#RIAPRIAMOLÀBAS – GRANDE MANIFESTAZIONE – 9.09.17 – BOLOGNA

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Hanno sgomberato Làbas dopo quasi cinque anni di attività al Quartiere Santo Stefano, nell’ex caserma Masini che abbiamo rigenerato dopo 20 anni di abbandono delle istituzioni.

Hanno sgomberato uno dei laboratori politici, sociali e culturali più importanti e partecipati a Bologna, in una città sempre più mediocre, senza idee e senza futuro.

Ma i nostri corpi, le nostre vite, le nostre passioni e i nostri sogni non si fermeranno con uno sgombero. Lo dimostrano i migliaia di messaggi, attestati ed iniziative di solidarietà giunti in poche ore da tutta Bologna, l’Italia e il Mondo.

Il motivo è semplice: quello che abbiamo fatto in questi cinque anni è andato ben al di là dei muri dell’ex caserma Masini, ed è diventato un orizzonte di possibilità per tutti.

Ora è tempo di dare una risposta forte e determinata a quello che è successo ieri.

È per questo che abbiamo deciso di lanciare due appuntamenti: il 30 agosto ci troveremo per un’assemblea pubblica aperta a tutte e tutti, mentre il 9 settembre ci rimetteremo in cammino in una grande manifestazione nella quale tutte e tutti insieme andremo, con gioia e determinazione, a riprenderci ciò che è nostro.

*Per adesioni ed informazioni scrivere a riapriamolabas@gmail.com.

Qui l’evento Facebook: https://www.facebook.com/events/1396308287155571/
#RIAPRIAMOLÀBAS

Appello alla cittadinanza attiva di Bologna. Un’opportunità per Libero e la sua famiglia.

sara e libero Lo scorso 15 Ottobre, come molti si ricorderanno, è andato in scena uno dei tanti sgomberi che ormai stanno diventando normalità nella buia città di Bologna.
Si tratta di via Solferino 42, stabile che accoglieva 35 persone tra cui 3 nuclei familiari.
Molti si ricorderanno una foto, un bambino su una macchinina gialla, dietro al cordone dei carabinieri. Quella foto scatenò molte reazioni, cittadini indignati per un’infanzia violentata ma anche prese di posizione di politici, come quelle dell’on. De Maria (Pd) e dell’ass. Frascaroli che accusavano i “movimenti” di strumentalizzare i bambini “trasformandoli in occupanti”.
Ecco, oggi quel bambino sta per essere allontatnato dai propri genitori a causa dell’incapacità dei Servizi sociali e dell’Assessorato al Welfare di rispondere alle esigenze di chi abita a Bologna. Dopo lo sgombero Sara, Salvo e Libero sono stati ‘parcheggiati’ in un albergo, negando loro qualsiasi altra soluzione.
Anzi. Venerdì scorso, ad un incontro che poteva essere risolutivo, un’assistente sociale del quartiere Santo Stefano (dopo aver negato l’assistenza di un rappresentante di ADL, che da mesi affianca la famiglia), ha intimorito i genitori minacciando di portare via Libero dalla loro tutela a meno che non avessero trovato un’alloggio, in affitto o in appoggio, entro giovedì 5 novembre.
Sara e Salvo, i genitori di Libero, grazie alla stabilità trovata nell’occupazione di via Solferino, da qualche mese lavorano tutti e due ma, come capita in maniera sempre più diffusa, vengono pagati tramite voucher, il che non gli permette di affittare alcun tipo di appartamento: i proprietari di casa richiedono altre garanzie, come fideiussioni e buste paga.
Non sono questi due ragazzi ma l’incapacità dell’Amministrazione (con picchi di abuso di potere, come quello dell’assistente sociale) e le ingiustizie delle politiche di precarizzazione e impoverimento del governo Renzi (come il maledetto Jobs Act) a rendere impossibile una vita serena a Libero e alla sua famiglia.

