Appello alla cittadinanza attiva di Bologna. Un’opportunità per Libero e la sua famiglia.

sara e libero Lo scorso 15 Ottobre, come molti si ricorderanno, è andato in scena uno dei tanti sgomberi che ormai stanno diventando normalità nella buia città di Bologna.
Si tratta di via Solferino 42, stabile che accoglieva 35 persone tra cui 3 nuclei familiari.
Molti si ricorderanno una foto, un bambino su una macchinina gialla, dietro al cordone dei carabinieri. Quella foto scatenò molte reazioni, cittadini indignati per un’infanzia violentata ma anche prese di posizione di politici, come quelle dell’on. De Maria (Pd) e dell’ass. Frascaroli che accusavano i “movimenti” di strumentalizzare i bambini “trasformandoli in occupanti”.
Ecco, oggi quel bambino sta per essere allontatnato dai propri genitori a causa dell’incapacità dei Servizi sociali e dell’Assessorato al Welfare di rispondere alle esigenze di chi abita a Bologna. Dopo lo sgombero Sara, Salvo e Libero sono stati ‘parcheggiati’ in un albergo, negando loro qualsiasi altra soluzione.
Anzi. Venerdì scorso, ad un incontro che poteva essere risolutivo, un’assistente sociale del quartiere Santo Stefano (dopo aver negato l’assistenza di un rappresentante di ADL, che da mesi affianca la famiglia), ha intimorito i genitori minacciando di portare via Libero dalla loro tutela a meno che non avessero trovato un’alloggio, in affitto o in appoggio, entro giovedì 5 novembre.
Sara e Salvo, i genitori di Libero, grazie alla stabilità trovata nell’occupazione di via Solferino, da qualche mese lavorano tutti e due ma, come capita in maniera sempre più diffusa, vengono pagati tramite voucher, il che non gli permette di affittare alcun tipo di appartamento: i proprietari di casa richiedono altre garanzie, come fideiussioni e buste paga.
Non sono questi due ragazzi ma l’incapacità dell’Amministrazione (con picchi di abuso di potere, come quello dell’assistente sociale) e le ingiustizie delle politiche di precarizzazione e impoverimento del governo Renzi (come il maledetto Jobs Act) a rendere impossibile una vita serena a Libero e alla sua famiglia.

Allo stesso tempo crediamo che esistono tantissim* cittadin* che sono indignati dall’ondata di sgomberi eseguiti in città e che sono in grado di sopperire alla voragine che chi si occupa di Welfare in città ha aiutato a creare. Molti e molte che vogliono cooperare per dare vita un vera solidarietà e mutualismo sociale dal basso.
Questo è il momento di farlo. Da Giovedì mattina Sara, Salvo e Libero verranno cacciati dalla sistemazione temporanea in albergo, e hanno bisogno di un’alloggio idoneo dove potersi trasferire.
Facciamo appello affinché la Bologna degna si metta in gioco e offra a questa famiglia ospitalità, anche tramite un affitto a canone sociale, affinché possa avere la possibilità di un futuro, nonostante le politiche di distruzione del welfare varate, non solo a Bologna, ma in tutta Italia.
Lo chiediamo non per bieco assistenzialismo, ma in nome di quello spirito di umanità che accomuna molti in questa città.

per info: sportellocasa.adl@gmail.com
tel: 324 799 0511

Adelante resiste! Presidio permanente contro ogni sgombero!

villaDomani il nostro conseuto mercoledì di mercato si svolgerà ad un orario ridotto dalle 17.00 alle 21.00 per consentire a tutta la nostra comunità di difendere Villa Adelante, l’occupazione di viale Aldini 116, dalla minaccia di un imminente sgombero. L’appuntamento è per domani alle ore 6:30 per una “colazione sociale”. Di seguito l’evento e il comunicato:

Adelante resiste!

Bologna, 2015. Una città in cui gli sfratti sono all’ordine del giorno. Una città in cui migliaia di persone hanno scelto, e son state forzate a scegliere, la via dell’occupazione per poter sopravvivere. Una città in cui le istituzioni non riescono a dare risposta a questi disagi. Una città in cui l’arrivo del nuovo questore Coccia ha portato a molti sgomberi, alcuni di spazi sociali, altri di spazi abitativi, e tutti dopo pochi giorni (o ore) dall’ occupazione. 

