MOLLIAMO GLI ORMEGGI: NASCE IL “COMITATO PER LA TUTELA E L’ AFFERMAZIONE DELL’ESPERIENZA DELL’EX CASERMA MASINI BENE COMUNE”

ACORN(2)

Da un po’ di tempo a Bologna si fatica ad avere certezze e come spesso accade in queste situazioni è il tema della legalità ad occupare la scena, a scapito della politica. Tuttavia, non abbiamo mai pensato che il destino dell’esperienza di Làbas dipendesse solamente dai capricci o dall’incapacità di intraprendere una posizione chiara da parte di chi detiene il potere in città.

È questo il motivo per cui, dal mandato di un’assemblea di oltre quattrocento persone, abbiamo deciso di costituire un Comitato ampio e popolare, libero e democratico, che avrà la missione di tutelare quanto in tre anni e mezzo siamo riusciti a costruire dentro e fuori l’ex Caserma Masini.

Sarà una cassetta degli attrezzi, con alla base quei punti programmatici emersi proprio dall’assemblea, in cui tanti potranno riconoscersi ed avere capacità decisionale, andando oltre coloro che compongono l’assemblea di gestione di Làbas e comprendendo la grande comunità di cittadini e cittadine che considerano l’ex caserma un bene comune.

Abbiamo pensato di presentare il Comitato, lo Statuto, il suo funzionamento e gli incarichi provvisori di Presidenza, Vicepresidenza e Tesoreria in una conferenza stampa pubblica che si terrà mercoledì 10 febbraio alle ore 17.30 a Làbas. Alle ore 18.30 invece si svolgerà l’iniziativa promossa dall’associazione La Boa chiamata “Spazi Tenaci”, che vedrà discutere di rigenerazione urbana l’Asilo di Napoli, l’ Associazione Culturale Interzona / Trans Europe Halles e Làbas stesso.

Molte altre iniziative, ma soprattutto tante sorprese, attendono di essere svelate nei prossimi giorni. Insomma non abbiamo confuso l’incertezza con la noia, la persistente assenza di una trattativa con una ingenua attesa.

Del resto, il termine Comitato deriva dal latino “cum” e “itus”, cioè dall’andare insieme. Si parte!

Appello alla cittadinanza attiva di Bologna. Un’opportunità per Libero e la sua famiglia.

sara e libero Lo scorso 15 Ottobre, come molti si ricorderanno, è andato in scena uno dei tanti sgomberi che ormai stanno diventando normalità nella buia città di Bologna.
Si tratta di via Solferino 42, stabile che accoglieva 35 persone tra cui 3 nuclei familiari.
Molti si ricorderanno una foto, un bambino su una macchinina gialla, dietro al cordone dei carabinieri. Quella foto scatenò molte reazioni, cittadini indignati per un’infanzia violentata ma anche prese di posizione di politici, come quelle dell’on. De Maria (Pd) e dell’ass. Frascaroli che accusavano i “movimenti” di strumentalizzare i bambini “trasformandoli in occupanti”.
Ecco, oggi quel bambino sta per essere allontatnato dai propri genitori a causa dell’incapacità dei Servizi sociali e dell’Assessorato al Welfare di rispondere alle esigenze di chi abita a Bologna. Dopo lo sgombero Sara, Salvo e Libero sono stati ‘parcheggiati’ in un albergo, negando loro qualsiasi altra soluzione.
Anzi. Venerdì scorso, ad un incontro che poteva essere risolutivo, un’assistente sociale del quartiere Santo Stefano (dopo aver negato l’assistenza di un rappresentante di ADL, che da mesi affianca la famiglia), ha intimorito i genitori minacciando di portare via Libero dalla loro tutela a meno che non avessero trovato un’alloggio, in affitto o in appoggio, entro giovedì 5 novembre.
Sara e Salvo, i genitori di Libero, grazie alla stabilità trovata nell’occupazione di via Solferino, da qualche mese lavorano tutti e due ma, come capita in maniera sempre più diffusa, vengono pagati tramite voucher, il che non gli permette di affittare alcun tipo di appartamento: i proprietari di casa richiedono altre garanzie, come fideiussioni e buste paga.
Non sono questi due ragazzi ma l’incapacità dell’Amministrazione (con picchi di abuso di potere, come quello dell’assistente sociale) e le ingiustizie delle politiche di precarizzazione e impoverimento del governo Renzi (come il maledetto Jobs Act) a rendere impossibile una vita serena a Libero e alla sua famiglia.

