Assemblea nazionale dei/delle Riders

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ASSEMBLEA NAZIONALE DEI/DELLE RIDERS
Domenica 15 aprile ore 10.30 a Làbas, Vicolo Bolognetti 2, Bologna

*Promossa da Riders Union Bologna

Sono ormai due anni che in tutta Europa i riders dei servizi di food delivery via app hanno alzato la testa e reclamato diritti e retribuzioni migliori.
In tante città sono nati spontaneamente gruppi o collettivi di lavoratori e lavoratrici che hanno smascherato la retorica delle piattaforme secondo la quale la cosiddetta gig economy sarebbe fatta di lavoretti volutamente saltuari, attività piacevoli, maggiore libertà.
Questa narrazione, utile a inquadrare i riders come presunti autonomi su cui scaricare tutti i costi d’impresa, nasconde in realtà il dispotismo dell’algoritmo, i diritti negati, il ricatto del rating aziendale, la mancanza di tutele e sicurezza, le paghe sempre più basse.
Il lavoro non è finito, non è diventato un gioco o un libero scambio, ha solo cambiato forme, tempi e luoghi. La gig economy si presenta come il futuro del lavoro. Ma questo futuro non è scritto e i/le riders hanno deciso di reclamare il loro diritto ad un lavoro e una vita migliori. Contro ogni narrazione vittimistica, vogliamo essere protagonisti di un cambiamento senza delegarlo a nessuno o aspettare che piova dall’alto.
Anche in Italia i servizi di food delivery sono in forte espansione e ci sono state importanti mobilitazioni in questi anni che hanno portato alla ribalta del dibattito pubblico queste nuove economie. Dal processo contro Foodora a Torino alle mobilitazioni di Milano fino all’esperimento di contrattazione metropolitana a Bologna, sono diverse le strade intraprese dai riders per auto-organizzarsi e reclamare i propri diritti.
Durante questi mesi è apparso sempre più chiaro che nonostante le difficoltà e le intimidazioni questo movimento non può e non vuole fermarsi. Anzi, ora ha bisogno di fare un passo in avanti per provare a diffondere il più possibile pratiche e rivendicazioni così come a mettere insieme i lavoratori delle diverse città. In questi mesi, infatti, tanti ci hanno scritto per chiedere informazioni o aiuto, altre volte per supportarci e incoraggiarci ad andare avanti.

Per questo l’invito che facciamo a tutti e tutte i/le riders è a venire a Bologna il 15 aprile per una giornata di discussione e condivisione collettiva dove conoscere e imparare dalle altre esperienze. L’obiettivo è quello di costruire insieme per il 1 maggio la giornata del Riders Pride con azioni dislocate nelle diverse città italiane ed europee che parteciperanno.

Siamo lavoratori e lavoratrici come gli altri e quindi vogliamo lottare e festeggiare anche noi!
Fare il rider non è un hobby, né uno sport e per questo il 1 maggio è anche la nostra festa.
Vi aspettiamo a Bologna per organizzarla tutti insieme!

°°a breve maggiori info su programma e ospitalità°°

Làbas Calling – Scegli da che parte stare!

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LÀBAS CALLING – SCEGLI DA CHE PARTE STARE!
Open Day per partecipare alle attività di Làbas

Làbas Calling parte da una premessa: da sol* non si va da nessuna parte! Da sol* non saremmo mai stat* in grado di difendere l’ex Caserma Masini occupata per 5 lunghi anni e trasformarla in quel fantastico posto che tutt* abbiamo conosciuto come Làbas Occupato, non saremmo mai riuscit* ad essere più di 15000 corpi alla grandissima manifestazione del 9 settembre scorso e conquistare la nostra nuova casa in Vicolo Bolognetti 2.

Ma per non essere sol* bisogna avere la capacità e la volontà di mettere da parte un po’ della propria identità ed aprirsi alle/agli altr*, alla loro energia ed immaginazione, ai loro desideri e voglia di fare.
Làbas calling vuole essere un’apertura a tutte e tutti coloro che vivono la città con il nostro stesso desiderio di trasformarla in un posto migliore, a tutte e tutti quelli che vivono con rabbia le ingiustizie ed i fenomeni di razzismo ed intolleranza del nostro tempo, a chi è disposto a mettersi in gioco e dedicare un po’ del proprio tempo alla costruzione di una società più giusta.

