Chi siamo

Làbas è il collettivo politico che il 13 novembre 2012 ha occupato l’ex Caserma Masini in via Orfeo n° 46. Làbas ha così sottratto all’abbandono, al degrado e alla speculazione immobiliare un’ area che si estende per circa 9.000 mq nel cuore di Bologna, restituendola al quartiere, alla città, alla collettività.

Làbas è il desiderio condiviso di student*, lavoratori e lavoratrici, precar*, disoccupat*, pensionat* di scommettere  su dei progetti politici e sociali di carattere antifascista, anticapitalista e antisessista che mirino a trasformare radicalmente un presente fatto di miseria, esclusione, razzismo, precarietà, devastazione ambientale e culturale.

Làbas è una ragnatela che tutti e tutte noi possiamo tessere insieme, fuori e dentro le mura dell’ex Caserma Masini, per costruire dal basso un futuro diverso, fatto di diritti e di libertà.

PROGETTI

  • Làbimbi

Nel piazzale dell’Ex Caserma Masini – circondato dal CrowdHousing,Orteo,dal mercatino biologico e tanto altro- è nato Làbimbi: un progetto educativo destinato ai più piccini.

Làbimbi vuole traslare in chiave infantile tematiche e lotte che come collettivo Labas portiamo avanti,tematiche che variano dal’educazione ambientale a quella alimentare.

Ogni mercoledì,durante il mercato di Campi Aperti,realizziamo laboratori di riciclaggio cercando di trasmettere ai bambini un concetto importante e complesso come il rispetto ambientale, attraverso un metodo semplice:la pratica creativa.

All’interno di Làbimbi stiamo costruendo un mini-cinema e organizzando corsi di musica,lezioni di teatro,di scrittura e lettura creativa.

Il nostro obiettivo,infatti,è quello di riuscire ad offrire corsi ed attività quotidiane per bambini di qualsiasi età a prezzi sociali,assicurando l’accessibilità ad ogni famiglia.

Miriamo ad un’apertura giornaliera che garantirebbe uno spazio sociale all’interno del quartiere Santo Stefano;uno spazio che si oppone alla crisi e ai prezzi sempre più alti di asili e corsi privati.

Làbimbi è un laboratorio autogestito e autofinanziato è ben accetta ogni forma di collaborazione,aiuto e supporto.

  • Accoglienza Degna

Un Dormitorio Sociale autogestito, per un numero totale attualmente di 15 posti letto, uno spazio di convivenza per chi si trova senza casa, escluso dalle strutture di accoglienza pubbliche in quanto limitate nell’era della crisi o perché il progetto di cui era beneficiario si è concluso. Uno spazio di assistenza legale, discussione, inchiesta e vertenza su politiche migratorie e diritti. Autogestione, cooperazione, emancipazione, rigenerazione e recupero, mutualismo sono i punti-forza del Dormitorio, nella sfida necessaria di trovare un tetto per chi è escluso dal mercato immobiliare.

RIVOLTO A CHI:
Accoglienza Degna è rivolto a chiunque si trovi senza un tetto e senza punti di riferimento a Bologna. In particolare singoli e famiglie senza reti di appoggio, working-poors, migranti invisibilizzati dalla legge Bossi-Fini, vittime del sistema hot-spot, richiedenti e titolari protezione internazionale esclusi dai progetti di accoglienza o dispersi dal regolamento di Dublino.

DOVE:
A Làbas Occupato, nella ex caserma Masini recuperata dai progetti di speculazione e dall’abbandono decennale, restituita agli abitanti di Bologna come laboratorio di progetti politici e sociali di carattere antifascista, anticapitalista e antisessista che mirino a trasformare radicalmente un presente fatto di miseria, esclusione, razzismo, precarietà, devastazione ambientale e culturale.

CHI:
L’idea iniziale nasce nelle assemblee di Làbas, TPO, associazione Ya Basta, ma subito viene proposta a chiunque manifesta la sua indignazione per gli sgomberi dell’autunno bolognese, o per la politica di Orban e i proclami di Salvini. Dopo un appello sui social network, negli spazi del TPO e di Làbas si riuniscono oltre duecento persone disponibili a dare vita a questa impresa, che poi diventano i protagonisti del progetto. Con Piazza Grande, Coordinamento Eritrea Democratica e altre realtà informali si discute l’idea e si pensano subito forme di collaborazione.