Allo stesso tempo crediamo che esistono tantissim* cittadin* che sono indignati dall’ondata di sgomberi eseguiti in città e che sono in grado di sopperire alla voragine che chi si occupa di Welfare in città ha aiutato a creare. Molti e molte che vogliono cooperare per dare vita un vera solidarietà e mutualismo sociale dal basso.
Questo è il momento di farlo. Da Giovedì mattina Sara, Salvo e Libero verranno cacciati dalla sistemazione temporanea in albergo, e hanno bisogno di un’alloggio idoneo dove potersi trasferire.
Facciamo appello affinché la Bologna degna si metta in gioco e offra a questa famiglia ospitalità, anche tramite un affitto a canone sociale, affinché possa avere la possibilità di un futuro, nonostante le politiche di distruzione del welfare varate, non solo a Bologna, ma in tutta Italia.
Lo chiediamo non per bieco assistenzialismo, ma in nome di quello spirito di umanità che accomuna molti in questa città.

per info: sportellocasa.adl@gmail.com
tel: 324 799 0511

#STILLABAS – Riconversione energetica sostenibile degli spazi dell’ex Caserma Masini a Bologna

bannerLàbas è un centro sociale a Bologna che esiste da quasi tre anni. La sua importanza sociale all’interno del quartiere Santo Stefano e della città stessa si va a confermare giorno dopo giorno, apertura dopo apertura. All’interno degli 8000 mq resi liberi e usufruibili a tutte e tutti esistono molti progetti già avviati e molti altri che stanno per cominciare, che possiamo dividere in tre macro aree:

Produzione Culturale ed Artistica

Numerose sono le iniziative culturali ed artistiche che si svolgo all’interno della Sala Polivalente, da concerti di gruppi emergenti del circondario bolognese a spettacoli teatrali, passando per dibattiti e proiezioni di interesse storico o politico.
Molti corsi stanno prendendo forma: dal già consolidato corso di shiatsu, a breve si attiveranno anche corsi di capoeira e tango.
Un piano della palazzina, risistemato l’estate scorsa grazie alla collaborazione con il Servizio Civile Internazionale, sarà adibito a laboratori e atelier.

Sovranità Alimentare

In collaborazione con Campi Aperti (associazione territoriale di produttori biologici e a filiera corta) ogni mercoledì si svolge un mercato di prodotti “genuini e clandestini”, e da ormai due anni esiste Orteo, un orto sociale di quartiere.
Inoltre all’interno degli spazi si sono sviluppati altri due progetti sulla Sovranità Alimentare: Làbiopizzeria, pizzeria a biologica e a Km 0, e Schiumarell, un birrificio sociale.

Welfare

La presenza dello Sportello per il diritto all’Abitare di ADL Cobas all’interno dell’ex Caserma, oltre a svolgere una funzione di consulenza e informazione sul tema, ha portato molte persone a trovare una casa, attraverso la riqualifica di spazi sia interni che esterni a Làbas. Vi sono infatti quattro case, attigue allo spazio, che rispondono all’esigenza abitativa di giovani, studenti, disoccupati e pensionati.
Si sta pianificando, inoltre, la realizzazione di un progetto chiamato “Accoglienza Degna” che prevede un dormitorio per 10 posti letto per senza fissa dimora, funzionante per tutto il periodo invernale (incluso servizio di portineria sociale e punto medico) ed un “Refugees Welcome Point” in cui le persone in fuga da miseria, guerre e povertà, e che transitano per Bologna possano trovare ristoro (pernottamento per una o due notti, doccia, pasto caldo, ricaricare il telefono) ma anche informazioni utili rispetto ai propri diritti e a come proseguire il proprio viaggio.
È presente da ormai due anni anche Làbimbi, un laboratorio creato per i più piccoli, dove insieme ai genitori del quartiere si lavora per un’istruzione diversa, creativa e libera, a misura di bambino.

