare la qualità della composizione: in primis la grande presenza di migranti, protagonisti orgogliosi di una mobilitazione che ha saputo mettere al centro e dare la meritata attenzione alla loro voce, piena di riflessioni, critiche e domande.

Ascoltando i tanti interventi al microfono, emerge una fotografia davvero poco consolatoria della condizione del sistema dell’accoglienza da un lato e della normativa sull’immigrazione e l’asilo dall’altro.
Quella per l’inclusione è una vera e propria lotta quotidiana, contro l’invisibilità, contro l’assistenzialismo ma soprattutto contro la privazione dei diritti elementari, come l’assistenza sanitaria, la residenza, il lavoro retribuito e il diritto di soggiorno.
Con i migranti e dietro di loro un corteo denso di esperienze e di valori positivi, composto da tantissimi singoli e da decine e decine di realtà indipendenti che ogni giorno lottano e lavorano per una accoglienza degna, capace di costruire reale inclusione e prospettive di futuro.

Questa ricchezza, variegata nelle pratiche, nelle appartenenze, nelle competenze, evidenzia chiaramente che sabato in piazza c’era la città di Bologna.
Un percorso aperto e pubblico, articolato in assemblee anch’esse pubbliche ed aperte, ma anche nuovo nelle forme della relazione tra soggetti, distante anni luce dalle forme della rappresentanza politica tradizionale – e non solo – vuote e lontane dalla realtà. Un processo pienamente dentro alla società, trasversale, democratico, che ha saputo rompere gli steccati, che è riuscito ad andare oltre all’indignazione, arricchendosi nelle differenze, oltre i minoritarismi, l’auto-rappresentanza, liberando il campo da ogni ipocrisia e ambiguità.

Nessuna speculazione sulla nostra pelle: né sulla pelle della città antirazzista né sulla pelle dei migranti.
Se infatti la marcia ha risposto all’ignoranza e alla malafede dei predicatori della paura e dell’odio capeggiati da Salvini, ha parlato chiaramente anche al partito responsabile della cancellazione dei diritti dei migranti. L’accoglienza pensata dal partito di Minniti e Orlando è il contrario di quella indicata dalla Marcia, perché è una accoglienza selettiva, che cancella i diritti residui dei migranti mentre reprime la libertà di circolazione bloccando le persone in fuga e consegnandole alla tortura, allo sfruttamento, alla miseria, alla morte.
Per questo è stato necessario ribadire che l’accoglienza non si declina certo nell’apertura dei nuovi CIE che anche la Regione Emilia Romagna ha approvato; chi è sceso in piazza l’ha fatto anche per chiarire che non si possono confondere due idee di società incompatibili.

“Bologna accoglie” – “No One Is Illegal” non è uno slogan neutro: significa innanzitutto affermare che bisogna uscire dalla gestione emergenziale dell’accoglienza; significa schierarsi contro i confini, contro la retorica della sicurezza, contro il razzismo di Stato, le politiche europee e nazionali che alimentano sentimenti di odio e costruiscono un impianto normativo che divide, criminalizza ed esclude; significa costruire canali di arrivo sicuri per i migranti; significa costruire una cittadinanza transnazionale per tutt@; significa rifiutare gli accordi del Governo italiano e dell’UE con dittatori sanguinari; significa opporsi all’applicazione della legge Minniti-Orlando senza se e senza ma.

Una scommessa vinta. Una sfida lanciata dal basso. Una piazza che ha scelto da che parte stare.
A Bologna stiamo scrivendo una storia diversa, con più voci e più corpi uniti dalla volontà di rifiutare un’Europa chiusa in se stessa, di sottrarsi alla trappola dei nazionalismi razzisti e costruire città aperte, accoglienti e solidali.
Siamo sulla strada giusta.

Cs TPO e Làbas Occupato

Bologna accoglie – No one is illegal: marcia per l’accoglienza

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MARCIA DELLA BOLOGNA ACCOGLIENTE E SOLIDALE. CONTRO MURI E RAZZISMO. https://www.facebook.com/events/1908528812749146/

27 MAGGIO 2017 ORE 14:30 PIAZZA XX SETTEMBRE

Il 4 maggio scorso circa 200 persone hanno animato l’assemblea pubblica al Tpo per una marcia dell’accoglienza.
Tanti interventi, tante esperienze associative, collettive, personali, tante proposte da costruire, tanti temi su cui ragionare insieme. Tutti convinti della necessità di aprire un percorso di mobilitazione ampio per costruire una grande marcia per l’accoglienza il prossimo 27 maggio a Bologna.

Durante l’assemblea del 4 maggio abbiamo ospitato un intervento diNessuna Persona è Illegale, la piattaforma antirazzista milanese per la costruzione di uno spezzone sociale nella manifestazione del 20 maggio, che l’assemblea ha condiviso nella sua iniziativa autonoma rispetto all’appello ufficiale fatto dall’amministrazione comunale di Milano.
—> https://m.facebook.com/notes/nessuna-persona-è-illegale/nessuna-persona-è-illegale/374723619589048/
Il sindaco Sala infatti si paragona alla sindaca spagnola Ada Colau, ma la giunta milanese proclama accoglienza senza praticarla nei fatti, come invece si fa a Barcellona attraverso la cooperazione con le realtà sociali, le scelte politiche concrete per rifugiati e migranti, la condivisione di percorsi solidali e di lotta radicati nella società, l’opposizione alle politiche europee securitarie e xenofobe, la disobbedienza alle leggi che escludono e restringono dissenso e libertà, come ci hanno raccontato i compagni diBarcelona en Comú in collegamento web con l’assemblea bolognese, invitandoci anche a partecipare all’evento “Fearless Cities” dal 9 all’11 giugno a Barcellona.
—> http://fearlesscities.com/

