LA NOSTRA MOBILITAZIONE PERMANENTE CONTRO LE POLITICHE EUROPEE POPULISTE E XENOFOBE È COMINCIATA!

bridges not wall

Nel 60° anniversario dell’Unione Europea è davanti ai nostri occhi un processo accelerato di aggressione ai migranti e ai loro diritti, che ridefinisce completamente i concetti di democrazia, diritto, libertà, umanità, pace e giustizia.

Gravissime trasformazioni sulla protezione internazionale sono in preparazione presso la Commissione Europea. In tempi incredibilmente rapidi andranno a svuotare il diritto di asilo delle residuali garanzie di protezione per chi cerca un futuro degno. Accanto a ciò una serie di accordi bilateriali con i paesi di provenienza e di transito puntano da un lato a bloccare i migranti in territori di sfruttamento e violenze, dall’altro a facilitare le deportazioni “con ogni mezzo necessario”. La riforma italiana sull’immigrazione, il diritto di asilo, l’accoglienza rappresentata dal Decreto Legge Minniti si inserisce in questo progetto con grande sintonia, riattualizzando e potenziando i CIE nella loro nuova formula di Centri per il Rimpatrio e prevedendo misure di controllo e di repressione che stravolgono i diritti e stravolgono il ruolo degli operatori dell’accoglienza.

La nostra campagna contro questa accelerazione razzista, xenofoba e populista è già cominciata. A livello locale, nazionale ed europeo.

In questa nostra mobilitazione permanente crediamo sia importante avviare processi ampi, espansivi, trasversali, convergenti, senza ambiguità, che riescano nello spazio transnazionale a rompere la linearità imposta dall’alto e che siano accomunati dalla volontà di combattere i dispositivi di frontiera che caratterizzano l’Unione Europea, e che si pongono in una linea di continuità in tendenza con le opzioni neo-sovraniste che escludono e recintano.

E’ necessario riaffermare l’obiettivo di una nuova cittadinanza transnazionale: connettiamo le piazze statunitensi contro il MuslimBan e i muri di Trump con le strade di Barcellona che scandiscono a gran voce “Volem Accolir”, i migranti che abbattono le frontiere con i percorsi autorganizzati di accoglienza e lotta.

C’è bisogno di partire da qui per contrastare le politiche emergenziali, le retoriche umanitarie, le frontiere respingenti, i dispositivi che creano divisione, i sentimenti razzisti e xenofobi.

Il nostro lavoro quotidiano costruirsce ogni giorno percorsi di lotta, riscatto e solidarietà per tutte e tutti. Con lo Sportello Migranti, il dopo-scuola Non Uno di Meno, l’Associazione Diritti Lavoratori, il dormitorio sociale Accoglienza Degna, le scuole di italiano e tanti altri interventi intrecciamo lotte e interventi per sconfiggere il sistema del ricatto, dello sfruttamento, del razzismo, della disuguaglianza. Ma non è sufficiente.

Per questo durante il meeting “Struggles Make Europe” abbiamo avviato una ricerca difficile, ambiziosa e allettante: quella di uno spazio radicalmente europeista ed alternativo tanto al dominio del potere tecnico/amministrativo liberale e alle politiche imposte dall’Unione Europea (o a posizioni deboli e ambigue che le giustificano) quanto alle pericolose spinte sovraniste, populiste e social-nazionaliste.

Con il meeting di Bologna si è aperta per noi una stagione di iniziative e di mobilitazioni che ci porteranno alla Manifestazione del 25 marzo a Roma “Libertà di movimento – Europe for all” e poi ad Amburgo per il G20, passando dalle Giornate bolognesi contro il G7 sull’ambiente, in un processo di costruzione di una nuova nuova cittadinanza europea contro le diseguaglianze, le devastazioni ambientali, l’esclusione sociale.

Si parte subito:

Martedì 14/3 alle 19 al TPO cominciamo con un incontro pubblico per approfondire i contenuti insidiosi del Decreto Minniti, grazie all’aiuto di compagni avvocati con cui portiamo avanti le battaglie.

Mercoledì 15/3 alle 19 a Làbas organizziamo un momento informativo sulla rotta balcanica e sulla situazione in Grecia, da dove ci arriva l’invito a costruire in tutta Europa iniziative contro i confini e contro gli accordi bilaterali per la data del 18 marzo.

