Casa, diritto all’abitare e pratiche di riappropriazione

due appuntamenti di (auto)formazione promossi dall’Associazione per i Diritti dei Lavoratori (ADL-Cobas) e dal Progetto Crowdhousing.

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giovedì 15 MAGGIO dalle 17.30 aula 2 piano terra pal.zo Malvezzi via Zamboni 13

Contratti di locazione e sfratti

tenuto dall’Associazione Diritti Lavoratori

Panoramica generale dei contratti di locazione esistenti e sulle procedure di sfratto; modalità di tutela dei locatari e risposta in caso di sfratto da abitazioni private e pubbliche. Normativa e accesso all’Edilizia residenziale pubblica.

martedì 20 MAGGIO dalle 17.30 aula 2 piano terra pal.zo Malvezzi via Zamboni 13

Occupazioni e sgomberi

tenuto dall’Avvocato Elia De Caro

Normativa e tutela delle occupazioni a scopo abitativo. Modalità e pratiche di difesa in caso di sgombero.

per l’apertura dello Sportello per il Diritto all’Abitare presso Làbas occupato (ex caserma Masini, via Orfeo 46)

Nel tempo della crisi, delle politiche di austerity e post-austerity, in Italia le problematiche legate alla casa e al diritto all’abitare hanno ormai assunto le dimensioni di una vera e propria emergenza sociale. Centinaia di migliaia di singoli e famiglie hanno già perso o rischiano di perdere la casa nella quale abitano: schiacciati dal peso di affitti (e mutui) che le ormai ridotte e sempre più precarie capacità di reddito non riescono più a sostenere, gli sfratti per morosità incolpevole sono all’ordine del giorno e in costante aumento.

Poco o meglio nulla viene fatto da parte della politica istituzionale: il recente “Piano casa” del ministro Lupi e del governo Renzi favorisce esclusivamente nuova cementificazione (e le conseguenti speculazioni edilizie) e reprime (con l’art. 5) le esperienze di occupazione e riappropriazione dal basso del diritto all’abitare, mentre ignora totalmente misure essenziali come una moratoria generalizzata degli sfratti e il sostegno massiccio dell’edilizia residenziale pubblica.

L’Associazione per i Diritti dei Lavoratori (ADL-Cobas) e il progetto di occupazione a scopo abitativo Crowdhousing organizzano perciò due incontri di (auto)formazione sulla tematica abitativa con lo scopo di costituire uno Sportello per il Diritto all’abitare presso l’ex caserma Masini (via Orfeo 46).

Perché uno Sportello per il diritto all’abitare e un percorso pubblico per la sua creazione? Perché crediamo nella necessità di difendere e tutelare dal basso la possibilità per tutti/e di avere una casa che possa permettere una vita dignitosa. Vogliamo creare uno sportello sociale per far sì che questo non sia un semplice centro-servizi ma un luogo dove sfrattati, occupanti, precari, studenti, migranti possano rivolgersi per riaffermare il proprio diritto all’abitare e allo stesso tempo un luogo che metta in connessione chi è intenzionato ad incidere sulla situazione abitativa nella città di Bologna (e non solo).

Perché lo Sportello “prende casa” a Làbas? Da sei mesi ha preso vita all’interno dell’ex caserma Masini il progetto Crowdhousing: una pratica di occupazione e di cooperazione che ha riqualificato a scopo abitativo 4 appartamenti dove vivono 15 persone. Persone per le quali occupare e autorecuperare spazi prima abbandonati ha significato riappropriarsi di reddito sottraendolo ad affitti fuori dalla loro portata. Persone che in questo modo hanno riconquistato il proprio diritto all’abitare con dignità.

Lo Sportello nasce allora anche da questa spinta a ricercare dal basso soluzioni alternative a politiche abitative scellerate che abbandonano al degrado (o svendono ai privati) un patrimonio residenziale pubblico che potrebbe essere utilizzato per dare una tetto alle migliaia di persone che rischiano di perdere (o hanno già perso) la casa.