Làbas calling è l’incontro tra quello che Làbas è, le sue attività (mercoledi di Làbas, produzione culturale, laboratori per bambini/e, sportello lavoro, scuola di italiano delle donne, unità di strada, ciclofficina, aula studio autogestita, biopizzeria, cooperazione internazionale, comunicazione e progettazione e molto altro), le sue battaglie (antisessismo, antirazzismo, antifascismo, per la giustizia sociale, ambientale e l’uguaglianza di genere, per i diritti sociali e quelli civili, etc.) e le singole energie di chi ha voglia di conoscere meglio Làbas ed è dispost* a trasformare trasformandosi.
Se vuoi partecipare ai nostri progetti ed alle nostre attività, se vuoi dedicare parte del tuo tempo a lottare con noi per più diritti e contro le ingiustizie, se hai voglia di darci una mano a trasformare Làbas, il quartiere e Bologna in un posto migliore ti aspettiamo
giovedi 19 aprile
ore 18 e 30 in Vicolo Bolognetti 2!

Làbas è nel quartiere Santo Stefano antifascista, antisessista e antirazzista

BOLOGNA LOTTA CONTRO I FASCISMI: ZONA ROSSA.

manifesto

Dalla manifestazione per Afrin, con i partigiani e le partigiane del mondo, in lotta contro i confini e i fascismi, scriviamo queste poche righe sulla giornata del 16 febbraio a Bologna.

Come in tante altre città, anche a Bologna si abolisce dal basso il diritto di parola ad ogni forza fascista.
Banchetti, adunate, propaganda nazifascista e razzista sono contestate nei quartieri e non hanno cittadinanza politica nella nostra città.

Alle 13 del 16 febbraio 2018 in 100 abbiamo occupato piazza Galvani perché una nuova opportunità di impedire definitivamente il comizio di Roberto Fiore venisse colta da chi governa questa città. Questo non avviene, lo sgombero della piazza è violento.

Abbiamo occupato la piazza perché la farsa non andasse in scena e perché la possibilità di disobbedire e confliggere di fronte ad imposizioni e leggi ingiuste percorresse le strade e la rete. Così alle 19, da centinaia diventiamo migliaia di persone con la speranza, la gioia e la disponibilità a confliggere contro la bestia nera, sfidando grate e idranti della polizia. Piazza Maggiore si riempie per rigettare ancora una volta un corpo totalmente estraneo alla città e il Potere, usando la sua forza per permettere a 50 fascisti di esserci, vacilla un po’.

In migliaia abbiamo risposto determinat@, resistendo con i nostri corpi, per respingere lo squadrismo fascista, per esprimere tutto il nostro dissenso contro la presenza a Bologna di Roberto Fiore e Forza Nuova, una formazione fascista che difende ed elogia la tentata strage razzista di Luca Traini a Macerata. Prefettura e Questura hanno permesso questo scempio, l’amministrazione comunale ha intervallato dichiarazioni ipocrite a posizioni pavide e inaccettabili, i grandi partiti e sindacati lontani dalla piazza antifascista. Politicamente e militarmente si è scelto di caricare le migliaia di antifascist@ per consentire un comizio di qualche decina di fascisti.

La crescita e la determinazione della piazza di ieri dimostra che a Bologna il consenso nel conflitto contro il fascismo è parte integrante del DNA.

E dimostra all’altra piazza, ancora di più, come ogni tentativo di ergersi a soli ed unici custodi della democrazia, sempre pronti giudicare le altre espressioni della stessa e mai a guardare l’efficacia della propria, non sia altro che la dimostrazione di inattualità politica e sordità nei confronti dei sentimenti reali della città. Il fallimento della timidezza, la vergogna dell’ipocrisia, il vero regalo alle forze antidemocratiche.

Bologna non dimentica il passato ed i suoi e le sue partigian@; sfida apertamente l’odio e la paura, costruisce negli spazi sociali democrazia, accoglienza, solidarietà.

A Bologna non si passa. Forza Bologna.

Làbas

C.s. TPO

*L’immagine è un estratto della prima pagina de Il Manifesto del 17 febbraio 2018. La foto è di Michele Lapini

Làbas apre in Vicolo Bolognetti con due eventi

04.02.2018

Làbas apre in Vicolo Bolognetti

Lo facciamo ripercorrendo la costruzione della mobilitazione contro il G20 di Amburgo, le giornate di conflitto sociale del luglio scorso e la repressione giudiziaria che ha caratterizzato il post-vertice.
Ma lo facciamo, soprattutto, salutando con gioia la liberazione di Fabio Vettorel dalle galere tedesche.