PERCHÉ:
Dall’inizio della crisi che ha segnato l’avvio di un processo di esclusione e di disuguaglianza sempre più ampio, siamo convinti che l’unica strategia per non trasformare Bologna nel regno di speculatori, fondazioni, consorzi del mattone, caste ed élite sia cooperare tra diversi, abbattendo anziché erigendo muri e steccati. Nella nostra città il welfare è ridotto alle briciole, le politiche abitative sono ferme da decenni, gli interventi e gli investimenti per ricostruire ammortizzatori nel sociale sono esternalizzati e sfilacciati, mentre l’Amministrazione Locale si dichiara impotente di fronte ai patti di stabilità. Inoltre, gli effetti delle riforme nel mondo del lavoro fino al Jobs Act, del Piano Casa del governo Renzi con il Decreto Lupi, delle politiche di emergenza permanente in materia di asilo e immigrazione, scavano profonde disuguaglianze, spingendo verso la povertà fasce sempre più consistenti di cittadini. In risposta a tutto questo sappiamo che esiste una intera città solidale, indisponibile all’indifferenza, al razzismo e al meccanismo della guerra tra poveri.

  • Schiumarell – Birrificio Sociale

“…sai che storia riuscire a produrre birra qui dentro..?”

Per noi produrre birra non è solo un procedimento meccanico, ma un processo di valorizzazione e crescita. Così come nella BioPizzeria, dove in quella filiera di trasformazione vengono mescolati ingredienti come la qualità dei prodotti, la condivisione dei saperi, la formazione indipendente, l’autoreddito e l’emancipazione dai circuiti della Grande Distribuzione Organizzata, così vogliamo intendere il futuro laboratorio di produzione di birra a Làbas.

Vogliamo costruire e praticare uno spazio che aggiunga un tassello alla costruzione della nostra sovranità alimentare, che riporti la produzione nei territori e riduca al minimo la distanza tra consumatore e produttore; quella stessa distanza che porta a non chiedersi cosa portiamo quotidianamente sulle nostre tavole e qual è la storia dei prodotti che acquistiamo, siano essi OGM, frutto di lavoro sottopagato e sfruttato o semplicemente trasportati dalla Germania in Italia passando per l’America, con buona pace della sostenibilità ambientale.

Uno spazio che rompa le logiche del lavoro classico, caratterizzate da sfruttamento, subordinazione, precarietà, per aprire invece luoghi di orizzontalità autogestita, che alla parola “sviluppo” sostituisca quella di “crescita”, che ad un’economia di profitto anteponga un’economia di giustizia, introducendo quindi modelli alternativi di reddito, formazione e cooperazione.

Perché riteniamo che la cooperazione sociale non sia solamente una parola, peraltro ormai decisamente compromessa con le moderne forme di sfruttamento che pretenderebbero appropriarsene, ma piuttosto una buona pratica che si esprime, per esempio, attraverso corsi di autoformazione pubblici fatti da chi produce birra da anni, lavori collettivi di costruzione del laboratorio che sappiano intersecarsi con chiunque interessato al progetto; pensiamo quindi a giornate aperte di lavorazione e produzione che sappiano trasmettere il come produrre birra da sé, perché è facile, vantaggioso e divertente.