Allo stesso tempo crediamo che esistono tantissim* cittadin* che sono indignati dall’ondata di sgomberi eseguiti in città e che sono in grado di sopperire alla voragine che chi si occupa di Welfare in città ha aiutato a creare. Molti e molte che vogliono cooperare per dare vita un vera solidarietà e mutualismo sociale dal basso.
Questo è il momento di farlo. Da Giovedì mattina Sara, Salvo e Libero verranno cacciati dalla sistemazione temporanea in albergo, e hanno bisogno di un’alloggio idoneo dove potersi trasferire.
Facciamo appello affinché la Bologna degna si metta in gioco e offra a questa famiglia ospitalità, anche tramite un affitto a canone sociale, affinché possa avere la possibilità di un futuro, nonostante le politiche di distruzione del welfare varate, non solo a Bologna, ma in tutta Italia.
Lo chiediamo non per bieco assistenzialismo, ma in nome di quello spirito di umanità che accomuna molti in questa città.

per info: sportellocasa.adl@gmail.com
tel: 324 799 0511

Adelante resiste! Presidio permanente contro ogni sgombero!

villaDomani il nostro conseuto mercoledì di mercato si svolgerà ad un orario ridotto dalle 17.00 alle 21.00 per consentire a tutta la nostra comunità di difendere Villa Adelante, l’occupazione di viale Aldini 116, dalla minaccia di un imminente sgombero. L’appuntamento è per domani alle ore 6:30 per una “colazione sociale”. Di seguito l’evento e il comunicato:

Adelante resiste!

Bologna, 2015. Una città in cui gli sfratti sono all’ordine del giorno. Una città in cui migliaia di persone hanno scelto, e son state forzate a scegliere, la via dell’occupazione per poter sopravvivere. Una città in cui le istituzioni non riescono a dare risposta a questi disagi. Una città in cui l’arrivo del nuovo questore Coccia ha portato a molti sgomberi, alcuni di spazi sociali, altri di spazi abitativi, e tutti dopo pochi giorni (o ore) dall’ occupazione. 

Ora anche Villa Adelante è sotto attacco! Ci sono arrivate pesanti minacce di sgombero, da parte del proprietario Gianluca Muratori che mai ha voluto fermarsi a confrontarsi con noi, preoccupato solo a come far cassa speculando su tutto il territorio bolognese, e non guardando al di là del proprio portafoglio. Un personaggio più volte indagato, con la sua creatura UNIFICA gestisce appalti pubblici per milioni di euro. Noi non ci stiamo, non accettiamo che una problematica sociale, che non torva risposta dalle istituzioni, diventi una questione di ordine pubblico. Difenderemo la Villa ed il diritto delle persone che ci abitano di avere un tetto sopra la testa. Per questo da domani, mercoledi 17 giugno, ore 6 e 30 del mattino, presidio anti-sgombero davanti viale Aldini 116. Invitiamo quindi alla “Colazione sociale” tutta quella Bologna che pratica diritti, dal basso e nel sociale, con forme e metodi anche diversi tra loro. Invitiamo tutti coloro che continuano a difendere il sociale dai mille attacchi che quotidianamente subisce (dai tagli al welfare agli sgomberi di case occupate).

In questa città c’è chi organizza dal basso nuove pratiche di welfare condiviso, aprendo spazi abbandonati da anni, autorecuperandoli e rendendoli un luogo dove poter abitare e (ri)cominciare a costruire una vita degna. Nell’occupazione abitativa di Villa Adelante vivono 25 persone, comprese tra i 2 mesi ed i 68 anni di età, persone che non hanno avuto nell’occupazione l’unica alternativa alla strada. Negli 8 mesi di occupazione Villa Adelante è stata un laboratorio straordinario di co-abitazione tra tanti e tante diversi tra loro, un’esperienza di mutualismo a tutto tondo in grado di non limitarsi al soddisfacimento della necessità di un tetto sotto cui vivere ma in grado di costruire fortissime relazioni di solidarietà. 

