Assemblea nazionale dei/delle Riders

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ASSEMBLEA NAZIONALE DEI/DELLE RIDERS
Domenica 15 aprile ore 10.30 a Làbas, Vicolo Bolognetti 2, Bologna

*Promossa da Riders Union Bologna

Sono ormai due anni che in tutta Europa i riders dei servizi di food delivery via app hanno alzato la testa e reclamato diritti e retribuzioni migliori.
In tante città sono nati spontaneamente gruppi o collettivi di lavoratori e lavoratrici che hanno smascherato la retorica delle piattaforme secondo la quale la cosiddetta gig economy sarebbe fatta di lavoretti volutamente saltuari, attività piacevoli, maggiore libertà.
Questa narrazione, utile a inquadrare i riders come presunti autonomi su cui scaricare tutti i costi d’impresa, nasconde in realtà il dispotismo dell’algoritmo, i diritti negati, il ricatto del rating aziendale, la mancanza di tutele e sicurezza, le paghe sempre più basse.
Il lavoro non è finito, non è diventato un gioco o un libero scambio, ha solo cambiato forme, tempi e luoghi. La gig economy si presenta come il futuro del lavoro. Ma questo futuro non è scritto e i/le riders hanno deciso di reclamare il loro diritto ad un lavoro e una vita migliori. Contro ogni narrazione vittimistica, vogliamo essere protagonisti di un cambiamento senza delegarlo a nessuno o aspettare che piova dall’alto.
Anche in Italia i servizi di food delivery sono in forte espansione e ci sono state importanti mobilitazioni in questi anni che hanno portato alla ribalta del dibattito pubblico queste nuove economie. Dal processo contro Foodora a Torino alle mobilitazioni di Milano fino all’esperimento di contrattazione metropolitana a Bologna, sono diverse le strade intraprese dai riders per auto-organizzarsi e reclamare i propri diritti.
Durante questi mesi è apparso sempre più chiaro che nonostante le difficoltà e le intimidazioni questo movimento non può e non vuole fermarsi. Anzi, ora ha bisogno di fare un passo in avanti per provare a diffondere il più possibile pratiche e rivendicazioni così come a mettere insieme i lavoratori delle diverse città. In questi mesi, infatti, tanti ci hanno scritto per chiedere informazioni o aiuto, altre volte per supportarci e incoraggiarci ad andare avanti.

Per questo l’invito che facciamo a tutti e tutte i/le riders è a venire a Bologna il 15 aprile per una giornata di discussione e condivisione collettiva dove conoscere e imparare dalle altre esperienze. L’obiettivo è quello di costruire insieme per il 1 maggio la giornata del Riders Pride con azioni dislocate nelle diverse città italiane ed europee che parteciperanno.

Siamo lavoratori e lavoratrici come gli altri e quindi vogliamo lottare e festeggiare anche noi!
Fare il rider non è un hobby, né uno sport e per questo il 1 maggio è anche la nostra festa.
Vi aspettiamo a Bologna per organizzarla tutti insieme!

°°a breve maggiori info su programma e ospitalità°°

Làbas Calling – Scegli da che parte stare!

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LÀBAS CALLING – SCEGLI DA CHE PARTE STARE!
Open Day per partecipare alle attività di Làbas

Làbas Calling parte da una premessa: da sol* non si va da nessuna parte! Da sol* non saremmo mai stat* in grado di difendere l’ex Caserma Masini occupata per 5 lunghi anni e trasformarla in quel fantastico posto che tutt* abbiamo conosciuto come Làbas Occupato, non saremmo mai riuscit* ad essere più di 15000 corpi alla grandissima manifestazione del 9 settembre scorso e conquistare la nostra nuova casa in Vicolo Bolognetti 2.