Tutto questo è stato messo a rischio da un violento distacco della corrente elettrica effettuato da ENEL. Non essendo praticabile la regolarizzazione di un contratto nello stabile, la riconversione ad energia autonoma, e il più possibile sostenibile, diventa necessaria, per la dignità delle persone che abitano nelle quattro case di via Borgolocchi e per la salvaguardia della ricchezza sociale usufruita dal collettivo Làbas e da tutte e tutti coloro che attraversano gli spazi.

La riconversione prevede:
6 set di pannelli solari ibridi, con isola energetica autonoma: copriranno la fornitura alle quattro case abitate di via borgolocchi, un minimo di corrente perenne all’interno degli spazi di Làbas, la copertura energetica per il futuro Refugees Point (costo 1.748 € cadauno, per un totale di 10.488 €);
3 stufe a metano: copriranno il riscaldamento alle stanze utilizzate per le attività socio-artistico-culturali all’interno degli spazi dell’ex Caserma Masini (costo 700 € ca. cadauna per un totale di 2.100 €);
1 gruppo elettrogeno Diesel: per permettere lo svolgimento di concerti, proiezioni, attività laboratoriali e illuminazione (costo 5.000 € ca.);
manodopera e materiale: contributo ad esperti che aiuteranno a montare la tecnologia a pannelli solari e materiali necessari (cavi elettrici, prese, tubi per il gas, etc…) (costo 1.500 € ca.).

Per un totale di 19.088 euro.

Se il progetto di riconversione andrà a buon fine, non solo riusciremo tutte e tutti a utilizzare di nuovo a pieno regime gli spazi di via Orfeo 46, strappandoli di nuovo al rischio di abbandono e spreco di terreno pubblico, ma sarà la conferma che l’ex caserma Masini è un Bene Comune sentito ed importante per la comunità che varca il cancello e fa splendere di luce propria Làbas.

Per contribuire:

tramite bonifico bancario

 it46s0760105138249329549331
intestatario: stefano caselli
causale: riconversione energetica stillabas

Presto anche con piattaforma online

 

Adelante resiste! Presidio permanente contro ogni sgombero!

villaDomani il nostro conseuto mercoledì di mercato si svolgerà ad un orario ridotto dalle 17.00 alle 21.00 per consentire a tutta la nostra comunità di difendere Villa Adelante, l’occupazione di viale Aldini 116, dalla minaccia di un imminente sgombero. L’appuntamento è per domani alle ore 6:30 per una “colazione sociale”. Di seguito l’evento e il comunicato:

Adelante resiste!

Bologna, 2015. Una città in cui gli sfratti sono all’ordine del giorno. Una città in cui migliaia di persone hanno scelto, e son state forzate a scegliere, la via dell’occupazione per poter sopravvivere. Una città in cui le istituzioni non riescono a dare risposta a questi disagi. Una città in cui l’arrivo del nuovo questore Coccia ha portato a molti sgomberi, alcuni di spazi sociali, altri di spazi abitativi, e tutti dopo pochi giorni (o ore) dall’ occupazione. 

Ora anche Villa Adelante è sotto attacco! Ci sono arrivate pesanti minacce di sgombero, da parte del proprietario Gianluca Muratori che mai ha voluto fermarsi a confrontarsi con noi, preoccupato solo a come far cassa speculando su tutto il territorio bolognese, e non guardando al di là del proprio portafoglio. Un personaggio più volte indagato, con la sua creatura UNIFICA gestisce appalti pubblici per milioni di euro. Noi non ci stiamo, non accettiamo che una problematica sociale, che non torva risposta dalle istituzioni, diventi una questione di ordine pubblico. Difenderemo la Villa ed il diritto delle persone che ci abitano di avere un tetto sopra la testa. Per questo da domani, mercoledi 17 giugno, ore 6 e 30 del mattino, presidio anti-sgombero davanti viale Aldini 116. Invitiamo quindi alla “Colazione sociale” tutta quella Bologna che pratica diritti, dal basso e nel sociale, con forme e metodi anche diversi tra loro. Invitiamo tutti coloro che continuano a difendere il sociale dai mille attacchi che quotidianamente subisce (dai tagli al welfare agli sgomberi di case occupate).

