Troppa gente senza casa, troppe case senza gente

Mercoledì 18 è andato in scena un altro atto della campagna #ioccupo: abbiamo aperto le porte dello stabile di via solferino 42, di proprietà dell’istituto Cavazza, vuoto da lungo tempo. Diverrà una casa per più di venti persone tra famiglie e singoli le quali rappresentano solo una parte di coloro che negli ultimi due mesi si sono rivolte allo Sportello per il diritto all’abitare di ADL Cobas trovandosi a vivere una situazione di grave disagio abitativo. Persone caratterizzate da storie e provenienze molto diverse: alcune sono fuggite da paesi in cui non era più possibile vivere a causa delle guerre, altre sono arrivate cercando una vita migliore da quella che hanno lasciato nel loro paese d’origine, altre ancora una vita l’hanno costruita per anni ma a causa della crisi si sono ritrovate in mezzo ad una strada. Tutte esistenze che oltre a pagare i costi della crisi scontano sulla loro pelle i tagli al welfare e la malagestione delle risorse pubbliche.
Sappiamo che su questo stabile è stato fatto un bando di gara per dei lavori di ristrutturazione ma ciò che salta più all’occhio è che nel consiglio d’onore dell’organizzazione siedono, tra gli altri, Sindaco e Prefetto di Bologna. Questi soggetti sono i promotori del fantomatico “Protocollo d’intesa per le esigenze di protezione abitativa” spacciato qualche mese fa come la panacea per tutti i mali del problema casa a Bologna e che è invece miseramente fallito.
L’ammissione del fallimento del Protocollo da parte dello stesso assessore al welfare Amelia Frascaroli, che tanto lo aveva sponsorizzato, renderebbe la vicenda quasi grottesca se non riguardasse una vera e propria emergenza sociale che investe le vite di migliaia di persone.
D’altro canto questa vicenda rende palese come le sole dichiarazioni d’intenti non bastano a contrastare gli interessi della rendita ma sono invece necessari interventi radicali per invertire la rotta. In questo senso quello dell’occupazione si conferma come strumento legittimo e utile per risolvere il problema della casa in quanto pratica concretamente, tramite la riappropriazione e l’autorecupero, l’utilizzo a fini sociali di immobili sfitti ed abbandonati.
Riconoscendo l’importanza che le occupazioni hanno e continuando a praticarle come strumento di redistribuzione della ricchezza dal basso, riteniamo però che questa non possa rimanere una semplice soluzione “di rimessa” di fronte ai vuoti lasciati dalle politiche abitative e dai tagli al welfare più in generale. Per questo oggi vogliamo interrogare la politica, in primis quella rappresentata nel consiglio d’onore e d’amministrazione dell’Istituto Cavazza, dicendo che avere un tetto sotto cui vivere deve essere un diritto e non un optional, che se coloro che potevano mettere a disposizione stabili inutilizzati hanno preferito, per fini di rendita e speculazione, continuare a tenerli vuoti è giusto che questi immobili vengano requisiti e destinati a finalità sociali. Allo stesso tempo riteniamo che se le istituzioni non sono in grado di produrre soluzioni reali al problema, per la mancanza della volontà di intaccare gli interessi di qualche privato o per l’assenza del coraggio necessario per mettere in discussione la tenaglia del patto di stabilità, non c’è alcuna giustificazione plausibile al fatto che nella città di Bologna continuino ad essere eseguiti sfratti e sgomberi.
Siamo pronti a discutere con chiunque voglia rendersi un interlocutore disponibile a parlare di soluzioni concrete per tutte le persone che hanno deciso di occupare questo stabile per dare una risposta alla propria situazione di disagio abitativo. Vorremmo inoltre parlare del fatto che un protocollo d’intesa che sia realmente efficace deve mettere a tema la requisizione degli immobili sfitti e abbandonati di proprietà di enti pubblici, banche, fondazioni e grandi proprietari. Dovrebbe inoltre prevedere una moratoria immediata di sfratti e sgomberi e far sì che i diritti fondamentali, come utenze e residenza, siano garantiti anche a quelle centinaia di persone che a Bologna si trovano a vivere in casa occupata.
Ma intanto abbiamo deciso di fare tutto questo con un tetto sopra la testa, perché al caldo si tratta meglio!

C’è chi i diritti li promette…. Noi li pratichiamo!

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