Sabato 18 marzo alle ore 15,30 in via Rizzoli invitiamo tutte e tutti ai Discorsi contro il razzismo, un momento di confronto e discussione plurale e meticcia sulle politiche dell’immigrazione. Perché la Turchia non è un paese sicuro? Perché respingere i migranti in Libia è un crimine contro l’umanità? Sono le domande da cui partire per scardinare con voci diverse l’ignoranza.

Sabato 25 marzo saremo a Roma, alle ore 11 in Piazza Vittorio, nello spezzone “Libertà di movimento – Freedom for all“, per un corteo di lotta ai confini, all’austerità, al razzismo, per la libertà di movimento. Pullman da Bologna: 3271798801

Invitiamo tutte e tutti a partecipare a questi appuntamenti e a partire con noi per Roma il 25 marzo, la giornata in cui capi di stato e di governo d’Europa si riuniranno per celebrare il 60° anniversario del Trattato di Roma, costitutivo della Comunità economica europea.

A Roma non ci saranno soltanto celebrazioni e festeggiamenti: l’appuntamento romano sarà per i capi di stato europei un momento cruciale per ratificare politiche respingenti e di austerità, portando avanti il progetto di uno spazio europeo differenziale, con un’accelerazione di un processo di un’Europa a due velocità agita da più piani, in una strana coniugazione di austerità e sovranismo.

Dal 18 marzo al 25 marzo, fino al G20 di Amburgo, vogliamo costruire una cittadinanza europea di segno opposto: aperta, accogliente, estesa e includente.

Facciamo l’Europa non i confini!

Cronache partigiane: la resistenza curda contro Erdogan

erdogan

VENERDÌ 27 GENNAIO ALLE ORE 19:00

CRONACHE PARTIGIANE
LA RESISTENZA CURDA CONTRO IL FASCISMO ISLAMISTA DI ERDOGAN

A seguire pizzata a cura della Làbiopizza a Làbas

La gravità della situazione ed i continui giravolta delle grandi potenze all’ interno del conflitto siriano determinano un quadro complesso e caotico in continua evoluzione.
L’ unica politica che invece rimane uguale e continua ad esser perpetrata senza alcun tipo di scrupolo è la politica della Turchia, volta ad affermare la sua ascesa nella costruzione dell’ impero neo-ottomano.
La recente riforma presidenziale della costituzione, l’ aumento della censura, l’ incarcerazione di avvocati e giornalisti, il licenziamento di migliaia di lavoratori pubblici, il commissariamento delle municipalità governate dal partito dell’ opposizione Halkların Demokratik Partisi – HDP e l’ incarcerazioni dei suoi leader e parlamentari, ci consegnano uno Stato ormai in balia di un regime.
La recente espulsione dell’ avvocata Barbara Spinelli, l’ aumento delle minacce nei confronti del leader curdo Abdullah Öcalan (rinchiuso da 18 anni nell’ isola-prigione di Imrali), la campagna di criminalizzazione della minoranza etnica curda e l’ invasione del territorio siriano al fine di estirpare le forze di difesa del “Sistema Federale Democratico del Nord della Siria” composto da diverse etnie tra le quali quella curda, sono solo alcuni tra i tanti segnali che arrivano dall’ Anatolia.
Per approfondire la complessità della situazione ed avere un quadro più esaustivo e veritiero, ne parliamo coni:

> Mahmut Sakar, avvocato di Abdullah Ocalan
> Barbara Spinelli, avvocata presso il foro di Bologna, “Giuristi Democratici”, recentemente espulsa dalla Turchia in occasione di una sua partecipazione ad un convegno sui diritti umani
> Giovanni Paglia, parlamentare
> Sara Montinaro Ya basta Bologna

***Nell’ occasione si raccoglieranno le partecipazioni per il Corteo Nazionale a Milano per la Libertà di Öcalan***

Evento FB: https://www.facebook.com/YaBastaBologna/photos/gm.243426499433186/1368786509859488/?type=3&theater

LÀBAS È A BOLOGNA IN VIA ORFEO 46

Quartiere Santo Stefano Antifascista

Da Atene a Bruxelles e Berlino: GRIDIAMO FORTE IL NOSTRO OXI EUROPEO! Per un autunno di lotte in Europa

Pubblichiamo la traduzione italiana del documento della coalizione internazionale Blockupy Europe che rilancia la necessità di costruire un piano di lotte condiviso contro l’ “Europa tedesca” dell’austerità, per rovesciare dalle piazze il ricatto dell’ “assenza di alternative” al neoliberismo e gli attuali rapporti di forza.