Vi invitiamo perciò a partecipare a questo mini-ciclo di incontri di formazione per costruire insieme un percorso condiviso: perchè la casa è un diritto, ma deve essere tutelato e difeso ogni giorno!

IL NAUFRAGIO DEL DIRITTO ALLO STUDIO

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No ai tagli, No all’austerità! Diritto allo Studio, Diritto alla Città!

Le notizie che rimbombano dalla Regione Emilia Romagna sono raccapriccianti e non fanno altro che confermare quanto l’Er.Go ha comunicato privatamente nei giorni scorsi a molti studenti e studentesse: non ci sono abbastanza fondi per coprire tutte le richieste delle borse di studio.
La Regione si è dunque detta costretta ad una decurtazione di 1000€ ad un migliaio di aventi diritto, fino ad arrivare per alcuni ad una riduzione di 3500€ (su 5000€) del contributo spettante ai vincitori dei bandi.
Tutto ciò è assolutamente inaccettabile e di estrema gravità: ancora una volta si va dalla direzione opposta a quella dell’allargamento e lo sviluppo dello spazio vitale dei diritti fondamentali, quali sono quello allo studio, all’accesso ai saperi, al reddito, alla casa e all’autodeterminazione del proprio presente e del proprio futuro attraverso un’esistenza degna.
Per quanto ci riguarda, è finito il tempo delle trattative. Gli studenti e le studentesse pretendono immediatamente soluzioni diametralmente opposte a quelle imposte dall’Europa dell’austerità e del Patto di Stabilità interno.
Soluzioni che riconoscano universalmente e incondizionatamente il diritto allo studio e che promuovano i percorsi di co-working, di riqualificazione di aree abbandonate a scopo abitativo e sociale, di costruzione ed autogestione di orti urbani e di tutto ciò che abbiamo già cominciato a riprenderci senza chiedere il permesso: il diritto alla città.
Al contempo, dalla governance dell’Università di Bologna non accettiamo più le lacrime di coccodrillo, ma esigiamo un dirottamento degli investimenti per il “Progetto Staveco” che vada a coprire il buco delle borse di studio.

Non c’è niente di più illegale della negazione del diritto ad una vita degna.

Non c’è niente di più legittimo che lottare per riprendersela!

25 Febbraio // Dibattito || Città e Nuove Grandi opere \\

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Come le grandi opere stanno cambiando le città oggi?

Da Milano con la Rete Attitudine No expo a Bologna con il Coordinamento No F.I.Co.

Due grandi opere che nel 2015 cambieranno la struttura e la vita delle città in cui esse sorgeranno, amplificando il processo di gentrificazione che poteri forti e imprese portano avanti attraverso speculazioni.
Due grandi opere che distruggono territori con operazioni di cementificazioni.
Due grandi opere che costruite con risorsei pubbliche a beneficio del mercato privato.

Rete Attitudine No Expo (Milano)
” Il Comitato No Expo, Rete dell’Attitudine NoExpo, è una rete eterogenea di realtà e soggettività (comitati, associazioni, centri sociali, attivisti del sindacalismo di base, militanti della sinistra radicale) e nasce nel 2007 contro la candidatura di Milano a ospitare Expo 2015, convinti che la rassegna non sia un’opportunità, ma una sciagura per il territorio, i beni comuni, le casse pubbliche. Questa convinzione originaria resta valida ancora oggi, dopo quattro anni di balletti per le poltrone, Masterplan ad assetto variabile, teatrini vari, tagli, liti, soldi che non ci sono e tutto quanto ha costituito la rappresentazione dell’Expo milanese.”