Negli ultimi giorni tra Milano e Roma abbiamo assistito a episodi gravissimi di razzismo di Stato: i rastrellamenti etnici in stazione centrale a Milano e la morte di Nian Maguette durante un blitz della polizia municipale di Roma Capitale non possono lasciarci semplicemente indignati.
Bisogna agire e opporsi fermamente alle misure politiche che stanno colpendo i migranti e le fasce più povere della società, che alimentano sentimenti di odio, che costruiscono un impianto normativo che cancella diritti e divide cittadini in serie in base a reddito e colore della pelle, che criminalizzano chi non è compatibile con il “decoro urbano” imposto dall’alto dei ministeri, delle questure e dei palazzi delle amministrazioni. Non vogliamo vedere ripetere queste immagini, né a Bologna né altrove.

Mentre le persone in fuga da guerre, fame, povertà e crisi ambientali crescono di giorno in giorno, assistiamo ad una crescita esponenziale di politiche della paura in tutta Europa: in nome della “sicurezza nazionale” i diritti umani di milioni di persone in fuga vengono quotidianamente violati. Vediamo quindi nuovi muri e fili spinati alle frontiere, carceri speciali per migranti come quelli ungheresi, migliaia di persone intrappolate in campi di fortuna in Serbia, Macedonia e Grecia, accordi bilaterali con paesi poco sicuri e poco democratici come la Turchia di Erdogan, l’Afghanistan o il Sudan. Contemporaneamente, mentre il numero di morti nel Mar Mediterraneo cresce quotidianamente, invece di interrogarsi sul come realizzare canali di arrivo sicuri, politici e giornali si lanciano in un attacco senza precedenti alle ONG “colpevoli” di salvare le vite in mare. L’Italia non è immune a tutto questo: il decreto Minniti-Orlando, da poco passato in parlamento, prevede misure che comporteranno una forte riduzione delle speranze di costruirsi un futuro migliore per moltissimi richiedenti asilo in Italia. L’abolizione del secondo grado e lo svilimento del primo grado di giudizio in caso di esito negativo in commissione ed il forte potenziamento dei centri di identificazione ed espulsione (prima CIE ora CPR – veri e propri lager per persone colpevoli solo di non avere documenti in regola) va nella direzione della negazione dei diritti, così come gli accordi del governo italiano con la guardia costiera libica e con i clan che controllano il deserto libico va nella direzione di aumentare i morti in mare e le terribili violenze che i migranti subiscono durante la loro permanenza in Libia.

Tutte queste misure, sia a livello europeo che nazionale, vengono giustificate con il crescente bisogno di sicurezza e la presunta ostilità dell’opinione pubblica verso i migranti. Noi crediamo invece che, come ci hanno dimostrato le 160.000 persone che hanno manifestato a Barcellona, ci siano nelle città europee moltissime persone che vogliono un’Europa che non si chiuda in se stessa, che non sia accondiscendente con il mostro del razzismo e del nazionalismo che le bolle in pancia; per un’Europa fatta di città aperte, accoglienti e solidali.

Crediamo sia necessario agire concretamente a partire da Bologna con una grande marcia il 27 maggio prossimo.
Per scegliere di schierarsi: contro i muri, i confini, la retorica della paura, il razzismo; dalla parte dei diritti, della libertà di movimento per tutte/i; per una cittadinanza transnazionale accogliente, dalle piazze statunitensi contro il MuslimBan alle strade di Barcellona, dai migranti che superano le frontiere ai percorsi autorganizzati di accoglienza e di lotta.

LA NAVE DEI FOLLI

Riflessioni a partire dalla mobilitazione permanente contro il pacchetto Minniti e le nuove frontiere europee

Francesca Bonassi – Accoglienza Degna

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Stamattina ascoltando Murubutu e guardando le copertine dei suoi album, mi è tornata alla mente quella di uno dei libri che avevo letto per la tesina alle superiori: Storia della follia in età classica di Foucault, edizione Bur.

Foucault nel libro parla della Nave dei folli, concetto appartenente alla tradizione occidentale, nonché titolo di un quadro di Bosch.

La Nave dei folli è simbolo degli emarginati, degli esclusi, dei reietti della società: un tempo i lebbrosi, poi i pazzi, oggi, mi è venuto spontaneo il paragone, vuoi anche perché si tratta di una nave, i migranti. E non solo.

Immediato è stato pure il pensiero al Pacchetto Minniti, al decreto legge numero 14 del 2017.

 

Un quadro risalente al 1494 circa rappresenta una situazione estremamente attuale: chi era considerato essere il Male, potremmo dire indecoroso utilizzando un termine dei nostri giorni, veniva allontanato dalla comunità e costretto a vagare sulla Stultifera navis, rimbalzato da un luogo all’altro perché non accettato. E, vorrei far notare, potrei benissimo utilizzare un presente nella frase precedente, senza risultare anacronistica. I folli erano considerati coloro che fuoriuscivano dall’ordine della comunità, della città, che per un aspetto o per l’altro non erano considerati “normali”. E la soluzione adottata nel Medioevo era quella di allontanarli, di segregarli. Nel Medioevo appunto. Sono passati cinque secoli oramai e a livello di strategie politiche siamo sempre fermi nel passato: se qualcuno non risulta conforme ai canoni del decoro e della sicurezza (chissà cosa sono poi questi criteri) lo si deve allontanare, reprimere. Le soluzioni che vengono quotidianamente adottate nei confronti di migranti, clochard, senza tetto, piccoli criminali sono volte a buttare sotto al tappeto quello che è considerato lo sporco della nostra società: quel che conta infatti non è trovare canali legali per arrivare in Italia e in Europa, non è garantire tetti e servizi, percorsi per una concreta integrazione all’interno della società, quanto piuttosto sottrarre agli occhi della gente il degrado, ghettizzandolo, rimandandolo al Paese di origine, in modo tale da mantenere ben pulita la nostra città vetrina. Perché un senza tetto che dorme per strada non è decoroso. I migranti non sono decorosi. I poveri in generale non sono decorosi.