Perché ognuno, da propri territori fino alle centrali del potere politco-finanziario continentale, lotti per trasformare la forza dei nostri NO ad un “capitalismo senza democrazia” in un potente SI per una “democrazia senza capitalismo” in tutta Europa.

Il 13 luglio le oligarchie politiche e finanziarie europee hanno imposto, con il coltello alla gola, un programma per la Grecia che gli stessi economisti mainstream definiscono semplicemente “impossibile da applicare”, anche secondo gli standard capitalistici.

Ma qual è stato il loro vero obiettivo? Volevano e dovevano dimostrare che non vi può essere alcuna alternativa praticabile al di fuori del campo di possibilità definito dalle loro politiche. Per raggiungerlo una loro fazione, guidata dal Finanzminister Schäuble, era ed è disposta a rendere reversibile persino il processo d’integrazione dell’Eurozona che queste stesse oligarchie avevano perseguito per decenni. Per colpire la Grecia, escludendola dalla moneta unica, in modo da vendicare il delitto di “lesa maestà” compiuto, punendo chi ha osato alzare la testa, e per educare tutti gli altri, in particolare le moltitudini del Sud, dell’Est e del Nord Europa, che potrebbero avere l’insana tentazione di mettere in discussione il regime dell’austerità, nelle piazze e nelle urne.

A niente e nessuno può essere consentito di destabilizzare lo “status quo” creato negli ultimi cinque anni dalla Große Koalition continentale. E ciò significa: più tagli alla spesa sociale per il welfare, più precarizzazione strutturale del mercato del lavoro e delle condizioni di vita, più privatizzazioni di servizi pubblici e beni comuni, un ulteriore riorientamento dei flussi di valore a favore della rendita finanziaria, crescita dell’impoverimento di massa e ulteriore concentrazione della ricchezza socialmente prodotta verso l’alto e verso i pochi al vertice. In Grecia e in tutta Europa. In questo modo l’attuale crisi non viene affatto risolta, ma intensificata e differite nel tempo le sue conseguenze.

Ma questo non ha importanza per i Signori dei governi di tutta Europa che, nella“notte della vergogna”, si sono seduti al tavolo di Bruxelles. Per loro era fondamentale riaffermare il proprio dominio, esibire il proprio comando attraverso l’esercizio della nuda forza, dimostrare, attraverso l’utilizzo degli strumenti della minaccia e del ricatto, che non vi è alcuna possibilità di sfuggire alla cornice del regime della crisi. Milioni di persone lo hanno capito immediatamente, diffondendo ovunque il grido #ThisIsaCoup. È per queste ragioni che chiediamo a tutti di concentrare  i propri sforzi sull’analisi delle mosse dei nostri nemici e sulla ricerca di armi più efficaci per combatterli. Non abbiamo affatto bisogno di restare spettatori di uno spettacolo messo in scena da altri, comodamente seduti ad accusare di “ingenuità“, “resa” o “tradimento” coloro che sono dalla nostra parte. Dobbiamo invece sviluppare le nostre strategie, prepare piani, per accumulare ed esercitare forza.

Per molti commentatori gli eventi greci ed europei dell’ultimo mese pongono essenzialmente una questione di democrazia. Vogliamo essere chiari: crediamo che, anche nel suo temporaneo e provvisorio epilogo, emerga invece e soprattutto il problema dei rapporti sociali di forza, che significa la consistenza e le forme in cui si sviluppa, qui e ora in Europa, la lotta tra le classi, tra sfruttatori e sfruttati. Un rapporto di forza che è oggi drammaticamente sbilanciato a favore dei primi. Ribaltarlo dovrebbe essere il nostro principale obiettivo. Perciò siamo interessati alla “questione democratica” nella misura in cui la democrazia non sia considerata un astratto ideale, ma un’arma nelle mani dei molti. Inoltre, quando si è affermato che l’Eurozona è costituita da diciannove paesi e non da uno solo, la democrazia è stata recintata come un insieme di procedure formalistiche, confinate in una stretta dimensione nazionale che noi rifiutiamo.