http://www.noexpo.org

Coordinamento No F.I.Co. (Bologna)
“Il progetto “F.I.CO.”, Fabbrica Italiana Contadina, un parco giochi del cibo e della sua catena di produzione, è un’idea di Andrea Segrè, presidente del Caab e Direttore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie agroalimentari dell’Università di Bologna, e di Oscar Farinetti, fondatore di Eataly.
Siamo contro il F.I.CO. perché rivendichiamo il diritto collettivo a decidere dell’uso e destinazione dei territori in cui viviamo e della provenienza dei cibi che mangiamo.
Rivendichiamo la difesa della nostra salute e dei nostri territori, contro la precarizzazione del lavoro e la Grande Opera F.I.CO. che completa l’accerchiamento di Bologna tra Passante Nord, TAV e Variante di Valico.”

http://fogliadifico.noblogs.org/home/

 

https://www.facebook.com/events/404299353038956/?ref_newsfeed_story_type=regular

Bologna 20.02.14 – Chi decide in città: contrastiamo i poteri forti, assediamo SeciRealEstate

Per il “diritto alla città” e un utilizzo alternativo delle risorse vs speculazioni e cementificazioni: giovedì 20 febbraio ore 17 P.za Nettuno assediamo SeciRealEstate!

#20F #assedioSeci #dirittoallacittà #bolognaisnotforsale

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CHI DECIDE IN CITTA’: GIOVEDI’ 20 FEBBRAIO CONTRASTIAMO I POTERI FORTI DI BOLOGNA!
ORE 17 piazza del Nettuno, ASSEDIAMO SECI REAL ESTATE in Via degli Agresti, 6

Il 28 dicembre Cassa Depositi e Prestiti acquista 40 immobili, 33 dello Stato e 7 di Enti territoriali, tra cui il Teatro Comunale di Firenze e due isole veneziane. Il valore dell’operazione è di circa 490 milioni di euro.
A Bologna tre ex caserme militari -Sani, Mazzoni, Masini– vengono acquisite dalla Cdp per un valore di 50 milioni di euro, 7.5 dei quali spetteranno al comune di Bologna; svendita del patrimonio pubblico andato invenduto per anni, ma incasso immediato per le finanze dello Stato e degli Enti locali: è questa la logica per cui si iniziano a vendere isole, monumenti, parchi, terreni ed ex caserme come la Masini. Pareggio di bilancio, Patto di stabilità!

Ecco allora che si assiste ad un paradosso: lo Stato compra allo Stato, o meglio compra sottocosto a se stesso, usando anche i soldi dei risparmiatori, quelle proprietà che poi, svalutate sul mercato, favoriscono l’insediamento di privati e la speculazione che ne deriva. Una manovra finanziaria che per le casse dello Stato e per gli investitori risulta sicuramente più agile ed efficace di tanti altri dispositivi economici usati in passato.
La Cdp, infatti, è diventata nel 2003 una vera e propria S.p.a. con un capitale sociale di circa 3.5 mld di euro ed un capitale investito di circa 300 mld di euro costituito per il 75% da fondi di risparmio postale, posseduta per un 80% dal ministero dell’Economia e delle Finanze e per un 20% da fondazioni bancarie. Cdp si è così slegata definitivamente dal territorio a dal ruolo di supporto agli enti locali per diventare, grazie alla liquidità posseduta, un fondo di garanzia per il bilancio e soprattutto strumento di investimento economico-finanziaro dello Stato.
Lo studio di fattibilità su come riuscire a valorizzare 18 aree pubbliche nel comune di Bologna -tra cui le tre ex caserme- viene affidato a Sorgente Group e Seci Real Estate del Gruppo Maccaferri, che a loro volta incaricano Gualtiero Tamburini per lo studio sulla trasformazione in «complessi polifunzionali con prevalente funzione residenziale».

Fatti i nomi e viste le intenzioni non possiamo sicuramente dirci stupiti che la prospettiva principale sia la realizzazione di case di lusso e luoghi di consumo economico. Gli interessi vanno allora oltre la semplice compravendita tra Demanio e Cdp e, davanti agli occhi increduli di un’amministrazione assente e impotente, ecco che la città inizia a cambiare radicalmente volto.