In questa città c’è chi organizza dal basso nuove pratiche di welfare condiviso, aprendo spazi abbandonati da anni, autorecuperandoli e rendendoli un luogo dove poter abitare e (ri)cominciare a costruire una vita degna. Nell’occupazione abitativa di Villa Adelante vivono 25 persone, comprese tra i 2 mesi ed i 68 anni di età, persone che non hanno avuto nell’occupazione l’unica alternativa alla strada. Negli 8 mesi di occupazione Villa Adelante è stata un laboratorio straordinario di co-abitazione tra tanti e tante diversi tra loro, un’esperienza di mutualismo a tutto tondo in grado di non limitarsi al soddisfacimento della necessità di un tetto sotto cui vivere ma in grado di costruire fortissime relazioni di solidarietà. 

Siamo infatti in una città in cui l’elemento oramai strutturale della crisi abitativa è sentito non solo da chi ha sulle spalle questo peso, ma anche da tutta quella parte del territorio che ha a che fare con il sociale ogni giorno. Per questo giovedì 18 giugnoabbiamo programmato anche l’assemblea pubblica Difendere il sociale: Giustizia sociale e pratica dei diritti nella Bologna di oggi” in cui mettere in connessione tutte quelle esperienze che operano nel sociale, che siano esse realtà di movimento, associazioni, sindacati, che non parlano solo di casa, ma che parlano di lavoro, di servizi, di scuola e di assistenza, perchè tutto questo è il welfare che ogni giorno le istituzioni, soprattutto quelle del governo ‘centrale’, stanno cercando di smantellare.

Ribadiamo l’invito alla “colazione sociale” a tutti coloro che scelgono di stare dalla parte dei diritti e della dignità, che per noi viene sempre prima del denaro e della proprietà, ad essere con noi dalle 6 e 30 di mercoledi mattina in poi, per contrastare  l’ennesimo attacco a chi tenta dal basso di costruire delle alternative concrete con chi la crisi la sta subendo ormai da troppo tempo e decide di alzare la testa..

 

Villa Adelante non si tocca!!!

ADL Cobas Emilia Romagna
Campagna #ioccupo

 

Piano Casa: Riflessioni sull’articolo 5 dopo l’ordinanza a Bologna

25_05Leggiamo dalla cronache di questo inizio settimana che l’ordinanza di lunedì 27 aprile, con la quale il sindaco di Bologna Virginio Merola ha autorizzato il riallaccio del servizio idrico allo stabile occupato di via Mario de Maria, sta creando notevole scompiglio tra le file della maggioranza di governo cittadina. Da una parte sindaco e soprattutto l’assessore al Welfare Amelia Frascaroli, dall’altra l’ala renziana del PD emiliano, che per bocca dei consiglieri regionali Paruolo e Mantovani definiscono l’atto «sbagliato e pericoloso» perché legittimerebbe le occupazioni.

Sicuramente questa vicenda evidenza una forte frattura all’interno dello stesso partito di governo. E non è un caso che parte della partita si giochi sul piano dell’emergenza abitativa. È ormai sotto gli occhi di tutti ciò che i movimenti per il diritto all’abitare affermano da mesi: il c.d. Piano Casa non risolve minimamente l’emergenza abitativa; smantella l’edilizia pubblica e reindirizza risorse economiche pubbliche a favore della speculazione edilizia e immobiliare, mentre ostacola e tenta di chiudere qualsiasi sperimentazione di riappropriazione, solidarietà e cooperazione dal basso, messa in campo attraverso le occupazioni abitative. E non esita a farlo colpendo in maniera infame i soggetti che, schiacciati dalla crisi, attuano la riappropriazione, privandoli dei più elementari diritti umani, civili e politici attraverso il famigerato art. 5.

