Primo marzo, la nostra dignità contro le vostre frontiere

Bologna 1 marzo 016

Da mesi uomini e donne, bambini e anziani, cercano di raggiungere l’Europa per trovare un futuro lontano da guerre e fame. In Italia come altrove, lungo le frontiere e nelle città, i cittadini si organizzano per sostenere i migranti e per esprimere la propria solidarietà verso chi affronta viaggi sempre più pericolosi (e costosi). Con la loro politica di esclusione, i Governi dei paesi europei ci stanno invece portando a una pericolosa deriva, quella dell’indifferenza, dell’egoismo, della disumanità.

Non solo ci vogliono indifferenti ai minori dispersi, alle donne oggetto di violenze indicibili, ai morti nell’Egeo e nel Mediterraneo, ma ci pretendono loro complici nelle politiche che bloccano e colpevolizzano chi rifiuta un destino di miseria per sé e per i propri figli. Svezia e Olanda hanno annunciato deportazioni di massa per i migranti a cui è rifiutato l’asilo, dimenticando che questa pratica è stata introdotta nel periodo più buio della storia europea; allo stesso tempo i primi ministri chiedono a dittatori e carnefici di occuparsi delle vittime di guerre e persecuzioni.

Non è questa l’Europa che vogliamo!

Attorno alle politiche di accoglienza e immigrazione si gioca dunque una partita più grande, che riguarda il futuro dell’Europa in cui viviamo. Il governo danese, ad esempio, da poco ha varato una legge per sottrarre ai richiedenti asilo i loro pochi averi, prospettando la medesima soluzione per tutti i cittadini con reddito basso. Allo stesso tempo, sempre più Stati decidono di sospendere Schengen anche per i cittadini dell’Unione, mentre ovunque i servizi di welfare vengono cancellati, vincolati al reddito, legati alla posizione di lavoro. Un lavoro che per la maggioranza è sottopagato, precario, sfruttato, in cui tutti noi conosciamo il costante ricatto del licenziamento, della messa in mobilità, della disoccupazione permanente, nella paura di essere condannati alla marginalità. Proliferano ostacoli ai nostri diritti, nuove frontiere amministrative per confinare nell’illegalità, attraverso procedure vessatorie come quella di collegare il permesso di soggiorno ai contratti della casa, chi vive in condizioni di fragilità e si trova a fare i conti con la precarietà abitativa.

Non è questa la nostra Europa!

Pochi mesi fa abbiamo dato vita ad Accoglienza Degna, un progetto collettivo e autogestito per contrastare insieme gli effetti di queste politiche violente e crudeli.

Oggi crediamo sia il momento di far sentire la voce di tutti coloro che come noi rifiutano i muri e i fili spinati, di chi come noi non è rassegnato ad un futuro di razzismo, sfruttamento, precarietà, ingiustizia e disuguaglianza.

In questo presente sfruttato dagli speculatori della paura e dell’odio, dalle forze politiche che incitano alla guerra tra poveri, dobbiamo far sentire la voce di chi come noi costruisce ogni giorno un pezzetto di una società più giusta, più includente, più umana, più democratica.

Martedì primo marzo è la giornata in cui vogliamo fare sentire questa voce!

E’ la voce della dignità, è la voce di chi accoglie, di chi è migrante, di chi si mobilita, di chi si indigna, di chi occupa, di chi insegna, di chi cura, di chi si organizza, di chi lotta, di chi resiste alla crisi, di chi si unisce…

E’ la giornata in cui le reti italiane ed europee dello Sciopero Sociale e del Transnational Social Strike manifesteranno per i diritti, contro il razzismo e lo sfruttamento, in una data che da anni esprime il rifiuto di ogni politica razzista e xenofoba, di ogni sfruttamento e speculazione.

Invitiamo tutte e tutti ad una assemblea cittadina – mercoledì 17 febbraio ore 20.30 a Labas Occupato – per costruire insieme una grande giornata di iniziativa! 