O non sono sicuri, come dir si voglia, dato che un decreto legge attualmente in vigore assimila questi due concetti. Io spesso me lo sono domandata: si tratta di un problema di conoscenza dell’italiano o seriamente si crede che sicurezza urbana sia sinonimo di decoro? Che la sicurezza urbana sia garantita dal decoro? Purtroppo, dato il contenuto del decreto, la risposta da darsi è la seconda, e la conseguenza è che ci si trovi ad aver a che fare con un legislatore estremamente ipocrita e incapace: ipocrita perché i problemi non si risolvono spostandoli e concentrandoli lontano dagli occhi; incapace perché manca la volontà politica, necessaria invece per affrontare seriamente la questione.

Non sono i poveri quelli da combattere, ma la povertà. Non sono i migranti i soggetti contro cui lottare, ma sono le guerre, la fame, le discriminazioni e la violenza.

 

E considerando anche il d.l. n. 13/2017 mi vien da pensare che non è privando i migranti di diritti che si offre loro aiuto: non è abolendo il secondo grado di giudizio, svuotando di senso il primo, obbligandoli a lavori socialmente utili come fossero colpevoli di un qualche reato che si garantisce loro il diritto di richiesta d’asilo.

Non è con gli accordi bilaterali che si fermano i flussi migratori o, mi è ancora oscuro questo passaggio logico, si combatte il traffico di esseri umani: i fenomeni migratori non possono essere fermati, al massimo regolati. La vera soluzione sarebbe la creazione di canali umanitari che, oltre a diminuire il numero di morti in mare, consisterebbe in una reale controffensiva ai trafficanti. I veri folli sono gli uomini che credono di poter fermare i fenomeni umani, naturali.  Di estrema attualità è uno scritto di Eco di esattamente vent’anni fa:

“[…] È ormai possibile distinguere immigrazione da migrazione quando il pianeta intero sta diventando il territorio di spostamenti incrociati? Credo sia possibile: come ho detto, le immigrazioni sono controllabili politicamente le migrazioni no; sono come i fenomeni naturali. Sino a che vi è immigrazione i popoli possono sperare di tenere gli immigrati in un ghetto, affinché non si mescolino con i nativi. Quando c’è migrazione non ci sono più i ghetti e il meticciato è incontrollabile. I fenomeni che l’Europa cerca ancora di affrontare come casi di immigrazione sono i casi di migrazione. Il Terzo mondo sta bussando alle porte dell’Europa, e vi entra anche se l’Europa non è d’accordo. Il problema non è più di decidere (come i politici fanno finta di credere) se si ammetteranno a Parigi studentesse con il chador o quante moschee si debbano erigere a Roma. Il problema è che nel prossimo millennio (e siccome non sono un profeta non so specificare la data) l’Europa sarà continente multirazziale, o se preferite, “colorato”.

Se vi piace, sarà così, e se non vi piace sarà così lo stesso.” (Cinque scritti morali, 1997)

 

Siamo giunti oggi all’assurdo per il quale coloro che si attivano tentando di dare una mano ai migranti nello spostarsi da uno Stato all’altro o all’interno di un territorio statale, in quella che è, in altre parole, la semplice affermazione da parte del migrante della libertà di movimento e del diritto ad autodeterminarsi, vengono puniti per traffico di esseri umani e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Per il cosiddetto reato di solidarietà. Ma può davvero la solidarietà essere repressa? Può un atto di natura umanitaria essere considerato illegale?

Ripercussioni assurde le abbiamo potute poi vedere anche nella manifestazione a Roma di sabato 25 marzo: attivisti scesi in piazza per manifestare il proprio dissenso all’Europa dei muri e dei confini sono stati fermati, trattenuti in caserma e lasciati poi andare con corredo di fogli di via, per far vedere in che bell’Italia sicura viviamo, dove il dissenso viene criminalizzato e il diritto a manifestare represso per motivi di sicurezza.

 

Ci troviamo di fronte a una politica che anziché garantire diritti, percorsi che tengano conto della situazione concreta della persona, creare canali legali per l’arrivo in Europa in modo tale da combattere anche il traffico di esseri umani, sostenere le forme di solidarietà dal basso, siano esse aiuto ai migranti  o occupazioni di immobili inutilizzati a scopo abitativo (ma anche aggregativo, culturale, politico, sociale), anziché porre l’attenzione su tutto ciò la politica si mobilita per svuotare di significato i diritti, per dar vita all’interno delle strutture di accoglienza o a bassa soglia a percorsi con scadenze, termini e modalità che non tengono conto del caso concreto, ma che sono posti come aprioristici e assoluti, una politica che non solo non è in grado, o non vuole, affrontare con serietà e i dovuti mezzi la questione migratoria, ma finanzia regimi dittatoriali, ci stringe accordi che poi vengono utilizzati per tenere le mani dell’Europa legate appena questa prova ad alzare la testa, e si oppone, mettendole a tacere, le varie forme di solidarietà.

A ben vedere, chi è il folle?

LA NOSTRA MOBILITAZIONE PERMANENTE CONTRO LE POLITICHE EUROPEE POPULISTE E XENOFOBE È COMINCIATA!