Il che dimostra il carattere sistematico di una strategia finalizzata a mettere gli uni contro gli altri lavoratori e pensionati in tutta Europa, imponendo logiche nazionali su questioni sociali quali salari, welfare e privatizzazioni. Ma le misure di austerità, i tagli, le privatizzazioni e la precarizzazione di vita e lavoro vengono imposte in tutta Europa, mentre i padroni, le imprese e le banche continuano ad accumulare enormi ricchezze. Ciò significa che gli interessi dei lavoratori e dei pensionati greci sono anche i nostri.

In questo senso il “waterboarding sociale” di un intero paese non può cancellare il fatto storico del potente OXI pronunciato il 3 luglio scorso in piazza Syntagma, nei risultati di referendum del 5 luglio, nelle speranze e nelle energie suscitate in tutta Europa fino a produrre una ri-politicizzazione di massa nel dibattito dell’opinione pubblica, nelle molteplici forme di resistenza e auto-organizzazione, cooperazione e lotta che da allora hanno continuato a svilupparsi. Ciò significa che il nostro NO potrebbe essere più forte di qualsiasi loro ricatto.

Il nostro OXI può essere più forte se sapremo riprodurlo in tutte le lingue europee. Il braccio di ferro tra la Grecia e le Istituzioni europee ha dimostrato una volta di più che non vi è alcuna possibilità di rovesciare gli attuali rapporti di forza se restiamo isolati nei singoli spazi politici nazionali. Che gli “estremisti di centro” al governo a Berlino come a Bruxelles sono i principali istigatori della crescita fetente di ogni possibile revanscismo e nazionalismo. Che la lotta contro un regime continentale di oppressione può essere condotta in termini efficaci, solo se essa è immediatamente transnazionale a livello europeo. E se, su questa scala, si dimostrerà capace di riattraversare tutte le nostre condizioni di omogeneità ed eterogeneità, territoriali e sociali, che sono state finora utilizzate per dividerci e batterci. Dobbiamo essere in grado di costruire un processo aperto fatto di continue connessioni tra una pluralità di lotte sociali locali, la costruzione quotidiana di alternative e momenti d’iniziativa transnazionale in cui colpire i nostri nemici, attraverso la pratica della disobbedienza civile e sociale di massa alle loro norme autoritarie.

L’ OXI di Piazza Syntagma ad Atene non è affatto morto. Come non è morto a Puerta del Sol o a Lisbona. Né quello pronunciato da Blockupy a Francoforte. Nessun compromesso raggiunto grazie al ricatto può distruggerlo, se lo assumiamo e lo trasformiamo nel nostro OXI europeo, diffondendolo in molti luoghi, diversi fra loro, praticandolo in tutte le nostre lotte e in ogni momento della nostra vita quotidiana. Perché il nostro NO è allo stesso tempo un chiaro SÌ ad una Europa radicalmente diversa, che non ha nulla a che fare con l’Europa putrescente delle oligarchie al potere, ma che deve essere completamente ricostruita dal basso.

Abbiamo l’occasione di trasformare l’OXI in una potente arma politica intensificando le nostre lotte, riconoscendo ciò che abbiamo in comune e i nostri comuni nemici, riempiendo questo NO con quei concreti bisogni che possono risuonare da un luogo a un altro, da una lotta a un altra. Contro il continuo tentativo di mettere i lavoratori e le persone gli uni contro gli altri, abbiamo bisogno di rovesciare le gerarchie e rendere le differenze di salari, pensioni e welfare in tutta Europa un nuovo campo di battaglia transnazionale. In questa prospettiva idee e proposte per un salario minimo europeo, per un reddito di base europeo, per un comune welfare europeo e contro ogni forma di razzismo istituzionale dovrebbero circolare ed essere discusse.