MOLLIAMO GLI ORMEGGI: NASCE IL “COMITATO PER LA TUTELA E L’ AFFERMAZIONE DELL’ESPERIENZA DELL’EX CASERMA MASINI BENE COMUNE”

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Da un po’ di tempo a Bologna si fatica ad avere certezze e come spesso accade in queste situazioni è il tema della legalità ad occupare la scena, a scapito della politica. Tuttavia, non abbiamo mai pensato che il destino dell’esperienza di Làbas dipendesse solamente dai capricci o dall’incapacità di intraprendere una posizione chiara da parte di chi detiene il potere in città.

È questo il motivo per cui, dal mandato di un’assemblea di oltre quattrocento persone, abbiamo deciso di costituire un Comitato ampio e popolare, libero e democratico, che avrà la missione di tutelare quanto in tre anni e mezzo siamo riusciti a costruire dentro e fuori l’ex Caserma Masini.

Sarà una cassetta degli attrezzi, con alla base quei punti programmatici emersi proprio dall’assemblea, in cui tanti potranno riconoscersi ed avere capacità decisionale, andando oltre coloro che compongono l’assemblea di gestione di Làbas e comprendendo la grande comunità di cittadini e cittadine che considerano l’ex caserma un bene comune.

Abbiamo pensato di presentare il Comitato, lo Statuto, il suo funzionamento e gli incarichi provvisori di Presidenza, Vicepresidenza e Tesoreria in una conferenza stampa pubblica che si terrà mercoledì 10 febbraio alle ore 17.30 a Làbas. Alle ore 18.30 invece si svolgerà l’iniziativa promossa dall’associazione La Boa chiamata “Spazi Tenaci”, che vedrà discutere di rigenerazione urbana l’Asilo di Napoli, l’ Associazione Culturale Interzona / Trans Europe Halles e Làbas stesso.

Molte altre iniziative, ma soprattutto tante sorprese, attendono di essere svelate nei prossimi giorni. Insomma non abbiamo confuso l’incertezza con la noia, la persistente assenza di una trattativa con una ingenua attesa.

Del resto, il termine Comitato deriva dal latino “cum” e “itus”, cioè dall’andare insieme. Si parte!

IL TEMPO DELLA SCELTA 27 gennaio 2016

Hassan

Fors i tre anni e mezzo di storia non sono molti, ma certamente sufficienti a comprendere quanto Bologna sia in una fase cruciale di trasformazione dei propri equilibri politici, sociali, di potere.

La spada di Damocle del decreto di sequestro minaccia l’ex caserma Masini. Se dunque qualcuno pensa di poter decidere, senza tutti noi, le sorti di quest’esperienza, la partita è truccata.

Dopo alcuni mesi di pittoresche dichiarazioni a mezzo stampa, c’è stato un contatto con l’amministrazione comunale. Ad oggi, però, non è pervenuta nessuna proposta concreta di soluzione al possibile sgombero, ma laddove ce ne saranno, vogliamo valutarle alla luce del sole con tutti coloro che hanno reso possibile l’esistenza di Làbas.

Numerose esperienze ci mostrano che è possibile resistere, modificare uno scellerato piano edilizio, approvare delibere – come avvenuto anche in altre città – che assegnano spazi in qualità di “beni comuni” senza nemmeno gravare sulle casse pubbliche. È possibile quindi far continuare a vivere Làbas.

A questa politica non abbiamo mai chiesto nulla, se non di farsi da parte. A Cassa Depositi e Prestiti non abbiamo mai chiesto nulla, se non di fare un utilizzo sociale e non speculativo di beni che compra con buona parte di investimenti pubblici.

Abbiamo mostrato insieme una Bologna diversa in cui si sono riconosciute nel tempo migliaia di persone, che giorno dopo giorno ne hanno costruito una straordinaria storia collettiva. Se in pochi, dall’alto, hanno deciso di costruire al nostro posto un albergo di lusso.. noi in tanti, dal basso, decideremo come opporci a questa scelta e quale strada intraprendere in futuro!

A voi che avete dato vita ai progetti e alle iniziative, a voi che a quei progetti e quelle iniziative avete partecipato con entusiasmo, a voi che avete animato le nostre serate, a voi che avete reso il mercato del mercoledì una piazza come quelle di un tempo, insomma a voi: donne e uomini liberi come noi di sognare una città migliore, è rivolto l’invito a partecipare al grande evento che sarà l’assemblea di mercoledì 27 gennaio, ore 19.00 a Làbas.