Ma per non essere sol* bisogna avere la capacità e la volontà di mettere da parte un po’ della propria identità ed aprirsi alle/agli altr*, alla loro energia ed immaginazione, ai loro desideri e voglia di fare.
Làbas calling vuole essere un’apertura a tutte e tutti coloro che vivono la città con il nostro stesso desiderio di trasformarla in un posto migliore, a tutte e tutti quelli che vivono con rabbia le ingiustizie ed i fenomeni di razzismo ed intolleranza del nostro tempo, a chi è disposto a mettersi in gioco e dedicare un po’ del proprio tempo alla costruzione di una società più giusta.

Làbas calling è l’incontro tra quello che Làbas è, le sue attività (mercoledi di Làbas, produzione culturale, laboratori per bambini/e, sportello lavoro, scuola di italiano delle donne, unità di strada, ciclofficina, aula studio autogestita, biopizzeria, cooperazione internazionale, comunicazione e progettazione e molto altro), le sue battaglie (antisessismo, antirazzismo, antifascismo, per la giustizia sociale, ambientale e l’uguaglianza di genere, per i diritti sociali e quelli civili, etc.) e le singole energie di chi ha voglia di conoscere meglio Làbas ed è dispost* a trasformare trasformandosi.
Se vuoi partecipare ai nostri progetti ed alle nostre attività, se vuoi dedicare parte del tuo tempo a lottare con noi per più diritti e contro le ingiustizie, se hai voglia di darci una mano a trasformare Làbas, il quartiere e Bologna in un posto migliore ti aspettiamo
giovedi 19 aprile
ore 18 e 30 in Vicolo Bolognetti 2!

Làbas è nel quartiere Santo Stefano antifascista, antisessista e antirazzista

BOLOGNA LOTTA CONTRO I FASCISMI: ZONA ROSSA.

manifesto

Dalla manifestazione per Afrin, con i partigiani e le partigiane del mondo, in lotta contro i confini e i fascismi, scriviamo queste poche righe sulla giornata del 16 febbraio a Bologna.

Come in tante altre città, anche a Bologna si abolisce dal basso il diritto di parola ad ogni forza fascista.
Banchetti, adunate, propaganda nazifascista e razzista sono contestate nei quartieri e non hanno cittadinanza politica nella nostra città.

Alle 13 del 16 febbraio 2018 in 100 abbiamo occupato piazza Galvani perché una nuova opportunità di impedire definitivamente il comizio di Roberto Fiore venisse colta da chi governa questa città. Questo non avviene, lo sgombero della piazza è violento.

Abbiamo occupato la piazza perché la farsa non andasse in scena e perché la possibilità di disobbedire e confliggere di fronte ad imposizioni e leggi ingiuste percorresse le strade e la rete. Così alle 19, da centinaia diventiamo migliaia di persone con la speranza, la gioia e la disponibilità a confliggere contro la bestia nera, sfidando grate e idranti della polizia. Piazza Maggiore si riempie per rigettare ancora una volta un corpo totalmente estraneo alla città e il Potere, usando la sua forza per permettere a 50 fascisti di esserci, vacilla un po’.

In migliaia abbiamo risposto determinat@, resistendo con i nostri corpi, per respingere lo squadrismo fascista, per esprimere tutto il nostro dissenso contro la presenza a Bologna di Roberto Fiore e Forza Nuova, una formazione fascista che difende ed elogia la tentata strage razzista di Luca Traini a Macerata. Prefettura e Questura hanno permesso questo scempio, l’amministrazione comunale ha intervallato dichiarazioni ipocrite a posizioni pavide e inaccettabili, i grandi partiti e sindacati lontani dalla piazza antifascista. Politicamente e militarmente si è scelto di caricare le migliaia di antifascist@ per consentire un comizio di qualche decina di fascisti.

La crescita e la determinazione della piazza di ieri dimostra che a Bologna il consenso nel conflitto contro il fascismo è parte integrante del DNA.

E dimostra all’altra piazza, ancora di più, come ogni tentativo di ergersi a soli ed unici custodi della democrazia, sempre pronti giudicare le altre espressioni della stessa e mai a guardare l’efficacia della propria, non sia altro che la dimostrazione di inattualità politica e sordità nei confronti dei sentimenti reali della città. Il fallimento della timidezza, la vergogna dell’ipocrisia, il vero regalo alle forze antidemocratiche.

