Làbas oltre Làbas / Bologna oltre Bologna

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Un corteo di 20mila persone a Bologna – in questi tempi di ansie securitarie e politiche dell’odio – non è qualcosa di scontato. Di più, è una boccata d’ossigeno che rompe il grigiore delle retoriche del degrado e della paura che stanno trasformando le città in spazi sempre più blindati. Un evento straordinario se aggiungiamo che chi è sceso in strada lo ha fatto per uno spazio sociale. Il carattere di extra-ordinarietà della manifestazione di sabato 9 a Bologna non è però comprensibile nei termini del miracolo, ovvero dell’evento inatteso e inspiegabile. Piuttosto è una rottura dell’ordinario, di quella quotidiana dose di razzismo, rassegnazione e frustrazione che sembrano essere diventati la cifra del nostro presente; è una marea di convergenze nella quale ognuno può essere parte del cambiamento; è l’apertura di un possibile che è già presente e aveva solo bisogno di spazio per venir fuori.

Sarebbe però riduttivo pensare che tutto ciò sia accaduto per via di un semplice luogo. Làbas è stato, è e sarà molto più di quattro mura. Basti pensare allo sgombero subìto l’8 agosto: invece di indebolirci ha fatto esondare per le strade della città tutta la ricchezza sociale che è stata accumulata in questi cinque anni attorno alla Caserma Masini. Una ricchezza che non è semplicemente in Làbas, ma nella città tutta. Perché Làbas è un’esperienza comune, un esperimento di cooperazione dal basso e autonoma in continua evoluzione. I tanti progetti che tra le mura di via Orfeo avevano trovato una casa – e che a breve ne avranno un’altra – sono un esempio concreto di quella potenza collettiva che si può chiamare in tanti modi ma che rende l’agire in comune una risorsa sociale: mutualismo, solidarietà, coalizione. Il possibile che Làbas ha mostrato poter essere reale è quello del fare società, del ricostruire legami e reciprocità, dell’accoglienza e non dei muri, dei beni comuni e non della rendita, della partecipazione e non del decisionismo.

Ma Làbas è già andato oltre Làbas.

A partire dal giorno dello sgombero, infatti, abbiamo provato a mettere in campo una processualità aperta e condivisa che non si limitasse a poche persone. Siamo di fronte ad una scommessa importante: è possibile immaginare una Bologna diversa da quella interessata solo a grandi opere e business? Una città che non trasformi le questioni sociali in problemi di ordine pubblico ma in occasioni di crescita collettiva? Una Bologna che ripensi se stessa a partire dalle tante esperienze di volontariato, associazionismo, solidarietà, sindacalismo, movimenti? Noi crediamo di sì. Come opporsi al deserto che le politiche di tagli e sicurezza stanno creando nelle nostre città? Politicizzando il sociale, coalizzando quelle forze – vecchie e nuove – che invece si riconoscono nella potenza costituente della cooperazione e del mutualismo per praticare l’alternativa. L’immaginazione civica non piomba dall’alto, si costruisce nelle processualità aperte dei conflitti e delle esperienze della città.

Quello che occorre è invertire la tendenza. In questi mesi si è venuto a creare un clima generale di attacco alla solidarietà e al mutualismo. Pensiamo alla odiosa campagna di limitazione e diffamazione nei confronti delle ONG che in mare fanno quello che gli Stati non fanno: salvare vite umane. Ma pensiamo anche alla minaccia di una campagna nazionale di sgomberi; scene come quelle di palazzo Curtatone a Roma rischiano di diventare il volto brutale di mesi di retoriche del decoro e ordinanze anti-degrado. La vicenda di Làbas invece segna un cambio di rotta: la forza collettiva coagulatasi nei 20mila di sabato ha obbligato un’amministrazione locale – che fino a questo momento aveva messo la testa sotto la sabbia davanti agli sgomberi e alle istanze sociali che le occupazioni portano avanti – a riconoscere il valore cittadino di questa esperienza, impegnandosi pubblicamente a trovare nuovi spazi. Non si tratta di un regalo, di una concessione o di un accordo, ma di una conquista strappata, di un’affermazione imposta grazie alla determinazione di tanti e tante, diversi ma uniti.