Negli ultimi mesi, infatti, il nostro territorio è stato interessato da una serie di proposte di vario tipo: alcune in via di gestazione (passante nord, il sempreverde People Mover, la Staveco), altre in fase già avanzata. Prediamo ad esempio il progetto F.i.co. previsto nell’area attuale del CAAB; il parco giochi del cibo dove, a conti fatti, nel gioco della rivalutazione dei terreni attraverso il cambio della loro destinazione d’uso come edificabile, dell’assegnazione dei bandi d’appalto e del coinvolgimento delle grandi aziende nazionali politicamente sponsorizzate (come Eataly), le risorse pubbliche (50 mln è il valore dell’area messa a disposizione dal Comune) vengono investite per un tornaconto economico privato.
Senza considerare che il tutto avverrà all’ombra dell’inceneritore del Frullo, si aggiunge la supposta costruzione di una rete di trasporto che colleghi la campagna al centro e che a sua volta sarà collegato, grazie al People Mover, con l’aeroporto e la fiera. Siamo al punto in cui a decidere sul trasporto pubblico, sui collegamenti stradali, sui semafori e gli stop è l’interesse economico di ricchi mecenati-investitori.

Ed ecco che in un quartiere come la Bolognina, una rotonda costruita diventa necessariamente simbolo della distruzione e dell’assoluta non curanza delle relazioni e della cooperazione sociale. Lunga vita a XM 24!
Case di lusso, villette sui Colli, new town, gentrificazione, cambi destinazione d’uso arbitrari, Disneyland del cibo e passanti autostradali sono parte di un nuovo disegno di città che si sta concretizzando sotto la spinta dei soliti noti, mentre media locali e commentatori di vario ordine e grado vedono in tutto ciò una risposta alla crisi del secolo e la possibilità di abbattere livelli di disoccupazione che sul nostro territorio per la prima volta hanno raggiunto medie nazionali.
Il tutto arricchito dalla fame di “grandi opere” o, per meglio dire, di “opere pur che sia” dei potenti locali, Confindustria e Lega della cooperative in primis, seguite da Roversi Monaco, banche di vario titolo e la holding Maccaferri.

Uno scenario bolognese non distante dalle tendenze generali che rintracciamo in diverse città del resto dell’Europa: assistiamo a una crescente cementificazione di intere aree cittadine e a uno sviluppo della speculazione finanziaria. Così facendo, si stravolge e addirittura si annulla il “diritto alla città”, ovvero il diritto a decidere quale città costruire, il diritto alla vita urbana, all’abitazione, ai luoghi dell’incontro e della condivisione, un diritto collettivo che significa cambiare noi stessi attraverso il cambiamento della città che vogliamo.

Cosa significa tutto ciò?
Ad esempio, nel caso delle tre ex-caserme, significa che la gestione di un territorio pari a circa un quarto del centro storico di Bologna finirà nelle mani delle solite aziende e dei soliti poteri, escludendo in toto la popolazione che abita, vive e attraversa veramente quel territorio, e che s’immagina lo stesso con una diversa forma e funzionalità.
Significa inoltre che il 20 febbraio avverrà il passaggio di possesso definitivo da Demanio alla Cdp dell’ex Caserma Masini, la cui destinazione d’uso ha preso nella realtà, con l’occupazione di Làbas e la cooperazione dal basso, una direzione completamente opposta a quella prevista e pattuita senza alcuna interlocuzione con la comunità che le ha ridato vita.

Significa, infine, che c’è un problema di democrazia ma che allo stesso tempo una parte di città sta iniziando a trovare nuove forme per decidere sui luoghi in cui si sviluppa la vita sociale, economica e culturale di Bologna: ripensare la mobilità in termini sostenibili, ripensare la filiera alimentare, promuovere un diverso tipo di solidarietà e quindi di relazione tra abitanti, organizzare reti di scambio, sistemi di co-working e crowdhousing, produrre forme nuove di welfare e reddito, immaginare un uso alternativo del patrimonio pubblico-privato sfitto e contemporaneamente contrastare la cementificazione selvaggia!