Oltre ad umiliare ed abbandonare a se stesse le fasce deboli, sempre più ampie nella popolazione, è evidente come l’effetto di una tale politica di spoliazione, nel contesto più generale del Patto di Stabilità, contribuisca a rendere assolutamente inefficienti i tradizionali strumenti di welfare cittadino, provocando tra l’altro un drammatico circolo vizioso (vedi l’atteggiamento respingente dei servizi sociali e alla persona, etc.).

Nonostante questo duro attacco, i movimenti per la casa in Italia, non hanno esitato ad agire forme di riappropriazione diretta del patrimonio immobiliare inutilizzato, permettendo per quanto riguarda Bologna a centinaia e centinaia di persone di riconquistare il diritto all’abitare e alla città. Una pratica illegale di conflittualità sociale per la quale reclamiamo però la piena urgenza e legittimità politica e sociale.

L’ordinanza su via de’ Maria in qualche modo recepisce ed è frutto di questa determinazione. È una conquista importante nel quadro generale della lotta contro il Piano Casa in quanto rappresenta il primo atto forte di un ente locale contro l’applicazione dell’art.5. Si tratta, considerando anche le decisioni che in varie città stanno pian piano misconoscendo il divieto di richiedere la residenza per gli occupanti, di un processo che porta a rendere di fatto inefficacie (almeno) la parte repressiva del Piano Casa.

È chiaro quindi quanto il polverone sollevato in questi giorni metta in luce come all’interno della dialettica tra potere politico centrale ed economico legato alla rendita e livello delle amministrazioni locali si possano aprire forti contraddizioni nelle quali inserirsi per scardinare pezzo per pezzo le logiche di speculazione e sfruttamento fondanti della politica del governo Renzi.

Tutto questo è possibile solo attraverso un azione costante con i tessuti vivi delle nostre città, capace di influenzare con forza i livelli decisionali all’interno delle istituzioni, come già si attua e come si dovrà continuare a fare.

Ce lo dicono le scomposte reazioni bipartisan di renziani, leghisti e altri stolti difensori della legalità ad ogni costo, nonché delle stesse associazioni di categoria dei palazzinari, con Confabitare in prima linea pronta a ricorre al piano giudiziario per ripristinare la loro «inalienabile libertà» di lasciare sfitti migliaia di edifici ed abitazioni!

Ce lo indicano le evidenti difficoltà nell’applicazione di un Protocollo d’intesa, tanto acclamato dalle istituzioni cittadine quanto fallito,che chiede ai soggetti, pubblici e privati, titolari di grandi proprietà immobiliari di mettere le stesse a disposizione e di confrontarsi con un strutturale disagio abitativo.

Una sperimentazione sicuramente interessante ma che presenta forti limiti strutturali. Il più importante fra questi, per quanto ci riguarda, è il mancato un coinvolgimento diretto di quei soggetti che, in maniera organizzata e attraverso azioni dirette, agiscono di fatto quei meccanismi di contrattazione sociale finalizzati all’acceso generalizzato ai diritti, alla casa e alla vita degna che la stessa legalità. In termini più generali è necessario abbandonare una gestione emergenziale del problema casa, dando risposte concrete e strutturali all’interno della città.

Per questo ribadiamo la necessità di riconvocare al più presto un tavolo che studi un nuovo Protocollo, tenendo in considerazioni nuovi elementi che in quello vecchio non si davano, per giungere a regolarizzare al più presto delle numerose occupazioni presenti a Bologna.

ADL Cobas

Campagna #ioccupo

Qua l’intervista all’assessore al Welfare Amelia Frascaroli da Repubblica.it

DUE ANNI DI OCCUPAZIONE. DUE ANNI DI LOTTE. DUE ANNI DI PROGETTI.

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Ci siamo.

Siamo quasi arrivati a due anni di occupazione dell’ex caserma Masini da parte del collettivo Làbas.

Due anni in cui son state aperte, attraversate, queste mura, che prima erano state lasciate ai piccioni, ai topi e alle intemperie.

Due anni in cui ci siamo riappropriati di questo spazio, e con noi se ne sono riappropriati il quartiere, la città, ogni singolo musicista, produttore, artista, studente, bambino, mamma, papà, professore, anziano e tutti quelli che non si riconoscono in queste categorie, facendolo diventare piazza di scambio politico, sociale, umano.

