Bologna accoglie – No one is illegal: marcia per l’accoglienza

banner

MARCIA DELLA BOLOGNA ACCOGLIENTE E SOLIDALE. CONTRO MURI E RAZZISMO. https://www.facebook.com/events/1908528812749146/

27 MAGGIO 2017 ORE 14:30 PIAZZA XX SETTEMBRE

Il 4 maggio scorso circa 200 persone hanno animato l’assemblea pubblica al Tpo per una marcia dell’accoglienza.
Tanti interventi, tante esperienze associative, collettive, personali, tante proposte da costruire, tanti temi su cui ragionare insieme. Tutti convinti della necessità di aprire un percorso di mobilitazione ampio per costruire una grande marcia per l’accoglienza il prossimo 27 maggio a Bologna.

Durante l’assemblea del 4 maggio abbiamo ospitato un intervento diNessuna Persona è Illegale, la piattaforma antirazzista milanese per la costruzione di uno spezzone sociale nella manifestazione del 20 maggio, che l’assemblea ha condiviso nella sua iniziativa autonoma rispetto all’appello ufficiale fatto dall’amministrazione comunale di Milano.
—> https://m.facebook.com/notes/nessuna-persona-è-illegale/nessuna-persona-è-illegale/374723619589048/
Il sindaco Sala infatti si paragona alla sindaca spagnola Ada Colau, ma la giunta milanese proclama accoglienza senza praticarla nei fatti, come invece si fa a Barcellona attraverso la cooperazione con le realtà sociali, le scelte politiche concrete per rifugiati e migranti, la condivisione di percorsi solidali e di lotta radicati nella società, l’opposizione alle politiche europee securitarie e xenofobe, la disobbedienza alle leggi che escludono e restringono dissenso e libertà, come ci hanno raccontato i compagni diBarcelona en Comú in collegamento web con l’assemblea bolognese, invitandoci anche a partecipare all’evento “Fearless Cities” dal 9 all’11 giugno a Barcellona.
—> http://fearlesscities.com/

Negli ultimi giorni tra Milano e Roma abbiamo assistito a episodi gravissimi di razzismo di Stato: i rastrellamenti etnici in stazione centrale a Milano e la morte di Nian Maguette durante un blitz della polizia municipale di Roma Capitale non possono lasciarci semplicemente indignati.
Bisogna agire e opporsi fermamente alle misure politiche che stanno colpendo i migranti e le fasce più povere della società, che alimentano sentimenti di odio, che costruiscono un impianto normativo che cancella diritti e divide cittadini in serie in base a reddito e colore della pelle, che criminalizzano chi non è compatibile con il “decoro urbano” imposto dall’alto dei ministeri, delle questure e dei palazzi delle amministrazioni. Non vogliamo vedere ripetere queste immagini, né a Bologna né altrove.

Mentre le persone in fuga da guerre, fame, povertà e crisi ambientali crescono di giorno in giorno, assistiamo ad una crescita esponenziale di politiche della paura in tutta Europa: in nome della “sicurezza nazionale” i diritti umani di milioni di persone in fuga vengono quotidianamente violati. Vediamo quindi nuovi muri e fili spinati alle frontiere, carceri speciali per migranti come quelli ungheresi, migliaia di persone intrappolate in campi di fortuna in Serbia, Macedonia e Grecia, accordi bilaterali con paesi poco sicuri e poco democratici come la Turchia di Erdogan, l’Afghanistan o il Sudan. Contemporaneamente, mentre il numero di morti nel Mar Mediterraneo cresce quotidianamente, invece di interrogarsi sul come realizzare canali di arrivo sicuri, politici e giornali si lanciano in un attacco senza precedenti alle ONG “colpevoli” di salvare le vite in mare. L’Italia non è immune a tutto questo: il decreto Minniti-Orlando, da poco passato in parlamento, prevede misure che comporteranno una forte riduzione delle speranze di costruirsi un futuro migliore per moltissimi richiedenti asilo in Italia. L’abolizione del secondo grado e lo svilimento del primo grado di giudizio in caso di esito negativo in commissione ed il forte potenziamento dei centri di identificazione ed espulsione (prima CIE ora CPR – veri e propri lager per persone colpevoli solo di non avere documenti in regola) va nella direzione della negazione dei diritti, così come gli accordi del governo italiano con la guardia costiera libica e con i clan che controllano il deserto libico va nella direzione di aumentare i morti in mare e le terribili violenze che i migranti subiscono durante la loro permanenza in Libia.