Ora anche Villa Adelante è sotto attacco! Ci sono arrivate pesanti minacce di sgombero, da parte del proprietario Gianluca Muratori che mai ha voluto fermarsi a confrontarsi con noi, preoccupato solo a come far cassa speculando su tutto il territorio bolognese, e non guardando al di là del proprio portafoglio. Un personaggio più volte indagato, con la sua creatura UNIFICA gestisce appalti pubblici per milioni di euro. Noi non ci stiamo, non accettiamo che una problematica sociale, che non torva risposta dalle istituzioni, diventi una questione di ordine pubblico. Difenderemo la Villa ed il diritto delle persone che ci abitano di avere un tetto sopra la testa. Per questo da domani, mercoledi 17 giugno, ore 6 e 30 del mattino, presidio anti-sgombero davanti viale Aldini 116. Invitiamo quindi alla “Colazione sociale” tutta quella Bologna che pratica diritti, dal basso e nel sociale, con forme e metodi anche diversi tra loro. Invitiamo tutti coloro che continuano a difendere il sociale dai mille attacchi che quotidianamente subisce (dai tagli al welfare agli sgomberi di case occupate).

In questa città c’è chi organizza dal basso nuove pratiche di welfare condiviso, aprendo spazi abbandonati da anni, autorecuperandoli e rendendoli un luogo dove poter abitare e (ri)cominciare a costruire una vita degna. Nell’occupazione abitativa di Villa Adelante vivono 25 persone, comprese tra i 2 mesi ed i 68 anni di età, persone che non hanno avuto nell’occupazione l’unica alternativa alla strada. Negli 8 mesi di occupazione Villa Adelante è stata un laboratorio straordinario di co-abitazione tra tanti e tante diversi tra loro, un’esperienza di mutualismo a tutto tondo in grado di non limitarsi al soddisfacimento della necessità di un tetto sotto cui vivere ma in grado di costruire fortissime relazioni di solidarietà. 

Siamo infatti in una città in cui l’elemento oramai strutturale della crisi abitativa è sentito non solo da chi ha sulle spalle questo peso, ma anche da tutta quella parte del territorio che ha a che fare con il sociale ogni giorno. Per questo giovedì 18 giugnoabbiamo programmato anche l’assemblea pubblica Difendere il sociale: Giustizia sociale e pratica dei diritti nella Bologna di oggi” in cui mettere in connessione tutte quelle esperienze che operano nel sociale, che siano esse realtà di movimento, associazioni, sindacati, che non parlano solo di casa, ma che parlano di lavoro, di servizi, di scuola e di assistenza, perchè tutto questo è il welfare che ogni giorno le istituzioni, soprattutto quelle del governo ‘centrale’, stanno cercando di smantellare.

Ribadiamo l’invito alla “colazione sociale” a tutti coloro che scelgono di stare dalla parte dei diritti e della dignità, che per noi viene sempre prima del denaro e della proprietà, ad essere con noi dalle 6 e 30 di mercoledi mattina in poi, per contrastare  l’ennesimo attacco a chi tenta dal basso di costruire delle alternative concrete con chi la crisi la sta subendo ormai da troppo tempo e decide di alzare la testa..

 

Villa Adelante non si tocca!!!

ADL Cobas Emilia Romagna
Campagna #ioccupo

 

Piano Casa: Riflessioni sull’articolo 5 dopo l’ordinanza a Bologna

25_05Leggiamo dalla cronache di questo inizio settimana che l’ordinanza di lunedì 27 aprile, con la quale il sindaco di Bologna Virginio Merola ha autorizzato il riallaccio del servizio idrico allo stabile occupato di via Mario de Maria, sta creando notevole scompiglio tra le file della maggioranza di governo cittadina. Da una parte sindaco e soprattutto l’assessore al Welfare Amelia Frascaroli, dall’altra l’ala renziana del PD emiliano, che per bocca dei consiglieri regionali Paruolo e Mantovani definiscono l’atto «sbagliato e pericoloso» perché legittimerebbe le occupazioni.

Sicuramente questa vicenda evidenza una forte frattura all’interno dello stesso partito di governo. E non è un caso che parte della partita si giochi sul piano dell’emergenza abitativa. È ormai sotto gli occhi di tutti ciò che i movimenti per il diritto all’abitare affermano da mesi: il c.d. Piano Casa non risolve minimamente l’emergenza abitativa; smantella l’edilizia pubblica e reindirizza risorse economiche pubbliche a favore della speculazione edilizia e immobiliare, mentre ostacola e tenta di chiudere qualsiasi sperimentazione di riappropriazione, solidarietà e cooperazione dal basso, messa in campo attraverso le occupazioni abitative. E non esita a farlo colpendo in maniera infame i soggetti che, schiacciati dalla crisi, attuano la riappropriazione, privandoli dei più elementari diritti umani, civili e politici attraverso il famigerato art. 5.