È tempo di scegliere. Di scegliere insieme.

13/21-22 Marzo Fuori dalla Giungla-Crowdworking

Una “Sala Polivalente” a Làbas

L’ex Caserma Masini promuove la nascita di un nuovo spazio, un atelier, un laboratorio che parte dal basso per accogliere forme artistiche e culturali che in questa città non trovano un luogo in cui potersi esprimere, in cui esistere nella propria pienezza.

L’obiettivo è quello di ridare, nel nostro piccolo, valori e significati “altri” al segmento di tempo che scandisce la produzione culturale, intesa come il rapporto fra istanze e soggettività differenti, che riconoscono l’intrinseco aspetto cooperativo e relazionale del “comune”, dell’incontro, della crescita non individuale.

In questo spazio occupato e sottratto ad ogni forma di speculazione vediamo un orizzonte di possibilità, vediamo delle linee di forza che si muovono “fuori dalla giungla”, fuori dal dominio della mercificazione dei saperi, fuori dall’armatura che impedisce ad ogni uomo e donna di percepire l’arte come specchio e frutto della realtà.
Nelle giornate del 21 e 22 marzo daremo vita ad un “crowdworking” pubblico, a porte aperte: con la collaborazione dello S.C.I. (Servizio Civile Internazionale) ci impegneremo per ultimare i lavori (avviati un mese fa) di riqualificazione e strutturazione di quell’area che si presenterà come centro di resistenza ai dispositivi di devastazione culturale da una parte, e come casa per gli “artisti senza tetto” dall’altra.
Per finanziare il progetto, le persone il cui desiderio sta rendendo possibile la realizzazione di questo nuovo spazio organizzano il 13 marzo un momento di convivialità e di socialità all’insegna della musica, della danza, del cibo, della street art e altro ancora.
L’inaugurazione, invece, è prevista per il 24 aprile: aspettatevi una programmazione accattivante e dai mille colori.

Crowdworking//Fuori Dalla Giungla

Marzo 2015…
Crowdworking per la realizzazione di un nuovo laboratorio socio-culturale e socio-politico che partendo dal basso si estende alla città. L’incontro e la sinergia sono i presupposti fondamentali per avviare una ricerca nel mondo contemporaneo dell’espressione. Lo scopo è la produzione artistica e culturale che differenziandosi sfida la produzione dell’arte-merce come bene di consumo.
…Coming soonpresentazione

“Il Mercoledì di Làbas” 25 Febbraio

JAZZ NORRIS

Un incrocio di ritmi americani e sonorità zigane, in cui il jazz si fonde con gli odori ed i sapori dell’Europa dell’est. Uno spettacolo intenso e vibrato, un viaggio che ripercorre a ritroso le atmosfere ed i suoni fino alla Francia della belle epoque, dei carrozzoni zigani e dei cabaret.

▼ dalle17.00

Campi aperti (Agricoltura biologica e mercati contadini) http://www.campiaperti.org/

▼ dalle 17.30

Làbimbi (Laboratorio di riciclo creativo)

▼dalle 19.30

Aperitivo con Làbiopizzeria (pizza a Km0)

▼dalle 20:30 (sala-portico)

Corso di balli tradizionali Bolognesi https://www.facebook.com/MorettinaCrew]

▼ dalle 20.30 (sala-entrata)

Jazz Norris -Live- https://www.youtube.com/watch?v=tFllVQPjgBg

**dalle 17:30 alle 19:00

Sportello per il diritto all’abitare – ADL

Làbas occupato
Via Orfeo 46, Bologna quartiere Santo Stefano (antifascista)

1 MAGGIO a Làbas – La piazza illegale si riprende i tempi e gli spazi

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Abbiamo scelto di non celebrare una ricorrenza. Abbiamo scelto di far parlare l’esperienza illegale che nel nostro tempo, 2014, nel nostro spazio, Bologna, distrugge le ritualità e crea immediatamente nuove prospettive comuni.