Siamo infatti in una città in cui l’elemento oramai strutturale della crisi abitativa è sentito non solo da chi ha sulle spalle questo peso, ma anche da tutta quella parte del territorio che ha a che fare con il sociale ogni giorno. Per questo giovedì 18 giugnoabbiamo programmato anche l’assemblea pubblica Difendere il sociale: Giustizia sociale e pratica dei diritti nella Bologna di oggi” in cui mettere in connessione tutte quelle esperienze che operano nel sociale, che siano esse realtà di movimento, associazioni, sindacati, che non parlano solo di casa, ma che parlano di lavoro, di servizi, di scuola e di assistenza, perchè tutto questo è il welfare che ogni giorno le istituzioni, soprattutto quelle del governo ‘centrale’, stanno cercando di smantellare.

Ribadiamo l’invito alla “colazione sociale” a tutti coloro che scelgono di stare dalla parte dei diritti e della dignità, che per noi viene sempre prima del denaro e della proprietà, ad essere con noi dalle 6 e 30 di mercoledi mattina in poi, per contrastare  l’ennesimo attacco a chi tenta dal basso di costruire delle alternative concrete con chi la crisi la sta subendo ormai da troppo tempo e decide di alzare la testa..

 

Villa Adelante non si tocca!!!

ADL Cobas Emilia Romagna
Campagna #ioccupo

 

Piano Casa: Riflessioni sull’articolo 5 dopo l’ordinanza a Bologna

25_05Leggiamo dalla cronache di questo inizio settimana che l’ordinanza di lunedì 27 aprile, con la quale il sindaco di Bologna Virginio Merola ha autorizzato il riallaccio del servizio idrico allo stabile occupato di via Mario de Maria, sta creando notevole scompiglio tra le file della maggioranza di governo cittadina. Da una parte sindaco e soprattutto l’assessore al Welfare Amelia Frascaroli, dall’altra l’ala renziana del PD emiliano, che per bocca dei consiglieri regionali Paruolo e Mantovani definiscono l’atto «sbagliato e pericoloso» perché legittimerebbe le occupazioni.

Sicuramente questa vicenda evidenza una forte frattura all’interno dello stesso partito di governo. E non è un caso che parte della partita si giochi sul piano dell’emergenza abitativa. È ormai sotto gli occhi di tutti ciò che i movimenti per il diritto all’abitare affermano da mesi: il c.d. Piano Casa non risolve minimamente l’emergenza abitativa; smantella l’edilizia pubblica e reindirizza risorse economiche pubbliche a favore della speculazione edilizia e immobiliare, mentre ostacola e tenta di chiudere qualsiasi sperimentazione di riappropriazione, solidarietà e cooperazione dal basso, messa in campo attraverso le occupazioni abitative. E non esita a farlo colpendo in maniera infame i soggetti che, schiacciati dalla crisi, attuano la riappropriazione, privandoli dei più elementari diritti umani, civili e politici attraverso il famigerato art. 5.

Oltre ad umiliare ed abbandonare a se stesse le fasce deboli, sempre più ampie nella popolazione, è evidente come l’effetto di una tale politica di spoliazione, nel contesto più generale del Patto di Stabilità, contribuisca a rendere assolutamente inefficienti i tradizionali strumenti di welfare cittadino, provocando tra l’altro un drammatico circolo vizioso (vedi l’atteggiamento respingente dei servizi sociali e alla persona, etc.).

Nonostante questo duro attacco, i movimenti per la casa in Italia, non hanno esitato ad agire forme di riappropriazione diretta del patrimonio immobiliare inutilizzato, permettendo per quanto riguarda Bologna a centinaia e centinaia di persone di riconquistare il diritto all’abitare e alla città. Una pratica illegale di conflittualità sociale per la quale reclamiamo però la piena urgenza e legittimità politica e sociale.

L’ordinanza su via de’ Maria in qualche modo recepisce ed è frutto di questa determinazione. È una conquista importante nel quadro generale della lotta contro il Piano Casa in quanto rappresenta il primo atto forte di un ente locale contro l’applicazione dell’art.5. Si tratta, considerando anche le decisioni che in varie città stanno pian piano misconoscendo il divieto di richiedere la residenza per gli occupanti, di un processo che porta a rendere di fatto inefficacie (almeno) la parte repressiva del Piano Casa.