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Nel 60° anniversario dell’Unione Europea è davanti ai nostri occhi un processo accelerato di aggressione ai migranti e ai loro diritti, che ridefinisce completamente i concetti di democrazia, diritto, libertà, umanità, pace e giustizia.

Gravissime trasformazioni sulla protezione internazionale sono in preparazione presso la Commissione Europea. In tempi incredibilmente rapidi andranno a svuotare il diritto di asilo delle residuali garanzie di protezione per chi cerca un futuro degno. Accanto a ciò una serie di accordi bilateriali con i paesi di provenienza e di transito puntano da un lato a bloccare i migranti in territori di sfruttamento e violenze, dall’altro a facilitare le deportazioni “con ogni mezzo necessario”. La riforma italiana sull’immigrazione, il diritto di asilo, l’accoglienza rappresentata dal Decreto Legge Minniti si inserisce in questo progetto con grande sintonia, riattualizzando e potenziando i CIE nella loro nuova formula di Centri per il Rimpatrio e prevedendo misure di controllo e di repressione che stravolgono i diritti e stravolgono il ruolo degli operatori dell’accoglienza.

La nostra campagna contro questa accelerazione razzista, xenofoba e populista è già cominciata. A livello locale, nazionale ed europeo.

In questa nostra mobilitazione permanente crediamo sia importante avviare processi ampi, espansivi, trasversali, convergenti, senza ambiguità, che riescano nello spazio transnazionale a rompere la linearità imposta dall’alto e che siano accomunati dalla volontà di combattere i dispositivi di frontiera che caratterizzano l’Unione Europea, e che si pongono in una linea di continuità in tendenza con le opzioni neo-sovraniste che escludono e recintano.

E’ necessario riaffermare l’obiettivo di una nuova cittadinanza transnazionale: connettiamo le piazze statunitensi contro il MuslimBan e i muri di Trump con le strade di Barcellona che scandiscono a gran voce “Volem Accolir”, i migranti che abbattono le frontiere con i percorsi autorganizzati di accoglienza e lotta.

C’è bisogno di partire da qui per contrastare le politiche emergenziali, le retoriche umanitarie, le frontiere respingenti, i dispositivi che creano divisione, i sentimenti razzisti e xenofobi.

Il nostro lavoro quotidiano costruirsce ogni giorno percorsi di lotta, riscatto e solidarietà per tutte e tutti. Con lo Sportello Migranti, il dopo-scuola Non Uno di Meno, l’Associazione Diritti Lavoratori, il dormitorio sociale Accoglienza Degna, le scuole di italiano e tanti altri interventi intrecciamo lotte e interventi per sconfiggere il sistema del ricatto, dello sfruttamento, del razzismo, della disuguaglianza. Ma non è sufficiente.

Per questo durante il meeting “Struggles Make Europe” abbiamo avviato una ricerca difficile, ambiziosa e allettante: quella di uno spazio radicalmente europeista ed alternativo tanto al dominio del potere tecnico/amministrativo liberale e alle politiche imposte dall’Unione Europea (o a posizioni deboli e ambigue che le giustificano) quanto alle pericolose spinte sovraniste, populiste e social-nazionaliste.

Con il meeting di Bologna si è aperta per noi una stagione di iniziative e di mobilitazioni che ci porteranno alla Manifestazione del 25 marzo a Roma “Libertà di movimento – Europe for all” e poi ad Amburgo per il G20, passando dalle Giornate bolognesi contro il G7 sull’ambiente, in un processo di costruzione di una nuova nuova cittadinanza europea contro le diseguaglianze, le devastazioni ambientali, l’esclusione sociale.

Si parte subito:

Martedì 14/3 alle 19 al TPO cominciamo con un incontro pubblico per approfondire i contenuti insidiosi del Decreto Minniti, grazie all’aiuto di compagni avvocati con cui portiamo avanti le battaglie.

Mercoledì 15/3 alle 19 a Làbas organizziamo un momento informativo sulla rotta balcanica e sulla situazione in Grecia, da dove ci arriva l’invito a costruire in tutta Europa iniziative contro i confini e contro gli accordi bilaterali per la data del 18 marzo.

Sabato 18 marzo alle ore 15,30 in via Rizzoli invitiamo tutte e tutti ai Discorsi contro il razzismo, un momento di confronto e discussione plurale e meticcia sulle politiche dell’immigrazione. Perché la Turchia non è un paese sicuro? Perché respingere i migranti in Libia è un crimine contro l’umanità? Sono le domande da cui partire per scardinare con voci diverse l’ignoranza.

Sabato 25 marzo saremo a Roma, alle ore 11 in Piazza Vittorio, nello spezzone “Libertà di movimento – Freedom for all“, per un corteo di lotta ai confini, all’austerità, al razzismo, per la libertà di movimento. Pullman da Bologna: 3271798801

Invitiamo tutte e tutti a partecipare a questi appuntamenti e a partire con noi per Roma il 25 marzo, la giornata in cui capi di stato e di governo d’Europa si riuniranno per celebrare il 60° anniversario del Trattato di Roma, costitutivo della Comunità economica europea.

A Roma non ci saranno soltanto celebrazioni e festeggiamenti: l’appuntamento romano sarà per i capi di stato europei un momento cruciale per ratificare politiche respingenti e di austerità, portando avanti il progetto di uno spazio europeo differenziale, con un’accelerazione di un processo di un’Europa a due velocità agita da più piani, in una strana coniugazione di austerità e sovranismo.

Dal 18 marzo al 25 marzo, fino al G20 di Amburgo, vogliamo costruire una cittadinanza europea di segno opposto: aperta, accogliente, estesa e includente.