Bologna non dimentica il passato ed i suoi e le sue partigian@; sfida apertamente l’odio e la paura, costruisce negli spazi sociali democrazia, accoglienza, solidarietà.

A Bologna non si passa. Forza Bologna.

Làbas

C.s. TPO

*L’immagine è un estratto della prima pagina de Il Manifesto del 17 febbraio 2018. La foto è di Michele Lapini

Làbas oltre Làbas / Bologna oltre Bologna

striscione

 

Un corteo di 20mila persone a Bologna – in questi tempi di ansie securitarie e politiche dell’odio – non è qualcosa di scontato. Di più, è una boccata d’ossigeno che rompe il grigiore delle retoriche del degrado e della paura che stanno trasformando le città in spazi sempre più blindati. Un evento straordinario se aggiungiamo che chi è sceso in strada lo ha fatto per uno spazio sociale. Il carattere di extra-ordinarietà della manifestazione di sabato 9 a Bologna non è però comprensibile nei termini del miracolo, ovvero dell’evento inatteso e inspiegabile. Piuttosto è una rottura dell’ordinario, di quella quotidiana dose di razzismo, rassegnazione e frustrazione che sembrano essere diventati la cifra del nostro presente; è una marea di convergenze nella quale ognuno può essere parte del cambiamento; è l’apertura di un possibile che è già presente e aveva solo bisogno di spazio per venir fuori.

Sarebbe però riduttivo pensare che tutto ciò sia accaduto per via di un semplice luogo. Làbas è stato, è e sarà molto più di quattro mura. Basti pensare allo sgombero subìto l’8 agosto: invece di indebolirci ha fatto esondare per le strade della città tutta la ricchezza sociale che è stata accumulata in questi cinque anni attorno alla Caserma Masini. Una ricchezza che non è semplicemente in Làbas, ma nella città tutta. Perché Làbas è un’esperienza comune, un esperimento di cooperazione dal basso e autonoma in continua evoluzione. I tanti progetti che tra le mura di via Orfeo avevano trovato una casa – e che a breve ne avranno un’altra – sono un esempio concreto di quella potenza collettiva che si può chiamare in tanti modi ma che rende l’agire in comune una risorsa sociale: mutualismo, solidarietà, coalizione. Il possibile che Làbas ha mostrato poter essere reale è quello del fare società, del ricostruire legami e reciprocità, dell’accoglienza e non dei muri, dei beni comuni e non della rendita, della partecipazione e non del decisionismo.

Ma Làbas è già andato oltre Làbas.

A partire dal giorno dello sgombero, infatti, abbiamo provato a mettere in campo una processualità aperta e condivisa che non si limitasse a poche persone. Siamo di fronte ad una scommessa importante: è possibile immaginare una Bologna diversa da quella interessata solo a grandi opere e business? Una città che non trasformi le questioni sociali in problemi di ordine pubblico ma in occasioni di crescita collettiva? Una Bologna che ripensi se stessa a partire dalle tante esperienze di volontariato, associazionismo, solidarietà, sindacalismo, movimenti? Noi crediamo di sì. Come opporsi al deserto che le politiche di tagli e sicurezza stanno creando nelle nostre città? Politicizzando il sociale, coalizzando quelle forze – vecchie e nuove – che invece si riconoscono nella potenza costituente della cooperazione e del mutualismo per praticare l’alternativa. L’immaginazione civica non piomba dall’alto, si costruisce nelle processualità aperte dei conflitti e delle esperienze della città.