E ora? Abbiamo percorso tanta strada ma non per questo siamo arrivati. Prima di tutto, alle promesse dovranno far seguito i fatti: la campagna #RiapriAMOLàbas non si fermerà finché non potremo festeggiare i cinque anni di questa esperienza in un nuovo spazio. Il punto non è rientrare nelle regole per tornare all’ordinario, ma cambiare le regole perché quelle attuali non vanno. Làbas non va normalizzato; va riconosciuto nella sua autonomia e indipendenza, nella sua spontaneità, nella sua capacità di costruire collettivamente un pezzo di città diversa. Perché fin dall’inizio abbiamo scommesso sul carattere pubblico e processuale del suo destino, laddove pubblico non significa la apparente e formale neutralità dei bandi e degli avvisi, ma la concreta e democratica partecipazione a processi decisionali aperti a tutti quelli che vogliono contribuire. Se qualcuno pensava di depotenziarci, dopo il 9 sa che invece la marea è andata be oltre Làbas e ha investito la città. E qua sta il secondo punto. Si è aperto uno spazio cittadino di partecipazione e alternativa. Sta a tutte e tutti noi non permettere che venga chiuso ma far sì che debordi. Occorre riaprire una contrattazione sociale fra le istituzioni e la città. Occorre ripensare Bologna a partire dalla potenza costituente della cooperazione. #BolognaoltreBologna, la città dell’alternativa oltre il grigiore della città del business.

“L’aria della città rende liberi” diceva un motto medievale per indicare gli spazi urbani svincolati da obblighi feudali. Ci sono nuovi vincoli da cui liberarci. I vincoli della paura, del razzismo, della governance decisionista, delle politiche neo-liberali di rendita e concorrenzialità. La chiave per aprire nuovi orizzonti è solo celata alla nostra vista ma si trova già qua. Sabato ne abbiamo visto tutte le potenzialità. Una direzione è tracciata, ed è importante notare come siano tante le città radicali/ribelli/senza paura attorno a noi, segno di una possibile geografia europea da costruire al di là dei perimetri imposti dalla sovranità e dagli stati nazione. La strada da percorrere lunga ma di compagni e compagne lungo il cammino siam sicuri ne troveremo molti se avremo coraggio.

Il giorno dopo la manifestazione #RiapriamoLàbas

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Non ci sono parole per descrivere quello che è successo ieri. Basta perdersi nelle foto e nei video che si rimbalzano nel web, nei racconti entusiasti delle migliaia di persone che c’erano, nelle voci infine rauche di chi urlando ha dato parola e significato ad un corteo straordinario.
Ieri eravamo tanti, tantissimi. Ma non è solo una questione di numeri.
Tutte quelle persone, quelle biografie diverse, quelle storie uniche non hanno solo riempito le strade: hanno portato tutte e tutti assieme Làbas oltre Làbas.
Ma cosa significa questa cosa?
Significa che 5 anni di storia di un spazio sociale non possono essere intese solo come un elenco di progetti, iniziative, manifestazioni fatte. Sono vita, cambiamento, evoluzione, politica e sociale. E, come tali, esigono un nostro pensarci sempre nuovi, attuali, mai come il giorno prima.
Perchè Làbas non sarà più come prima.
E lo diciamo lasciando ad altri lo sconforto, la delusione e la tristezza: perchè mentre lo diciamo ci pervade la stessa ambizione, felicità, voglia di fare, che ieri animavano le strade e le piazze di questa città. Certo, non è scontato, soprattutto se in gioco ci sono i flussi sociali, culturali e politici che eccedono le mura -qualsiasi esse siano- di uno spazio, ma è quello che abbiamo conquistato tutti e tutte insieme in questo mese di grande intensità.
Ed è proprio quell’ “eccedenza” che non dobbiamo disperdere. Dobbiamo farlo perchè quello che è successo ieri è la prova concreta che è possibile, insieme, immaginare e soprattutto incidere sul futuro di questa città (e non solo), sui suoi luoghi, sul significato della cosa pubblica. Dobbiamo farlo perchè siamo tanti, tantissimi, a volerlo fare insieme. Dobbiamo farlo, infine, perché è il volto giusto, accogliente, solidale della città del domani.
Insomma, se è vero che Làbas significa “laggiù”, è anche vero che non è qui, e dunque saremo sempre in cammino per tendere ad esso. In queste settimane sarà importante tenere alta l’attenzione, immaginare insieme spazi d’incontro comuni, momenti di condivisione che affinino la marea che abbiamo dimostrato di essere.
Ci vediamo Mercoledì, come sempre, perché l’8 Agosto non è finito nulla: la partita è appena cominciata.