Che fare ora? Innanzitutto dobbiamo sviluppare un percorso a medio termine, forte e visibile, che faccia sentire la nostra voce comune in faccia ai nostri nemici, quando e dove si incontreranno. Dopo il successo della giornata di lotta del 18 marzo a Francoforte, il prossimo grande Blockupy, le prossime grandi mobilitazioni europee contro i “quartier generali” delle oligarchie, sono in arrivo: dal 15 al 17 Ottobre a Bruxelles circonderemo il vertice del Consiglio europeo, in cui i capi di governo metteranno nuovamente a punto le loro politiche di miseria e di razzismo; il prossimo Maggio a Berlino, capitale dell’”Europa tedesca”, nel centro del potere esecutivo del regime dell’austerità e, al tempo stesso, città delle molteplici resistenze e alternative sociali. Queste sono le tappe principali della nostra “one year march” per la libertà, la democrazia e l’uguaglianza in Europa. Queste sono le diverse modalità con cui “voteremo con i piedi”, nelle strade e nelle piazze, per il nostro OXI continentale. Con le quali, dal basso, rimetteremo coi piedi per terra la decisione politica costituente per un’altra Europa.

Tra le numerose iniziative, il processo del Transnational Strike organizzerà il suo primo incontro a Poznan (Polonia) dal 2 al 4 ottobre. Sarà un passaggioo importante per la reinvenzione dell’efficacia sociale dello sciopero, come strumento pratico del nostro OXI.

Ma ora siamo interessati più a una proposta per agire assieme, che all’appello per una prossima manifestazione. Vogliamo diffondere l’OXI. Vogliamo che tutte le iniziative e le lotte che si svolgono in Europa, in ogni ambito della vita sociale, riprendano questo NO. Vogliamo farlo nostro e gridarlo in mille forme diverse. Si tratta di un obiettivo a lungo termine, ma che dobbiamo assumere oggi. La provvisoria sconfitta dell’insorgenza greca, che è una sconfitta di tutti noi, ha inequivocabilmente documentato una volta di più quale sia lo stato dei rapporti di forza nel capitalismo europeo. Tuttavia ha anche dimostrato che il loro potere può essere oggi garantito solo in termini autoritari. Perciò questa situazione rivela anche  tutti i limiti e le contraddizioni del loro dominio. E apre innumerevoli possibilità di lotta. Ancora una volta, se vogliono imporre un “capitalismo senza democrazia”, ​​il desiderio di una “democrazia senza capitalismo” può essere nutrito. La mossa autoritaria può rivelarsi una vittoria di Pirro per l’”Europa tedesca”. Dobbiamo quindi essere capaci di sviluppare ed esprimere ciò che abbiamo in comune, la nostra solidarietà e la nostra forza in questo OXI.

Il 13 luglio le oligarchie politiche e finanziarie europee hanno provato a ripetere quell’oscena previsione che, più d’ogni altra, vorrebbero s’avverasse: “La Fine della Storia”. Ma abbiamo imparato molto tempo fa che non ci sono vittorie e ancor meno sconfitte che siano definitive. Che la storia non finisce mai. Certo non a Bruxelles. E che i giochi sono ancora del tutto aperti. In ogni possibile direzione. “Chi lotta può perdere. Chi non lotta ha già perso” ha detto qualcuno da qualche parte un po’ di tempo fa. Aveva ragione. Che la storia non finisca, dipende da noi. E noi continueremo a lottare.

Primo agosto 2015

 

Maggiori info su Blockupy Europe:
Web: https://blockupy.org – FB: https://fb.com/blockupy.europe – Twitter:https://twitter.com/blockupy – YouTube:https://youtubve.com/user/BlockupyWebteam – Email: international@blockupy-frankfurt.org

20 giugno a Ventimiglia per un’Europa dell’accoglienza e dei diritti

Questo 20 giugno, giornata mondiale del rifugiato, segna una fase cruciale per le politiche europee.

Di fronte al dilagare delle conseguenze dei conflitti e delle guerre in corso da tempo fuori dai confini d’Europa, di fronte alla richiesta di sostegno che arriva da interi popoli costretti a fuggire da regimi totalitari e dalla devastazione economica, sociale e ambientale prodotta dal sistema di sviluppo neo-liberale, l’Unione Europea reagisce con la repressione e la negazione di chi cerca un luogo sicuro in cui portare avanti il proprio progetto di vita.

