MOLLIAMO GLI ORMEGGI: NASCE IL “COMITATO PER LA TUTELA E L’ AFFERMAZIONE DELL’ESPERIENZA DELL’EX CASERMA MASINI BENE COMUNE”

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Da un po’ di tempo a Bologna si fatica ad avere certezze e come spesso accade in queste situazioni è il tema della legalità ad occupare la scena, a scapito della politica. Tuttavia, non abbiamo mai pensato che il destino dell’esperienza di Làbas dipendesse solamente dai capricci o dall’incapacità di intraprendere una posizione chiara da parte di chi detiene il potere in città.

È questo il motivo per cui, dal mandato di un’assemblea di oltre quattrocento persone, abbiamo deciso di costituire un Comitato ampio e popolare, libero e democratico, che avrà la missione di tutelare quanto in tre anni e mezzo siamo riusciti a costruire dentro e fuori l’ex Caserma Masini.

Sarà una cassetta degli attrezzi, con alla base quei punti programmatici emersi proprio dall’assemblea, in cui tanti potranno riconoscersi ed avere capacità decisionale, andando oltre coloro che compongono l’assemblea di gestione di Làbas e comprendendo la grande comunità di cittadini e cittadine che considerano l’ex caserma un bene comune.

Abbiamo pensato di presentare il Comitato, lo Statuto, il suo funzionamento e gli incarichi provvisori di Presidenza, Vicepresidenza e Tesoreria in una conferenza stampa pubblica che si terrà mercoledì 10 febbraio alle ore 17.30 a Làbas. Alle ore 18.30 invece si svolgerà l’iniziativa promossa dall’associazione La Boa chiamata “Spazi Tenaci”, che vedrà discutere di rigenerazione urbana l’Asilo di Napoli, l’ Associazione Culturale Interzona / Trans Europe Halles e Làbas stesso.

Molte altre iniziative, ma soprattutto tante sorprese, attendono di essere svelate nei prossimi giorni. Insomma non abbiamo confuso l’incertezza con la noia, la persistente assenza di una trattativa con una ingenua attesa.

Del resto, il termine Comitato deriva dal latino “cum” e “itus”, cioè dall’andare insieme. Si parte!

Bologna sotto sequestro

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L’unico sequestro vorremmo essere legittimo è quello che si dispone contro gli affaristi, i mafiosi, gli speculatori corrotti e corruttori, i palazzinari e gli enti pubblici che lasciano immobili al degrado e all’abbandono. La Procura bolognese, nota per il sistematico accanimento nei nostri confronti, ritiene invece una priorità sequestrare l’ex caserma Masini, da tre anni grazie a Làbas il più importante polmone sociale del quartiere Santo Stefano. Nella lista nera di Giovannini e Gustapane ci sono anche molte occupazioni abitative della città. Una notizia impietosa per la credibilità dei presunti tutori della legalità, che emerge dopo l’uscita della classifica del “Sole 24 Ore” che colloca Bologna all’ultimo posto in Italia per la “l’ordine pubblico” e non di certo per la presenza di spazi come il nostro, ma per l’aumento delle estorsioni, delle rapine e delle frodi: fatti di cui evidentemente ci si occupa ben poco!

Occorre scegliere: si può stare dalla parte di chi lascia famiglie e bambini per strada, di chi dispone assurde misure cautelari e condanne per gli attivisti sociali, di chi ha deciso che dobbiamo andarcene per far posto ad un albergo di lusso che nessuno vuole,di chi favorisce con appalti da milioni di euro i soliti amici ma poi viene assolto perchè “la corruzione impropria in quel momento non era reato”. Insomma di chi ha reso Bologna un luogo dove la politica non decide più niente perché incapace di intendere e di volere di fronte agli interessi dei potenti.

Oppure si può scegliere di stare con chi non si rassegna al destino di miseria che hanno scritto sulla pelle della nostra generazione. Anche i più miopi conoscono il valore di Làbas, dei suo i progetti e quanto siano radicati tra la cittadinanza. Del resto sappiamo bene che Cassa Depositi e Prestiti, proprietaria della caserma, preferisce fare affari con i fondi sovrani del Qatar, del Kuwait e degli Emirati Arabi piuttosto che investire un capitale -fatto di fondi pubblici- in progetti a scopo sociale. Ma nel paese in cui governano i non eletti, in una regione in cui ha votato il 37% degli aventi diritto e soprattutto in una città in cui la campagna elettorale si fa cancellando le esperienze sociali di opposizione politica è ancora possibile costruire un’alternativa che li mandi per sempre a casa. Partiamo dallo scegliere da che parte stare.