Facciamo l’Europa non i confini!

Appello contro il piano Minniti e l’apertura regionale di nuovi CIE

appello

In Europa ci troviamo davanti ad una deriva securitaria e repressiva dei diritti delle persone migranti. In una situazione già fortemente critica, l’Italia risponde con il Pacchetto Minniti, una serie di misure che riducono ulteriormente i già esigui diritti, non ultima quella che reinserisce i CIE, seppur “riformati”. Siamo di fronte ad un vero e proprio processo di delegittimazione della persona, di migliaia di persone. Le frontiere orientali dell’Europa innalzano muri bloccando migliaia di migranti nel gelo dei Balcani. Sull’altra riva del Mediterraneo, al Governo di Riconciliazione Nazionale Libico viene affidato il respingimento in mare e la detenzione dei richiedenti asilo, con una Libia dominata da bande armate, dove prigionia e tortura sono all’ordine del giorno, nella palese violazione dei più elementari diritti umani. Le “riforme” al vaglio della Commissione UE prevedono un inasprimento del trattato di Dublino, con deportazioni e “black list” che dividono i paesi di provenienza in paesi di serie A e paesi di serie B.

L’annuncio della rinnovata centralità di strutture assimilabili ai CIE, ma anche la limitazione del diritto costituzionale alla difesa legale per chi chiede protezione, prefigura la sperimentazione di nuovi dispositivi di criminalizzazione dei migranti, capri espiatori stigmatizzati come i responsabili dell’insicurezza sociale, con il conseguente proliferare di xenofobie che servono essenzialmente a mascherare gli effetti della legge Bossi-Fini e l’assenza di politiche governative di fronte al dilagare della precarietà e della povertà.

Alla luce dell’impennata nella percentuale dei dinieghi, siamo convinti che un’ulteriore privazione di diritti non porterebbe altro che nefaste conseguenze sulla società intera, favorendo l’emarginazione e il moltiplicarsi di tratte illegali e marginalità. Quante risorse vogliamo vengano ancora investite in rimpatri, misure repressive e di contenimento?

Noi chiediamo che la questione delle migrazioni venga affrontata adottando un approccio radicalmente diverso: con responsabilità e efficacia, aggredendo le cause che producono l’irregolarità, alla fonte. Solo con politiche di regolarizzazione, di estensione della protezione umanitaria, di canali di arrivo sicuro e regolare per tutti, si può affrontare efficacemente la domanda di protezione, di democrazia e di futuro che ci pongono gli esodi contemporanei da paesi vicini e lontani. Solo esercitando pienamente la nostra umanità nell’accoglienza, con processi solidali che riconoscano il diritto di soggiorno e che conducano all’uscita dalla invisibilità è possibile costruire la convivenza positiva tra le diversità.

Con questo appello vogliamo dunque ribadire il nostro impegno sul territorio regionale per contrastare il disegno Minniti, dichiarando il nostro rifiuto all’introduzione di misure ingiuste, in quanto discriminanti e razziste, dai centri di rimpatrio alla riforma del diritto di difesa per i richiedenti asilo, all’obbligo di lavoro volontario per chi ottiene asilo. Ci battiamo per un ripensamento ampio e collettivo delle politiche migratorie, che valorizzi e promuova le buone pratiche dell’accoglienza, dall’autogestione a quelle sperimentate dagli enti gestori alcune volte in disaccordo con Prefetture e Questure.

Portiamo il dissenso di chi lavora quotidianamente in favore di un sistema giusto e degno davanti a chi ha il compito istituzionale di decidere sulle sorti del nostro territorio, in primis la Regione Emilia-Romagna, poiché a essa è deputato il compito di accettare o meno l’apertura dei Centri Per il Rimpatrio. Ai nostri rappresentanti istituzionali chiediamo dunque con forza di respingere questo progetto in nome dei diritti, dell’umanità e della solidarietà, per la libertà di circolazione e il diritto di scelta, per le pratiche di cooperazione contro il razzismo e la criminalizzazione dei migranti.

Per adesioni: yabasta.bologna@gmail.com

Associazione Ya Basta! (Bologna), Educatori Uniti Contro i Tagli (Bologna), Associazione Piazza Grande Bologna,  Associazione Città Migrante (Reggio Emilia), Casa Madiba Network (Rimini), Romagna Migrante, Cs LA Resistenza (Ferrara)

MAI PIÙ CIE – NÈ A BOLOGNA NÈ ALTROVE

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Sabato 7 dicembre centinaia di antirazzisti e antirazziste hanno mostrato il volto accogliente e solidale di Bologna. Il volto della città migliore, quella che vuole chiudere per sempre il capitolo dei CIE e di qualunque altra forma di privazione della libertà di movimento. Al Governo PD che rincorre la destra attraverso politiche repressive, speculando sulla paura del terrorismo e fomentando le guerre tra poveri, ci siamo opposti con i nostri corpi e quelli dei nostri fratelli e sorelle migranti che sono riusciti ad uscire dall’hub di via Mattei per partecipare alla manifestazione, nonostante la presenza invasiva della Polizia. Tutto questo mentre il flop dei professionisti del razzismo e della xenofobia come Bignami, dei soliti politicanti in cerca di quattro voti in più sulla pelle dei migranti e di una ragazza di 25 anni uccisa dal sistema dell’accoglienza/business italiano si commenta da solo. Continueremo a lottare con ogni mezzo necessario affinché il nostro sia un territorio di accoglienza degna e di diritti, a Bologna e ovunque proveranno a costruire dei lager etnici.