Tutte queste misure, sia a livello europeo che nazionale, vengono giustificate con il crescente bisogno di sicurezza e la presunta ostilità dell’opinione pubblica verso i migranti. Noi crediamo invece che, come ci hanno dimostrato le 160.000 persone che hanno manifestato a Barcellona, ci siano nelle città europee moltissime persone che vogliono un’Europa che non si chiuda in se stessa, che non sia accondiscendente con il mostro del razzismo e del nazionalismo che le bolle in pancia; per un’Europa fatta di città aperte, accoglienti e solidali.

Crediamo sia necessario agire concretamente a partire da Bologna con una grande marcia il 27 maggio prossimo.
Per scegliere di schierarsi: contro i muri, i confini, la retorica della paura, il razzismo; dalla parte dei diritti, della libertà di movimento per tutte/i; per una cittadinanza transnazionale accogliente, dalle piazze statunitensi contro il MuslimBan alle strade di Barcellona, dai migranti che superano le frontiere ai percorsi autorganizzati di accoglienza e di lotta.

LA NAVE DEI FOLLI

Riflessioni a partire dalla mobilitazione permanente contro il pacchetto Minniti e le nuove frontiere europee

Francesca Bonassi – Accoglienza Degna

imm

Stamattina ascoltando Murubutu e guardando le copertine dei suoi album, mi è tornata alla mente quella di uno dei libri che avevo letto per la tesina alle superiori: Storia della follia in età classica di Foucault, edizione Bur.

Foucault nel libro parla della Nave dei folli, concetto appartenente alla tradizione occidentale, nonché titolo di un quadro di Bosch.

La Nave dei folli è simbolo degli emarginati, degli esclusi, dei reietti della società: un tempo i lebbrosi, poi i pazzi, oggi, mi è venuto spontaneo il paragone, vuoi anche perché si tratta di una nave, i migranti. E non solo.

Immediato è stato pure il pensiero al Pacchetto Minniti, al decreto legge numero 14 del 2017.

 

Un quadro risalente al 1494 circa rappresenta una situazione estremamente attuale: chi era considerato essere il Male, potremmo dire indecoroso utilizzando un termine dei nostri giorni, veniva allontanato dalla comunità e costretto a vagare sulla Stultifera navis, rimbalzato da un luogo all’altro perché non accettato. E, vorrei far notare, potrei benissimo utilizzare un presente nella frase precedente, senza risultare anacronistica. I folli erano considerati coloro che fuoriuscivano dall’ordine della comunità, della città, che per un aspetto o per l’altro non erano considerati “normali”. E la soluzione adottata nel Medioevo era quella di allontanarli, di segregarli. Nel Medioevo appunto. Sono passati cinque secoli oramai e a livello di strategie politiche siamo sempre fermi nel passato: se qualcuno non risulta conforme ai canoni del decoro e della sicurezza (chissà cosa sono poi questi criteri) lo si deve allontanare, reprimere. Le soluzioni che vengono quotidianamente adottate nei confronti di migranti, clochard, senza tetto, piccoli criminali sono volte a buttare sotto al tappeto quello che è considerato lo sporco della nostra società: quel che conta infatti non è trovare canali legali per arrivare in Italia e in Europa, non è garantire tetti e servizi, percorsi per una concreta integrazione all’interno della società, quanto piuttosto sottrarre agli occhi della gente il degrado, ghettizzandolo, rimandandolo al Paese di origine, in modo tale da mantenere ben pulita la nostra città vetrina. Perché un senza tetto che dorme per strada non è decoroso. I migranti non sono decorosi. I poveri in generale non sono decorosi.

O non sono sicuri, come dir si voglia, dato che un decreto legge attualmente in vigore assimila questi due concetti. Io spesso me lo sono domandata: si tratta di un problema di conoscenza dell’italiano o seriamente si crede che sicurezza urbana sia sinonimo di decoro? Che la sicurezza urbana sia garantita dal decoro? Purtroppo, dato il contenuto del decreto, la risposta da darsi è la seconda, e la conseguenza è che ci si trovi ad aver a che fare con un legislatore estremamente ipocrita e incapace: ipocrita perché i problemi non si risolvono spostandoli e concentrandoli lontano dagli occhi; incapace perché manca la volontà politica, necessaria invece per affrontare seriamente la questione.

Non sono i poveri quelli da combattere, ma la povertà. Non sono i migranti i soggetti contro cui lottare, ma sono le guerre, la fame, le discriminazioni e la violenza.