Non serve un giorno consacrato per poter parlare di lavoro, casomai ci serve per rifiutare certe forme di lavoro e soprattutto di sfruttamento che ci sono oggi, nel 2014. Nuove forme di lavoro, possibilità di co-working, creazione di reddito e di libertà sono il frutto quotidiano della cooperazione a Làbas, sono in aperto conflitto con la precarietà e si producono insieme proprio grazie a questo conflitto.

Le possibilità che stiamo creando grazie a uno spazio riappropriato e grazie a tante forze cooperanti vanno in direzione opposta all’individualismo, al riconoscersi in una professione, per lo più precaria, ed alla dichiarazione di impotenza rispetto allo sfruttamento che viene esercitato sulla nostra produzione, vita e riproduzione. Le pratiche di creazione di reddito, nuovo welfare, crowdhousing, vanno in direzione opposta al Jobs Act e al piano casa di Renzi, ma soprattutto rifiutano di essere sottomesse a un piano di decisione che sta al di sopra di noi, nelle sedi di banche e banche centrali e nelle direttive che queste danno ai governi. Per questo l’11 luglio saremo tutti a Torino contro il summit europeo sulla disoccupazione giovanile.

L’1 Maggio Làbas Occupato promuoverà l’inaugurazione di Cheap festival, che quest’anno ha scelto come tema principale la questione “green” e quindi ambientale. Una difesa dell’ambiente e contro il degrado degli spazi abbandonati ed in mano alla rendita e alla speculazione che non è fine a se stessa, estemporanea o meramente estetica, ma che parla subito di Diritto alla città e di decisionalità cooperante dal basso: #bolognaisnotforsale #bololibera !

Sarà sicuramente occasione di festa e di socialità, come le migliaia di persone che hanno attraversato e costruito Làbas in questi mesi hanno imparato a conoscere, ma sarà soprattutto un ulteriore momento in cui scegliere da che parte stare: per la difesa di uno spazio che diviene sempre più comune, e contro ogni possibile sgombero; per il riuso democratico degli spazi e contro la speculazione; per la sovranità alimentare e contro F.I.Co.; per un’Europa senza frontiere e contro i luoghi di detenzione per migranti; per il crowdhousing, la casa e la cooperazione; per il reddito, l’uguaglianza e la libertà e contro la disoccupazione!

Piazzale “I° Brigata Garibaldi Irma Bandiera”, la piazza illegale di Làbas, è lo spazio. Un anno e mezzo di occupazione è il tempo. Questa è la collocazione del nostro 1 maggio, questa è la possibilità che tutti abbiamo di guardare a nuovi conflitti e a comuni alternative.

25 Febbraio // Dibattito || Città e Nuove Grandi opere \\

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Come le grandi opere stanno cambiando le città oggi?

Da Milano con la Rete Attitudine No expo a Bologna con il Coordinamento No F.I.Co.

Due grandi opere che nel 2015 cambieranno la struttura e la vita delle città in cui esse sorgeranno, amplificando il processo di gentrificazione che poteri forti e imprese portano avanti attraverso speculazioni.
Due grandi opere che distruggono territori con operazioni di cementificazioni.
Due grandi opere che costruite con risorsei pubbliche a beneficio del mercato privato.

Rete Attitudine No Expo (Milano)
” Il Comitato No Expo, Rete dell’Attitudine NoExpo, è una rete eterogenea di realtà e soggettività (comitati, associazioni, centri sociali, attivisti del sindacalismo di base, militanti della sinistra radicale) e nasce nel 2007 contro la candidatura di Milano a ospitare Expo 2015, convinti che la rassegna non sia un’opportunità, ma una sciagura per il territorio, i beni comuni, le casse pubbliche. Questa convinzione originaria resta valida ancora oggi, dopo quattro anni di balletti per le poltrone, Masterplan ad assetto variabile, teatrini vari, tagli, liti, soldi che non ci sono e tutto quanto ha costituito la rappresentazione dell’Expo milanese.”