Eloquenti sono le immagini del confine italo-francese a Ventimiglia, palcoscenico di una tensione diplomatica di facciata ad uso e consumo dei media che persegue l’intento comune dei paesi membri di schiacciare sul nascere i sogni di libertà di migranti e rifugiati. Il finto braccio di ferro tra il Governo Italiano e gli Stati che si oppongono alla presunta “redistribuzione dei profughi” sono infatti il segno di uno spazio precluso ai migranti, persone indesiderate in Gran Bretagna come in Francia, in Ungheria come in Danimarca, in Spagna come in Italia. Questo ci dicono infatti dichiarazioni e cronache delle ultime settimane: non c’è spazio per i migranti, ma non c’è spazio nemmeno per i rifugiati, nonostante questi possano ancora aspirare a brandelli di diritto sanciti dalla tanto obsoleta quanto preziosa Convenzione di Ginevra per i Diritti dei Rifugiati.

Strumentale e indegna è infatti questa forzata differenziazione tra migranti economici e rifugiati, quando i diritti degli stessi richiedenti asilo sono continuamente aggrediti, tra respingimenti ai confini esterni, accoglienza indegna, negazione del riconoscimento della protezione internazionale e Regolamento di Dublino. Non a caso l’Agenda Europea per l’Immigrazione tanto elogiata dal Governo Renzi punta proprio ad allontanare verso un altrove sempre più remoto le procedure per il riconoscimento del diritto di asilo, nel comune interesse di selezionare, filtrare e centellinare coloro che potranno un giorno godere del privilegio di sopravvivere a miseria e guerra accedendo al territorio europeo. Not in my back garden è il ritornello di tutti i capi di Stato e politici, nessuno escluso, in una gara all’egoismo e alla disumanità che premia le destre xenofobe e i loro proclami razzisti, rincorsi anche in Italia da tutti gli esponenti politici, in un vuoto di responsabilità istituzionale che ci precipita sempre più nella guerra agli ultimi e nella cultura dell’individualismo.

Nel frattempo, migranti e rifugiati continuano a rappresentare un business per tutti, facendo fruttare l’economia dello sfruttamento: nei centri di accoglienza gestiti grazie allo stato di emergenza, nei magazzini della logistica gestiti dalle cooperative, nei campi agricoli di mezza Europa, nella filiera del turis
mo e del lavoro di cura e ancora in tanti altri settori, dove il ricatto e la precarietà vengono strumentalizzati per risparmiare al ribasso sul costo della manodopera e sui suoi diritti.

Sono le politiche perverse contro cui ci battiamo da sempre.

Per questo sabato 20 giugno saremo a Ventimiglia:

contro l’ipocrisia dell’Agenda Europea sull’Immigrazione,

contro la speculazione razzista ed economica sulla pelle di migranti e rifugiati,

contro il Regolamento di Dublino,

contro le misure dell’austerity che bloccano l’alternativa alla crisi,

per un asilo europeo,

per un’accoglienza degna e per il riconoscimento delle occupazione abitative

per il diritto di circolazione e soggiorno per tutti,

per la fine dei diktat della Troika contro il Governo greco

Per un’Europa aperta, giusta e solidale

Bologna, Centro sociale TPO, Labas Occupato

IL NAUFRAGIO DEI MIGRANTI, DELLA FORTEZZA EUROPA E DELL’AUSTERITA’

L’ennesima e inaccettabile strage di centinaia di migranti alle porte di Lampedusa ci ricorda, nella peggior maniera possibile, che in queste ore è in ballo il destino dell’Europa non solo rispetto alla sorte del debito greco e delle politiche di austerità, appese al filo del rapporto di forza tra la Troika e il popolo greco (da cui stiamo cogliendo con tutte le nostre forze la richiesta di mobilitazione in solidarietà), e nemmeno solo rispetto ai tentativi di risolvere la crisi ucraina, o più verosimilmente ad abbassare i toni (almeno mediatici) di una guerra che a bassa intensità produce morti ogni giorno, anche fra i civili.

Abbiamo infatti sempre avuto la convinzione che il destino dell’Europa sia lo stesso della pelle delle centinaia di migliaia di migranti che ogni anno provano a raggiungerla, praticando a costo di morire nel Mediterraneo, a Melilla, a Calais o nei porti di Patrasso, Ancona o Venezia, ma anche nei centri di detenzione, un diritto su cui non siamo mai stati disposti a trattare: quello della libertà di movimento.