Noi siamo tra coloro che reclamano la possibilità di scegliere dove abitare, cosa mangiare, come muoversi e soprattutto perché. Un perché che risponde ad esigenze di miglioramento delle condizioni di vita di tutti e tutte, e non invece agli interessi economici di pochi. Siamo quelli che pensano ad un uso alternativo delle risorse pubbliche e ad un diverso modello di sviluppo, per decidere in maniera comune e collettiva sulla città e sul territorio.
Siamo una parte che si contrappone al deserto che ci si presenta di fronte ma sappiamo di non esser soli, perciò andiamo avanti!

“Ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone” – Le città invisibili-Italo Calvino

Ex Caserma Masini Bene Comune-Làbas

Chiediamo ad ogni singolo o soggettività di sottoscrivere ma soprattutto di ampliare la discussione intorno a questo testo, per cui invitiamo tutt* a partecipare all’assemblea pubblica di lancio della campagna contro F.i.co. che si terrà giovedì 13 febbraio in vicolo Bolognetti 2 – Sala Silentium e il 20 febbraio h. 17 p.zza Nettuno per assediare insieme Seci Real Estate.
#20F #assedioSeci #dirittoallacittà #bolognaisnotforsale

13.12 – Un altro spazio vuoto in città sanzionato da Làbas

BASTA SFRATTI e SPAZI VUOTI! CASA è REDDITO per TUTTI!

Un ennesimo spazio vuoto e abbandonato a Bologna è stato segnalato e sanzionato oggi pomeriggio dagli attivisti di Làbas e dagli abitanti dei tre appartamenti occupati e riqualificati nel complesso dell’ex caserma Masini attraverso il progetto Crowdhousing.

Dopo l’edificio della provincia (in gestione Acer) di via Sant’Isaia 88, anche lo stabile in via Irnerio 53 è stato sanzionato con una la scritta “crowdhousing” a simboleggiare proprio la riproducibilità di percorsi di riappropriazione e di occupazione per rispondere a un’esigenza abitativa sempre più diffusa e alla quale non viene data alcuna risposta da parte di enti ed istituzioni.
Làbas ha iniziato a disegnare la “mappa” degli spazi inutilizzati a Bologna: buchi neri che riempiono una città nella quale si contano sette mila appartamenti sfitti di proprietà pubblica, privata e demaniale.

Làbas lascia l’edificio di via Irnerio 53 con una porta colorata di nero e un grande punto interrogativo disegnato sopra, lanciando alla città una grande domanda: “vogliamo continuare a far finta di niente e lasciare queste proprietà abbandonate al degrado, svenderle, specularci sopra, creare rendita finanziaria, oppure vogliamo riqualificarle, destinarle ad uso sociale e ad uso abitativo proprio in un momento in cui è sempre più difficile pagare gli esosi affitti o continuare a pagare il mutuo? Vogliamo provare ad andare oltre le politiche welfaristiche fallimentari o del tutto assenti delle istituzioni e riutilizzare i tanti spazi vuoti nel territorio con pratiche di cooperazione e riappropriazione?”

Làbas continuerà a tracciare questa “mappa” nella città di Bologna, opponendosi a qualsiasi sgombero e rilanciando invece pratiche di occupazione, riappropriazione e cooperazione sociale proprio come il progetto Crowdhousing.

29.11 – Occupati gli uffici del Demanio contro la rendita, per riconoscimento degli spazi demaniali come beni comuni

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“Operai per il Comune” di Làbas negli uffici del demanio per richiedere la gestione dell’ex caserma Masini. Ottenuto un tavolo autoconvocato con comune di Bologna e Demanio per il riconoscimento degli spazi abbandonati

Intorno alle 15 di oggi, 29 novembre, gli “operai per il Comune” di Làbas hanno occupato gli uffici bolognesi del Demanio in Piazza Malpighi. Per più di tre ore la sede del Demanio a Bologna è rimasta occupata.

Muniti di striscione “ex caserma Masini bene comune” (appeso da una delle finestre su via Sant’Isaia) e megafono, gli occupanti hanno chiesto di inviare da quegli stessi uffici un fax alla sede romana del Demanio, presentando la propria “domanda di attribuzione a titolo non oneroso dei beni di proprietà dello Stato”.