L’appuntamento è domani alle ore 12.00 a Làbas per una conferenza stampa pubblica in cui illustreremo chiaramente le nostre richieste. #IoStoConLàbas #BolognaSottoSequestro

#STILLABAS – Riconversione energetica sostenibile degli spazi dell’ex Caserma Masini a Bologna

bannerLàbas è un centro sociale a Bologna che esiste da quasi tre anni. La sua importanza sociale all’interno del quartiere Santo Stefano e della città stessa si va a confermare giorno dopo giorno, apertura dopo apertura. All’interno degli 8000 mq resi liberi e usufruibili a tutte e tutti esistono molti progetti già avviati e molti altri che stanno per cominciare, che possiamo dividere in tre macro aree:

Produzione Culturale ed Artistica

Numerose sono le iniziative culturali ed artistiche che si svolgo all’interno della Sala Polivalente, da concerti di gruppi emergenti del circondario bolognese a spettacoli teatrali, passando per dibattiti e proiezioni di interesse storico o politico.
Molti corsi stanno prendendo forma: dal già consolidato corso di shiatsu, a breve si attiveranno anche corsi di capoeira e tango.
Un piano della palazzina, risistemato l’estate scorsa grazie alla collaborazione con il Servizio Civile Internazionale, sarà adibito a laboratori e atelier.

Sovranità Alimentare

In collaborazione con Campi Aperti (associazione territoriale di produttori biologici e a filiera corta) ogni mercoledì si svolge un mercato di prodotti “genuini e clandestini”, e da ormai due anni esiste Orteo, un orto sociale di quartiere.
Inoltre all’interno degli spazi si sono sviluppati altri due progetti sulla Sovranità Alimentare: Làbiopizzeria, pizzeria a biologica e a Km 0, e Schiumarell, un birrificio sociale.

Welfare

La presenza dello Sportello per il diritto all’Abitare di ADL Cobas all’interno dell’ex Caserma, oltre a svolgere una funzione di consulenza e informazione sul tema, ha portato molte persone a trovare una casa, attraverso la riqualifica di spazi sia interni che esterni a Làbas. Vi sono infatti quattro case, attigue allo spazio, che rispondono all’esigenza abitativa di giovani, studenti, disoccupati e pensionati.
Si sta pianificando, inoltre, la realizzazione di un progetto chiamato “Accoglienza Degna” che prevede un dormitorio per 10 posti letto per senza fissa dimora, funzionante per tutto il periodo invernale (incluso servizio di portineria sociale e punto medico) ed un “Refugees Welcome Point” in cui le persone in fuga da miseria, guerre e povertà, e che transitano per Bologna possano trovare ristoro (pernottamento per una o due notti, doccia, pasto caldo, ricaricare il telefono) ma anche informazioni utili rispetto ai propri diritti e a come proseguire il proprio viaggio.
È presente da ormai due anni anche Làbimbi, un laboratorio creato per i più piccoli, dove insieme ai genitori del quartiere si lavora per un’istruzione diversa, creativa e libera, a misura di bambino.

Tutto questo è stato messo a rischio da un violento distacco della corrente elettrica effettuato da ENEL. Non essendo praticabile la regolarizzazione di un contratto nello stabile, la riconversione ad energia autonoma, e il più possibile sostenibile, diventa necessaria, per la dignità delle persone che abitano nelle quattro case di via Borgolocchi e per la salvaguardia della ricchezza sociale usufruita dal collettivo Làbas e da tutte e tutti coloro che attraversano gli spazi.

La riconversione prevede:
6 set di pannelli solari ibridi, con isola energetica autonoma: copriranno la fornitura alle quattro case abitate di via borgolocchi, un minimo di corrente perenne all’interno degli spazi di Làbas, la copertura energetica per il futuro Refugees Point (costo 1.748 € cadauno, per un totale di 10.488 €);
3 stufe a metano: copriranno il riscaldamento alle stanze utilizzate per le attività socio-artistico-culturali all’interno degli spazi dell’ex Caserma Masini (costo 700 € ca. cadauna per un totale di 2.100 €);
1 gruppo elettrogeno Diesel: per permettere lo svolgimento di concerti, proiezioni, attività laboratoriali e illuminazione (costo 5.000 € ca.);
manodopera e materiale: contributo ad esperti che aiuteranno a montare la tecnologia a pannelli solari e materiali necessari (cavi elettrici, prese, tubi per il gas, etc…) (costo 1.500 € ca.).