L’esito dell’incontro con il Sindaco Virginio Merola

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L’incontro che abbiamo avuto martedì 29 agosto con il sindaco Virginio Merola non ha raggiunto l’obbiettivo.

Làbas ha bisogno di avere subito uno spazio per poter proseguire le proprie attività, di rimanere nel quartiere Santo Stefano e di mantenere la complessità progettuale che ci contraddistingue.

La proposta della Staveco che ci è stata fatta è una sfida ambiziosa e importante per questa città che siamo pronti a cogliere con la passione e l’energia che abbiamo dimostrato in questi cinque anni.

Tuttavia, è inaccettabile che Làbas debba attendere un anno per avere uno spazio, come se la nostra esperienza possa essere messa in congelatore per essere poi scongelata quando il Sindaco lo riterrà opportuno.

Se la Staveco irrompe nel dibattito pubblico come luogo di “rigenerazione urbana” che può ospitare esperienze non speculative, laboratori politici, sociali e culturali come Làbas è perché c’è chi ha lottato per anni, con le unghie e con i denti, affinchè si affermasse un modello diverso da quello a cui è abituata la politica e i palazzinari.

La stessa Staveco è stata oggetto negli ultimi anni di mirabolanti progetti, annunciati con brindisi e foto di famiglia, poi naufragati.

Sono cinquant’anni che la Staveco si trova in quelle condizioni.

Per questo motivo il minimo che possiamo esigere dopo anni di inutili discussioni con l’amministrazione sul futuro di Làbas è che nei prossimi giorni ci sia un impegno concreto, scritto e sottoscritto, che indichi tempi e modalità d’ingresso nello spazio.

La discussione in questo senso con l’amministrazione è aperta ed è solo all’inizio.

C’è un pezzo di città che è stanco di essere preso in giro, che si sente ferito da questa ingiustizia, e che quindi crede che Làbas debba avere subito una casa, anche temporanea, per poter continuare ad esistere.

Per fare questo abbiamo bisogno di tutta la forza che la campagna #RiapriAMOLàbas ha espresso in queste settimane.

Per questo motivo l’ Assemblea pubblica #RiapriAMOLàbas di ieri sera è stato un momento fondamentale per poter organizzarci a praticare questo obiettivo in vista della RiapriamoLàbas – Grande Manifestazione del 9 settembre.

Ci vogliono subalterni e pazienti, ci avranno agitati e creativi.

#RIAPRIAMOLÀBAS – GRANDE MANIFESTAZIONE – 9.09.17 – BOLOGNA

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Hanno sgomberato Làbas dopo quasi cinque anni di attività al Quartiere Santo Stefano, nell’ex caserma Masini che abbiamo rigenerato dopo 20 anni di abbandono delle istituzioni.

Hanno sgomberato uno dei laboratori politici, sociali e culturali più importanti e partecipati a Bologna, in una città sempre più mediocre, senza idee e senza futuro.

Ma i nostri corpi, le nostre vite, le nostre passioni e i nostri sogni non si fermeranno con uno sgombero. Lo dimostrano i migliaia di messaggi, attestati ed iniziative di solidarietà giunti in poche ore da tutta Bologna, l’Italia e il Mondo.

Il motivo è semplice: quello che abbiamo fatto in questi cinque anni è andato ben al di là dei muri dell’ex caserma Masini, ed è diventato un orizzonte di possibilità per tutti.

