DUE ANNI DI OCCUPAZIONE. DUE ANNI DI LOTTE. DUE ANNI DI PROGETTI.

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Ci siamo.

Siamo quasi arrivati a due anni di occupazione dell’ex caserma Masini da parte del collettivo Làbas.

Due anni in cui son state aperte, attraversate, queste mura, che prima erano state lasciate ai piccioni, ai topi e alle intemperie.

Due anni in cui ci siamo riappropriati di questo spazio, e con noi se ne sono riappropriati il quartiere, la città, ogni singolo musicista, produttore, artista, studente, bambino, mamma, papà, professore, anziano e tutti quelli che non si riconoscono in queste categorie, facendolo diventare piazza di scambio politico, sociale, umano.

Due anni in cui da queste mura sono uscite lotte, dalla campagna bologna is not for sale, all’ultima #ioccupo, da manifestazioni affianco ai fratelli migranti, manifestazioni contro i nuovi e vecchi fascismi, azioni per il diritto allo studio, il diritto alla città e all’abitare, contro il carovita, contro il F.I.Co..

Andando anche fuori dallo stivale, da Francoforte contro la BCE e arrivando fino alla Tunisia, passando per la Turchia ed ora a Kobane.

Due anni di progetti che son cresciuti o hanno intrecciato le mura di Làbas e si sono evoluti fino a uscirne e contaminare ciò che ci sta intorno, come Làbimbi, la Biopizzeria, Orteo, lo sportello per il diritto all’abitare, Campi aperti, i balli popolari……

I primi due anni sono andati.

E sono solo i primi due.

Vi invitiamo a riappropiarvene, a rivendicarli e a viverli insieme a noi

Vi invitiamo a raddoppiare con noi la gioia che questi anni ci ha portato questa esperienza, che è solo all’inizio.

Mercoledì 12 Novembre aspetta la mezzanotte con noi per quello che Làbas è stato e verso quello che sarà.

h 17.30 -> Dolci formine
laboratorio di cucina bio per bambini a cura di Làbimbi

h 19.30 -> Cena di autofinanziamento
a cura di ORTEO e la BIOPIZZERIA

dalle 19.00 live set with
-> Betta e Lore in “danze folk”
-> I suonatori della valle del Savena in “bàl stàcc”
-> DJ Farrapo feat. Tim Trevor Briscoe (ElectroSwing & GlobalBass)

inoltre per tutto il pomeriggio e la sera…….
Reading
Live Painting
Proiezioni, Mostre ed installazioni
Qualche cocktail e un po’ di freestyle
Giocoleria

Casa, diritto all’abitare e pratiche di riappropriazione

due appuntamenti di (auto)formazione promossi dall’Associazione per i Diritti dei Lavoratori (ADL-Cobas) e dal Progetto Crowdhousing.

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giovedì 15 MAGGIO dalle 17.30 aula 2 piano terra pal.zo Malvezzi via Zamboni 13

Contratti di locazione e sfratti

tenuto dall’Associazione Diritti Lavoratori

Panoramica generale dei contratti di locazione esistenti e sulle procedure di sfratto; modalità di tutela dei locatari e risposta in caso di sfratto da abitazioni private e pubbliche. Normativa e accesso all’Edilizia residenziale pubblica.

martedì 20 MAGGIO dalle 17.30 aula 2 piano terra pal.zo Malvezzi via Zamboni 13

Occupazioni e sgomberi

tenuto dall’Avvocato Elia De Caro

Normativa e tutela delle occupazioni a scopo abitativo. Modalità e pratiche di difesa in caso di sgombero.

per l’apertura dello Sportello per il Diritto all’Abitare presso Làbas occupato (ex caserma Masini, via Orfeo 46)

Nel tempo della crisi, delle politiche di austerity e post-austerity, in Italia le problematiche legate alla casa e al diritto all’abitare hanno ormai assunto le dimensioni di una vera e propria emergenza sociale. Centinaia di migliaia di singoli e famiglie hanno già perso o rischiano di perdere la casa nella quale abitano: schiacciati dal peso di affitti (e mutui) che le ormai ridotte e sempre più precarie capacità di reddito non riescono più a sostenere, gli sfratti per morosità incolpevole sono all’ordine del giorno e in costante aumento.