Per un totale di 19.088 euro.

Se il progetto di riconversione andrà a buon fine, non solo riusciremo tutte e tutti a utilizzare di nuovo a pieno regime gli spazi di via Orfeo 46, strappandoli di nuovo al rischio di abbandono e spreco di terreno pubblico, ma sarà la conferma che l’ex caserma Masini è un Bene Comune sentito ed importante per la comunità che varca il cancello e fa splendere di luce propria Làbas.

Per contribuire:

tramite bonifico bancario

 it46s0760105138249329549331
intestatario: stefano caselli
causale: riconversione energetica stillabas

Presto anche con piattaforma online

 

Crowdworking//Fuori Dalla Giungla

Marzo 2015…
Crowdworking per la realizzazione di un nuovo laboratorio socio-culturale e socio-politico che partendo dal basso si estende alla città. L’incontro e la sinergia sono i presupposti fondamentali per avviare una ricerca nel mondo contemporaneo dell’espressione. Lo scopo è la produzione artistica e culturale che differenziandosi sfida la produzione dell’arte-merce come bene di consumo.
…Coming soonpresentazione

“Il Mercoledì di Làbas” 25 Febbraio

JAZZ NORRIS

Un incrocio di ritmi americani e sonorità zigane, in cui il jazz si fonde con gli odori ed i sapori dell’Europa dell’est. Uno spettacolo intenso e vibrato, un viaggio che ripercorre a ritroso le atmosfere ed i suoni fino alla Francia della belle epoque, dei carrozzoni zigani e dei cabaret.

▼ dalle17.00

Campi aperti (Agricoltura biologica e mercati contadini) http://www.campiaperti.org/

▼ dalle 17.30

Làbimbi (Laboratorio di riciclo creativo)

▼dalle 19.30

Aperitivo con Làbiopizzeria (pizza a Km0)

▼dalle 20:30 (sala-portico)

Corso di balli tradizionali Bolognesi https://www.facebook.com/MorettinaCrew]

▼ dalle 20.30 (sala-entrata)

Jazz Norris -Live- https://www.youtube.com/watch?v=tFllVQPjgBg

**dalle 17:30 alle 19:00

Sportello per il diritto all’abitare – ADL

Làbas occupato
Via Orfeo 46, Bologna quartiere Santo Stefano (antifascista)

DUE ANNI DI OCCUPAZIONE. DUE ANNI DI LOTTE. DUE ANNI DI PROGETTI.

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Ci siamo.

Siamo quasi arrivati a due anni di occupazione dell’ex caserma Masini da parte del collettivo Làbas.

Due anni in cui son state aperte, attraversate, queste mura, che prima erano state lasciate ai piccioni, ai topi e alle intemperie.

Due anni in cui ci siamo riappropriati di questo spazio, e con noi se ne sono riappropriati il quartiere, la città, ogni singolo musicista, produttore, artista, studente, bambino, mamma, papà, professore, anziano e tutti quelli che non si riconoscono in queste categorie, facendolo diventare piazza di scambio politico, sociale, umano.

Due anni in cui da queste mura sono uscite lotte, dalla campagna bologna is not for sale, all’ultima #ioccupo, da manifestazioni affianco ai fratelli migranti, manifestazioni contro i nuovi e vecchi fascismi, azioni per il diritto allo studio, il diritto alla città e all’abitare, contro il carovita, contro il F.I.Co..

Andando anche fuori dallo stivale, da Francoforte contro la BCE e arrivando fino alla Tunisia, passando per la Turchia ed ora a Kobane.

Due anni di progetti che son cresciuti o hanno intrecciato le mura di Làbas e si sono evoluti fino a uscirne e contaminare ciò che ci sta intorno, come Làbimbi, la Biopizzeria, Orteo, lo sportello per il diritto all’abitare, Campi aperti, i balli popolari……

I primi due anni sono andati.

E sono solo i primi due.

Vi invitiamo a riappropiarvene, a rivendicarli e a viverli insieme a noi

Vi invitiamo a raddoppiare con noi la gioia che questi anni ci ha portato questa esperienza, che è solo all’inizio.