Due anni in cui da queste mura sono uscite lotte, dalla campagna bologna is not for sale, all’ultima #ioccupo, da manifestazioni affianco ai fratelli migranti, manifestazioni contro i nuovi e vecchi fascismi, azioni per il diritto allo studio, il diritto alla città e all’abitare, contro il carovita, contro il F.I.Co..

Andando anche fuori dallo stivale, da Francoforte contro la BCE e arrivando fino alla Tunisia, passando per la Turchia ed ora a Kobane.

Due anni di progetti che son cresciuti o hanno intrecciato le mura di Làbas e si sono evoluti fino a uscirne e contaminare ciò che ci sta intorno, come Làbimbi, la Biopizzeria, Orteo, lo sportello per il diritto all’abitare, Campi aperti, i balli popolari……

I primi due anni sono andati.

E sono solo i primi due.

Vi invitiamo a riappropiarvene, a rivendicarli e a viverli insieme a noi

Vi invitiamo a raddoppiare con noi la gioia che questi anni ci ha portato questa esperienza, che è solo all’inizio.

Mercoledì 12 Novembre aspetta la mezzanotte con noi per quello che Làbas è stato e verso quello che sarà.

h 17.30 -> Dolci formine
laboratorio di cucina bio per bambini a cura di Làbimbi

h 19.30 -> Cena di autofinanziamento
a cura di ORTEO e la BIOPIZZERIA

dalle 19.00 live set with
-> Betta e Lore in “danze folk”
-> I suonatori della valle del Savena in “bàl stàcc”
-> DJ Farrapo feat. Tim Trevor Briscoe (ElectroSwing & GlobalBass)

inoltre per tutto il pomeriggio e la sera…….
Reading
Live Painting
Proiezioni, Mostre ed installazioni
Qualche cocktail e un po’ di freestyle
Giocoleria

No F.I.Co.: Una voce scomoda per la città rossa

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Oggi Bologna ha vissuto una giornata particolare: nella città che era ‘rossa’ e ora vorrebbe passare come ‘democratica’ abbiamo assistito alla negazione di diritti basilari, come quello al dissenso e al confronto.

Oggi Bologna ha rivisto l’avvio quel processo di svelamento e denuncia delle contraddizioni che stanno dietro il modello di lavoro Poletti e dietro la futura grande opera bolognese: F.I.Co..

Sulla scia della protesta dei lavoratori di Eataly Firenze, dove a 60 dipendenti è stato negato il rinnovo del contratto e sono quindi stati lasciati a casa senza alcun preavviso o alcuna forma di tutela, e solidarizzando con essi, oggi decine di attivisti e attiviste hanno bloccato le casse di Eataly-Coop Ambasciatori, denunciando il modello del lavoro dell’azienda di Farinetti, la sua politica delle assunzioni a ‘fisarmonica’ e l’ipocrisia della sua retorica sul “buon lavoro”.

Successivamente gli stessi attivisti/e si sono recati con determinazione al Parco Nord con l’idea di portare la propria voce di dissenso, per dimostrare a tutti che a Bologna c’è chi alcune domande e alcune criticità attorno alla ‘nuova grande opera bolognese’ se le pone.

La risposta da parte del Partito Democratico e della Questura è stata chiara: decine di agenti in tenuta antisommossa hanno impedito l’accesso alla ‘Festa dell’Unità’ che, alla faccia del nome, preferisce creare dei muri piuttosto che aprire al confronto. Di fronte alla rivendicazione di un diritto basilare come quello di fare un semplice volantinaggio, in forma pacifica, all’interno della festa la risposta è stata irremovibile. Quando poi si è provato a raggirare il blocco, gli attivisti sono stati pedinati e bloccati a centinaia di metri non dal dibattito, ma dalla festa stessa, negando loro persino di potersi avvicinare ai cancelli d’ingresso.