È chiaro quindi quanto il polverone sollevato in questi giorni metta in luce come all’interno della dialettica tra potere politico centrale ed economico legato alla rendita e livello delle amministrazioni locali si possano aprire forti contraddizioni nelle quali inserirsi per scardinare pezzo per pezzo le logiche di speculazione e sfruttamento fondanti della politica del governo Renzi.

Tutto questo è possibile solo attraverso un azione costante con i tessuti vivi delle nostre città, capace di influenzare con forza i livelli decisionali all’interno delle istituzioni, come già si attua e come si dovrà continuare a fare.

Ce lo dicono le scomposte reazioni bipartisan di renziani, leghisti e altri stolti difensori della legalità ad ogni costo, nonché delle stesse associazioni di categoria dei palazzinari, con Confabitare in prima linea pronta a ricorre al piano giudiziario per ripristinare la loro «inalienabile libertà» di lasciare sfitti migliaia di edifici ed abitazioni!

Ce lo indicano le evidenti difficoltà nell’applicazione di un Protocollo d’intesa, tanto acclamato dalle istituzioni cittadine quanto fallito,che chiede ai soggetti, pubblici e privati, titolari di grandi proprietà immobiliari di mettere le stesse a disposizione e di confrontarsi con un strutturale disagio abitativo.

Una sperimentazione sicuramente interessante ma che presenta forti limiti strutturali. Il più importante fra questi, per quanto ci riguarda, è il mancato un coinvolgimento diretto di quei soggetti che, in maniera organizzata e attraverso azioni dirette, agiscono di fatto quei meccanismi di contrattazione sociale finalizzati all’acceso generalizzato ai diritti, alla casa e alla vita degna che la stessa legalità. In termini più generali è necessario abbandonare una gestione emergenziale del problema casa, dando risposte concrete e strutturali all’interno della città.

Per questo ribadiamo la necessità di riconvocare al più presto un tavolo che studi un nuovo Protocollo, tenendo in considerazioni nuovi elementi che in quello vecchio non si davano, per giungere a regolarizzare al più presto delle numerose occupazioni presenti a Bologna.

ADL Cobas

Campagna #ioccupo

Qua l’intervista all’assessore al Welfare Amelia Frascaroli da Repubblica.it

Benvenuta Anna Maria!

Oggi, 14 Aprile 2015, diamo il benvenuto ad Anna Maria, la nostra nuova piccola occupante di Villa Adelante!

I genitori, Alina e Marius, sono in Italia da qualche mese, arrivati dalla Romania per trovare un posto dove crescere la loro bambina, posto che hanno trovato, fortunatamente, tra le mura dell’occupazione di #ioccupo e Adl Cobas. Mura che hanno concesso loro la tranquillità di poter costruire una vita qui a Bologna, dove hanno scelto di stare.

Felicemente la accogliamo in Villa Adelante e con lei continueremo la battaglia per l’abolizione dell’articolo 5, per costruirle un futuro pieno di diritti, per far avere a lei e ai suoi genitori una residenza con la quale poter accedere a istruzione e sanità.

Benvenuta Anna Maria, Adelante!

Continua l’occupazione in Via Solferino 42

Poco più di una settimana dall’occupazione e lo stabile di via Solferino 42 ha ripreso vita, trasformandosi da spazio relegato all’abbandono ad abitazione degna per venti persone, singoli, giovani coppie, famiglie. Persone che hanno scelto di occupare insieme a tant@ altr@ perché costretti da una situazione abitativa e di vita che non gli permetteva di sviluppare una vita degna, che ora invece risulta possibile.