 

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Di seguito, il nostro primo video di presentazione e il nostro primo comunicato

 

Questa è la storia di una generazione che è stata privata del proprio futuro e ora vuole riprenderselo.
Questa è la storia di chi si è stancato di sopravvivere e ora vuole costruirsi una vita degna.
Questa è la storia di una generazione che è così “choosy” che non si accontenta della miseria del presente e ora si prende pezzo dopo pezzo ciò che gli è stato tolto.
Questa è la storia di una generazione che vuole agire in maniera conflittuale all’interno dello scenario complesso in cui è immersa.
Questa è la storia di chi vive zero diritti sul lavoro, sfruttamento, precarietà, disoccupazione e ora ha deciso di non accettare più tagli, riforme, politiche di austerity.
Questa è la storia di una generazione che vive nella certezza di essere tagliata fuori dal welfare e dalle garanzie conquistate in passato e ora vuole riappropriarsi della ricchezza che ogni giorno produce.
Questa è la storia di chi è consapevole di vivere in un’Europa accomunata da processi di austerity e ora vuole esprimere con forza la necessità di un nuovo welfare all’interno di un’altra Europa da costruire che metta al centro diritti e dignità.
Questa è la storia di chi vuole tracciare le linee di una “nuova” Europa che parla il linguaggio comune della ribellione, della disobbedienza a chi ci vuole tutti più poveri e senza diritti.
Questa è la storia di una generazione che vive in bilico fra lavoretti saltuari o sottopagati ed un sistema formativo dequalificato e costoso, e ora ha deciso di strappare un pezzetto di quello che gli spetta con determinazione.
Questa è la storia di una generazione che ha aspettative, competenze, grandi desideri e non è disposta a svenderli o a sentirsi in colpa per questo.
Questa è la storia di una generazione che vuole mettersi in relazione, aprendo spazi in cui connettersi, per sperimentare pratiche, linguaggi, nuovo modo di vivere la città in maniera libera e senza divieti, per trovare punti di incontro, di condivisione, di complicità, per ricercare insieme un nuovo modo di produrre saperi dentro e fuori le università, per riprendersi la ricchezza socialmente prodotta.
Questa è la storia di chi è sempre più escluso dai processi decisionali e ora vuole riappropriarsi dei diritti che non si possono cancellare con la scusa della crisi e con ricatti, e comquistarne di nuovi.
Questa è la storia di una generazione che vuole costruirsi il proprio futuro, interrogando e incontrando la città, che vuole riprendersi le proprie vite, cominciando dal presente, mettendo in campo obiettivi concreti e praticandoli.
Questa è la storia di una generazione che vuole aprire in città laboratori come elementi di anomalia e alterità nella crisi, che vuole agire la complessità, darsi nuove coordinate per riuscire a cambiare l’esistente in maniera sperimentale e dirompente.
Questa è la storia di una generazione che sprigiona energie e pulsioni vitali per la città.
Questa è la storia di chi si pone tante domande e vuole trovare insieme alla città delle risposte.

Ripartiamo da qui. Ripartiamo da quelle generazioni che sanno che “fino a qui non va bene”:
Studenti universitari che non sono solo studenti ma che sono sempre più precari, che non riescono a pagare l’affitto di una stanza, le tasse universitarie sempre più alte, che hanno sempre più difficoltà ad andare al cinema o al teatro, che per leggere un libro devono sperare che li salti magicamente in borsa, che devono fare i conti con studentati che chiudono, che hanno sempre più difficoltà ad esprime le proprie esigenze materiali, che andranno a conseguire una laurea che non li assicurerà alcun futuro se non fatto di precarietà e di lavoretti stagionali, che non sono per nulla garantiti da un sistema di welfare, e che devono fare affidamento su un welfare familistico che ormai non regge più;
Studenti medi che studiano in scuole in macerie, che devono fare i conti con una formazione smantellata, che finite le scuole non riescono neanche più ad iscriversi all’università;
Laureati che per sopravvivere si vedono costretti ad accettare ricatti, precarietà, che non troveranno mai un lavoro adeguato al loro livello di formazione, che si reinventano per provare a far fronte alla crisi;
Lavoratori atipici che non sono tutelati dal sindacato e che devono sperimentare nuove forme di lotta all’interno di un mondo del lavoro fatto di ricatti e sfruttamenti.

Questa è la storia di una società che precipita e che mentre sta precipitando si ripete: “fino a qui non va bene, fino a qui non va bene, fino a qui non va bene. Il problema non è la caduta né l’atterraggio. Noi sappiamo volare. Non ci prenderete mai.”

Questa è la nostra storia. È la storia di Làbas, che vogliamo scrivere tutti insieme.

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