Ora è tempo di dare una risposta forte e determinata a quello che è successo ieri.

È per questo che abbiamo deciso di lanciare due appuntamenti: il 30 agosto ci troveremo per un’assemblea pubblica aperta a tutte e tutti, mentre il 9 settembre ci rimetteremo in cammino in una grande manifestazione nella quale tutte e tutti insieme andremo, con gioia e determinazione, a riprenderci ciò che è nostro.

*Per adesioni ed informazioni scrivere a riapriamolabas@gmail.com.

Qui l’evento Facebook: https://www.facebook.com/events/1396308287155571/
#RIAPRIAMOLÀBAS

MARCIA NO ONE IS ILLEGAL, A BOLOGNA STIAMO COSTRUENDO UNA STRADA DIVERSA PER ACCOGLIERE TUTTI/E

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Una valutazione della straordinaria Marcia Bologna Accoglie – No One Is Illegal

Dopo l’entusiasmo della giornata di sabato, alcune righe per condividere insieme le nostre valutazioni sulla riuscita della marcia, che ha portato in piazza settemila persone dietro lo striscione “Bologna Accoglie – No One is Illegal”.
Accanto al successo numerico ci preme sottolineare la qualità della composizione: in primis la grande presenza di migranti, protagonisti orgogliosi di una mobilitazione che ha saputo mettere al centro e dare la meritata attenzione alla loro voce, piena di riflessioni, critiche e domande.

Ascoltando i tanti interventi al microfono, emerge una fotografia davvero poco consolatoria della condizione del sistema dell’accoglienza da un lato e della normativa sull’immigrazione e l’asilo dall’altro.
Quella per l’inclusione è una vera e propria lotta quotidiana, contro l’invisibilità, contro l’assistenzialismo ma soprattutto contro la privazione dei diritti elementari, come l’assistenza sanitaria, la residenza, il lavoro retribuito e il diritto di soggiorno.
Con i migranti e dietro di loro un corteo denso di esperienze e di valori positivi, composto da tantissimi singoli e da decine e decine di realtà indipendenti che ogni giorno lottano e lavorano per una accoglienza degna, capace di costruire reale inclusione e prospettive di futuro.

Questa ricchezza, variegata nelle pratiche, nelle appartenenze, nelle competenze, evidenzia chiaramente che sabato in piazza c’era la città di Bologna.
Un percorso aperto e pubblico, articolato in assemblee anch’esse pubbliche ed aperte, ma anche nuovo nelle forme della relazione tra soggetti, distante anni luce dalle forme della rappresentanza politica tradizionale – e non solo – vuote e lontane dalla realtà. Un processo pienamente dentro alla società, trasversale, democratico, che ha saputo rompere gli steccati, che è riuscito ad andare oltre all’indignazione, arricchendosi nelle differenze, oltre i minoritarismi, l’auto-rappresentanza, liberando il campo da ogni ipocrisia e ambiguità.

Nessuna speculazione sulla nostra pelle: né sulla pelle della città antirazzista né sulla pelle dei migranti.
Se infatti la marcia ha risposto all’ignoranza e alla malafede dei predicatori della paura e dell’odio capeggiati da Salvini, ha parlato chiaramente anche al partito responsabile della cancellazione dei diritti dei migranti. L’accoglienza pensata dal partito di Minniti e Orlando è il contrario di quella indicata dalla Marcia, perché è una accoglienza selettiva, che cancella i diritti residui dei migranti mentre reprime la libertà di circolazione bloccando le persone in fuga e consegnandole alla tortura, allo sfruttamento, alla miseria, alla morte.
Per questo è stato necessario ribadire che l’accoglienza non si declina certo nell’apertura dei nuovi CIE che anche la Regione Emilia Romagna ha approvato; chi è sceso in piazza l’ha fatto anche per chiarire che non si possono confondere due idee di società incompatibili.