Oltre ad umiliare ed abbandonare a se stesse le fasce deboli, sempre più ampie nella popolazione, è evidente come l’effetto di una tale politica di spoliazione, nel contesto più generale del Patto di Stabilità, contribuisca a rendere assolutamente inefficienti i tradizionali strumenti di welfare cittadino, provocando tra l’altro un drammatico circolo vizioso (vedi l’atteggiamento respingente dei servizi sociali e alla persona, etc.).

Nonostante questo duro attacco, i movimenti per la casa in Italia, non hanno esitato ad agire forme di riappropriazione diretta del patrimonio immobiliare inutilizzato, permettendo per quanto riguarda Bologna a centinaia e centinaia di persone di riconquistare il diritto all’abitare e alla città. Una pratica illegale di conflittualità sociale per la quale reclamiamo però la piena urgenza e legittimità politica e sociale.

L’ordinanza su via de’ Maria in qualche modo recepisce ed è frutto di questa determinazione. È una conquista importante nel quadro generale della lotta contro il Piano Casa in quanto rappresenta il primo atto forte di un ente locale contro l’applicazione dell’art.5. Si tratta, considerando anche le decisioni che in varie città stanno pian piano misconoscendo il divieto di richiedere la residenza per gli occupanti, di un processo che porta a rendere di fatto inefficacie (almeno) la parte repressiva del Piano Casa.

È chiaro quindi quanto il polverone sollevato in questi giorni metta in luce come all’interno della dialettica tra potere politico centrale ed economico legato alla rendita e livello delle amministrazioni locali si possano aprire forti contraddizioni nelle quali inserirsi per scardinare pezzo per pezzo le logiche di speculazione e sfruttamento fondanti della politica del governo Renzi.

Tutto questo è possibile solo attraverso un azione costante con i tessuti vivi delle nostre città, capace di influenzare con forza i livelli decisionali all’interno delle istituzioni, come già si attua e come si dovrà continuare a fare.

Ce lo dicono le scomposte reazioni bipartisan di renziani, leghisti e altri stolti difensori della legalità ad ogni costo, nonché delle stesse associazioni di categoria dei palazzinari, con Confabitare in prima linea pronta a ricorre al piano giudiziario per ripristinare la loro «inalienabile libertà» di lasciare sfitti migliaia di edifici ed abitazioni!

Ce lo indicano le evidenti difficoltà nell’applicazione di un Protocollo d’intesa, tanto acclamato dalle istituzioni cittadine quanto fallito,che chiede ai soggetti, pubblici e privati, titolari di grandi proprietà immobiliari di mettere le stesse a disposizione e di confrontarsi con un strutturale disagio abitativo.

Una sperimentazione sicuramente interessante ma che presenta forti limiti strutturali. Il più importante fra questi, per quanto ci riguarda, è il mancato un coinvolgimento diretto di quei soggetti che, in maniera organizzata e attraverso azioni dirette, agiscono di fatto quei meccanismi di contrattazione sociale finalizzati all’acceso generalizzato ai diritti, alla casa e alla vita degna che la stessa legalità. In termini più generali è necessario abbandonare una gestione emergenziale del problema casa, dando risposte concrete e strutturali all’interno della città.

Per questo ribadiamo la necessità di riconvocare al più presto un tavolo che studi un nuovo Protocollo, tenendo in considerazioni nuovi elementi che in quello vecchio non si davano, per giungere a regolarizzare al più presto delle numerose occupazioni presenti a Bologna.

ADL Cobas

Campagna #ioccupo

Qua l’intervista all’assessore al Welfare Amelia Frascaroli da Repubblica.it

Benvenuta Anna Maria!

Oggi, 14 Aprile 2015, diamo il benvenuto ad Anna Maria, la nostra nuova piccola occupante di Villa Adelante!

I genitori, Alina e Marius, sono in Italia da qualche mese, arrivati dalla Romania per trovare un posto dove crescere la loro bambina, posto che hanno trovato, fortunatamente, tra le mura dell’occupazione di #ioccupo e Adl Cobas. Mura che hanno concesso loro la tranquillità di poter costruire una vita qui a Bologna, dove hanno scelto di stare.