Mercoledì 12 Novembre aspetta la mezzanotte con noi per quello che Làbas è stato e verso quello che sarà.

h 17.30 -> Dolci formine
laboratorio di cucina bio per bambini a cura di Làbimbi

h 19.30 -> Cena di autofinanziamento
a cura di ORTEO e la BIOPIZZERIA

dalle 19.00 live set with
-> Betta e Lore in “danze folk”
-> I suonatori della valle del Savena in “bàl stàcc”
-> DJ Farrapo feat. Tim Trevor Briscoe (ElectroSwing & GlobalBass)

inoltre per tutto il pomeriggio e la sera…….
Reading
Live Painting
Proiezioni, Mostre ed installazioni
Qualche cocktail e un po’ di freestyle
Giocoleria

#ioccupo prende casa in viale Aldini 116!

Nuova occupazione abitativa all’interno della campagna #‎ioccupo.
 Stamattina liberata un intera palazzina in in viale Aldini 116 di proprietà del colosso immobiliare UNIFICA HOLDING s.p.a., già coinvolto in vicende giudiziarie per abuso edilizio, concussione, truffa e falso intorno a servizi di gestione e manutenzione del patrimonio immobiliare pubblico ACER nonché presente in numerosi appalti per il Comune di Bologna (25 milioni di euro) e per i lavori per la realizzazione di FICO (10% dell’appalto da 40 milioni).

Con l’occupazione odierna quindi una decina (per ora) tra studenti, precari-e, disoccupat* e pensionati si riappropriano del diritto all’abitare sottraendosi alla morsa di affetti sempre più insostenibili e costruendo dal basso nuovo welfare.

La campagna #ioccupo prosegue: dopo aver bloccato la svendita dell’immobile ACER di via Mascarella 98, oggi rivendichiamo ancora una volta la legittimità e la necessità dell’occupazione come pratica in grado di dare immediatamente e concretamente soluzione alla problematica sociale del disagio abitativo e di conquistare (in questo caso in forma indiretta) reddito per tutt*. E allo stesso tempo occupare si dimostra pratica fondamentale anche per agire quel diritto alla città che si oppone alla privatizzazione e alla svendita del patrimonio pubblico e alla speculazione su territorio e beni comuni.

Di seguito il testo del comunicato distribuito oggi:

 

#IOCCUPO: contro speculazione ed abbandono, per il diritto all’abitare.

In uno scenario sociale drammatico, in cui le politiche di austerity stanno costringendo milioni di persone a vivere in una condizione di assoluta precarietà, il diritto all’abitare è sempre meno garantito. Nel solo Comune di Bologna migliaia di persone che rischiano di perdere la casa in seguito ad ordinanza di sfratto. Allo stesso tempo affitti ed costo della vita proibitivi limitano il diritto a scegliere dove vivere ed il diritto allo studio.

Di fronte all’emergenza abitativa le istituzioni, locali e nazionali, invece di aumentare gli investimenti in Edilizia residenziale pubblica (Erp) e valorizzare il patrimonio pubblico inutilizzato preferiscono tagliare e svendere.

Lo stesso Piano Casa di Lupi e Renzi, invece di rispondere a questa emergenza, si preoccupa di arricchire gli speculatori del mattone e nega con il famigerato art. 5 diritti fondamentali (residenza, luce, acqua, gas, etc.)  a chi si trova costrette ad occupare per non finire in strada.

Oggi abbiamo quindi deciso di occupare uno stabile di proprietà di un colosso bolognese dell’edilizia, sottraendolo alla speculazione e rispondendo alla necessità di divers* studenti, precari-e, pensionat* di avere un abitazione degna nella quale vivere.

L’immobile di viale Aldini 116 è infatti di proprietà della società immobiliare UNIFICA HOLDING S.p.a., ex C.I.P.E.A. (Consorzio Imprese Produzioni Edili ed affini), cooperativa edile nata negli anni ottanta facente parte del gruppo UNIFICA.
UNIFICA svolge a favore di diversi enti pubblici lavori per svariati milioni di euro, tra cui i servizi di gestione e manutenzione del patrimonio immobiliare per conto di ACER Manutenzioni S.p.A., società della quale è anche secondo azionista con il 22% circa delle azioni (il primo azionista è ACER con il 51%); inoltre Gianluca Muratori (Presidente di UNIFICA) è anche vicepresidente di ACER Manutenzioni S.p.A..
Quest’ultimo, che ricopre incarichi importanti anche in una banca delle coop., è stato recentemente rinviato a giudizio per abuso edilizio in una vicenda che ruota attorno all’edilizia convenzionata di San Lazzaro di Savena e che vede diversi indagati per abuso edilizio, concussione, truffa e falso. Infine UNIFICA ha le mani in pasta anche in molti importanti appalti per il Comune di Bologna (25 milioni di euro) e nei lavori per la realizzazione di FICo (10% dell’appalto da 40 milioni).