Infatti, secondo l’art. 56 bis del D.L. 21 giugno 2013 n. 69, convertito in legge con modificazioni dalla Legge 9 agosto 2013 n. 98, dal 1° settembre 2013 e fino al 30 novembre 2013 i Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni possono presentare richiesta di acquisizione di beni immobili dello Stato.

Questa domanda, alla quale in teoria avrebbero dovuto far richiesta gli enti territoriali per richiedere la gestione degli spazi demaniali in disuso (come appunto le ex caserme dismesse e rimaste vuote e abbandonate), oggi è stata portata da Làbas in demanio con un documento “auto-compilato”.

Gli attivisti di Làbas hanno riempito gli uffici del demanio con oggetti che simboleggiavano i progetti portati avanti nello spazio, e con sacchi contenenti il guano di piccione che ricopriva l’intera ex caserma lasciata al degrado e all’incuria per ben 13 anni, prima di essere occupata il 13 novembre di un anno fa.

Le richieste degli attivisti: inviare tramite fax alla sede nazionale del demanio il documento auto-compilato in cui si fa richiesta di assegnazione dell’ex caserma Masini a tutti i progetti che la stanno rendendo viva; avviare tavolo di trattative contro lo sgombero dello spazio; rendere pubblica una lista dei beni lasciati all’abbandono per adibirli a scopi sociali e/o abitativi e non invece, attraverso la prossima cessione alla Cassa Depositi e Prestiti, avviare meccanismi di privatizzazione, svendita, speculazione, finanziarizzazione.

Dopo quasi un’ora di occupazione della sede bolognese del demanio e dopo le resistenze iniziali del direttore, questo ha accettato di incontrare gli attivisti. Durante l’incontro sono state presentate le richieste di Làbas al direttore che ha risposto con argomenti vaghi e privi di concretezza, informando di aver già avviato un tavolo di lavoro con il comune di Bologna sull’ex Caserma Masini (escludendo quindi chi in questi mesi sta costruendo progettualità reali in quegli spazi) e ha inoltre comunicato che è già stata inviata agli organi competenti una richiesta di sgombero dell’ex caserma. Gli attivisti a questo punto hanno deciso di rimanere nella sede del demanio a oltranza.

Intorno alle 17.30 negli uffici occupati del Demanio è arrivata una delegazione del comune di Bologna, alla quale gli attivisti hanno riportato le loro richieste, alla presenza del direttore territoriale del demanio.

Dopo l’incontro con la delegazione del comune di Bologna e il direttore del demanio, agli attivisti di Làbas viene fatto inviare tramite fax dell’ufficio il documento di richiesta di gestione dell’ex caserma Masini, e si ottiene l’apertura di un tavolo auto-convocato di confronto tra amministrazione comunale, demanio e Làbas sul futuro dell’ex caserma, ponendosi come obiettivo l’utilizzo a scopo sociale e/o abitativo dei tanti spazi vuoti e abbandonati in città per ostacolare in ogni modo meccanismi di svendita a privati e di finanziarizzazione e per riprendersi una parte di reddito.

Condizione iniziale all’apertura del tavolo da parte degli occupanti: il blocco della richiesta di sgombero. Così è stato dichiarato dalla delegazione dell’amministrazione comunale:

Oggi gli attivisti di Làbas sono riusciti, dopo ore di occupazione degli uffici del demanio, a richiedere simbolicamente tramite fax la gestione dell’ex caserma Masini, ad ottenere un tavolo di trattative, a bloccare la richiesta di sgombero. Insomma, dopo un anno di occupazione dell’ex caserma Masini c’è stata da parte di amministrazione comunale e demanio un riconoscimento di chi ha reso vivo un pezzo di città.