 

E considerando anche il d.l. n. 13/2017 mi vien da pensare che non è privando i migranti di diritti che si offre loro aiuto: non è abolendo il secondo grado di giudizio, svuotando di senso il primo, obbligandoli a lavori socialmente utili come fossero colpevoli di un qualche reato che si garantisce loro il diritto di richiesta d’asilo.

Non è con gli accordi bilaterali che si fermano i flussi migratori o, mi è ancora oscuro questo passaggio logico, si combatte il traffico di esseri umani: i fenomeni migratori non possono essere fermati, al massimo regolati. La vera soluzione sarebbe la creazione di canali umanitari che, oltre a diminuire il numero di morti in mare, consisterebbe in una reale controffensiva ai trafficanti. I veri folli sono gli uomini che credono di poter fermare i fenomeni umani, naturali.  Di estrema attualità è uno scritto di Eco di esattamente vent’anni fa:

“[…] È ormai possibile distinguere immigrazione da migrazione quando il pianeta intero sta diventando il territorio di spostamenti incrociati? Credo sia possibile: come ho detto, le immigrazioni sono controllabili politicamente le migrazioni no; sono come i fenomeni naturali. Sino a che vi è immigrazione i popoli possono sperare di tenere gli immigrati in un ghetto, affinché non si mescolino con i nativi. Quando c’è migrazione non ci sono più i ghetti e il meticciato è incontrollabile. I fenomeni che l’Europa cerca ancora di affrontare come casi di immigrazione sono i casi di migrazione. Il Terzo mondo sta bussando alle porte dell’Europa, e vi entra anche se l’Europa non è d’accordo. Il problema non è più di decidere (come i politici fanno finta di credere) se si ammetteranno a Parigi studentesse con il chador o quante moschee si debbano erigere a Roma. Il problema è che nel prossimo millennio (e siccome non sono un profeta non so specificare la data) l’Europa sarà continente multirazziale, o se preferite, “colorato”.

Se vi piace, sarà così, e se non vi piace sarà così lo stesso.” (Cinque scritti morali, 1997)

 

Siamo giunti oggi all’assurdo per il quale coloro che si attivano tentando di dare una mano ai migranti nello spostarsi da uno Stato all’altro o all’interno di un territorio statale, in quella che è, in altre parole, la semplice affermazione da parte del migrante della libertà di movimento e del diritto ad autodeterminarsi, vengono puniti per traffico di esseri umani e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Per il cosiddetto reato di solidarietà. Ma può davvero la solidarietà essere repressa? Può un atto di natura umanitaria essere considerato illegale?

Ripercussioni assurde le abbiamo potute poi vedere anche nella manifestazione a Roma di sabato 25 marzo: attivisti scesi in piazza per manifestare il proprio dissenso all’Europa dei muri e dei confini sono stati fermati, trattenuti in caserma e lasciati poi andare con corredo di fogli di via, per far vedere in che bell’Italia sicura viviamo, dove il dissenso viene criminalizzato e il diritto a manifestare represso per motivi di sicurezza.

 

Ci troviamo di fronte a una politica che anziché garantire diritti, percorsi che tengano conto della situazione concreta della persona, creare canali legali per l’arrivo in Europa in modo tale da combattere anche il traffico di esseri umani, sostenere le forme di solidarietà dal basso, siano esse aiuto ai migranti  o occupazioni di immobili inutilizzati a scopo abitativo (ma anche aggregativo, culturale, politico, sociale), anziché porre l’attenzione su tutto ciò la politica si mobilita per svuotare di significato i diritti, per dar vita all’interno delle strutture di accoglienza o a bassa soglia a percorsi con scadenze, termini e modalità che non tengono conto del caso concreto, ma che sono posti come aprioristici e assoluti, una politica che non solo non è in grado, o non vuole, affrontare con serietà e i dovuti mezzi la questione migratoria, ma finanzia regimi dittatoriali, ci stringe accordi che poi vengono utilizzati per tenere le mani dell’Europa legate appena questa prova ad alzare la testa, e si oppone, mettendole a tacere, le varie forme di solidarietà.

A ben vedere, chi è il folle?

Làbas ai Monti Sibillini per le popolazioni del Centro-Italia

1.jpg

Un gruppo di 15 attivisti di Làbas è stato sui Monti Sibillini con le Brigate di Solidarietà Attiva – Terremoto Centro Italia, località Montefortino, a liberare dalla neve un allevamento di pecore rimaste intrappolate. Con noi, alcuni dei ragazzi che ospitiamo nel dormitorio sociale di Accoglienza Degna. Ragazzi del Gambia, del Mali e del Burkina Faso. Noi le pale, Salvini i selfie e le comparsate tv. Trovate le differenze.