Felicemente la accogliamo in Villa Adelante e con lei continueremo la battaglia per l’abolizione dell’articolo 5, per costruirle un futuro pieno di diritti, per far avere a lei e ai suoi genitori una residenza con la quale poter accedere a istruzione e sanità.

Benvenuta Anna Maria, Adelante!

Continua l’occupazione in Via Solferino 42

Poco più di una settimana dall’occupazione e lo stabile di via Solferino 42 ha ripreso vita, trasformandosi da spazio relegato all’abbandono ad abitazione degna per venti persone, singoli, giovani coppie, famiglie. Persone che hanno scelto di occupare insieme a tant@ altr@ perché costretti da una situazione abitativa e di vita che non gli permetteva di sviluppare una vita degna, che ora invece risulta possibile.

In meno di dieci giorni i lavori di autorecupero collettivo dell’area occupata sono avanzati rapidamente, tanto che i 5 appartamenti sono ormai abitabili. Una piano di lavori intenso e reso possibile dal apporto di tutti e tutte gli occupanti della campagna ‪#‎ioccupo‬, quelli entrati in via Solferino insieme con quelli di “Villa Adelante” in viale Aldini e quelli di via Borgolocchi, e sostenuto dalla solidarietà del vicinato di quartiere che numeroso in questi giorni ha attraversato questo stabile finalmente aperto e vissuto, conoscendo gli occupanti e parlando con loro. Tanti altri hanno inoltre sono entrati in contatto con questa nuova realtà attraverso la pagina facebook “Iorecupero” e hanno contribuito a rendere abitabili gli appartamenti donando mobilio e arredamenti in disuso.

Per fortuna gli occupanti di via Solferino sembrerebbe aver trovato un interlocutore serio e bendisposto: di fatto i rappresentanti dell’Istituto F.Cavazza, titolare della palazzina di via Solferino, si sono mostrati disponibili a trovare una soluzione condivisa che tenga presente la grave situazione di difficoltà che vivono gli attuali occupanti, e soprattutto dimostrandosi consapevoli che, al di là dei singoli casi, quello della casa non un problema passeggero, ma un questione reale nella città di Bologna come nel resto del paese, e che si sta tramutando in elemento strutturale dell’impoverimento e dello spossessamento dilagante di ampissime fasce di popolazione. Non a caso, solo per dare un’idea, dall’inizio dell’anno sono oltre un centinaio le persone che hanno chiesto aiuto allo nostro Sportello ADL Cobas per il Diritto all’Abitare in via Orfeo 46, mentre proprio oggi sui media cittadini esce la notizia che 359 persone si sono rivolte nello stesso periodo all’Help Center aperto dall’associazione Piazza Grande presso la stazione.

Se quindi la cooperazione dal basso dimostra tutta la sua forza solidale e anche la sua capacità di praticare percorsi condivise con interlocutori credibili, la stessa cosa non si può dire per quanto riguarda i rappresentanti delle istituzioni che ci ritroviamo di fronte, finora incapaci di trovare soluzioni efficaci e alquanto timidi nel mettere in campo scelte radicali.

Dopo il fallimento del Protocollo d’intesa tra comune e prefettura non ci si può più nascondere dietro a i soliti mantra – “non ci sono spazi”, “non abbiamo risorse”: gli spazi ci sono (e lo denunciano le tante occupazioni attualmente in atto) e le risorse devono essere trovate. Infatti è giunto il tempo che le forze politiche in città abbandonino una volta per tutte la gestione emergenziale delle politiche abitative, capaci al massimo di trovare soluzioni parziali e per brevi periodi se non quando favoriscono vere e proprie sacche di emarginazione e di conseguenza fomentano “guerre tra poveri”. Al contrario è il momento di assumere scelte che vadano a colpire alla radice le cause della problematica abitativa, attaccando con decisione abbandono e disuso di un numero enorme di abitazioni già esistenti ma prigioniere delle logiche speculative e di rendita di soggetti privati e non.

Purtroppo le politiche abitative del Comune bolognese non sembrano per nulla affacciarsi su questo orizzonte. Al contrario. Sono di questi giorni, infatti, due notizie alquanto significative. Da una parte l’assessore alla casa Malagoli ha annunciato la messa all’asta di 300 immobili ACER mentre dall’altra la giunta ha approvato un progetto edilizio che riguarderà ben 21 ettari: su queste aree dismesse sorgeranno, tra le altre cose, ben 485 nuovi appartamenti. Un progetto quindi che modificherà profondamente il volto della città ma non risolverà affatto il problema abitativo, inserendosi invece nel solco del Piano Casa varato dal governo Renzi la scorsa primavera che favorisce costruttori e grandi proprietà mentre mortifica ed abbandona inquilini, affittuari e in generale le fasce sociali medio-basse.