Poco o meglio nulla viene fatto da parte della politica istituzionale: il recente “Piano casa” del ministro Lupi e del governo Renzi favorisce esclusivamente nuova cementificazione (e le conseguenti speculazioni edilizie) e reprime (con l’art. 5) le esperienze di occupazione e riappropriazione dal basso del diritto all’abitare, mentre ignora totalmente misure essenziali come una moratoria generalizzata degli sfratti e il sostegno massiccio dell’edilizia residenziale pubblica.

L’Associazione per i Diritti dei Lavoratori (ADL-Cobas) e il progetto di occupazione a scopo abitativo Crowdhousing organizzano perciò due incontri di (auto)formazione sulla tematica abitativa con lo scopo di costituire uno Sportello per il Diritto all’abitare presso l’ex caserma Masini (via Orfeo 46).

Perché uno Sportello per il diritto all’abitare e un percorso pubblico per la sua creazione? Perché crediamo nella necessità di difendere e tutelare dal basso la possibilità per tutti/e di avere una casa che possa permettere una vita dignitosa. Vogliamo creare uno sportello sociale per far sì che questo non sia un semplice centro-servizi ma un luogo dove sfrattati, occupanti, precari, studenti, migranti possano rivolgersi per riaffermare il proprio diritto all’abitare e allo stesso tempo un luogo che metta in connessione chi è intenzionato ad incidere sulla situazione abitativa nella città di Bologna (e non solo).

Perché lo Sportello “prende casa” a Làbas? Da sei mesi ha preso vita all’interno dell’ex caserma Masini il progetto Crowdhousing: una pratica di occupazione e di cooperazione che ha riqualificato a scopo abitativo 4 appartamenti dove vivono 15 persone. Persone per le quali occupare e autorecuperare spazi prima abbandonati ha significato riappropriarsi di reddito sottraendolo ad affitti fuori dalla loro portata. Persone che in questo modo hanno riconquistato il proprio diritto all’abitare con dignità.

Lo Sportello nasce allora anche da questa spinta a ricercare dal basso soluzioni alternative a politiche abitative scellerate che abbandonano al degrado (o svendono ai privati) un patrimonio residenziale pubblico che potrebbe essere utilizzato per dare una tetto alle migliaia di persone che rischiano di perdere (o hanno già perso) la casa.

Vi invitiamo perciò a partecipare a questo mini-ciclo di incontri di formazione per costruire insieme un percorso condiviso: perchè la casa è un diritto, ma deve essere tutelato e difeso ogni giorno!

1 MAGGIO a Làbas – La piazza illegale si riprende i tempi e gli spazi

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Abbiamo scelto di non celebrare una ricorrenza. Abbiamo scelto di far parlare l’esperienza illegale che nel nostro tempo, 2014, nel nostro spazio, Bologna, distrugge le ritualità e crea immediatamente nuove prospettive comuni.

Non serve un giorno consacrato per poter parlare di lavoro, casomai ci serve per rifiutare certe forme di lavoro e soprattutto di sfruttamento che ci sono oggi, nel 2014. Nuove forme di lavoro, possibilità di co-working, creazione di reddito e di libertà sono il frutto quotidiano della cooperazione a Làbas, sono in aperto conflitto con la precarietà e si producono insieme proprio grazie a questo conflitto.

Le possibilità che stiamo creando grazie a uno spazio riappropriato e grazie a tante forze cooperanti vanno in direzione opposta all’individualismo, al riconoscersi in una professione, per lo più precaria, ed alla dichiarazione di impotenza rispetto allo sfruttamento che viene esercitato sulla nostra produzione, vita e riproduzione. Le pratiche di creazione di reddito, nuovo welfare, crowdhousing, vanno in direzione opposta al Jobs Act e al piano casa di Renzi, ma soprattutto rifiutano di essere sottomesse a un piano di decisione che sta al di sopra di noi, nelle sedi di banche e banche centrali e nelle direttive che queste danno ai governi. Per questo l’11 luglio saremo tutti a Torino contro il summit europeo sulla disoccupazione giovanile.

L’1 Maggio Làbas Occupato promuoverà l’inaugurazione di Cheap festival, che quest’anno ha scelto come tema principale la questione “green” e quindi ambientale. Una difesa dell’ambiente e contro il degrado degli spazi abbandonati ed in mano alla rendita e alla speculazione che non è fine a se stessa, estemporanea o meramente estetica, ma che parla subito di Diritto alla città e di decisionalità cooperante dal basso: #bolognaisnotforsale #bololibera !