 

Primo marzo, la nostra dignità contro le vostre frontiere

Bologna 1 marzo 016

Da mesi uomini e donne, bambini e anziani, cercano di raggiungere l’Europa per trovare un futuro lontano da guerre e fame. In Italia come altrove, lungo le frontiere e nelle città, i cittadini si organizzano per sostenere i migranti e per esprimere la propria solidarietà verso chi affronta viaggi sempre più pericolosi (e costosi). Con la loro politica di esclusione, i Governi dei paesi europei ci stanno invece portando a una pericolosa deriva, quella dell’indifferenza, dell’egoismo, della disumanità.

Non solo ci vogliono indifferenti ai minori dispersi, alle donne oggetto di violenze indicibili, ai morti nell’Egeo e nel Mediterraneo, ma ci pretendono loro complici nelle politiche che bloccano e colpevolizzano chi rifiuta un destino di miseria per sé e per i propri figli. Svezia e Olanda hanno annunciato deportazioni di massa per i migranti a cui è rifiutato l’asilo, dimenticando che questa pratica è stata introdotta nel periodo più buio della storia europea; allo stesso tempo i primi ministri chiedono a dittatori e carnefici di occuparsi delle vittime di guerre e persecuzioni.

Non è questa l’Europa che vogliamo!

Attorno alle politiche di accoglienza e immigrazione si gioca dunque una partita più grande, che riguarda il futuro dell’Europa in cui viviamo. Il governo danese, ad esempio, da poco ha varato una legge per sottrarre ai richiedenti asilo i loro pochi averi, prospettando la medesima soluzione per tutti i cittadini con reddito basso. Allo stesso tempo, sempre più Stati decidono di sospendere Schengen anche per i cittadini dell’Unione, mentre ovunque i servizi di welfare vengono cancellati, vincolati al reddito, legati alla posizione di lavoro. Un lavoro che per la maggioranza è sottopagato, precario, sfruttato, in cui tutti noi conosciamo il costante ricatto del licenziamento, della messa in mobilità, della disoccupazione permanente, nella paura di essere condannati alla marginalità. Proliferano ostacoli ai nostri diritti, nuove frontiere amministrative per confinare nell’illegalità, attraverso procedure vessatorie come quella di collegare il permesso di soggiorno ai contratti della casa, chi vive in condizioni di fragilità e si trova a fare i conti con la precarietà abitativa.

Non è questa la nostra Europa!

Pochi mesi fa abbiamo dato vita ad Accoglienza Degna, un progetto collettivo e autogestito per contrastare insieme gli effetti di queste politiche violente e crudeli.

Oggi crediamo sia il momento di far sentire la voce di tutti coloro che come noi rifiutano i muri e i fili spinati, di chi come noi non è rassegnato ad un futuro di razzismo, sfruttamento, precarietà, ingiustizia e disuguaglianza.

In questo presente sfruttato dagli speculatori della paura e dell’odio, dalle forze politiche che incitano alla guerra tra poveri, dobbiamo far sentire la voce di chi come noi costruisce ogni giorno un pezzetto di una società più giusta, più includente, più umana, più democratica.

Martedì primo marzo è la giornata in cui vogliamo fare sentire questa voce!

E’ la voce della dignità, è la voce di chi accoglie, di chi è migrante, di chi si mobilita, di chi si indigna, di chi occupa, di chi insegna, di chi cura, di chi si organizza, di chi lotta, di chi resiste alla crisi, di chi si unisce…

E’ la giornata in cui le reti italiane ed europee dello Sciopero Sociale e del Transnational Social Strike manifesteranno per i diritti, contro il razzismo e lo sfruttamento, in una data che da anni esprime il rifiuto di ogni politica razzista e xenofoba, di ogni sfruttamento e speculazione.

Invitiamo tutte e tutti ad una assemblea cittadina – mercoledì 17 febbraio ore 20.30 a Labas Occupato – per costruire insieme una grande giornata di iniziativa! 

IL NAUFRAGIO DEI MIGRANTI, DELLA FORTEZZA EUROPA E DELL’AUSTERITA’

L’ennesima e inaccettabile strage di centinaia di migranti alle porte di Lampedusa ci ricorda, nella peggior maniera possibile, che in queste ore è in ballo il destino dell’Europa non solo rispetto alla sorte del debito greco e delle politiche di austerità, appese al filo del rapporto di forza tra la Troika e il popolo greco (da cui stiamo cogliendo con tutte le nostre forze la richiesta di mobilitazione in solidarietà), e nemmeno solo rispetto ai tentativi di risolvere la crisi ucraina, o più verosimilmente ad abbassare i toni (almeno mediatici) di una guerra che a bassa intensità produce morti ogni giorno, anche fra i civili.

Abbiamo infatti sempre avuto la convinzione che il destino dell’Europa sia lo stesso della pelle delle centinaia di migliaia di migranti che ogni anno provano a raggiungerla, praticando a costo di morire nel Mediterraneo, a Melilla, a Calais o nei porti di Patrasso, Ancona o Venezia, ma anche nei centri di detenzione, un diritto su cui non siamo mai stati disposti a trattare: quello della libertà di movimento.

Abbiamo anche saputo, fin dall’inizio, che “Triton” non sarebbe stata una missione destinata al “fallimento” (come lo ha definito il commissario dei diritti umani del Consiglio d’Europa), ma fosse la scelta, assolutamente consapevole, di ostacolare fino all’ultimo i percorsi dei migranti, pagando il prezzo di stragi inumane come quella di oggi: una missione portata a compimento, evidentemente. Un altro 3 ottobre.