“Bologna accoglie” – “No One Is Illegal” non è uno slogan neutro: significa innanzitutto affermare che bisogna uscire dalla gestione emergenziale dell’accoglienza; significa schierarsi contro i confini, contro la retorica della sicurezza, contro il razzismo di Stato, le politiche europee e nazionali che alimentano sentimenti di odio e costruiscono un impianto normativo che divide, criminalizza ed esclude; significa costruire canali di arrivo sicuri per i migranti; significa costruire una cittadinanza transnazionale per tutt@; significa rifiutare gli accordi del Governo italiano e dell’UE con dittatori sanguinari; significa opporsi all’applicazione della legge Minniti-Orlando senza se e senza ma.

Una scommessa vinta. Una sfida lanciata dal basso. Una piazza che ha scelto da che parte stare.
A Bologna stiamo scrivendo una storia diversa, con più voci e più corpi uniti dalla volontà di rifiutare un’Europa chiusa in se stessa, di sottrarsi alla trappola dei nazionalismi razzisti e costruire città aperte, accoglienti e solidali.
Siamo sulla strada giusta.

Cs TPO e Làbas Occupato

Bologna accoglie – No one is illegal: marcia per l’accoglienza

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MARCIA DELLA BOLOGNA ACCOGLIENTE E SOLIDALE. CONTRO MURI E RAZZISMO. https://www.facebook.com/events/1908528812749146/

27 MAGGIO 2017 ORE 14:30 PIAZZA XX SETTEMBRE

Il 4 maggio scorso circa 200 persone hanno animato l’assemblea pubblica al Tpo per una marcia dell’accoglienza.
Tanti interventi, tante esperienze associative, collettive, personali, tante proposte da costruire, tanti temi su cui ragionare insieme. Tutti convinti della necessità di aprire un percorso di mobilitazione ampio per costruire una grande marcia per l’accoglienza il prossimo 27 maggio a Bologna.

Durante l’assemblea del 4 maggio abbiamo ospitato un intervento diNessuna Persona è Illegale, la piattaforma antirazzista milanese per la costruzione di uno spezzone sociale nella manifestazione del 20 maggio, che l’assemblea ha condiviso nella sua iniziativa autonoma rispetto all’appello ufficiale fatto dall’amministrazione comunale di Milano.
—> https://m.facebook.com/notes/nessuna-persona-è-illegale/nessuna-persona-è-illegale/374723619589048/
Il sindaco Sala infatti si paragona alla sindaca spagnola Ada Colau, ma la giunta milanese proclama accoglienza senza praticarla nei fatti, come invece si fa a Barcellona attraverso la cooperazione con le realtà sociali, le scelte politiche concrete per rifugiati e migranti, la condivisione di percorsi solidali e di lotta radicati nella società, l’opposizione alle politiche europee securitarie e xenofobe, la disobbedienza alle leggi che escludono e restringono dissenso e libertà, come ci hanno raccontato i compagni diBarcelona en Comú in collegamento web con l’assemblea bolognese, invitandoci anche a partecipare all’evento “Fearless Cities” dal 9 all’11 giugno a Barcellona.
—> http://fearlesscities.com/

Negli ultimi giorni tra Milano e Roma abbiamo assistito a episodi gravissimi di razzismo di Stato: i rastrellamenti etnici in stazione centrale a Milano e la morte di Nian Maguette durante un blitz della polizia municipale di Roma Capitale non possono lasciarci semplicemente indignati.
Bisogna agire e opporsi fermamente alle misure politiche che stanno colpendo i migranti e le fasce più povere della società, che alimentano sentimenti di odio, che costruiscono un impianto normativo che cancella diritti e divide cittadini in serie in base a reddito e colore della pelle, che criminalizzano chi non è compatibile con il “decoro urbano” imposto dall’alto dei ministeri, delle questure e dei palazzi delle amministrazioni. Non vogliamo vedere ripetere queste immagini, né a Bologna né altrove.