2.jpg

Dopo aver concluso la missione all’allevamento di pecore, nel pomeriggio ci siamo recati a casa di una signora bloccata dalla neve da una settimana in un’altra zona del monte, consentendole finalmente di poter uscire di casa.

3.jpg

La giornata non si poteva concludere senza una foto di gruppo.

4.jpg

20 giugno a Ventimiglia per un’Europa dell’accoglienza e dei diritti

Questo 20 giugno, giornata mondiale del rifugiato, segna una fase cruciale per le politiche europee.

Di fronte al dilagare delle conseguenze dei conflitti e delle guerre in corso da tempo fuori dai confini d’Europa, di fronte alla richiesta di sostegno che arriva da interi popoli costretti a fuggire da regimi totalitari e dalla devastazione economica, sociale e ambientale prodotta dal sistema di sviluppo neo-liberale, l’Unione Europea reagisce con la repressione e la negazione di chi cerca un luogo sicuro in cui portare avanti il proprio progetto di vita.

Eloquenti sono le immagini del confine italo-francese a Ventimiglia, palcoscenico di una tensione diplomatica di facciata ad uso e consumo dei media che persegue l’intento comune dei paesi membri di schiacciare sul nascere i sogni di libertà di migranti e rifugiati. Il finto braccio di ferro tra il Governo Italiano e gli Stati che si oppongono alla presunta “redistribuzione dei profughi” sono infatti il segno di uno spazio precluso ai migranti, persone indesiderate in Gran Bretagna come in Francia, in Ungheria come in Danimarca, in Spagna come in Italia. Questo ci dicono infatti dichiarazioni e cronache delle ultime settimane: non c’è spazio per i migranti, ma non c’è spazio nemmeno per i rifugiati, nonostante questi possano ancora aspirare a brandelli di diritto sanciti dalla tanto obsoleta quanto preziosa Convenzione di Ginevra per i Diritti dei Rifugiati.

Strumentale e indegna è infatti questa forzata differenziazione tra migranti economici e rifugiati, quando i diritti degli stessi richiedenti asilo sono continuamente aggrediti, tra respingimenti ai confini esterni, accoglienza indegna, negazione del riconoscimento della protezione internazionale e Regolamento di Dublino. Non a caso l’Agenda Europea per l’Immigrazione tanto elogiata dal Governo Renzi punta proprio ad allontanare verso un altrove sempre più remoto le procedure per il riconoscimento del diritto di asilo, nel comune interesse di selezionare, filtrare e centellinare coloro che potranno un giorno godere del privilegio di sopravvivere a miseria e guerra accedendo al territorio europeo. Not in my back garden è il ritornello di tutti i capi di Stato e politici, nessuno escluso, in una gara all’egoismo e alla disumanità che premia le destre xenofobe e i loro proclami razzisti, rincorsi anche in Italia da tutti gli esponenti politici, in un vuoto di responsabilità istituzionale che ci precipita sempre più nella guerra agli ultimi e nella cultura dell’individualismo.

Nel frattempo, migranti e rifugiati continuano a rappresentare un business per tutti, facendo fruttare l’economia dello sfruttamento: nei centri di accoglienza gestiti grazie allo stato di emergenza, nei magazzini della logistica gestiti dalle cooperative, nei campi agricoli di mezza Europa, nella filiera del turis
mo e del lavoro di cura e ancora in tanti altri settori, dove il ricatto e la precarietà vengono strumentalizzati per risparmiare al ribasso sul costo della manodopera e sui suoi diritti.

Sono le politiche perverse contro cui ci battiamo da sempre.

Per questo sabato 20 giugno saremo a Ventimiglia:

contro l’ipocrisia dell’Agenda Europea sull’Immigrazione,

contro la speculazione razzista ed economica sulla pelle di migranti e rifugiati,

contro il Regolamento di Dublino,

contro le misure dell’austerity che bloccano l’alternativa alla crisi,

per un asilo europeo,

per un’accoglienza degna e per il riconoscimento delle occupazione abitative

per il diritto di circolazione e soggiorno per tutti,

per la fine dei diktat della Troika contro il Governo greco

Per un’Europa aperta, giusta e solidale

Bologna, Centro sociale TPO, Labas Occupato