Sarà sicuramente occasione di festa e di socialità, come le migliaia di persone che hanno attraversato e costruito Làbas in questi mesi hanno imparato a conoscere, ma sarà soprattutto un ulteriore momento in cui scegliere da che parte stare: per la difesa di uno spazio che diviene sempre più comune, e contro ogni possibile sgombero; per il riuso democratico degli spazi e contro la speculazione; per la sovranità alimentare e contro F.I.Co.; per un’Europa senza frontiere e contro i luoghi di detenzione per migranti; per il crowdhousing, la casa e la cooperazione; per il reddito, l’uguaglianza e la libertà e contro la disoccupazione!

Piazzale “I° Brigata Garibaldi Irma Bandiera”, la piazza illegale di Làbas, è lo spazio. Un anno e mezzo di occupazione è il tempo. Questa è la collocazione del nostro 1 maggio, questa è la possibilità che tutti abbiamo di guardare a nuovi conflitti e a comuni alternative.

Crowdhousing: una risposta concreta contro la rendita e per il diritto alla città

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Questa città di chi pensi che sia? si domandavano gli Assalti frontali in un loro bellissimo pezzo di qualche anno fa (Denaro gratis – Hsl). Per il governo Renzi, evidentemente, le nostre città devono ancora essere di banche, grandi costruttori e speculatori.

È questo ciò che emerge dal recente Piano Casa del governo, elaborato dal ciellino Maurizio Lupi, dove la logica generale degli interventi previsti è favorire nuova cementificazione e la rendita edilizia e finanziaria. Mentre con agevolazioni fiscali e il passaggio di denaro pubblico (tramite il Fondo nazionale per il sostegno alle abitazioni in locazione e per la morosità incolpevole) sostiene grandi proprietari e costruttori, poco o niente è previsto per risolvere realmente la dilagante emergenza abitativa.

Per quanto riguarda l’Edilizia Residenziale Pubblica, questa viene ulteriormente depotenziata, divenendo oggetto di un ennesimo processo di svendita. Allo stesso tempo vengono totalmente ignorate misure come la moratoria generalizzata degli sfratti e lo sblocco delle infinite graduatorie di assegnazione della case popolari, le quali favorirebbero l’esercizio del diritto all’abitare per centinaia di migliaia di disoccupat*, famiglie in difficoltà economica, precari-e, lavoratori/trici a basso reddito che vivono la propria condizione abitativa con crescente precarietà e fragilità.

Ad essere ancora una volta abbandonati sono cioè quei soggetti che, non a caso, negli ultimi mesi hanno dato una risposta dal basso, concreta e immediata a quella che ormai è una vera e propria emergenza sociale, dando vita ad un movimento di occupazioni di case in tutto il paese.

Proprio contro questo straordinario ciclo di occupazioni, il Piano Casa muove un duro attacco, prevedendo all’art.5 il divieto, anche retroattivo, di chiedere ed ottenere la residenza e l’allacciamento ai pubblici servizi come acqua, luce e gas per chi occupa abusivamente un immobile. Il che significa negare a migliaia di persone la permanenza degna nelle città e relegarli sempre più nella marginalità e nell’invisibilità. Non è un caso quindi che il 19 marzo sono state sgomberate a Roma due storiche occupazioni abitative a Centocelle e al Tuscolano.

Nonostante questi tentativi, però, i movimenti sociali per la casa continuano a lottare per affermare e costruire concretamente il diritto all’abitare per tutt*: moltissime sono le esperienze di occupazione e autorecupero di immobili abbandonati e inutilizzati di proprietà pubblica e di grandi gruppi finanziari-immobiliari, che invece potrebbero rappresentare una soluzione immediata e fondamentale contro l’emergenza abitativa.

Anche Bologna si inserisce in questo quadro: più di 20 mila famiglie soffrono di una fragilità abitativa più o meno intensa, mentre le istituzioni locali non riescono a trovare una soluzione adeguata a questa situazione, con liste d’assegnazione kilometriche e bloccate. Anzi, il modello di città pensato dal Comune è ancora una volta orientato verso la costruzione di grandi opere (vedi il F.i.co nella zona del CAAB) e la svendita del patrimonio pubblico a favore della rendita – come nel caso delle tre ex-caserme militari Sani, Mazzoni, Masini, acquisite dalla Cassa depositi e prestiti per un valore di 50 milioni di euro, 7.5 dei quali spetteranno allo stesso comune di Bologna. E dove le esperienze di autogestione e occupazione vengono prese in considerazione solo in quanto copertura di servizi che l’istituzione locale non riesce più a garantire.

Ma ovviamente le tante esperienze di occupazione non possono e non voglio assolutamente essere una stampella alle inefficienze e alle scelte scellerate della governance della crisi.