È necessario invece una netta inversione di tendenza: per chi fa politica intorno al tema dell’abitare in città è chiaro che non si potrà risolvere in termini strutturali il problema della casa se non si intraprendono semplici e chiare misure: moratoria degli sfratti, messa a dispozione (se necessario tramite requisizione) dei tanti spazi abitativi attualmente in disuso e di proprietà di grandi gruppi pubblici e privati, valorizzazione dei progetti di autorecupero attraverso la sperimentazione di percorsi di riqualificazione che coinvolgano le realtà sociali che attualmente si muovono nel terreno della lotta per il diritto all’abitare ed infine regolarizzazione delle (ormai) tante realtà di occupazione abitativa e riconoscimento per occupanti, sfrattati e senza casa di tutti i diritti di cittadinanza.

Solo su questo tavolo si può giocare e vincere seriamente la scommessa di garantire il diritto generalizzato all’abitare e affinché a Bologna ci sia una‪#‎casaxtutti‬!

26.06 – Parma: riuscito sciopero dei lavoratori della logistica. Bloccato il magazzino Number1!

Adl Cobas in lotta per i diritti contro le rappresaglie blocca tutte le entrate, le guardie private colpisono un attivista e provano ad attaccare i blocchi ma vengono respinte dalla determinazione degli scioperanti e dei manifestanti così come le provocazioni dei responsabili della Coop. Taddei. Uno sciopero riuscito: la lotta continua!

 

Fin dall’alba di giovedì 26 giugno al magazzino Number1 di Parma tutti i cancelli sono rimasti chiusi per lo sciopero e la manifestazione in risposta all’arroganza e ia licenziamenti della cooperativa. In molti tra lavoratori della logistica e attivisti di ADL Cobas e della coalizione dei centri sociali dell’Emilia Romagna hanno risposto all’appello per sostenere lo sciopero dei lavoratori, giungendo da diverse città dell’Emilia-Romagna e del Veneto.

Mentre venivano bloccati tutti i cancelli con interventi e slogans, le guardie private schierate dalla cooperativa (come nelle ultime mobilitazioni) per intimidire i lavoratori hanno cercato di impedire il blocco di un camion aggredendo un manifestante, colpendolo al volto ma sono state respinte dalla determinazione degli attivisti.

Nel corso della mattinata, la mobilitazione conquista un incontro in Prefettura per denunciare l’atteggiamento inaccettabile e antisindacale della Number One e perchè si faccia garante di un tavolo di trattativa su quattro punti: 1) reintegro dell’RSA di ADL Cobas ingiustamente licenziato; 2) ritiro della contestazioni disciplinari per i 3 lavoratori iscritti ad ADL, accuasati di aver testimoniato il falso; 3) stop al comportamento punitivo nei confronti dei lavoratori che hanno scioperato e che sono stati trasferiti o impiegati ingiustificatamente a mansioni degradanti; 4) riapertura del tavolo di trattativa su retribuzione di infortunio e malattia e sulla mensa.
Tavolo a cui, l’indomani, la cooperativa si è resa disponbile a partecipare.

L’incontro a tre fra ADL, cooperativa Taddei Training e Prefettura che si dovrebbe tenere nei prossimi giorni è un iniziale successo della giornata di sciopero e blocchi del 26 giugno. La determinazione e la degna rabbia dei lavoratori in sciopero ha costretto la controparte padronale a rigettare (almeno momentaneamente) l’atteggiamento di arrogante chiusura totale e ad accettare un ‘normale’ piano di interlocuzione – anche dialettica e certamente mai concertativa – all’interno del magazzino.

L’obiettivo rimane ovviamente quello del miglioramento delle condizioni contrattuali e di lavoro in Taddei Training e nel magazzino Number 1, così come raggiunto in tanti altri magazzini e cooperative della logistica grazie alle lotte dei lavoratori. Se invece continueranno il rifiuto, le intimidazioni e le rappresaglie da parte della cooperativa, nuove mobilitazioni saranno messe in campo per rivendicare la possibilità di lavorare con dignità e diritti.

Verso il semestre di lotta, i diritti si conquistano insieme!