http://www.noexpo.org

Coordinamento No F.I.Co. (Bologna)
“Il progetto “F.I.CO.”, Fabbrica Italiana Contadina, un parco giochi del cibo e della sua catena di produzione, è un’idea di Andrea Segrè, presidente del Caab e Direttore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie agroalimentari dell’Università di Bologna, e di Oscar Farinetti, fondatore di Eataly.
Siamo contro il F.I.CO. perché rivendichiamo il diritto collettivo a decidere dell’uso e destinazione dei territori in cui viviamo e della provenienza dei cibi che mangiamo.
Rivendichiamo la difesa della nostra salute e dei nostri territori, contro la precarizzazione del lavoro e la Grande Opera F.I.CO. che completa l’accerchiamento di Bologna tra Passante Nord, TAV e Variante di Valico.”

http://fogliadifico.noblogs.org/home/

 

https://www.facebook.com/events/404299353038956/?ref_newsfeed_story_type=regular

Bologna 20.02.14 – Chi decide in città: contrastiamo i poteri forti, assediamo SeciRealEstate

Per il “diritto alla città” e un utilizzo alternativo delle risorse vs speculazioni e cementificazioni: giovedì 20 febbraio ore 17 P.za Nettuno assediamo SeciRealEstate!

#20F #assedioSeci #dirittoallacittà #bolognaisnotforsale

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CHI DECIDE IN CITTA’: GIOVEDI’ 20 FEBBRAIO CONTRASTIAMO I POTERI FORTI DI BOLOGNA!
ORE 17 piazza del Nettuno, ASSEDIAMO SECI REAL ESTATE in Via degli Agresti, 6

Il 28 dicembre Cassa Depositi e Prestiti acquista 40 immobili, 33 dello Stato e 7 di Enti territoriali, tra cui il Teatro Comunale di Firenze e due isole veneziane. Il valore dell’operazione è di circa 490 milioni di euro.
A Bologna tre ex caserme militari -Sani, Mazzoni, Masini– vengono acquisite dalla Cdp per un valore di 50 milioni di euro, 7.5 dei quali spetteranno al comune di Bologna; svendita del patrimonio pubblico andato invenduto per anni, ma incasso immediato per le finanze dello Stato e degli Enti locali: è questa la logica per cui si iniziano a vendere isole, monumenti, parchi, terreni ed ex caserme come la Masini. Pareggio di bilancio, Patto di stabilità!

Ecco allora che si assiste ad un paradosso: lo Stato compra allo Stato, o meglio compra sottocosto a se stesso, usando anche i soldi dei risparmiatori, quelle proprietà che poi, svalutate sul mercato, favoriscono l’insediamento di privati e la speculazione che ne deriva. Una manovra finanziaria che per le casse dello Stato e per gli investitori risulta sicuramente più agile ed efficace di tanti altri dispositivi economici usati in passato.
La Cdp, infatti, è diventata nel 2003 una vera e propria S.p.a. con un capitale sociale di circa 3.5 mld di euro ed un capitale investito di circa 300 mld di euro costituito per il 75% da fondi di risparmio postale, posseduta per un 80% dal ministero dell’Economia e delle Finanze e per un 20% da fondazioni bancarie. Cdp si è così slegata definitivamente dal territorio a dal ruolo di supporto agli enti locali per diventare, grazie alla liquidità posseduta, un fondo di garanzia per il bilancio e soprattutto strumento di investimento economico-finanziaro dello Stato.
Lo studio di fattibilità su come riuscire a valorizzare 18 aree pubbliche nel comune di Bologna -tra cui le tre ex caserme- viene affidato a Sorgente Group e Seci Real Estate del Gruppo Maccaferri, che a loro volta incaricano Gualtiero Tamburini per lo studio sulla trasformazione in «complessi polifunzionali con prevalente funzione residenziale».

Fatti i nomi e viste le intenzioni non possiamo sicuramente dirci stupiti che la prospettiva principale sia la realizzazione di case di lusso e luoghi di consumo economico. Gli interessi vanno allora oltre la semplice compravendita tra Demanio e Cdp e, davanti agli occhi increduli di un’amministrazione assente e impotente, ecco che la città inizia a cambiare radicalmente volto.