In questo senso, il progetto Crowdhousing è nato nei mesi scorsi all’interno dell’ex caserma Masini occupata come risposta immediata e concreta al problema abitativo attraverso l’occupazione, la riqualificazione e l’autorecupero di spazi abitativi prima abbandonati. Ed è una forma di riappropriazione di reddito indiretto per giovani e precari-e colpiti dalla misure di austerity che non riescono a trovare una situazione abitativa adeguata al proprio reddito.

Per ora infatti, ben 12 persone hanno potuto riconquistare il proprio diritto all’abitare riqualificando due appartamenti in via Borgolocchi mentre altri due appartamenti inutilizzati stanno per essere resi abitabili attraverso il lavoro collettivo di autorecupero.

Allo stesso tempo, il progetto Crowdhousing sta portando avanti un lavoro d’inchiesta e mappatura del territorio cittadino per individuare i centinaia di edifici abbandonati nei quali riprodurre la pratica del crowdhousing come occupazione e riqualificazione a scopo abitativo del patrimonio edilizio abbandonato a Bologna.

Per questo abbiamo pensato per sabato 29 marzo un’ulteriore giornata pubblica di lavori di riqualificazione e autorecupero delle case occupate e del live painting delle murate esterne dell’ex caserma Masini: un’iniziativa aperta a tutt* per costruire in maniera collettiva e cooperante il diritto all’abitare nella Bologna della crisi.

Un’occasione per fare veramente del Crowdhousing una pratica del comune quotidiana, che agisca attivamente e collettivamente il diritto a decidere che forma debba assumere la nostra città, ripensandola a partire dai bisogni, dai desideri, dal miglioramento delle condizioni di vita di chi la vive ogni giorno, e non invece degli interessi economici di pochi. L’iniziativa di sabato 29 si inserisce infatti nel percorso d’avvicinamento alla manifestazione nazionale del 12 aprile a Roma, dove i movimenti sociali opporranno con forza il proprio rifiuto a rendita, precarietà e austerity reclamando casa e reddito per tutt*.

Evento FB della giornata

 

6/8-9.03 – Crowdhousing: assemblea e presentazione del weekend di riqualificazione abitativa

Giov 6 marzo: assemblea-incontro Nuove pratiche della cooperazione sociale per il diritto all’abitare. Presentazione della due giorni di riqualificazione abitativa con Servizio Civile Internazionale-Bologna

●● 8-9 marzo: minicampo di riqualificazione abitativa degli appartamenti occupati in via Borgolocchi.

●●● Sab 8 Marzo dalle 18.00 alle 21.00:  aperitivo, musica e live painting nelle case occupate di via Borgolocchi!

Durante i 4 mesi di vita del progetto di Crowdhousing di Làbas,dodici tra studenti/esse, precari-e, studenti-lavoratori,  disoccupati/e hanno riconquistato il proprio diritto all’abitare riqualificando 3 appartamenti all’interno del complesso dell’ex Caserma Masini.
Il Crowdhousing è una pratica di lotta per il diritto alla casa in una Bologna dove sono migliaia gli immobili lasciati vuoti e dove proprietari di centinaia di appartamenti affittano in nero per milioni di euro.

Per questo crediamo che riappropiarsi di spazi sottraendoli alla speculazione e alla rendita finaziaria sia legittimo e necessario.
Reclamiamo il diritto di opporre alle dinamiche di mercificazione e di speculazione per il profitto di pochi pratiche anche illegali, come le occupazioni, in grado di liberare spazi e riempirli della ricchezza sociale prodotta ogni giorno dalla cooperazione sociale dal basso e di decidere la forma e il futuro delle nostre città, rivendicando il diritto alla città secondo i bisogni e i desideri di chi le vive quotidianamente.

Attraverso il crowdhousing vogliamo liberare parti di reddito individuale dal ricatto di affitti sempre più insostenibili: vogliamo perciò dare una risposta immediata all’emergenza abitativa ormai devastante e allo stesso tempo sperimentare nuove forme cooperanti e sociali dell’abitare che facciano della casa un diritto imprescindibile e un vero bene comune.