Sottrarre edifici all’abbandono ed alla speculazione e recuperarli rendendoli abitabili è evidentemente pratica di ridistribuzione di una ricchezza sociale sempre più concentrata nelle mani di pochi.

Se non sei disposto a pagare un affitto da rapina
se pensi che l’avere un tetto sotto cui vivere, studiare ed amare sia un diritto di tutti
se pensi che occupare possa essere una risposta concreta alla problematica abitativa ti invitiamo a passarci a trovare alla casa occupata di viale Aldini 116 oppure allo sportello per il diritto all’abitare ADL Cobas ogni mercoledì dalle 17:00 alle 19:00 presso Làbas occupato (via Orfeo 46).

Il programma provvisorio delle prossime iniziative:

Venerdì 24 ottobre
– ore 12: conferenza stampa
– per tutta la giornata pulizie, manutenzione e allestimento dello spazio abitativo

Sabato 25 ottobre
– ore 17: assemblea degli inquilini e occupanti per il diritto all’abitare
– ore 18.30: aperitivo sociale di vicinato

No F.I.Co.: Una voce scomoda per la città rossa

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Oggi Bologna ha vissuto una giornata particolare: nella città che era ‘rossa’ e ora vorrebbe passare come ‘democratica’ abbiamo assistito alla negazione di diritti basilari, come quello al dissenso e al confronto.

Oggi Bologna ha rivisto l’avvio quel processo di svelamento e denuncia delle contraddizioni che stanno dietro il modello di lavoro Poletti e dietro la futura grande opera bolognese: F.I.Co..

Sulla scia della protesta dei lavoratori di Eataly Firenze, dove a 60 dipendenti è stato negato il rinnovo del contratto e sono quindi stati lasciati a casa senza alcun preavviso o alcuna forma di tutela, e solidarizzando con essi, oggi decine di attivisti e attiviste hanno bloccato le casse di Eataly-Coop Ambasciatori, denunciando il modello del lavoro dell’azienda di Farinetti, la sua politica delle assunzioni a ‘fisarmonica’ e l’ipocrisia della sua retorica sul “buon lavoro”.

Successivamente gli stessi attivisti/e si sono recati con determinazione al Parco Nord con l’idea di portare la propria voce di dissenso, per dimostrare a tutti che a Bologna c’è chi alcune domande e alcune criticità attorno alla ‘nuova grande opera bolognese’ se le pone.

La risposta da parte del Partito Democratico e della Questura è stata chiara: decine di agenti in tenuta antisommossa hanno impedito l’accesso alla ‘Festa dell’Unità’ che, alla faccia del nome, preferisce creare dei muri piuttosto che aprire al confronto. Di fronte alla rivendicazione di un diritto basilare come quello di fare un semplice volantinaggio, in forma pacifica, all’interno della festa la risposta è stata irremovibile. Quando poi si è provato a raggirare il blocco, gli attivisti sono stati pedinati e bloccati a centinaia di metri non dal dibattito, ma dalla festa stessa, negando loro persino di potersi avvicinare ai cancelli d’ingresso.

Per un partito che si definisce ‘democratico’, aperto al confronto e al dialogo, per non dire di sinistra, è abbastanza imbarazzante far schierare i reparti all’ingresso di una festa per impedire la più semplice e pacifica dimostrazione di dissenso. Un atteggiamento che, a nostro avviso, mostra benissimo quanto siano forti gli interessi in gioco, quanta paura ci sia dietro al fatto che alcuni possano far emergere tutte le contraddizioni celate dietro Fico e l’intero sistema che rappresenta.

Se i democratici Farinetti e Segrè si chiedessero come mai non siamo ancora andati a confrontarci con loro, probabilmente potrebbero trovare la risposta in quel reparto celere che ha fatto schierare all’ingresso della Festa dell’Unità proprio quel partito che ormai di democratico ha solamente il nome.