Mentre le persone in fuga da guerre, fame, povertà e crisi ambientali crescono di giorno in giorno, assistiamo ad una crescita esponenziale di politiche della paura in tutta Europa: in nome della “sicurezza nazionale” i diritti umani di milioni di persone in fuga vengono quotidianamente violati. Vediamo quindi nuovi muri e fili spinati alle frontiere, carceri speciali per migranti come quelli ungheresi, migliaia di persone intrappolate in campi di fortuna in Serbia, Macedonia e Grecia, accordi bilaterali con paesi poco sicuri e poco democratici come la Turchia di Erdogan, l’Afghanistan o il Sudan. Contemporaneamente, mentre il numero di morti nel Mar Mediterraneo cresce quotidianamente, invece di interrogarsi sul come realizzare canali di arrivo sicuri, politici e giornali si lanciano in un attacco senza precedenti alle ONG “colpevoli” di salvare le vite in mare. L’Italia non è immune a tutto questo: il decreto Minniti-Orlando, da poco passato in parlamento, prevede misure che comporteranno una forte riduzione delle speranze di costruirsi un futuro migliore per moltissimi richiedenti asilo in Italia. L’abolizione del secondo grado e lo svilimento del primo grado di giudizio in caso di esito negativo in commissione ed il forte potenziamento dei centri di identificazione ed espulsione (prima CIE ora CPR – veri e propri lager per persone colpevoli solo di non avere documenti in regola) va nella direzione della negazione dei diritti, così come gli accordi del governo italiano con la guardia costiera libica e con i clan che controllano il deserto libico va nella direzione di aumentare i morti in mare e le terribili violenze che i migranti subiscono durante la loro permanenza in Libia.

Tutte queste misure, sia a livello europeo che nazionale, vengono giustificate con il crescente bisogno di sicurezza e la presunta ostilità dell’opinione pubblica verso i migranti. Noi crediamo invece che, come ci hanno dimostrato le 160.000 persone che hanno manifestato a Barcellona, ci siano nelle città europee moltissime persone che vogliono un’Europa che non si chiuda in se stessa, che non sia accondiscendente con il mostro del razzismo e del nazionalismo che le bolle in pancia; per un’Europa fatta di città aperte, accoglienti e solidali.

Crediamo sia necessario agire concretamente a partire da Bologna con una grande marcia il 27 maggio prossimo.
Per scegliere di schierarsi: contro i muri, i confini, la retorica della paura, il razzismo; dalla parte dei diritti, della libertà di movimento per tutte/i; per una cittadinanza transnazionale accogliente, dalle piazze statunitensi contro il MuslimBan alle strade di Barcellona, dai migranti che superano le frontiere ai percorsi autorganizzati di accoglienza e di lotta.

NASCE LÀBIKE, LA CICLOFFICINA DI LÀBAS!

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Un nuovo progetto di coworking a portata di tutt*, uno spazio di lavoro, ma soprattutto di inclusione sociale, di confronto e condivisione di esperienze dal riciclo alla manodopera; un posto dove poter apprendere nozioni, lavorare in gruppo e acquisire le basi necessarie per sistemare una bici e, perché no, anche costruirla. Abbiamo pensato che potesse essere una buona idea ecologica come risposta alle modifiche urbane e all’elevato grado di inquinamento della città; una soluzione vantaggiosa e divertente per riscoprire l’utilizzo della bici.

Làbike sarà un laboratorio accessibile a tutti e tutte poiché crediamo che la vera ricchezza non sia solo la condivisione di un bene, ma anche il risultato di una collaborazione a più mani.

*Ci vediamo ogni mercoledì dalle 17.00 alle 20.00*

🍻INAUGURIAMO LA NUOVA BIRRERIA DI LÀBAS🍻

schiumarell

Un tempo questo era il “Circolo Ufficiali” della Caserma Masini. Un luogo di pregio, con le pareti affrescate, un camino ed un bancone da bar ancora in piedi. Proprio in questi locali i partigiani che il 21 aprile del 1945 cacciarono i fascisti trovarono numerosi strumenti di tortura. Oggi siamo orgogliosi di annunciare, dopo 20 anni di oblio, la riqualificazione di quest’area di Làbas lasciata – come tutto il resto – all’abbandono e al degrado dallo Stato e dagli enti locali. Ecco a voi la birreria di Làbas, nata grazie al lavoro di chi ha dato vita aSchiumarell – Birrificio sociale , il nostro laboratorio di produzione di birra artigianale e biologica. Ci vediamo mercoledì alle 20.00 all’inaugurazione. Qui l’evento: https://www.facebook.com/events/397938287243001/
Foto e disegno di Mario Qael

Incontro nazionale Genuino Clandestino a Làbas

Siamo davvero content*.