Quello che occorre è invertire la tendenza. In questi mesi si è venuto a creare un clima generale di attacco alla solidarietà e al mutualismo. Pensiamo alla odiosa campagna di limitazione e diffamazione nei confronti delle ONG che in mare fanno quello che gli Stati non fanno: salvare vite umane. Ma pensiamo anche alla minaccia di una campagna nazionale di sgomberi; scene come quelle di palazzo Curtatone a Roma rischiano di diventare il volto brutale di mesi di retoriche del decoro e ordinanze anti-degrado. La vicenda di Làbas invece segna un cambio di rotta: la forza collettiva coagulatasi nei 20mila di sabato ha obbligato un’amministrazione locale – che fino a questo momento aveva messo la testa sotto la sabbia davanti agli sgomberi e alle istanze sociali che le occupazioni portano avanti – a riconoscere il valore cittadino di questa esperienza, impegnandosi pubblicamente a trovare nuovi spazi. Non si tratta di un regalo, di una concessione o di un accordo, ma di una conquista strappata, di un’affermazione imposta grazie alla determinazione di tanti e tante, diversi ma uniti.

E ora? Abbiamo percorso tanta strada ma non per questo siamo arrivati. Prima di tutto, alle promesse dovranno far seguito i fatti: la campagna #RiapriAMOLàbas non si fermerà finché non potremo festeggiare i cinque anni di questa esperienza in un nuovo spazio. Il punto non è rientrare nelle regole per tornare all’ordinario, ma cambiare le regole perché quelle attuali non vanno. Làbas non va normalizzato; va riconosciuto nella sua autonomia e indipendenza, nella sua spontaneità, nella sua capacità di costruire collettivamente un pezzo di città diversa. Perché fin dall’inizio abbiamo scommesso sul carattere pubblico e processuale del suo destino, laddove pubblico non significa la apparente e formale neutralità dei bandi e degli avvisi, ma la concreta e democratica partecipazione a processi decisionali aperti a tutti quelli che vogliono contribuire. Se qualcuno pensava di depotenziarci, dopo il 9 sa che invece la marea è andata be oltre Làbas e ha investito la città. E qua sta il secondo punto. Si è aperto uno spazio cittadino di partecipazione e alternativa. Sta a tutte e tutti noi non permettere che venga chiuso ma far sì che debordi. Occorre riaprire una contrattazione sociale fra le istituzioni e la città. Occorre ripensare Bologna a partire dalla potenza costituente della cooperazione. #BolognaoltreBologna, la città dell’alternativa oltre il grigiore della città del business.

“L’aria della città rende liberi” diceva un motto medievale per indicare gli spazi urbani svincolati da obblighi feudali. Ci sono nuovi vincoli da cui liberarci. I vincoli della paura, del razzismo, della governance decisionista, delle politiche neo-liberali di rendita e concorrenzialità. La chiave per aprire nuovi orizzonti è solo celata alla nostra vista ma si trova già qua. Sabato ne abbiamo visto tutte le potenzialità. Una direzione è tracciata, ed è importante notare come siano tante le città radicali/ribelli/senza paura attorno a noi, segno di una possibile geografia europea da costruire al di là dei perimetri imposti dalla sovranità e dagli stati nazione. La strada da percorrere lunga ma di compagni e compagne lungo il cammino siam sicuri ne troveremo molti se avremo coraggio.