#civediamoinautunno #civediamodappertutto

Commento conclusivo della giornata:


Link utili:

http://parma.repubblica.it/cronaca/2014/06/26/foto/sciopero_number_one_ferito_attivista-90036145/1/#1

http://video.repubblica.it/edizione/parma/protesta-number-one-adl-cobas-ferito-un-attivista/170606/169095

Casa, diritto all’abitare e pratiche di riappropriazione

due appuntamenti di (auto)formazione promossi dall’Associazione per i Diritti dei Lavoratori (ADL-Cobas) e dal Progetto Crowdhousing.

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giovedì 15 MAGGIO dalle 17.30 aula 2 piano terra pal.zo Malvezzi via Zamboni 13

Contratti di locazione e sfratti

tenuto dall’Associazione Diritti Lavoratori

Panoramica generale dei contratti di locazione esistenti e sulle procedure di sfratto; modalità di tutela dei locatari e risposta in caso di sfratto da abitazioni private e pubbliche. Normativa e accesso all’Edilizia residenziale pubblica.

martedì 20 MAGGIO dalle 17.30 aula 2 piano terra pal.zo Malvezzi via Zamboni 13

Occupazioni e sgomberi

tenuto dall’Avvocato Elia De Caro

Normativa e tutela delle occupazioni a scopo abitativo. Modalità e pratiche di difesa in caso di sgombero.

per l’apertura dello Sportello per il Diritto all’Abitare presso Làbas occupato (ex caserma Masini, via Orfeo 46)

Nel tempo della crisi, delle politiche di austerity e post-austerity, in Italia le problematiche legate alla casa e al diritto all’abitare hanno ormai assunto le dimensioni di una vera e propria emergenza sociale. Centinaia di migliaia di singoli e famiglie hanno già perso o rischiano di perdere la casa nella quale abitano: schiacciati dal peso di affitti (e mutui) che le ormai ridotte e sempre più precarie capacità di reddito non riescono più a sostenere, gli sfratti per morosità incolpevole sono all’ordine del giorno e in costante aumento.

Poco o meglio nulla viene fatto da parte della politica istituzionale: il recente “Piano casa” del ministro Lupi e del governo Renzi favorisce esclusivamente nuova cementificazione (e le conseguenti speculazioni edilizie) e reprime (con l’art. 5) le esperienze di occupazione e riappropriazione dal basso del diritto all’abitare, mentre ignora totalmente misure essenziali come una moratoria generalizzata degli sfratti e il sostegno massiccio dell’edilizia residenziale pubblica.

L’Associazione per i Diritti dei Lavoratori (ADL-Cobas) e il progetto di occupazione a scopo abitativo Crowdhousing organizzano perciò due incontri di (auto)formazione sulla tematica abitativa con lo scopo di costituire uno Sportello per il Diritto all’abitare presso l’ex caserma Masini (via Orfeo 46).

Perché uno Sportello per il diritto all’abitare e un percorso pubblico per la sua creazione? Perché crediamo nella necessità di difendere e tutelare dal basso la possibilità per tutti/e di avere una casa che possa permettere una vita dignitosa. Vogliamo creare uno sportello sociale per far sì che questo non sia un semplice centro-servizi ma un luogo dove sfrattati, occupanti, precari, studenti, migranti possano rivolgersi per riaffermare il proprio diritto all’abitare e allo stesso tempo un luogo che metta in connessione chi è intenzionato ad incidere sulla situazione abitativa nella città di Bologna (e non solo).

Perché lo Sportello “prende casa” a Làbas? Da sei mesi ha preso vita all’interno dell’ex caserma Masini il progetto Crowdhousing: una pratica di occupazione e di cooperazione che ha riqualificato a scopo abitativo 4 appartamenti dove vivono 15 persone. Persone per le quali occupare e autorecuperare spazi prima abbandonati ha significato riappropriarsi di reddito sottraendolo ad affitti fuori dalla loro portata. Persone che in questo modo hanno riconquistato il proprio diritto all’abitare con dignità.

Lo Sportello nasce allora anche da questa spinta a ricercare dal basso soluzioni alternative a politiche abitative scellerate che abbandonano al degrado (o svendono ai privati) un patrimonio residenziale pubblico che potrebbe essere utilizzato per dare una tetto alle migliaia di persone che rischiano di perdere (o hanno già perso) la casa.

Vi invitiamo perciò a partecipare a questo mini-ciclo di incontri di formazione per costruire insieme un percorso condiviso: perchè la casa è un diritto, ma deve essere tutelato e difeso ogni giorno!