Non ci stupisce che i più cinici o miopi, a seconda della strategia, invochino a gran voce il ritorno di Mare Nostrum: un’operazione senza precedenti dal punto di vista dello stanziamento economico (senza dubbio per l’Italia) e del dispiegamento, anche lì, di forze militari. “Si salvava di più e si pattugliava meglio”, certo.

Ma non si può continuare ad accettare che la migrazione possa essere un percorso ad ostacoli dove i più fortunati, dopo essere stati in mano alle organizzazioni che lucrano sul traffico degli esseri umani e a cui hanno consegnato tutto ciò che hanno, sopravissuti alle polizie di frontiera di chissà quanti paesi, debbano infine affrontare la prova cruciale della traversata in mare, sperando di essere salvati.

Partiamo dalla partenza, verrebbe da dire: vogliamo percorsi di arrivo garantiti, che chiudano per sempre con l’idea dell’esternalizzazione delle frontiere e con le quote di ingresso limitate (vedi legge Bossi Fini).

Un canale umanitario di un’Europa senza confini, libera dall’austerità e dal debito, un debito che è anche quello che abbiamo tutti e tutte noi nei confronti di chi abita il più grande cimitero che ci circonda: il mar Mediterraneo.

Questa nuova Europa da costruire è passata e sta passando sicuramente da Piazza Syntagma: dalle barricate di protesta al Memorandum degli anni passati fino alle manifestazioni come quella di ieri sera, passando per la dura lotta dei profughi siriani del novembre scorso, quando si accamparono per settimane per ottenere il diritto di asilo.

Attraversiamo questa settimana di sostegno al popolo greco su scala europea, la manifestazione nazionale di sabato 14 a Roma e la mobilitazione del 18 marzo a Francoforte anche con questa attitudine.

Centri Sociali dell’ Emilia Romagna

21.06 – No Borders Train: da Milano per rompere i confini europei

Dopo le iniziative #MakeSpaceNotBorders del 13 giugno in diverse città italiane, tedesche e spagnole, sabato 21 giugno parte dalla stazione centrale di Milano il treno per violare ed abbattere i confini dell’attuale Europa. Per costruire un’Europa senza confini, un’Europa dei diritti, della libertà di circolazione e di scelta per tutt*. Verso l’ #11L a Torino!

Da Bologna pullman per raggiungere  Milano: prenota il tuo posto!

Partenza ore 11.00 / Rientro a Bologna in serata

Prenotazioni e info:
tpo@mail.comlabas.bo@gmail.com – 333 6184031

 

da MeltingPot.org

Milano. Sabato 21 giugno – La nostra Europa non ha confini: un treno per violare le frontiere europee

No borders train. Ore 14.00. Da ogni parte d’Italia verso la Stazione Centrale di Milano e poi oltre i confini europei

Questa ennesima “emergenza immigrazione”, con migliaia di persone in fuga da guerre e violenze in approdo sulle coste italiane, porta con sé, come sempre, tutto il suo corollario di violazioni, prassi illegittime, deroghe ai diritti, ipocrisie e speculazioni. Accade nel mare del sud, dove ancora si muore, alla faccia di Mare Nostrum, così come alle frontiere interne dell’Europa che ingabbiano migliaia di persone nel primo paese d’approdo, passando per il “piano di accoglienza straordinaria” del governo, una nuova occasione per fare affari sulla pelle dei migranti. Si tratta di uno scenario che il risultato delle recenti elezioni europee rischia solo di aggravare trasformando l’Europa in un vero e proprio campo di battaglia in cui i confini giocano un ruolo determinante.

Chi arriva sulle coste italiane oggi fugge da violenze e persecuzioni. Per questo rivendichiamo la necessità di mettere in campo l’unica soluzione possibile per evitare le morti in mare e la speculazione dei trafficanti: la costruzione di percorsi di arrivo autorizzati e sicuri in Europa. Di fronte a questo le istituzioni europee e quelle nazionali tacciono.

Ma il viaggio in mare non è l’unica occasione in cui i migranti sono costretti a sfidare i confini europei. Perché un’altra odissea inizia una volta raggiunta l’Europa. Per chi rimane, il dispositivo dell’accoglienza messo in campo dal governo non è in grado di garantire null’altro se non mesi di attesa e assistenzialismo speculativo, aggravato dal fatto che ancora una volta sono stati aggirati i circuiti ufficiali dello SPRAR procedendo alla “distribuzione” dei profughi al miglior offerente.
Non è un caso che migliaia di rifugiati abbandonati dalle istituzioni di questo paese siano costretti ad occupare casa come unica possibilità di assicurarsi un tetto, mente il governo, con il decreto Lupi, vorrebbe sottrargli anche il diritto alla residenza ed alle utenze.
Per questo, per costruire e conquistare dal basso i diritti che altri continuano a negare, proponiamo a tutti di dar vita ad una rete di supporto. Una mappa di luoghi e contatti a disposizione di chi si muove per raggiungere altri Stati e di chi rimane e rischia di veder negata la sua domanda d’asilo, o vive in condizioni di accoglienza indegne in attesa di sapere cosa sarà del suo futuro dopo il 30 giugno, data di scadenza delle convenzioni del Ministero con i centri.

Ma oggi la questione dell’asilo e delle migrazioni interroga nell’immediato, come non mai, anche l’Europa, le sue geometrie, gli egoismi degli stati, la nostra possibilità di costruire uno spazio europeo che non sia dominato da austerity, precarietà e esclusioni. Nulla a che vedere con gli schiamazzi del Ministro Alfano che, mentre invoca la revisione di Dublino, continua a respingere verso la Grecia i rifugiati ai porti dell’Adriatico.