Il giorno dopo la manifestazione #RiapriamoLàbas

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Non ci sono parole per descrivere quello che è successo ieri. Basta perdersi nelle foto e nei video che si rimbalzano nel web, nei racconti entusiasti delle migliaia di persone che c’erano, nelle voci infine rauche di chi urlando ha dato parola e significato ad un corteo straordinario.
Ieri eravamo tanti, tantissimi. Ma non è solo una questione di numeri.
Tutte quelle persone, quelle biografie diverse, quelle storie uniche non hanno solo riempito le strade: hanno portato tutte e tutti assieme Làbas oltre Làbas.
Ma cosa significa questa cosa?
Significa che 5 anni di storia di un spazio sociale non possono essere intese solo come un elenco di progetti, iniziative, manifestazioni fatte. Sono vita, cambiamento, evoluzione, politica e sociale. E, come tali, esigono un nostro pensarci sempre nuovi, attuali, mai come il giorno prima.
Perchè Làbas non sarà più come prima.
E lo diciamo lasciando ad altri lo sconforto, la delusione e la tristezza: perchè mentre lo diciamo ci pervade la stessa ambizione, felicità, voglia di fare, che ieri animavano le strade e le piazze di questa città. Certo, non è scontato, soprattutto se in gioco ci sono i flussi sociali, culturali e politici che eccedono le mura -qualsiasi esse siano- di uno spazio, ma è quello che abbiamo conquistato tutti e tutte insieme in questo mese di grande intensità.
Ed è proprio quell’ “eccedenza” che non dobbiamo disperdere. Dobbiamo farlo perchè quello che è successo ieri è la prova concreta che è possibile, insieme, immaginare e soprattutto incidere sul futuro di questa città (e non solo), sui suoi luoghi, sul significato della cosa pubblica. Dobbiamo farlo perchè siamo tanti, tantissimi, a volerlo fare insieme. Dobbiamo farlo, infine, perché è il volto giusto, accogliente, solidale della città del domani.
Insomma, se è vero che Làbas significa “laggiù”, è anche vero che non è qui, e dunque saremo sempre in cammino per tendere ad esso. In queste settimane sarà importante tenere alta l’attenzione, immaginare insieme spazi d’incontro comuni, momenti di condivisione che affinino la marea che abbiamo dimostrato di essere.
Ci vediamo Mercoledì, come sempre, perché l’8 Agosto non è finito nulla: la partita è appena cominciata.

L’esito dell’incontro con il Sindaco Virginio Merola

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L’incontro che abbiamo avuto martedì 29 agosto con il sindaco Virginio Merola non ha raggiunto l’obbiettivo.

Làbas ha bisogno di avere subito uno spazio per poter proseguire le proprie attività, di rimanere nel quartiere Santo Stefano e di mantenere la complessità progettuale che ci contraddistingue.

La proposta della Staveco che ci è stata fatta è una sfida ambiziosa e importante per questa città che siamo pronti a cogliere con la passione e l’energia che abbiamo dimostrato in questi cinque anni.

Tuttavia, è inaccettabile che Làbas debba attendere un anno per avere uno spazio, come se la nostra esperienza possa essere messa in congelatore per essere poi scongelata quando il Sindaco lo riterrà opportuno.

Se la Staveco irrompe nel dibattito pubblico come luogo di “rigenerazione urbana” che può ospitare esperienze non speculative, laboratori politici, sociali e culturali come Làbas è perché c’è chi ha lottato per anni, con le unghie e con i denti, affinchè si affermasse un modello diverso da quello a cui è abituata la politica e i palazzinari.

La stessa Staveco è stata oggetto negli ultimi anni di mirabolanti progetti, annunciati con brindisi e foto di famiglia, poi naufragati.

Sono cinquant’anni che la Staveco si trova in quelle condizioni.

Per questo motivo il minimo che possiamo esigere dopo anni di inutili discussioni con l’amministrazione sul futuro di Làbas è che nei prossimi giorni ci sia un impegno concreto, scritto e sottoscritto, che indichi tempi e modalità d’ingresso nello spazio.

La discussione in questo senso con l’amministrazione è aperta ed è solo all’inizio.

C’è un pezzo di città che è stanco di essere preso in giro, che si sente ferito da questa ingiustizia, e che quindi crede che Làbas debba avere subito una casa, anche temporanea, per poter continuare ad esistere.

Per fare questo abbiamo bisogno di tutta la forza che la campagna #RiapriAMOLàbas ha espresso in queste settimane.

Per questo motivo l’ Assemblea pubblica #RiapriAMOLàbas di ieri sera è stato un momento fondamentale per poter organizzarci a praticare questo obiettivo in vista della RiapriamoLàbas – Grande Manifestazione del 9 settembre.

Ci vogliono subalterni e pazienti, ci avranno agitati e creativi.

#RIAPRIAMOLÀBAS – GRANDE MANIFESTAZIONE – 9.09.17 – BOLOGNA

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Hanno sgomberato Làbas dopo quasi cinque anni di attività al Quartiere Santo Stefano, nell’ex caserma Masini che abbiamo rigenerato dopo 20 anni di abbandono delle istituzioni.