In meno di dieci giorni i lavori di autorecupero collettivo dell’area occupata sono avanzati rapidamente, tanto che i 5 appartamenti sono ormai abitabili. Una piano di lavori intenso e reso possibile dal apporto di tutti e tutte gli occupanti della campagna ‪#‎ioccupo‬, quelli entrati in via Solferino insieme con quelli di “Villa Adelante” in viale Aldini e quelli di via Borgolocchi, e sostenuto dalla solidarietà del vicinato di quartiere che numeroso in questi giorni ha attraversato questo stabile finalmente aperto e vissuto, conoscendo gli occupanti e parlando con loro. Tanti altri hanno inoltre sono entrati in contatto con questa nuova realtà attraverso la pagina facebook “Iorecupero” e hanno contribuito a rendere abitabili gli appartamenti donando mobilio e arredamenti in disuso.

Per fortuna gli occupanti di via Solferino sembrerebbe aver trovato un interlocutore serio e bendisposto: di fatto i rappresentanti dell’Istituto F.Cavazza, titolare della palazzina di via Solferino, si sono mostrati disponibili a trovare una soluzione condivisa che tenga presente la grave situazione di difficoltà che vivono gli attuali occupanti, e soprattutto dimostrandosi consapevoli che, al di là dei singoli casi, quello della casa non un problema passeggero, ma un questione reale nella città di Bologna come nel resto del paese, e che si sta tramutando in elemento strutturale dell’impoverimento e dello spossessamento dilagante di ampissime fasce di popolazione. Non a caso, solo per dare un’idea, dall’inizio dell’anno sono oltre un centinaio le persone che hanno chiesto aiuto allo nostro Sportello ADL Cobas per il Diritto all’Abitare in via Orfeo 46, mentre proprio oggi sui media cittadini esce la notizia che 359 persone si sono rivolte nello stesso periodo all’Help Center aperto dall’associazione Piazza Grande presso la stazione.

Se quindi la cooperazione dal basso dimostra tutta la sua forza solidale e anche la sua capacità di praticare percorsi condivise con interlocutori credibili, la stessa cosa non si può dire per quanto riguarda i rappresentanti delle istituzioni che ci ritroviamo di fronte, finora incapaci di trovare soluzioni efficaci e alquanto timidi nel mettere in campo scelte radicali.

Dopo il fallimento del Protocollo d’intesa tra comune e prefettura non ci si può più nascondere dietro a i soliti mantra – “non ci sono spazi”, “non abbiamo risorse”: gli spazi ci sono (e lo denunciano le tante occupazioni attualmente in atto) e le risorse devono essere trovate. Infatti è giunto il tempo che le forze politiche in città abbandonino una volta per tutte la gestione emergenziale delle politiche abitative, capaci al massimo di trovare soluzioni parziali e per brevi periodi se non quando favoriscono vere e proprie sacche di emarginazione e di conseguenza fomentano “guerre tra poveri”. Al contrario è il momento di assumere scelte che vadano a colpire alla radice le cause della problematica abitativa, attaccando con decisione abbandono e disuso di un numero enorme di abitazioni già esistenti ma prigioniere delle logiche speculative e di rendita di soggetti privati e non.

Purtroppo le politiche abitative del Comune bolognese non sembrano per nulla affacciarsi su questo orizzonte. Al contrario. Sono di questi giorni, infatti, due notizie alquanto significative. Da una parte l’assessore alla casa Malagoli ha annunciato la messa all’asta di 300 immobili ACER mentre dall’altra la giunta ha approvato un progetto edilizio che riguarderà ben 21 ettari: su queste aree dismesse sorgeranno, tra le altre cose, ben 485 nuovi appartamenti. Un progetto quindi che modificherà profondamente il volto della città ma non risolverà affatto il problema abitativo, inserendosi invece nel solco del Piano Casa varato dal governo Renzi la scorsa primavera che favorisce costruttori e grandi proprietà mentre mortifica ed abbandona inquilini, affittuari e in generale le fasce sociali medio-basse.