Abbiamo anche saputo, fin dall’inizio, che “Triton” non sarebbe stata una missione destinata al “fallimento” (come lo ha definito il commissario dei diritti umani del Consiglio d’Europa), ma fosse la scelta, assolutamente consapevole, di ostacolare fino all’ultimo i percorsi dei migranti, pagando il prezzo di stragi inumane come quella di oggi: una missione portata a compimento, evidentemente. Un altro 3 ottobre.

Non ci stupisce che i più cinici o miopi, a seconda della strategia, invochino a gran voce il ritorno di Mare Nostrum: un’operazione senza precedenti dal punto di vista dello stanziamento economico (senza dubbio per l’Italia) e del dispiegamento, anche lì, di forze militari. “Si salvava di più e si pattugliava meglio”, certo.

Ma non si può continuare ad accettare che la migrazione possa essere un percorso ad ostacoli dove i più fortunati, dopo essere stati in mano alle organizzazioni che lucrano sul traffico degli esseri umani e a cui hanno consegnato tutto ciò che hanno, sopravissuti alle polizie di frontiera di chissà quanti paesi, debbano infine affrontare la prova cruciale della traversata in mare, sperando di essere salvati.

Partiamo dalla partenza, verrebbe da dire: vogliamo percorsi di arrivo garantiti, che chiudano per sempre con l’idea dell’esternalizzazione delle frontiere e con le quote di ingresso limitate (vedi legge Bossi Fini).

Un canale umanitario di un’Europa senza confini, libera dall’austerità e dal debito, un debito che è anche quello che abbiamo tutti e tutte noi nei confronti di chi abita il più grande cimitero che ci circonda: il mar Mediterraneo.

Questa nuova Europa da costruire è passata e sta passando sicuramente da Piazza Syntagma: dalle barricate di protesta al Memorandum degli anni passati fino alle manifestazioni come quella di ieri sera, passando per la dura lotta dei profughi siriani del novembre scorso, quando si accamparono per settimane per ottenere il diritto di asilo.

Attraversiamo questa settimana di sostegno al popolo greco su scala europea, la manifestazione nazionale di sabato 14 a Roma e la mobilitazione del 18 marzo a Francoforte anche con questa attitudine.

Centri Sociali dell’ Emilia Romagna

21.06 – No Borders Train: da Milano per rompere i confini europei

Dopo le iniziative #MakeSpaceNotBorders del 13 giugno in diverse città italiane, tedesche e spagnole, sabato 21 giugno parte dalla stazione centrale di Milano il treno per violare ed abbattere i confini dell’attuale Europa. Per costruire un’Europa senza confini, un’Europa dei diritti, della libertà di circolazione e di scelta per tutt*. Verso l’ #11L a Torino!

Da Bologna pullman per raggiungere  Milano: prenota il tuo posto!

Partenza ore 11.00 / Rientro a Bologna in serata

Prenotazioni e info:
tpo@mail.comlabas.bo@gmail.com – 333 6184031

 

da MeltingPot.org

Milano. Sabato 21 giugno – La nostra Europa non ha confini: un treno per violare le frontiere europee

No borders train. Ore 14.00. Da ogni parte d’Italia verso la Stazione Centrale di Milano e poi oltre i confini europei

Questa ennesima “emergenza immigrazione”, con migliaia di persone in fuga da guerre e violenze in approdo sulle coste italiane, porta con sé, come sempre, tutto il suo corollario di violazioni, prassi illegittime, deroghe ai diritti, ipocrisie e speculazioni. Accade nel mare del sud, dove ancora si muore, alla faccia di Mare Nostrum, così come alle frontiere interne dell’Europa che ingabbiano migliaia di persone nel primo paese d’approdo, passando per il “piano di accoglienza straordinaria” del governo, una nuova occasione per fare affari sulla pelle dei migranti. Si tratta di uno scenario che il risultato delle recenti elezioni europee rischia solo di aggravare trasformando l’Europa in un vero e proprio campo di battaglia in cui i confini giocano un ruolo determinante.