Dopo anni torna a Bologna Genuino Clandestino

Ad accoglierlo non sarà la “City of Food” dell’ inflazione alimentare, non sarà la futura “Disneyland del cibo” F.I.Co. e nemmeno il prossimo Passante di Mezzo: sarà, invece, la città della cooperazione sociale, la città dei mercati e degli spazi autogestiti, la città dello sviluppo sostenibile.

Quella città che contrariamente a chi la amministra conosce bene il valore politico, sociale e culturale di uno spazio come Xm24, “semenzaio” di quelle radici che in tanti anni hanno scavato e sono arrivate a creare nuovi germogli, una rete attiva di contadini e contadine, mercati cittadini, spazi sociali, gruppi di acquisto solidali, c.s.a. e cucine autogestite.

In quei giorni Làbas sarà crocevia di tante esperienze dalle infinite “sfumature”: è questa la biodiversità che si vorrebbe sequestrare? È un luogo accessibile a tutti e tutte che si vorrebbe far tornare alla polvere?

Per maggiori informazioni scriveteci pure o visitate il sito:http://genuinoclandestino.it/

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Cronache partigiane: la resistenza curda contro Erdogan

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VENERDÌ 27 GENNAIO ALLE ORE 19:00

CRONACHE PARTIGIANE
LA RESISTENZA CURDA CONTRO IL FASCISMO ISLAMISTA DI ERDOGAN

A seguire pizzata a cura della Làbiopizza a Làbas

La gravità della situazione ed i continui giravolta delle grandi potenze all’ interno del conflitto siriano determinano un quadro complesso e caotico in continua evoluzione.
L’ unica politica che invece rimane uguale e continua ad esser perpetrata senza alcun tipo di scrupolo è la politica della Turchia, volta ad affermare la sua ascesa nella costruzione dell’ impero neo-ottomano.
La recente riforma presidenziale della costituzione, l’ aumento della censura, l’ incarcerazione di avvocati e giornalisti, il licenziamento di migliaia di lavoratori pubblici, il commissariamento delle municipalità governate dal partito dell’ opposizione Halkların Demokratik Partisi – HDP e l’ incarcerazioni dei suoi leader e parlamentari, ci consegnano uno Stato ormai in balia di un regime.
La recente espulsione dell’ avvocata Barbara Spinelli, l’ aumento delle minacce nei confronti del leader curdo Abdullah Öcalan (rinchiuso da 18 anni nell’ isola-prigione di Imrali), la campagna di criminalizzazione della minoranza etnica curda e l’ invasione del territorio siriano al fine di estirpare le forze di difesa del “Sistema Federale Democratico del Nord della Siria” composto da diverse etnie tra le quali quella curda, sono solo alcuni tra i tanti segnali che arrivano dall’ Anatolia.
Per approfondire la complessità della situazione ed avere un quadro più esaustivo e veritiero, ne parliamo coni:

> Mahmut Sakar, avvocato di Abdullah Ocalan
> Barbara Spinelli, avvocata presso il foro di Bologna, “Giuristi Democratici”, recentemente espulsa dalla Turchia in occasione di una sua partecipazione ad un convegno sui diritti umani
> Giovanni Paglia, parlamentare
> Sara Montinaro Ya basta Bologna

***Nell’ occasione si raccoglieranno le partecipazioni per il Corteo Nazionale a Milano per la Libertà di Öcalan***

Evento FB: https://www.facebook.com/YaBastaBologna/photos/gm.243426499433186/1368786509859488/?type=3&theater

LÀBAS È A BOLOGNA IN VIA ORFEO 46

Quartiere Santo Stefano Antifascista