Hanno sgomberato uno dei laboratori politici, sociali e culturali più importanti e partecipati a Bologna, in una città sempre più mediocre, senza idee e senza futuro.

Ma i nostri corpi, le nostre vite, le nostre passioni e i nostri sogni non si fermeranno con uno sgombero. Lo dimostrano i migliaia di messaggi, attestati ed iniziative di solidarietà giunti in poche ore da tutta Bologna, l’Italia e il Mondo.

Il motivo è semplice: quello che abbiamo fatto in questi cinque anni è andato ben al di là dei muri dell’ex caserma Masini, ed è diventato un orizzonte di possibilità per tutti.

Ora è tempo di dare una risposta forte e determinata a quello che è successo ieri.

È per questo che abbiamo deciso di lanciare due appuntamenti: il 30 agosto ci troveremo per un’assemblea pubblica aperta a tutte e tutti, mentre il 9 settembre ci rimetteremo in cammino in una grande manifestazione nella quale tutte e tutti insieme andremo, con gioia e determinazione, a riprenderci ciò che è nostro.

*Per adesioni ed informazioni scrivere a riapriamolabas@gmail.com.

Qui l’evento Facebook: https://www.facebook.com/events/1396308287155571/
#RIAPRIAMOLÀBAS

MARCIA NO ONE IS ILLEGAL, A BOLOGNA STIAMO COSTRUENDO UNA STRADA DIVERSA PER ACCOGLIERE TUTTI/E

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Una valutazione della straordinaria Marcia Bologna Accoglie – No One Is Illegal

Dopo l’entusiasmo della giornata di sabato, alcune righe per condividere insieme le nostre valutazioni sulla riuscita della marcia, che ha portato in piazza settemila persone dietro lo striscione “Bologna Accoglie – No One is Illegal”.
Accanto al successo numerico ci preme sottolineare la qualità della composizione: in primis la grande presenza di migranti, protagonisti orgogliosi di una mobilitazione che ha saputo mettere al centro e dare la meritata attenzione alla loro voce, piena di riflessioni, critiche e domande.

Ascoltando i tanti interventi al microfono, emerge una fotografia davvero poco consolatoria della condizione del sistema dell’accoglienza da un lato e della normativa sull’immigrazione e l’asilo dall’altro.
Quella per l’inclusione è una vera e propria lotta quotidiana, contro l’invisibilità, contro l’assistenzialismo ma soprattutto contro la privazione dei diritti elementari, come l’assistenza sanitaria, la residenza, il lavoro retribuito e il diritto di soggiorno.
Con i migranti e dietro di loro un corteo denso di esperienze e di valori positivi, composto da tantissimi singoli e da decine e decine di realtà indipendenti che ogni giorno lottano e lavorano per una accoglienza degna, capace di costruire reale inclusione e prospettive di futuro.

Questa ricchezza, variegata nelle pratiche, nelle appartenenze, nelle competenze, evidenzia chiaramente che sabato in piazza c’era la città di Bologna.
Un percorso aperto e pubblico, articolato in assemblee anch’esse pubbliche ed aperte, ma anche nuovo nelle forme della relazione tra soggetti, distante anni luce dalle forme della rappresentanza politica tradizionale – e non solo – vuote e lontane dalla realtà. Un processo pienamente dentro alla società, trasversale, democratico, che ha saputo rompere gli steccati, che è riuscito ad andare oltre all’indignazione, arricchendosi nelle differenze, oltre i minoritarismi, l’auto-rappresentanza, liberando il campo da ogni ipocrisia e ambiguità.

Nessuna speculazione sulla nostra pelle: né sulla pelle della città antirazzista né sulla pelle dei migranti.
Se infatti la marcia ha risposto all’ignoranza e alla malafede dei predicatori della paura e dell’odio capeggiati da Salvini, ha parlato chiaramente anche al partito responsabile della cancellazione dei diritti dei migranti. L’accoglienza pensata dal partito di Minniti e Orlando è il contrario di quella indicata dalla Marcia, perché è una accoglienza selettiva, che cancella i diritti residui dei migranti mentre reprime la libertà di circolazione bloccando le persone in fuga e consegnandole alla tortura, allo sfruttamento, alla miseria, alla morte.
Per questo è stato necessario ribadire che l’accoglienza non si declina certo nell’apertura dei nuovi CIE che anche la Regione Emilia Romagna ha approvato; chi è sceso in piazza l’ha fatto anche per chiarire che non si possono confondere due idee di società incompatibili.