La ricchezza prodotta attraverso i tanti e partecipati progetti portati avanti dentro quegli spazi (ultimo in ordine di tempo il “Crowdhousing”, ovvero l’occupazione e la costruzione collettiva di tre appartamenti –in ampliamento- nel complesso dell’ex caserma Masini) è ciò che oggi gli attivisti hanno portato a svelamento del demanio, che cieco e sordo per un anno non l’ha riconosciuta. Le pratiche che hanno preso forma nell’ex caserma Masini in un anno di occupazione sono frutto della cooperazione di cittadini, studenti, lavoratori, precari, artisti, che hanno riqualificato un’area di città e che hanno sperimentato un nuovo modo di produrre alternativa concreta nella crisi.

In una città dove si contano oltre 7 mila appartamenti sfitti di proprietà pubblica, privata e demaniale, oggi si è posta una questione molto semplice: se istituzioni, politiche assistenziali, politiche abitative ed enti preposti non sono più in grado di garantire un livello di welfare adeguato alle esigenze di chi sempre più non riesce a pagare l’affitto, subisce sfratti, vive in condizioni precarie, il primo passo da fare è ripartire dal riutilizzo del patrimonio e delle proprietà pubbliche e private abbandonate nel territorio.

Ciò significa partire da un tavolo sul futuro dell’ex caserma Masini e su tutte le altre caserme dismesse e i tanti edifici vuoti da  riempire.

Ciò significa rifiutare l’idea di una continua cementificazione e quindi di speculazioni edilizie; significa togliere centinaia di appartamenti alla rendita di palazzinari per restituirli a chi il problema degli affitti lo vive quotidianamente; significa bloccare immediatamente tutti gli sfratti per morosità e gli sgomberi, ma soprattutto avviare e incrementare pratiche di cooperazione, riappropriazione, co-housing, occupazione e crowdhousing.

27N – Verso il 29N sanzionato stabile lasciato ad incuria ed abbandono

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Oggi, 27 Novembre,  gli attivist* di Làbas occupato ed i partecipanti al progetto Crowdhousing hanno voluto segnalare l’ennesimo spazio lasciato al degrado da Comune ed istituzioni.

Sul muro dello stabile di via sant’Isaia 88 è comparsa a grandi caratteri la scritta Crowdhousing insieme a volantoni attacchinati di spiegazione del progetto.

La porta della casa è stata colorata di nero con un punto di domanda bianco sopra per simboleggiare i troppi ‘buchi neri’ che si trovano in stabili, palazzine e case lasciate all’incuria e all’abbandono.

Il blitz, durato poco più di mezz’ora, ha voluto rilanciare le prossime giornate di mobilitazione per reddito e casa del 29 e 30 novembre.

Prosegue intanto il progetto Crowdhousing dentro lo spazio sociale Làbas, nelle tre case sistemate vivono già dieci persone mentre si aspetta di sistemare il quarto appartamento per poter ampliare il progetto ad altr*.

Costrire casa e/è reddito per tutt*‘ è lo slogan dell’iniziativa.

Il comunicato dell’iniziativa:

Crowdhousing project denuncia la situazione in cui versa questo stabile come tanti altri abbandonati al degrado dalle proprietà. Lo fa dopo aver riqualificato tre appartamenti in via Borgolocchi, nel complesso dell’ex caserma Masini occupata.

Via Sant’Isaia 88, stabile abbandonato da anni. Proprietà della Provincia, ma gestito da Acer. 2,6 milioni di euro stanziati per la ristrutturazione e la creazione di 20 appartamenti di edilizia popolare. Ma nulla di fatto.

L’ennesimo buco nero in una città dove si contano oltre 7 mila appartamenti sfitti di proprietà pubblica, privata e demaniale.

Crowdhousing project pone alla città una questione molto semplice: se istituzioni, politiche assistenziali, politiche abitative ed enti preposti non sono più in grado di garantire un livello di welfare adeguato al problema del reddito, crediamo che il primo passo da fare sia ripartire dal riutilizzo del patrimonio e delle proprietà pubbliche e private abbandonate nel territorio.