Il crowdhousing ha perciò incominciato a prendere forma all’interno dell’ex Caserma Masini, ma vuole essere un pratica espansiva e riproducibile per i tanti soggetti colpiti dalla crisi.
Durante il prossimo weekend faremo un altro passo in questa direzione: l’8-9 marzo Crowdhousing project, in collaborazione con il Servizio Civile Internazionale-Bologna, organizza un minicampo di lavori finalizzati a rendere agibile un ulteriore appartamento in via Borgolocchi attraverso il coworking di volontari e delle volontarie SCI e di ragazzi e ragazze interessati/e al crowdhousing.
Un’occasione per sperimentare in concreto quelle pratiche per il diritto alla casa attraverso la cooperazione dal basso di singoli e gruppi.
Invitiamo perciò tutti/e coloro che sono interessati/e a partecipare e costruire insieme un momento di lavori, riflessione sulla questione abitativa e socialità.

Qui tutte le info sul progetto Crowdhousing

13.12 – Un altro spazio vuoto in città sanzionato da Làbas

BASTA SFRATTI e SPAZI VUOTI! CASA è REDDITO per TUTTI!

Un ennesimo spazio vuoto e abbandonato a Bologna è stato segnalato e sanzionato oggi pomeriggio dagli attivisti di Làbas e dagli abitanti dei tre appartamenti occupati e riqualificati nel complesso dell’ex caserma Masini attraverso il progetto Crowdhousing.

Dopo l’edificio della provincia (in gestione Acer) di via Sant’Isaia 88, anche lo stabile in via Irnerio 53 è stato sanzionato con una la scritta “crowdhousing” a simboleggiare proprio la riproducibilità di percorsi di riappropriazione e di occupazione per rispondere a un’esigenza abitativa sempre più diffusa e alla quale non viene data alcuna risposta da parte di enti ed istituzioni.
Làbas ha iniziato a disegnare la “mappa” degli spazi inutilizzati a Bologna: buchi neri che riempiono una città nella quale si contano sette mila appartamenti sfitti di proprietà pubblica, privata e demaniale.

Làbas lascia l’edificio di via Irnerio 53 con una porta colorata di nero e un grande punto interrogativo disegnato sopra, lanciando alla città una grande domanda: “vogliamo continuare a far finta di niente e lasciare queste proprietà abbandonate al degrado, svenderle, specularci sopra, creare rendita finanziaria, oppure vogliamo riqualificarle, destinarle ad uso sociale e ad uso abitativo proprio in un momento in cui è sempre più difficile pagare gli esosi affitti o continuare a pagare il mutuo? Vogliamo provare ad andare oltre le politiche welfaristiche fallimentari o del tutto assenti delle istituzioni e riutilizzare i tanti spazi vuoti nel territorio con pratiche di cooperazione e riappropriazione?”

Làbas continuerà a tracciare questa “mappa” nella città di Bologna, opponendosi a qualsiasi sgombero e rilanciando invece pratiche di occupazione, riappropriazione e cooperazione sociale proprio come il progetto Crowdhousing.

27N – Verso il 29N sanzionato stabile lasciato ad incuria ed abbandono

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Oggi, 27 Novembre,  gli attivist* di Làbas occupato ed i partecipanti al progetto Crowdhousing hanno voluto segnalare l’ennesimo spazio lasciato al degrado da Comune ed istituzioni.

Sul muro dello stabile di via sant’Isaia 88 è comparsa a grandi caratteri la scritta Crowdhousing insieme a volantoni attacchinati di spiegazione del progetto.

La porta della casa è stata colorata di nero con un punto di domanda bianco sopra per simboleggiare i troppi ‘buchi neri’ che si trovano in stabili, palazzine e case lasciate all’incuria e all’abbandono.

Il blitz, durato poco più di mezz’ora, ha voluto rilanciare le prossime giornate di mobilitazione per reddito e casa del 29 e 30 novembre.

Prosegue intanto il progetto Crowdhousing dentro lo spazio sociale Làbas, nelle tre case sistemate vivono già dieci persone mentre si aspetta di sistemare il quarto appartamento per poter ampliare il progetto ad altr*.

Costrire casa e/è reddito per tutt*‘ è lo slogan dell’iniziativa.

Il comunicato dell’iniziativa:

Crowdhousing project denuncia la situazione in cui versa questo stabile come tanti altri abbandonati al degrado dalle proprietà. Lo fa dopo aver riqualificato tre appartamenti in via Borgolocchi, nel complesso dell’ex caserma Masini occupata.

Via Sant’Isaia 88, stabile abbandonato da anni. Proprietà della Provincia, ma gestito da Acer. 2,6 milioni di euro stanziati per la ristrutturazione e la creazione di 20 appartamenti di edilizia popolare. Ma nulla di fatto.