“Bologna accoglie” – “No One Is Illegal” non è uno slogan neutro: significa innanzitutto affermare che bisogna uscire dalla gestione emergenziale dell’accoglienza; significa schierarsi contro i confini, contro la retorica della sicurezza, contro il razzismo di Stato, le politiche europee e nazionali che alimentano sentimenti di odio e costruiscono un impianto normativo che divide, criminalizza ed esclude; significa costruire canali di arrivo sicuri per i migranti; significa costruire una cittadinanza transnazionale per tutt@; significa rifiutare gli accordi del Governo italiano e dell’UE con dittatori sanguinari; significa opporsi all’applicazione della legge Minniti-Orlando senza se e senza ma.

Una scommessa vinta. Una sfida lanciata dal basso. Una piazza che ha scelto da che parte stare.
A Bologna stiamo scrivendo una storia diversa, con più voci e più corpi uniti dalla volontà di rifiutare un’Europa chiusa in se stessa, di sottrarsi alla trappola dei nazionalismi razzisti e costruire città aperte, accoglienti e solidali.
Siamo sulla strada giusta.

Cs TPO e Làbas Occupato

Bologna accoglie – No one is illegal: marcia per l’accoglienza

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MARCIA DELLA BOLOGNA ACCOGLIENTE E SOLIDALE. CONTRO MURI E RAZZISMO. https://www.facebook.com/events/1908528812749146/

27 MAGGIO 2017 ORE 14:30 PIAZZA XX SETTEMBRE

Il 4 maggio scorso circa 200 persone hanno animato l’assemblea pubblica al Tpo per una marcia dell’accoglienza.
Tanti interventi, tante esperienze associative, collettive, personali, tante proposte da costruire, tanti temi su cui ragionare insieme. Tutti convinti della necessità di aprire un percorso di mobilitazione ampio per costruire una grande marcia per l’accoglienza il prossimo 27 maggio a Bologna.

Durante l’assemblea del 4 maggio abbiamo ospitato un intervento diNessuna Persona è Illegale, la piattaforma antirazzista milanese per la costruzione di uno spezzone sociale nella manifestazione del 20 maggio, che l’assemblea ha condiviso nella sua iniziativa autonoma rispetto all’appello ufficiale fatto dall’amministrazione comunale di Milano.
—> https://m.facebook.com/notes/nessuna-persona-è-illegale/nessuna-persona-è-illegale/374723619589048/
Il sindaco Sala infatti si paragona alla sindaca spagnola Ada Colau, ma la giunta milanese proclama accoglienza senza praticarla nei fatti, come invece si fa a Barcellona attraverso la cooperazione con le realtà sociali, le scelte politiche concrete per rifugiati e migranti, la condivisione di percorsi solidali e di lotta radicati nella società, l’opposizione alle politiche europee securitarie e xenofobe, la disobbedienza alle leggi che escludono e restringono dissenso e libertà, come ci hanno raccontato i compagni diBarcelona en Comú in collegamento web con l’assemblea bolognese, invitandoci anche a partecipare all’evento “Fearless Cities” dal 9 all’11 giugno a Barcellona.
—> http://fearlesscities.com/

Negli ultimi giorni tra Milano e Roma abbiamo assistito a episodi gravissimi di razzismo di Stato: i rastrellamenti etnici in stazione centrale a Milano e la morte di Nian Maguette durante un blitz della polizia municipale di Roma Capitale non possono lasciarci semplicemente indignati.
Bisogna agire e opporsi fermamente alle misure politiche che stanno colpendo i migranti e le fasce più povere della società, che alimentano sentimenti di odio, che costruiscono un impianto normativo che cancella diritti e divide cittadini in serie in base a reddito e colore della pelle, che criminalizzano chi non è compatibile con il “decoro urbano” imposto dall’alto dei ministeri, delle questure e dei palazzi delle amministrazioni. Non vogliamo vedere ripetere queste immagini, né a Bologna né altrove.