È necessario invece una netta inversione di tendenza: per chi fa politica intorno al tema dell’abitare in città è chiaro che non si potrà risolvere in termini strutturali il problema della casa se non si intraprendono semplici e chiare misure: moratoria degli sfratti, messa a dispozione (se necessario tramite requisizione) dei tanti spazi abitativi attualmente in disuso e di proprietà di grandi gruppi pubblici e privati, valorizzazione dei progetti di autorecupero attraverso la sperimentazione di percorsi di riqualificazione che coinvolgano le realtà sociali che attualmente si muovono nel terreno della lotta per il diritto all’abitare ed infine regolarizzazione delle (ormai) tante realtà di occupazione abitativa e riconoscimento per occupanti, sfrattati e senza casa di tutti i diritti di cittadinanza.

Solo su questo tavolo si può giocare e vincere seriamente la scommessa di garantire il diritto generalizzato all’abitare e affinché a Bologna ci sia una‪#‎casaxtutti‬!

Troppa gente senza casa, troppe case senza gente

Mercoledì 18 è andato in scena un altro atto della campagna #ioccupo: abbiamo aperto le porte dello stabile di via solferino 42, di proprietà dell’istituto Cavazza, vuoto da lungo tempo. Diverrà una casa per più di venti persone tra famiglie e singoli le quali rappresentano solo una parte di coloro che negli ultimi due mesi si sono rivolte allo Sportello per il diritto all’abitare di ADL Cobas trovandosi a vivere una situazione di grave disagio abitativo. Persone caratterizzate da storie e provenienze molto diverse: alcune sono fuggite da paesi in cui non era più possibile vivere a causa delle guerre, altre sono arrivate cercando una vita migliore da quella che hanno lasciato nel loro paese d’origine, altre ancora una vita l’hanno costruita per anni ma a causa della crisi si sono ritrovate in mezzo ad una strada. Tutte esistenze che oltre a pagare i costi della crisi scontano sulla loro pelle i tagli al welfare e la malagestione delle risorse pubbliche.
Sappiamo che su questo stabile è stato fatto un bando di gara per dei lavori di ristrutturazione ma ciò che salta più all’occhio è che nel consiglio d’onore dell’organizzazione siedono, tra gli altri, Sindaco e Prefetto di Bologna. Questi soggetti sono i promotori del fantomatico “Protocollo d’intesa per le esigenze di protezione abitativa” spacciato qualche mese fa come la panacea per tutti i mali del problema casa a Bologna e che è invece miseramente fallito.
L’ammissione del fallimento del Protocollo da parte dello stesso assessore al welfare Amelia Frascaroli, che tanto lo aveva sponsorizzato, renderebbe la vicenda quasi grottesca se non riguardasse una vera e propria emergenza sociale che investe le vite di migliaia di persone.
D’altro canto questa vicenda rende palese come le sole dichiarazioni d’intenti non bastano a contrastare gli interessi della rendita ma sono invece necessari interventi radicali per invertire la rotta. In questo senso quello dell’occupazione si conferma come strumento legittimo e utile per risolvere il problema della casa in quanto pratica concretamente, tramite la riappropriazione e l’autorecupero, l’utilizzo a fini sociali di immobili sfitti ed abbandonati.
Riconoscendo l’importanza che le occupazioni hanno e continuando a praticarle come strumento di redistribuzione della ricchezza dal basso, riteniamo però che questa non possa rimanere una semplice soluzione “di rimessa” di fronte ai vuoti lasciati dalle politiche abitative e dai tagli al welfare più in generale. Per questo oggi vogliamo interrogare la politica, in primis quella rappresentata nel consiglio d’onore e d’amministrazione dell’Istituto Cavazza, dicendo che avere un tetto sotto cui vivere deve essere un diritto e non un optional, che se coloro che potevano mettere a disposizione stabili inutilizzati hanno preferito, per fini di rendita e speculazione, continuare a tenerli vuoti è giusto che questi immobili vengano requisiti e destinati a finalità sociali. Allo stesso tempo riteniamo che se le istituzioni non sono in grado di produrre soluzioni reali al problema, per la mancanza della volontà di intaccare gli interessi di qualche privato o per l’assenza del coraggio necessario per mettere in discussione la tenaglia del patto di stabilità, non c’è alcuna giustificazione plausibile al fatto che nella città di Bologna continuino ad essere eseguiti sfratti e sgomberi.
Siamo pronti a discutere con chiunque voglia rendersi un interlocutore disponibile a parlare di soluzioni concrete per tutte le persone che hanno deciso di occupare questo stabile per dare una risposta alla propria situazione di disagio abitativo. Vorremmo inoltre parlare del fatto che un protocollo d’intesa che sia realmente efficace deve mettere a tema la requisizione degli immobili sfitti e abbandonati di proprietà di enti pubblici, banche, fondazioni e grandi proprietari. Dovrebbe inoltre prevedere una moratoria immediata di sfratti e sgomberi e far sì che i diritti fondamentali, come utenze e residenza, siano garantiti anche a quelle centinaia di persone che a Bologna si trovano a vivere in casa occupata.
Ma intanto abbiamo deciso di fare tutto questo con un tetto sopra la testa, perché al caldo si tratta meglio!