Per un partito che si definisce ‘democratico’, aperto al confronto e al dialogo, per non dire di sinistra, è abbastanza imbarazzante far schierare i reparti all’ingresso di una festa per impedire la più semplice e pacifica dimostrazione di dissenso. Un atteggiamento che, a nostro avviso, mostra benissimo quanto siano forti gli interessi in gioco, quanta paura ci sia dietro al fatto che alcuni possano far emergere tutte le contraddizioni celate dietro Fico e l’intero sistema che rappresenta.

Se i democratici Farinetti e Segrè si chiedessero come mai non siamo ancora andati a confrontarci con loro, probabilmente potrebbero trovare la risposta in quel reparto celere che ha fatto schierare all’ingresso della Festa dell’Unità proprio quel partito che ormai di democratico ha solamente il nome.

La giornata di oggi da solamente più forza a quel percorso di opposizione sociale a quella grande opera che nessuno, al di fuori di chi ci farà soldi, ha chiesto e immaginato. Invitiamo perciò chiunque, associazioni, singoli, collettivi a partecipare all’assemblea cittadina che si terrà Mercoledì 10 Settembre, ore 19, presso Làbas, spazio sociale in via Orfeo 46.

 

..la natura ci insegna che i rami del fico, se sovraccaricati, cedono..

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Casa, diritto all’abitare e pratiche di riappropriazione

due appuntamenti di (auto)formazione promossi dall’Associazione per i Diritti dei Lavoratori (ADL-Cobas) e dal Progetto Crowdhousing.

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giovedì 15 MAGGIO dalle 17.30 aula 2 piano terra pal.zo Malvezzi via Zamboni 13

Contratti di locazione e sfratti

tenuto dall’Associazione Diritti Lavoratori

Panoramica generale dei contratti di locazione esistenti e sulle procedure di sfratto; modalità di tutela dei locatari e risposta in caso di sfratto da abitazioni private e pubbliche. Normativa e accesso all’Edilizia residenziale pubblica.

martedì 20 MAGGIO dalle 17.30 aula 2 piano terra pal.zo Malvezzi via Zamboni 13

Occupazioni e sgomberi

tenuto dall’Avvocato Elia De Caro

Normativa e tutela delle occupazioni a scopo abitativo. Modalità e pratiche di difesa in caso di sgombero.

per l’apertura dello Sportello per il Diritto all’Abitare presso Làbas occupato (ex caserma Masini, via Orfeo 46)

Nel tempo della crisi, delle politiche di austerity e post-austerity, in Italia le problematiche legate alla casa e al diritto all’abitare hanno ormai assunto le dimensioni di una vera e propria emergenza sociale. Centinaia di migliaia di singoli e famiglie hanno già perso o rischiano di perdere la casa nella quale abitano: schiacciati dal peso di affitti (e mutui) che le ormai ridotte e sempre più precarie capacità di reddito non riescono più a sostenere, gli sfratti per morosità incolpevole sono all’ordine del giorno e in costante aumento.

Poco o meglio nulla viene fatto da parte della politica istituzionale: il recente “Piano casa” del ministro Lupi e del governo Renzi favorisce esclusivamente nuova cementificazione (e le conseguenti speculazioni edilizie) e reprime (con l’art. 5) le esperienze di occupazione e riappropriazione dal basso del diritto all’abitare, mentre ignora totalmente misure essenziali come una moratoria generalizzata degli sfratti e il sostegno massiccio dell’edilizia residenziale pubblica.

L’Associazione per i Diritti dei Lavoratori (ADL-Cobas) e il progetto di occupazione a scopo abitativo Crowdhousing organizzano perciò due incontri di (auto)formazione sulla tematica abitativa con lo scopo di costituire uno Sportello per il Diritto all’abitare presso l’ex caserma Masini (via Orfeo 46).

Perché uno Sportello per il diritto all’abitare e un percorso pubblico per la sua creazione? Perché crediamo nella necessità di difendere e tutelare dal basso la possibilità per tutti/e di avere una casa che possa permettere una vita dignitosa. Vogliamo creare uno sportello sociale per far sì che questo non sia un semplice centro-servizi ma un luogo dove sfrattati, occupanti, precari, studenti, migranti possano rivolgersi per riaffermare il proprio diritto all’abitare e allo stesso tempo un luogo che metta in connessione chi è intenzionato ad incidere sulla situazione abitativa nella città di Bologna (e non solo).