Negli ultimi mesi, infatti, il nostro territorio è stato interessato da una serie di proposte di vario tipo: alcune in via di gestazione (passante nord, il sempreverde People Mover, la Staveco), altre in fase già avanzata. Prediamo ad esempio il progetto F.i.co. previsto nell’area attuale del CAAB; il parco giochi del cibo dove, a conti fatti, nel gioco della rivalutazione dei terreni attraverso il cambio della loro destinazione d’uso come edificabile, dell’assegnazione dei bandi d’appalto e del coinvolgimento delle grandi aziende nazionali politicamente sponsorizzate (come Eataly), le risorse pubbliche (50 mln è il valore dell’area messa a disposizione dal Comune) vengono investite per un tornaconto economico privato.
Senza considerare che il tutto avverrà all’ombra dell’inceneritore del Frullo, si aggiunge la supposta costruzione di una rete di trasporto che colleghi la campagna al centro e che a sua volta sarà collegato, grazie al People Mover, con l’aeroporto e la fiera. Siamo al punto in cui a decidere sul trasporto pubblico, sui collegamenti stradali, sui semafori e gli stop è l’interesse economico di ricchi mecenati-investitori.

Ed ecco che in un quartiere come la Bolognina, una rotonda costruita diventa necessariamente simbolo della distruzione e dell’assoluta non curanza delle relazioni e della cooperazione sociale. Lunga vita a XM 24!
Case di lusso, villette sui Colli, new town, gentrificazione, cambi destinazione d’uso arbitrari, Disneyland del cibo e passanti autostradali sono parte di un nuovo disegno di città che si sta concretizzando sotto la spinta dei soliti noti, mentre media locali e commentatori di vario ordine e grado vedono in tutto ciò una risposta alla crisi del secolo e la possibilità di abbattere livelli di disoccupazione che sul nostro territorio per la prima volta hanno raggiunto medie nazionali.
Il tutto arricchito dalla fame di “grandi opere” o, per meglio dire, di “opere pur che sia” dei potenti locali, Confindustria e Lega della cooperative in primis, seguite da Roversi Monaco, banche di vario titolo e la holding Maccaferri.

Uno scenario bolognese non distante dalle tendenze generali che rintracciamo in diverse città del resto dell’Europa: assistiamo a una crescente cementificazione di intere aree cittadine e a uno sviluppo della speculazione finanziaria. Così facendo, si stravolge e addirittura si annulla il “diritto alla città”, ovvero il diritto a decidere quale città costruire, il diritto alla vita urbana, all’abitazione, ai luoghi dell’incontro e della condivisione, un diritto collettivo che significa cambiare noi stessi attraverso il cambiamento della città che vogliamo.

Cosa significa tutto ciò?
Ad esempio, nel caso delle tre ex-caserme, significa che la gestione di un territorio pari a circa un quarto del centro storico di Bologna finirà nelle mani delle solite aziende e dei soliti poteri, escludendo in toto la popolazione che abita, vive e attraversa veramente quel territorio, e che s’immagina lo stesso con una diversa forma e funzionalità.
Significa inoltre che il 20 febbraio avverrà il passaggio di possesso definitivo da Demanio alla Cdp dell’ex Caserma Masini, la cui destinazione d’uso ha preso nella realtà, con l’occupazione di Làbas e la cooperazione dal basso, una direzione completamente opposta a quella prevista e pattuita senza alcuna interlocuzione con la comunità che le ha ridato vita.

Significa, infine, che c’è un problema di democrazia ma che allo stesso tempo una parte di città sta iniziando a trovare nuove forme per decidere sui luoghi in cui si sviluppa la vita sociale, economica e culturale di Bologna: ripensare la mobilità in termini sostenibili, ripensare la filiera alimentare, promuovere un diverso tipo di solidarietà e quindi di relazione tra abitanti, organizzare reti di scambio, sistemi di co-working e crowdhousing, produrre forme nuove di welfare e reddito, immaginare un uso alternativo del patrimonio pubblico-privato sfitto e contemporaneamente contrastare la cementificazione selvaggia!