▼ Ore 16.00: apertura
▼ Ore 18.00: dibattito con
– Beppe Caccia, attivista, scrittore e storico
– Margherita d’Andrea, Giuristi Democratici
http://www.giuristidemocratici.it/Iniziative/post/20180103174421
– Attivisti e attiviste di Làbas e del Tpo presenti alle giornate di mobilitazione

▼ Ore 19.30: presentazione della mostra fotografica dell’associazione Witness Journal
http://witnessjournal.com/

▼Ore 20.00: aperitivo & musica
Ore 23.00: chiusura

+++ N.B. Dalle 13.00 alle 18.30 si svolgerà la Festa Carnevale di LàBimbi! Per info contattate la pagina +++Vicolo Bolognetti, 2 (1)

Martedì 6 febbraio 2018 ore 18.30
Làbas, Vicolo Bolognetti Bologna

LA RESISTENZA DEL ROJAVA
Dalla vittoria di Kobane contro l’ISIS alla resistenza all’aggressione turca al Cantone di Afrin.

In queste ore le tensioni in medio oriente, ed in Siria in particolare, si sono riaccese. Dopo sette anni di guerra feroce e brutale, il conflitto non accenna a fermarsi. La recente invasione della Turchia nel cantone di Afrin del Rojava (Siria del nord) riporta instabilità nel territorio.
Afrin, assieme a Kobane e Jazira, è uno dei tre cantoni del Rojava, una zona in cui dal 2012 i kurdi costruiscono un progetto di democrazia radicale, basato sull’autogoverno per realizzare l’uguaglianza e la piena giustizia sociale in quei territori.
Ora più che mai è importante sostenere la resistenza delle YPG (Unità di Protezione Popolare), delle YPJ (Unità di Protezione delle Donne), delle SDF (Syrian Democratic Forces) e di tutta la popolazione di Afrin contro l’invasione turca che ha come obiettivo l’annientamento del progetto della ROJAVA.

Ne parliamo con:

Ozlem Tanrikulu – Ufficio di informazione del Kurdistan in Italia

Francesco Strazzari – Docente Relazioni Internazionali Scuola Sant’Anna Pisa

Domenico Mucignat – Ass. Ya Basta! Bolognayabasta

Làbas oltre Làbas / Bologna oltre Bologna

striscione

 

Un corteo di 20mila persone a Bologna – in questi tempi di ansie securitarie e politiche dell’odio – non è qualcosa di scontato. Di più, è una boccata d’ossigeno che rompe il grigiore delle retoriche del degrado e della paura che stanno trasformando le città in spazi sempre più blindati. Un evento straordinario se aggiungiamo che chi è sceso in strada lo ha fatto per uno spazio sociale. Il carattere di extra-ordinarietà della manifestazione di sabato 9 a Bologna non è però comprensibile nei termini del miracolo, ovvero dell’evento inatteso e inspiegabile. Piuttosto è una rottura dell’ordinario, di quella quotidiana dose di razzismo, rassegnazione e frustrazione che sembrano essere diventati la cifra del nostro presente; è una marea di convergenze nella quale ognuno può essere parte del cambiamento; è l’apertura di un possibile che è già presente e aveva solo bisogno di spazio per venir fuori.

Sarebbe però riduttivo pensare che tutto ciò sia accaduto per via di un semplice luogo. Làbas è stato, è e sarà molto più di quattro mura. Basti pensare allo sgombero subìto l’8 agosto: invece di indebolirci ha fatto esondare per le strade della città tutta la ricchezza sociale che è stata accumulata in questi cinque anni attorno alla Caserma Masini. Una ricchezza che non è semplicemente in Làbas, ma nella città tutta. Perché Làbas è un’esperienza comune, un esperimento di cooperazione dal basso e autonoma in continua evoluzione. I tanti progetti che tra le mura di via Orfeo avevano trovato una casa – e che a breve ne avranno un’altra – sono un esempio concreto di quella potenza collettiva che si può chiamare in tanti modi ma che rende l’agire in comune una risorsa sociale: mutualismo, solidarietà, coalizione. Il possibile che Làbas ha mostrato poter essere reale è quello del fare società, del ricostruire legami e reciprocità, dell’accoglienza e non dei muri, dei beni comuni e non della rendita, della partecipazione e non del decisionismo.