Perché lo Sportello “prende casa” a Làbas? Da sei mesi ha preso vita all’interno dell’ex caserma Masini il progetto Crowdhousing: una pratica di occupazione e di cooperazione che ha riqualificato a scopo abitativo 4 appartamenti dove vivono 15 persone. Persone per le quali occupare e autorecuperare spazi prima abbandonati ha significato riappropriarsi di reddito sottraendolo ad affitti fuori dalla loro portata. Persone che in questo modo hanno riconquistato il proprio diritto all’abitare con dignità.

Lo Sportello nasce allora anche da questa spinta a ricercare dal basso soluzioni alternative a politiche abitative scellerate che abbandonano al degrado (o svendono ai privati) un patrimonio residenziale pubblico che potrebbe essere utilizzato per dare una tetto alle migliaia di persone che rischiano di perdere (o hanno già perso) la casa.

Vi invitiamo perciò a partecipare a questo mini-ciclo di incontri di formazione per costruire insieme un percorso condiviso: perchè la casa è un diritto, ma deve essere tutelato e difeso ogni giorno!

1 MAGGIO a Làbas – La piazza illegale si riprende i tempi e gli spazi

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Abbiamo scelto di non celebrare una ricorrenza. Abbiamo scelto di far parlare l’esperienza illegale che nel nostro tempo, 2014, nel nostro spazio, Bologna, distrugge le ritualità e crea immediatamente nuove prospettive comuni.

Non serve un giorno consacrato per poter parlare di lavoro, casomai ci serve per rifiutare certe forme di lavoro e soprattutto di sfruttamento che ci sono oggi, nel 2014. Nuove forme di lavoro, possibilità di co-working, creazione di reddito e di libertà sono il frutto quotidiano della cooperazione a Làbas, sono in aperto conflitto con la precarietà e si producono insieme proprio grazie a questo conflitto.

Le possibilità che stiamo creando grazie a uno spazio riappropriato e grazie a tante forze cooperanti vanno in direzione opposta all’individualismo, al riconoscersi in una professione, per lo più precaria, ed alla dichiarazione di impotenza rispetto allo sfruttamento che viene esercitato sulla nostra produzione, vita e riproduzione. Le pratiche di creazione di reddito, nuovo welfare, crowdhousing, vanno in direzione opposta al Jobs Act e al piano casa di Renzi, ma soprattutto rifiutano di essere sottomesse a un piano di decisione che sta al di sopra di noi, nelle sedi di banche e banche centrali e nelle direttive che queste danno ai governi. Per questo l’11 luglio saremo tutti a Torino contro il summit europeo sulla disoccupazione giovanile.

L’1 Maggio Làbas Occupato promuoverà l’inaugurazione di Cheap festival, che quest’anno ha scelto come tema principale la questione “green” e quindi ambientale. Una difesa dell’ambiente e contro il degrado degli spazi abbandonati ed in mano alla rendita e alla speculazione che non è fine a se stessa, estemporanea o meramente estetica, ma che parla subito di Diritto alla città e di decisionalità cooperante dal basso: #bolognaisnotforsale #bololibera !

Sarà sicuramente occasione di festa e di socialità, come le migliaia di persone che hanno attraversato e costruito Làbas in questi mesi hanno imparato a conoscere, ma sarà soprattutto un ulteriore momento in cui scegliere da che parte stare: per la difesa di uno spazio che diviene sempre più comune, e contro ogni possibile sgombero; per il riuso democratico degli spazi e contro la speculazione; per la sovranità alimentare e contro F.I.Co.; per un’Europa senza frontiere e contro i luoghi di detenzione per migranti; per il crowdhousing, la casa e la cooperazione; per il reddito, l’uguaglianza e la libertà e contro la disoccupazione!

Piazzale “I° Brigata Garibaldi Irma Bandiera”, la piazza illegale di Làbas, è lo spazio. Un anno e mezzo di occupazione è il tempo. Questa è la collocazione del nostro 1 maggio, questa è la possibilità che tutti abbiamo di guardare a nuovi conflitti e a comuni alternative.