Noi siamo tra coloro che reclamano la possibilità di scegliere dove abitare, cosa mangiare, come muoversi e soprattutto perché. Un perché che risponde ad esigenze di miglioramento delle condizioni di vita di tutti e tutte, e non invece agli interessi economici di pochi. Siamo quelli che pensano ad un uso alternativo delle risorse pubbliche e ad un diverso modello di sviluppo, per decidere in maniera comune e collettiva sulla città e sul territorio.
Siamo una parte che si contrappone al deserto che ci si presenta di fronte ma sappiamo di non esser soli, perciò andiamo avanti!

“Ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone” – Le città invisibili-Italo Calvino

Ex Caserma Masini Bene Comune-Làbas

Chiediamo ad ogni singolo o soggettività di sottoscrivere ma soprattutto di ampliare la discussione intorno a questo testo, per cui invitiamo tutt* a partecipare all’assemblea pubblica di lancio della campagna contro F.i.co. che si terrà giovedì 13 febbraio in vicolo Bolognetti 2 – Sala Silentium e il 20 febbraio h. 17 p.zza Nettuno per assediare insieme Seci Real Estate.
#20F #assedioSeci #dirittoallacittà #bolognaisnotforsale

06.02 – Carta di Lampedusa: da patto costituente ad agenda di lotta. Presentazione e mostra

Giovedì 6 febbraio 2014, ore 18
Làbas occupato, Via Orfeo 46 Bologna

Presentazione della Carta di ritorno dall’isola /// Mostra fotografica Stories from the island

 cdl

E’ stata infine scritta e approvata la Carta di Lampedusa, disponibile sul sito del Progetto Melting Pot Europa

E’ il risultato di tre giorni di incontri e confronti tra più di 300 persone, attivisti e non solo, che si sono dati appuntamento per scrivere una nuova carta dei diritti per un altro Euro-Mediterraneo. Lo hanno fatto a Lampedusa, isola condannata e abbandonata dai governi di ogni colore, divenuta suo malgrado simbolo delle tragedie provocate dalle attuali leggi sull’immigrazione della ‘Fortezza Europa’. Rompere il confine e ripensare i diritti in Europa, perché la Carta di Lampedusa non è una proposta di legge o una richiesta agli stati e ai governi, ma “un patto che unisce tutte le realtà e le persone che la sottoscrivono nell’impegno di affermare, praticare e difendere i principi in essa contenuti, è il risultato di un processo costituente e di costruzione di un diritto dal basso”.

E’ il punto di partenza per costruire un’agenda di lotta che trasformi in realtà ciò che è stato messo nero su bianco dal 31 gennaio al 2 febbraio: la smilitarizzazione dei confini, la chiusura dei Cie e di tutti i centri di detenzione amministrativa; l’abrogazione della legge Bossi-Fini, di Eurosur, di Frontex, del sistema dei Visti, ma anche un accesso pieno alla cittadinanza, partendo dalla cancellazione del legame tra permesso di soggiorno e rapporto di lavoro; la costruzione di nuovi percorsi di inclusione e di possibilità basati su libertà di movimento, libertà di scelta, libertà di restare, libertà personale, libertà di resistenza.

Per questo invitiamo tutte le realtà cittadinegiovedì 6 febbraio alle ore 18 a conoscere e discutere la Carta di Lampedusa e il suo percorso di ricaduta. Per iniziare a costruire uno spazio Europeo e Mediterraneo di diritti e libertà per tutti/e, partendo da Bologna e dal nostro territorio.

Intervengono, di ritorno da Lampedusa:
attiviste/i del Centro Sociale TPO e Sportello Migranti

membri dell’associazione Progré

partecipanti al meeting di Lampedusa

Coordina
Detjon Begaj (Làbas occupato)

Sarà presente Walid Fellah – documentarista tunisino
Immagini dal meeting di Lampedusa della foto-reporter Maria Grazia De Siena

Allestimento della mostra fotografica Stories from the island a cura di Francesca Tosarelli (progetti “Souvenir de la Tunisie” e “Karem e Riadh, from Lampedusa to Nice).

Per sottoscrivere ed aderire alla Carta di Lampedusa https://docs.google.com/forms/d/1QLymcIJ7dyLuPV-DI-9LWizqPrOkDzt_d2R9m_zoJnM/viewform

Per info:

www.meltingpot.org

www.tpo.bo.it

labasoccupato.wordpress.com/