Ma Làbas è già andato oltre Làbas.

A partire dal giorno dello sgombero, infatti, abbiamo provato a mettere in campo una processualità aperta e condivisa che non si limitasse a poche persone. Siamo di fronte ad una scommessa importante: è possibile immaginare una Bologna diversa da quella interessata solo a grandi opere e business? Una città che non trasformi le questioni sociali in problemi di ordine pubblico ma in occasioni di crescita collettiva? Una Bologna che ripensi se stessa a partire dalle tante esperienze di volontariato, associazionismo, solidarietà, sindacalismo, movimenti? Noi crediamo di sì. Come opporsi al deserto che le politiche di tagli e sicurezza stanno creando nelle nostre città? Politicizzando il sociale, coalizzando quelle forze – vecchie e nuove – che invece si riconoscono nella potenza costituente della cooperazione e del mutualismo per praticare l’alternativa. L’immaginazione civica non piomba dall’alto, si costruisce nelle processualità aperte dei conflitti e delle esperienze della città.

Quello che occorre è invertire la tendenza. In questi mesi si è venuto a creare un clima generale di attacco alla solidarietà e al mutualismo. Pensiamo alla odiosa campagna di limitazione e diffamazione nei confronti delle ONG che in mare fanno quello che gli Stati non fanno: salvare vite umane. Ma pensiamo anche alla minaccia di una campagna nazionale di sgomberi; scene come quelle di palazzo Curtatone a Roma rischiano di diventare il volto brutale di mesi di retoriche del decoro e ordinanze anti-degrado. La vicenda di Làbas invece segna un cambio di rotta: la forza collettiva coagulatasi nei 20mila di sabato ha obbligato un’amministrazione locale – che fino a questo momento aveva messo la testa sotto la sabbia davanti agli sgomberi e alle istanze sociali che le occupazioni portano avanti – a riconoscere il valore cittadino di questa esperienza, impegnandosi pubblicamente a trovare nuovi spazi. Non si tratta di un regalo, di una concessione o di un accordo, ma di una conquista strappata, di un’affermazione imposta grazie alla determinazione di tanti e tante, diversi ma uniti.

E ora? Abbiamo percorso tanta strada ma non per questo siamo arrivati. Prima di tutto, alle promesse dovranno far seguito i fatti: la campagna #RiapriAMOLàbas non si fermerà finché non potremo festeggiare i cinque anni di questa esperienza in un nuovo spazio. Il punto non è rientrare nelle regole per tornare all’ordinario, ma cambiare le regole perché quelle attuali non vanno. Làbas non va normalizzato; va riconosciuto nella sua autonomia e indipendenza, nella sua spontaneità, nella sua capacità di costruire collettivamente un pezzo di città diversa. Perché fin dall’inizio abbiamo scommesso sul carattere pubblico e processuale del suo destino, laddove pubblico non significa la apparente e formale neutralità dei bandi e degli avvisi, ma la concreta e democratica partecipazione a processi decisionali aperti a tutti quelli che vogliono contribuire. Se qualcuno pensava di depotenziarci, dopo il 9 sa che invece la marea è andata be oltre Làbas e ha investito la città. E qua sta il secondo punto. Si è aperto uno spazio cittadino di partecipazione e alternativa. Sta a tutte e tutti noi non permettere che venga chiuso ma far sì che debordi. Occorre riaprire una contrattazione sociale fra le istituzioni e la città. Occorre ripensare Bologna a partire dalla potenza costituente della cooperazione. #BolognaoltreBologna, la città dell’alternativa oltre il grigiore della città del business.

“L’aria della città rende liberi” diceva un motto medievale per indicare gli spazi urbani svincolati da obblighi feudali. Ci sono nuovi vincoli da cui liberarci. I vincoli della paura, del razzismo, della governance decisionista, delle politiche neo-liberali di rendita e concorrenzialità. La chiave per aprire nuovi orizzonti è solo celata alla nostra vista ma si trova già qua. Sabato ne abbiamo visto tutte le potenzialità. Una direzione è tracciata, ed è importante notare come siano tante le città radicali/ribelli/senza paura attorno a noi, segno di una possibile geografia europea da costruire al di là dei perimetri imposti dalla sovranità e dagli stati nazione. La strada da percorrere lunga ma di compagni e compagne lungo il cammino siam sicuri ne troveremo molti se avremo coraggio.