Chi arriva sulle coste italiane oggi fugge da violenze e persecuzioni. Per questo rivendichiamo la necessità di mettere in campo l’unica soluzione possibile per evitare le morti in mare e la speculazione dei trafficanti: la costruzione di percorsi di arrivo autorizzati e sicuri in Europa. Di fronte a questo le istituzioni europee e quelle nazionali tacciono.

Ma il viaggio in mare non è l’unica occasione in cui i migranti sono costretti a sfidare i confini europei. Perché un’altra odissea inizia una volta raggiunta l’Europa. Per chi rimane, il dispositivo dell’accoglienza messo in campo dal governo non è in grado di garantire null’altro se non mesi di attesa e assistenzialismo speculativo, aggravato dal fatto che ancora una volta sono stati aggirati i circuiti ufficiali dello SPRAR procedendo alla “distribuzione” dei profughi al miglior offerente.
Non è un caso che migliaia di rifugiati abbandonati dalle istituzioni di questo paese siano costretti ad occupare casa come unica possibilità di assicurarsi un tetto, mente il governo, con il decreto Lupi, vorrebbe sottrargli anche il diritto alla residenza ed alle utenze.
Per questo, per costruire e conquistare dal basso i diritti che altri continuano a negare, proponiamo a tutti di dar vita ad una rete di supporto. Una mappa di luoghi e contatti a disposizione di chi si muove per raggiungere altri Stati e di chi rimane e rischia di veder negata la sua domanda d’asilo, o vive in condizioni di accoglienza indegne in attesa di sapere cosa sarà del suo futuro dopo il 30 giugno, data di scadenza delle convenzioni del Ministero con i centri.

Ma oggi la questione dell’asilo e delle migrazioni interroga nell’immediato, come non mai, anche l’Europa, le sue geometrie, gli egoismi degli stati, la nostra possibilità di costruire uno spazio europeo che non sia dominato da austerity, precarietà e esclusioni. Nulla a che vedere con gli schiamazzi del Ministro Alfano che, mentre invoca la revisione di Dublino, continua a respingere verso la Grecia i rifugiati ai porti dell’Adriatico.

Gran parte dei migranti che arrivano in Italia mirano ad andarsene per raggiungere altri paesi. Ma mentre nel Vecchio Continente merci e finanze circolano liberamente, i confini bloccano e dividono, selezionano le persone rivelando tutta la loro ipocrisia.
Così migliaia di “profughi” sono privati del loro diritto di scelta, costretti a rimanere ingabbiati in Italia oppure a pagare profumatamente gli sciacalli che sulle regole dell’Europa stanno facendo fortune.

Il 26 e 27 giugno prossimi il Consiglio europeo si riunirà a Bruxelless per discutere di frontiere, pattugliamenti e nuove regole operative. Negli stessi giorni arriverà nella capitale belga la “Marcia dei rifugiati” a cui parteciperemo insieme a centinaia di migranti ed attivisti da tutta Europa. Poco dopo, l’11 luglio, a Torino, i leader dei paesi europei si ritroveranno a discutere invece di (dis)occupazione giovanile.

Questa agenda ufficiale è anche l’occasione per i movimenti (tutti) di costruire insieme un’ agenda programmatica di lotte e conflitti, di battaglie e percorsi di condivisione, per continuare a tessere le fila di un movimento europeo di trasformazione.

Per questo invitiamo tutti a sfidare i confini dell’Europa insieme ai migranti ed ai rifugiati ingabbiati in questo Paese. Perché quello che sta avvenendo intorno alle frontiere che dividono l’Italia dalla Francia, la Svizzera e l’Austria ha bisogno di una risposta immediata.
Per mettere fine alla violenza ed all’ipocrisia del confine, per sostenere la marcia dei rifugiati, per dare concretezza a quanto affermato nella Carta di Lampedusa, perché le frontiere dell’Europa sono un pezzo della nostra precarietà, tanto più oggi, quando la libertà di movimento è messa in discussione anche per gli stessi cittadini degli Stati membri.

Sosteniamo il no borders train. Per fermare l’ingiustizia dei confini europei

Invitiamo tutti a raggiungere la Stazione Centrale di Milano, il prossimo sabato 21 giugno, alle ore 14.00, con carovane grandi e piccole, per poi partire in treno verso le frontiere europee, e violarle collettivamente, alla luce del sole, in tanti, rivendicando, insieme ai migranti, la nostra EUROPA senza confini.