La giornata di oggi da solamente più forza a quel percorso di opposizione sociale a quella grande opera che nessuno, al di fuori di chi ci farà soldi, ha chiesto e immaginato. Invitiamo perciò chiunque, associazioni, singoli, collettivi a partecipare all’assemblea cittadina che si terrà Mercoledì 10 Settembre, ore 19, presso Làbas, spazio sociale in via Orfeo 46.

 

..la natura ci insegna che i rami del fico, se sovraccaricati, cedono..

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24 maggio: No Monsanto day – No OGM

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Oggi gli attivisti di Làbas e del Tpo hanno sanzionato lo striscione che pubblicizza Expo di Milano, sostituendo la parola “nutrizione” con “speculazione”.

A Bologna si sta attuando una grande operazione di speculazione, sempre legata ad Expo: si Tratta del F.I.Co..

 

Di seguito il comunicato dell’iniziativa ->

 

 EXPO e NoMonsantoDay

Il 24 maggio anche in Italia – come in altri 52 paesi del mondo e oltre 400 città – ci mobilitiamo contro la multinazionale statunitense Monsanto, chiedendo il boicottaggio dei suoi prodotti e lo stop definitivo all’introduzione di Organismi geneticamente modificati (Ogm), pesticidi e altre sostanze agro-chimiche nocive sulle nostre tavole.

La Monsanto è la più grande azienda mondiale produttrice di sementi OGM che da decenni attraverso brevetti e accordi con istituzioni in tutti i continenti porta avanti un pericolosissimo processo di mercificazione e di controllo delle varietà agricole, minando la biodiversità con la diffusione di monocolture e violando la sovranità alimentare con il land grabbing.

Questa multinazionale, l’anno prossimo, finanzierà quasi completamente il padiglione USA in Expo 2015 a Milano – dove vorrebbe mostrare al mondo come continuare a “nutrire il pianeta”, con i suoi brevetti, la vendita e il controllo delle sementi OGM e quindi dei territori in cui vengono utilizzati attraverso contratti di servizi e somministrazione di prodotti chimici dedicati.

Il 24 Maggio rappresenta una tappa di visibilità per la battaglia contro gli OGM. Proprio nelle giornate ‪#‎mayofsolidarity, per un Europa diversa e Ogm free, migliaia di “Organismi genuinamente mobilitati” si attivano per ribadire che non c’è più spazio per chi, come la Monsanto, spinta da meri interessi di profitto, continua ad avvelenare la nostra terra.

Dagli OGM a F.I.Co.

Bologna raccoglie l’invito al boicottaggio della grande agro-industria unendolo con la denuncia di ciò che c’è dietro Expo 2015, riassumibile nel motto “debito, cemento, precarietà, mafie e speculazione”; i giornali di queste ultime settimane sono là a dimostrarcelo. Ma, da bolognesi, vogliamo denunciare anche ciò che ci sarà dopo Expo 2015, targato ‘made in Bo’: F.I.Co./Eataly World, la grande disneyland del cibo che porta con sé spettacolarizzazione del cibo e della cultura contadina, esclusione dei territori dai processi decisionali, precarietà lavorativa e molto altro ancora.
Dobbiamo essere capaci, tutti e tutte, di contrastare attivamente la costruzione di questa nuova grande opera bolognese attraverso percorsi condivisi e trasversali, di contro informazione, inchiesta e monitoraggio del territorio. “La foglia di Fico” è un esempio chiaro di tutto ciò.

Per tutto questo oggi abbiamo deciso di ‘sovvertire’ e ribaltare l’effetto di senso del cartellone pubblicitario dell’Expo, per denunciare la pervasività della propaganda di Expo, fatta di retorica in stile greenwashing e volta a mascherare il solito teatrino di appalti e mazzette in pieno stile mafioso, con cui attraverso grandi eventi e grandi opere si trova sempre il modo di devastare, saccheggiare e impoverire i territori e le comunità che li vivono.

Salvaguardiamo la salute e la biodiversità dei territori: diciamo No agli Ogm, allo strapotere delle multinazionali, alla speculazione dei grandi eventi e delle grandi opere; valorizziamo e sosteniamo invece la piccola agricoltura contadina di prossimità, determiniamo la nostra sovranità alimentare e rivendichiamo con forza, all’interno dei nostri territori, il diritto della popolazione dei nostri territori alla partecipazione ai processi decisionali che riguardano il territorio stesso.

 

Organismi Genuinamente Mobilitati – Bologna