Ripartire dal riutilizzo delle proprietà abbandonate significa rifiutare l’idea di una continua cementificazione e quindi di speculazioni edilizie; significa togliere centinaia di appartamenti alla rendita di palazzinari per restituirli a chi il problema degli affitti lo vive quotidianamente; significa bloccare immediatamente tutti gli sfratti per morosità e gli sgomberi, ma soprattutto avviare e incrementare pratiche di cooperazione, riappropriazione, co-housing, occupazione e crowdhousing.

Crowdhousing è allora una risposta alla crisi economica e abitativa e alle fallimentari politiche assistenziali e di welfare, che attraverso la cooperazione si riappropria direttamente del diritto all’abitare e di una parte di reddito.

 

Ciclo d’incontri “Futuro anteriore” – Controllo dei corpi, conflitti e movimenti costituenti tra città ed Europa

Cinque appuntamenti di approfondimento e formazione tra Làbas, Tpo e Scienze politiche per interrogarsi sul controllo dei corpi, il divenire dei conflitti e dei movimenti costituenti tra città ed Europa.

GIOVEDì 10 OTTOBRE, ORE 17 @ AULA JEMOLO, SCIENZE POLITICHE, STRADA MAGGIORE 45

La vita come plusvalore. Biotecnologie e corpi al tempo del neoliberismo.
Presentazione del libro di Melinda Cooper

Dove termina la riproduzione e dove inizia l’invenzione tecnologica, quando la vita è messa a lavoro a livello microbiologico e cellulare? Che rapporto c’ è tra le nuove teorie biologiche sulla crescita, sulla complessità e sull’evoluzione e le recenti teorie neoliberali sull’accumulazione? E in che modo è possibile lottare contro questi dogmatismi senza cadere nella trappola della politica neo-fondamentalista della vita?

Introduce Martina Fabbri (Labàs); ne parliamo con Angela Balzano (dottoranda università di Bologna, Tpo), Mauro Turrini (postdoc universitè Paris 1, autore di Biocapitale).

 
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FUTURO ANTERIORE

È almeno dal 2007 che sentiamo parlare di crisi, troppe volte come evento ineluttabile, come mezzo per escludere qualsiasi possibilità di alternativa, come escamotage per sottrarci diritti o per non riconoscerne di nuovi. L’espiazione della colpa, l’inderogabilità di un futuro di rinunce costituiscono le parole d’ordine del discorso politico neoconservatore e neoliberista, che attraverso nuove dinamiche di sfruttamento e diverse forme di disciplinamento dei corpi, continua a preservare vecchi rapporti di forza.

La crisi non è però a senso unico: laddove ogni luogo sembra saturo di controllo, è possibile oggi scorgere istanze di conflitto. Continua a leggere

Piccola rassegna cinematografica contro la crisi!

PICCOLA RASSENGA CINEMATOGRAFICA CONTRO LA CRISI

Per il ‘BEST OF2013’ – sotto le stelle e in lingua originale – 1€ PUÒ BASTARE!

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Se il cinema costa troppo e durante questo inverno sei rimast@ a guardare le locandine fuori dalle sale o pessimi streaming sullo schermo del tuo pc….ora puoi rimediare!
Dal 20 giugno, per quattro giovedì, un piccolo ‘best of 2013’ sotto le stelle nel cortile interno di Làbas: quattro proiezioni cinematografiche, in lingua originale, delle migliori pellicole uscite nelle sale quest’anno….e 1 € può bastare!

CONTRO LA CRISI, IL CINEMA È A LÀBAS!

h19 > spazio aperitivo musicale in giardino
h22 > inizio proiezioni sotto le stelle

Giovedì 20 giugno
Cloud Atlas
di Lana e Andy Wachowski e Tom Tykwer

Giovedì 27 giugno
The company you keep (La regola del silenzio)
di Robert Redford

Giovedì 04 luglio
Ribelle – The brave
animazione di Mark Andrews e Brenda Chapman

Giovedì 11 luglio
Viva la libertà!
di Roberto Andò