L’ennesimo buco nero in una città dove si contano oltre 7 mila appartamenti sfitti di proprietà pubblica, privata e demaniale.

Crowdhousing project pone alla città una questione molto semplice: se istituzioni, politiche assistenziali, politiche abitative ed enti preposti non sono più in grado di garantire un livello di welfare adeguato al problema del reddito, crediamo che il primo passo da fare sia ripartire dal riutilizzo del patrimonio e delle proprietà pubbliche e private abbandonate nel territorio.

Ripartire dal riutilizzo delle proprietà abbandonate significa rifiutare l’idea di una continua cementificazione e quindi di speculazioni edilizie; significa togliere centinaia di appartamenti alla rendita di palazzinari per restituirli a chi il problema degli affitti lo vive quotidianamente; significa bloccare immediatamente tutti gli sfratti per morosità e gli sgomberi, ma soprattutto avviare e incrementare pratiche di cooperazione, riappropriazione, co-housing, occupazione e crowdhousing.

Crowdhousing è allora una risposta alla crisi economica e abitativa e alle fallimentari politiche assistenziali e di welfare, che attraverso la cooperazione si riappropria direttamente del diritto all’abitare e di una parte di reddito.

 

12.11 – Assemblea Crowdhousing @ Làbas! Reddito è casa per tutt*!

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Abitare nella crisi è diventato sempre più difficile? Avere una casa o una stanza dignitosa commisurata al tuo reddito è quasi impossibile?

Partecipa al Crowdhousing a Làbas!

Che cos’è il “crowd-housing” ? Come il crowdfounding, il “crowdhousing” vuole essere una pratica collettiva, diffusa e cooperativa di riappropriazione e riqualifica di spazi urbani a scopo abitativo. Una pratica che bypassa e combatte la speculazione e la rendita immobiliare, costruendo (letteralmente) dal basso il diritto all’abitare.

Perché a Làbas? Perché l’ex caserma Masini (in via Orfeo 46) è uno spazio occupato da circa un anno al cui interno ci sono enormi spazi, ancora inutilizzati, adatti ad essere abitati: si tratta di lavorare insieme per renderli agibili, per costruire una nuova possibilità abitativa dentro la precarietà del presente.
E cosa c’entra con il reddito? Per la nostra generazione precaria, spossessata di ricchezza e diritti, reclamare nuovo welfare e reddito per tutt* è ormai una necessità ineludibile. Prendere uno spazio abbandonato e farne una casa per chi non può più permettersi di pagare affitti esorbitanti significa riprendersi direttamente una parte di quel redditto di cui tutt* abbiamo bisogno.
Martedì 12 ore 18 assemblea!

Reddito e(‘) casa per tutti!

https://www.facebook.com/events/601660193234940/

Bologna – Partecipa al ‘Crowdhousing’ a Làbas!!

Abitare nella crisi è diventato sempre più difficile? Avere una casa o una stanza dignitosa commisurata al tuo reddito è quasi impossibile?

PARTECIPA AL “CROWDHOUSING” A LÀBAS!!!

Che cos’è il “crowd-housing” ? Come il crowdfounding,  il “crowdhousing” vuole essere una pratica collettiva, diffusa e cooperativa di riappropriazione e riqualifica di spazi urbani a scopo abitativo. Una pratica che bypassa e combatte la speculazione e la rendita immobiliare, costruendo (letteralmente) dal basso il diritto all’abitare.

Perché a Làbas? Perché l’ex caserma Masini (in via Orfeo 46) è uno spazio occupato da circa un anno al cui interno ci sono enormi spazi, ancora inutilizzati, adatti ad essere abitati: si tratta di lavorare insieme per renderli agibili, per costruire una nuova possibilità abitativa dentro la precarietà del presente.

E cosa c’entra con il reddito? Per la nostra generazione precaria, spossessata di ricchezza e diritti, reclamare nuovo welfare e reddito per tutt* è ormai una necessità ineludibile. Prendere uno spazio abbandonato e farne una casa per chi non può più permettersi di pagare affitti esorbitanti significa riprendersi direttamente una parte di quel redditto di cui tutt* abbiamo bisogno.

Che cosa aspetti?

Se sei interessat* ci vediamo a Làbas martedì 29 ottobre ore 20….

REDDITO E(‘) CASA PER TUTT*!

Info: labas.bo@gmail.com | fb: làbas occupato

►  Ascolta Christopher su Radio Città del Capo : «L’annuncio di Labàs: “Appartamenti nella caserma occupata”»