Mentre le persone in fuga da guerre, fame, povertà e crisi ambientali crescono di giorno in giorno, assistiamo ad una crescita esponenziale di politiche della paura in tutta Europa: in nome della “sicurezza nazionale” i diritti umani di milioni di persone in fuga vengono quotidianamente violati. Vediamo quindi nuovi muri e fili spinati alle frontiere, carceri speciali per migranti come quelli ungheresi, migliaia di persone intrappolate in campi di fortuna in Serbia, Macedonia e Grecia, accordi bilaterali con paesi poco sicuri e poco democratici come la Turchia di Erdogan, l’Afghanistan o il Sudan. Contemporaneamente, mentre il numero di morti nel Mar Mediterraneo cresce quotidianamente, invece di interrogarsi sul come realizzare canali di arrivo sicuri, politici e giornali si lanciano in un attacco senza precedenti alle ONG “colpevoli” di salvare le vite in mare. L’Italia non è immune a tutto questo: il decreto Minniti-Orlando, da poco passato in parlamento, prevede misure che comporteranno una forte riduzione delle speranze di costruirsi un futuro migliore per moltissimi richiedenti asilo in Italia. L’abolizione del secondo grado e lo svilimento del primo grado di giudizio in caso di esito negativo in commissione ed il forte potenziamento dei centri di identificazione ed espulsione (prima CIE ora CPR – veri e propri lager per persone colpevoli solo di non avere documenti in regola) va nella direzione della negazione dei diritti, così come gli accordi del governo italiano con la guardia costiera libica e con i clan che controllano il deserto libico va nella direzione di aumentare i morti in mare e le terribili violenze che i migranti subiscono durante la loro permanenza in Libia.

Tutte queste misure, sia a livello europeo che nazionale, vengono giustificate con il crescente bisogno di sicurezza e la presunta ostilità dell’opinione pubblica verso i migranti. Noi crediamo invece che, come ci hanno dimostrato le 160.000 persone che hanno manifestato a Barcellona, ci siano nelle città europee moltissime persone che vogliono un’Europa che non si chiuda in se stessa, che non sia accondiscendente con il mostro del razzismo e del nazionalismo che le bolle in pancia; per un’Europa fatta di città aperte, accoglienti e solidali.

Crediamo sia necessario agire concretamente a partire da Bologna con una grande marcia il 27 maggio prossimo.
Per scegliere di schierarsi: contro i muri, i confini, la retorica della paura, il razzismo; dalla parte dei diritti, della libertà di movimento per tutte/i; per una cittadinanza transnazionale accogliente, dalle piazze statunitensi contro il MuslimBan alle strade di Barcellona, dai migranti che superano le frontiere ai percorsi autorganizzati di accoglienza e di lotta.

NASCE LÀBIKE, LA CICLOFFICINA DI LÀBAS!

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Un nuovo progetto di coworking a portata di tutt*, uno spazio di lavoro, ma soprattutto di inclusione sociale, di confronto e condivisione di esperienze dal riciclo alla manodopera; un posto dove poter apprendere nozioni, lavorare in gruppo e acquisire le basi necessarie per sistemare una bici e, perché no, anche costruirla. Abbiamo pensato che potesse essere una buona idea ecologica come risposta alle modifiche urbane e all’elevato grado di inquinamento della città; una soluzione vantaggiosa e divertente per riscoprire l’utilizzo della bici.

Làbike sarà un laboratorio accessibile a tutti e tutte poiché crediamo che la vera ricchezza non sia solo la condivisione di un bene, ma anche il risultato di una collaborazione a più mani.

*Ci vediamo ogni mercoledì dalle 17.00 alle 20.00*