C’è chi i diritti li promette…. Noi li pratichiamo!

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27.01 #IO OCCUPO PARTY – Funkynight

#STOPSFRATTI! #NOART5! #NOPIANOCASA!

#IOCCUPOPARTY!!

FROM 22.30 FUNKY NIGHT!

Sostieni anche tu la lotta per il diritto all’abitare, sostieni anche tu Villa Adelante!

Balliamo funky tutta notte per il diritto all’abitare!

Ci aiuteranno nell’impresa:
Dj Lugi (rap/funky) http://www.audioplate.com/dj-lugi-biography/
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Sisma DJs (electronic/indie/funky) https://soundcloud.com/sismadjs

Martedì 27 Gennaio alle ore 22:30

Via Zamboni 38, 40126 Bologna

05.11 – Basta sgomberi: corteo per il diritto all’abitare!

CorteoAbitareInternet

Dopo l’assemblea molto partecipata in via Centotrecento, abbiamo collettivamente lanciato il corteo per venerdì 5 dicembre, per dire #stopsfratti e #nopianocasa, per opporci agli sgomberi e praticare il diritto all’abitare, per affermare che la casa non è un regalo e occupare è giusto.

Il corteo si pone in piena continuità con la mobilitazione nazionale convocata per il #6D da Abitare nella crisi. Il concentramento è alle ore 18 in Piazza Verdi (dalle 17 comunicazione in via San Vitale con il quartiere che ha espresso solidarietà a Idra).
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11.11 – La risposta di Gianluca Muratori al tavolo di trattativa

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Come da accordi presi stamattina, in serata abbiamo telefonato al vice-presidente Giuseppe Intelisano, che aveva dichiarato la disponibilità a organizzare un incontro tra gli occupanti e il presidente di Unifica Holding Spa, proprietario dello stabile in viale Aldini 116.

Nella telefonata ci è stato comunicato che i vertici dell’ azienda si rifiutano di trattenere qualsiasi rapporto con noi, tanto meno di creare un tavolo di trattativa.

Da questo si deducono due cose : la prima è che queste persone dimostrano di non avere alcuna credibilità dicendo una cosa pubblicamente che negano subito dopo.

La seconda è che è ormai chiara la volontà di Gianluca Muratori (direttore di UNIFICA) di non sedersi ad un tavolo di trattativa e di conseguenza che le sue dichiarazioni fatte sui giornali i giorni seguenti all’occupazione siano state solo una mossa di marketing verso l’opinione pubblica, continuando a difendere gli interessi della rendita che rappresenta.

Non a caso Muratori è stato coinvolto nelle indagini relative al Cinzia-gate, per aver pagato dei biglietti aerei di una vacanza dell’ ex sindaco di Bologna, ma anche per corruzione e abuso edilizio in altre vicende legate ad appalti.

Questa vicenda dimostra come Muratori si trovi poco a suo agio a condurre trattative alla luce del sole con chi è portatore di esigenze e bisogni reali, mentre si trova molto a suo agio a tessere relazioni personali finalizzate ad interessi privati tra le cricche nei palazzi del potere.

“Chi credete davvero di essere voi? Che prendete cinquecento volte più di noi.”

Villa Adelante resiste.