L’esito dell’incontro con il Sindaco Virginio Merola

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L’incontro che abbiamo avuto martedì 29 agosto con il sindaco Virginio Merola non ha raggiunto l’obbiettivo.

Làbas ha bisogno di avere subito uno spazio per poter proseguire le proprie attività, di rimanere nel quartiere Santo Stefano e di mantenere la complessità progettuale che ci contraddistingue.

La proposta della Staveco che ci è stata fatta è una sfida ambiziosa e importante per questa città che siamo pronti a cogliere con la passione e l’energia che abbiamo dimostrato in questi cinque anni.

Tuttavia, è inaccettabile che Làbas debba attendere un anno per avere uno spazio, come se la nostra esperienza possa essere messa in congelatore per essere poi scongelata quando il Sindaco lo riterrà opportuno.

Se la Staveco irrompe nel dibattito pubblico come luogo di “rigenerazione urbana” che può ospitare esperienze non speculative, laboratori politici, sociali e culturali come Làbas è perché c’è chi ha lottato per anni, con le unghie e con i denti, affinchè si affermasse un modello diverso da quello a cui è abituata la politica e i palazzinari.

La stessa Staveco è stata oggetto negli ultimi anni di mirabolanti progetti, annunciati con brindisi e foto di famiglia, poi naufragati.

Sono cinquant’anni che la Staveco si trova in quelle condizioni.

Per questo motivo il minimo che possiamo esigere dopo anni di inutili discussioni con l’amministrazione sul futuro di Làbas è che nei prossimi giorni ci sia un impegno concreto, scritto e sottoscritto, che indichi tempi e modalità d’ingresso nello spazio.

La discussione in questo senso con l’amministrazione è aperta ed è solo all’inizio.

C’è un pezzo di città che è stanco di essere preso in giro, che si sente ferito da questa ingiustizia, e che quindi crede che Làbas debba avere subito una casa, anche temporanea, per poter continuare ad esistere.

Per fare questo abbiamo bisogno di tutta la forza che la campagna #RiapriAMOLàbas ha espresso in queste settimane.

Per questo motivo l’ Assemblea pubblica #RiapriAMOLàbas di ieri sera è stato un momento fondamentale per poter organizzarci a praticare questo obiettivo in vista della RiapriamoLàbas – Grande Manifestazione del 9 settembre.

Ci vogliono subalterni e pazienti, ci avranno agitati e creativi.

#RIAPRIAMOLÀBAS – GRANDE MANIFESTAZIONE – 9.09.17 – BOLOGNA

BANNER

Hanno sgomberato Làbas dopo quasi cinque anni di attività al Quartiere Santo Stefano, nell’ex caserma Masini che abbiamo rigenerato dopo 20 anni di abbandono delle istituzioni.

Hanno sgomberato uno dei laboratori politici, sociali e culturali più importanti e partecipati a Bologna, in una città sempre più mediocre, senza idee e senza futuro.

Ma i nostri corpi, le nostre vite, le nostre passioni e i nostri sogni non si fermeranno con uno sgombero. Lo dimostrano i migliaia di messaggi, attestati ed iniziative di solidarietà giunti in poche ore da tutta Bologna, l’Italia e il Mondo.

Il motivo è semplice: quello che abbiamo fatto in questi cinque anni è andato ben al di là dei muri dell’ex caserma Masini, ed è diventato un orizzonte di possibilità per tutti.

Ora è tempo di dare una risposta forte e determinata a quello che è successo ieri.

È per questo che abbiamo deciso di lanciare due appuntamenti: il 30 agosto ci troveremo per un’assemblea pubblica aperta a tutte e tutti, mentre il 9 settembre ci rimetteremo in cammino in una grande manifestazione nella quale tutte e tutti insieme andremo, con gioia e determinazione, a riprenderci ciò che è nostro.

*Per adesioni ed informazioni scrivere a riapriamolabas@gmail.com.

Qui l’evento Facebook: https://www.facebook.com/events/1396308287155571/
#RIAPRIAMOLÀBAS

Làbas ai Monti Sibillini per le popolazioni del Centro-Italia

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Un gruppo di 15 attivisti di Làbas è stato sui Monti Sibillini con le Brigate di Solidarietà Attiva – Terremoto Centro Italia, località Montefortino, a liberare dalla neve un allevamento di pecore rimaste intrappolate. Con noi, alcuni dei ragazzi che ospitiamo nel dormitorio sociale di Accoglienza Degna. Ragazzi del Gambia, del Mali e del Burkina Faso. Noi le pale, Salvini i selfie e le comparsate tv. Trovate le differenze.