Gran parte dei migranti che arrivano in Italia mirano ad andarsene per raggiungere altri paesi. Ma mentre nel Vecchio Continente merci e finanze circolano liberamente, i confini bloccano e dividono, selezionano le persone rivelando tutta la loro ipocrisia.
Così migliaia di “profughi” sono privati del loro diritto di scelta, costretti a rimanere ingabbiati in Italia oppure a pagare profumatamente gli sciacalli che sulle regole dell’Europa stanno facendo fortune.

Il 26 e 27 giugno prossimi il Consiglio europeo si riunirà a Bruxelless per discutere di frontiere, pattugliamenti e nuove regole operative. Negli stessi giorni arriverà nella capitale belga la “Marcia dei rifugiati” a cui parteciperemo insieme a centinaia di migranti ed attivisti da tutta Europa. Poco dopo, l’11 luglio, a Torino, i leader dei paesi europei si ritroveranno a discutere invece di (dis)occupazione giovanile.

Questa agenda ufficiale è anche l’occasione per i movimenti (tutti) di costruire insieme un’ agenda programmatica di lotte e conflitti, di battaglie e percorsi di condivisione, per continuare a tessere le fila di un movimento europeo di trasformazione.

Per questo invitiamo tutti a sfidare i confini dell’Europa insieme ai migranti ed ai rifugiati ingabbiati in questo Paese. Perché quello che sta avvenendo intorno alle frontiere che dividono l’Italia dalla Francia, la Svizzera e l’Austria ha bisogno di una risposta immediata.
Per mettere fine alla violenza ed all’ipocrisia del confine, per sostenere la marcia dei rifugiati, per dare concretezza a quanto affermato nella Carta di Lampedusa, perché le frontiere dell’Europa sono un pezzo della nostra precarietà, tanto più oggi, quando la libertà di movimento è messa in discussione anche per gli stessi cittadini degli Stati membri.

Sosteniamo il no borders train. Per fermare l’ingiustizia dei confini europei

Invitiamo tutti a raggiungere la Stazione Centrale di Milano, il prossimo sabato 21 giugno, alle ore 14.00, con carovane grandi e piccole, per poi partire in treno verso le frontiere europee, e violarle collettivamente, alla luce del sole, in tanti, rivendicando, insieme ai migranti, la nostra EUROPA senza confini.

08.05 – CHIUDERE I CIE – Assemblea cittadina verso il 18 maggio

NO AL CENTRO DI DETENZIONE PER MIGRANTI – VERSO LA MANIFESTAZIONE DEL 18 MAGGIO!

Il Ministero dell’Interno ha stanziato i finanziamenti per i lavori di riapertura del CIE di Via Mattei, il centro di detenzione che rinchiude e priva della libertà i migranti per il solo fatto di non avere o di aver perso il permesso di soggiorno. Noi non siamo disponibili ad accettare la sua riapertura e riteniamo necessario opporre con forza il rifiuto di tutta la città a questa fabbrica di ingiustizia e sofferenza.

I CIE sono parte di una politica nazionale ed europea che va nella direzione del blocco selettivo della libertà di movimento e dei percorsi individuali, dentro e fuori l’Europa. Da un lato, è rafforzata la militarizzazione dei confini e dei sistemi di respingimento/deportazione, dall’altro sono moltiplicate le barriere alla circolazione nello spazio europeo, non solo per i migranti. Il ricatto del permesso di soggiorno, con le sue lunghe e costose procedure di rilascio e rinnovo che subordinano il diritto di restare al reddito e al contratto di lavoro, e i sistemi di confinamento come i CIE (ma anche i cosiddetti centri di accoglienza per richiedenti asilo – CARA) sono il terreno su cui si ridisegnano lo statuto complessivo della cittadinanza e le gerarchie dello sfruttamento: all’interno dell’Europa la libera circolazione non solo è vietata a migranti e rifugiati, ma anche a chi – pur essendo cittadino europeo – non soddisfa requisiti di reddito e residenza.

Contro il razzismo istituzionale di queste politiche europee e nazionali reagiremo con una manifestazione domenica 18 maggio, all’interno della settimana di mobilitazione promossa dal coordinamento Europeo Blockupy: solidarietà, libertà e democrazia sono da reinventare e costruire attivamente dalla parte dei migranti, per il diritto a una vita degna per tutti/e, partendo dall’opposizione ai centri di detenzione e identificazione. Per questo, invitiamo tutte e tutti a partecipare…

ASSEMBLEA CITTADINA – giovedì 8 maggio, ore 20.30 – presso Làbas occupato (via Orfeo 46, Bologna)

MANIFESTAZIONE #NoCieNoCara
#BastaBossiFini #NoBorderRegime #StopDetention

Domenica 18 maggio, ore 16,
Piazza XX Settembre, Bologna.

Adl Cobas, ALMI – Associazione lavoratori marocchini in Italia, Associazione senegalese Cheikh Anta Diop, Associazione Universo, Atlantide R-esiste!, Casa Madiba Occupata Rimini, Carovana Europea Bruxelles 2014, Cobas Bologna, Comunità pachistana Bologna, Coordinamento Migranti, Cs TPO, Hic Sunt Leones Football antirazzista, Làbas occupato, Laboratorio On the Move, Lab. Paz Project Rimini, Lavoratori e lavoratrici anarchici, Lavoro Insubordinato, RID/CommuniaNetwork, ∫connessioni precarie, Scuola Kalima Tpo, SIM – scuola di italiano con migranti Xm24, Spazio pubblico autogestito Xm24, Sportello medico-legale Xm24, Sportello legale Tpo, Unione sindacale italiana – Associazione internazionale dei lavoratori; Vag61…

Per adesioni: nocienocara@gmail.com Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/305128942972564/