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Dopo aver concluso la missione all’allevamento di pecore, nel pomeriggio ci siamo recati a casa di una signora bloccata dalla neve da una settimana in un’altra zona del monte, consentendole finalmente di poter uscire di casa.

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La giornata non si poteva concludere senza una foto di gruppo.

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Primo marzo, la nostra dignità contro le vostre frontiere

Bologna 1 marzo 016

Da mesi uomini e donne, bambini e anziani, cercano di raggiungere l’Europa per trovare un futuro lontano da guerre e fame. In Italia come altrove, lungo le frontiere e nelle città, i cittadini si organizzano per sostenere i migranti e per esprimere la propria solidarietà verso chi affronta viaggi sempre più pericolosi (e costosi). Con la loro politica di esclusione, i Governi dei paesi europei ci stanno invece portando a una pericolosa deriva, quella dell’indifferenza, dell’egoismo, della disumanità.

Non solo ci vogliono indifferenti ai minori dispersi, alle donne oggetto di violenze indicibili, ai morti nell’Egeo e nel Mediterraneo, ma ci pretendono loro complici nelle politiche che bloccano e colpevolizzano chi rifiuta un destino di miseria per sé e per i propri figli. Svezia e Olanda hanno annunciato deportazioni di massa per i migranti a cui è rifiutato l’asilo, dimenticando che questa pratica è stata introdotta nel periodo più buio della storia europea; allo stesso tempo i primi ministri chiedono a dittatori e carnefici di occuparsi delle vittime di guerre e persecuzioni.

Non è questa l’Europa che vogliamo!

Attorno alle politiche di accoglienza e immigrazione si gioca dunque una partita più grande, che riguarda il futuro dell’Europa in cui viviamo. Il governo danese, ad esempio, da poco ha varato una legge per sottrarre ai richiedenti asilo i loro pochi averi, prospettando la medesima soluzione per tutti i cittadini con reddito basso. Allo stesso tempo, sempre più Stati decidono di sospendere Schengen anche per i cittadini dell’Unione, mentre ovunque i servizi di welfare vengono cancellati, vincolati al reddito, legati alla posizione di lavoro. Un lavoro che per la maggioranza è sottopagato, precario, sfruttato, in cui tutti noi conosciamo il costante ricatto del licenziamento, della messa in mobilità, della disoccupazione permanente, nella paura di essere condannati alla marginalità. Proliferano ostacoli ai nostri diritti, nuove frontiere amministrative per confinare nell’illegalità, attraverso procedure vessatorie come quella di collegare il permesso di soggiorno ai contratti della casa, chi vive in condizioni di fragilità e si trova a fare i conti con la precarietà abitativa.

Non è questa la nostra Europa!

Pochi mesi fa abbiamo dato vita ad Accoglienza Degna, un progetto collettivo e autogestito per contrastare insieme gli effetti di queste politiche violente e crudeli.

Oggi crediamo sia il momento di far sentire la voce di tutti coloro che come noi rifiutano i muri e i fili spinati, di chi come noi non è rassegnato ad un futuro di razzismo, sfruttamento, precarietà, ingiustizia e disuguaglianza.

In questo presente sfruttato dagli speculatori della paura e dell’odio, dalle forze politiche che incitano alla guerra tra poveri, dobbiamo far sentire la voce di chi come noi costruisce ogni giorno un pezzetto di una società più giusta, più includente, più umana, più democratica.

Martedì primo marzo è la giornata in cui vogliamo fare sentire questa voce!

E’ la voce della dignità, è la voce di chi accoglie, di chi è migrante, di chi si mobilita, di chi si indigna, di chi occupa, di chi insegna, di chi cura, di chi si organizza, di chi lotta, di chi resiste alla crisi, di chi si unisce…

E’ la giornata in cui le reti italiane ed europee dello Sciopero Sociale e del Transnational Social Strike manifesteranno per i diritti, contro il razzismo e lo sfruttamento, in una data che da anni esprime il rifiuto di ogni politica razzista e xenofoba, di ogni sfruttamento e speculazione.

Invitiamo tutte e tutti ad una assemblea cittadina – mercoledì 17 febbraio ore 20.30 a Labas Occupato – per costruire insieme una grande giornata di iniziativa!