#RIAPRIAMOLÀBAS – GRANDE MANIFESTAZIONE – 9.09.17 – BOLOGNA

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Hanno sgomberato Làbas dopo quasi cinque anni di attività al Quartiere Santo Stefano, nell’ex caserma Masini che abbiamo rigenerato dopo 20 anni di abbandono delle istituzioni.

Hanno sgomberato uno dei laboratori politici, sociali e culturali più importanti e partecipati a Bologna, in una città sempre più mediocre, senza idee e senza futuro.

Ma i nostri corpi, le nostre vite, le nostre passioni e i nostri sogni non si fermeranno con uno sgombero. Lo dimostrano i migliaia di messaggi, attestati ed iniziative di solidarietà giunti in poche ore da tutta Bologna, l’Italia e il Mondo.

Il motivo è semplice: quello che abbiamo fatto in questi cinque anni è andato ben al di là dei muri dell’ex caserma Masini, ed è diventato un orizzonte di possibilità per tutti.

Ora è tempo di dare una risposta forte e determinata a quello che è successo ieri.

È per questo che abbiamo deciso di lanciare due appuntamenti: il 30 agosto ci troveremo per un’assemblea pubblica aperta a tutte e tutti, mentre il 9 settembre ci rimetteremo in cammino in una grande manifestazione nella quale tutte e tutti insieme andremo, con gioia e determinazione, a riprenderci ciò che è nostro.

*Per adesioni ed informazioni scrivere a riapriamolabas@gmail.com.

Qui l’evento Facebook: https://www.facebook.com/events/1396308287155571/
#RIAPRIAMOLÀBAS

DUE ANNI DI OCCUPAZIONE. DUE ANNI DI LOTTE. DUE ANNI DI PROGETTI.

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Ci siamo.

Siamo quasi arrivati a due anni di occupazione dell’ex caserma Masini da parte del collettivo Làbas.

Due anni in cui son state aperte, attraversate, queste mura, che prima erano state lasciate ai piccioni, ai topi e alle intemperie.

Due anni in cui ci siamo riappropriati di questo spazio, e con noi se ne sono riappropriati il quartiere, la città, ogni singolo musicista, produttore, artista, studente, bambino, mamma, papà, professore, anziano e tutti quelli che non si riconoscono in queste categorie, facendolo diventare piazza di scambio politico, sociale, umano.

Due anni in cui da queste mura sono uscite lotte, dalla campagna bologna is not for sale, all’ultima #ioccupo, da manifestazioni affianco ai fratelli migranti, manifestazioni contro i nuovi e vecchi fascismi, azioni per il diritto allo studio, il diritto alla città e all’abitare, contro il carovita, contro il F.I.Co..

Andando anche fuori dallo stivale, da Francoforte contro la BCE e arrivando fino alla Tunisia, passando per la Turchia ed ora a Kobane.

Due anni di progetti che son cresciuti o hanno intrecciato le mura di Làbas e si sono evoluti fino a uscirne e contaminare ciò che ci sta intorno, come Làbimbi, la Biopizzeria, Orteo, lo sportello per il diritto all’abitare, Campi aperti, i balli popolari……

I primi due anni sono andati.

E sono solo i primi due.

Vi invitiamo a riappropiarvene, a rivendicarli e a viverli insieme a noi

Vi invitiamo a raddoppiare con noi la gioia che questi anni ci ha portato questa esperienza, che è solo all’inizio.

Mercoledì 12 Novembre aspetta la mezzanotte con noi per quello che Làbas è stato e verso quello che sarà.

h 17.30 -> Dolci formine
laboratorio di cucina bio per bambini a cura di Làbimbi

h 19.30 -> Cena di autofinanziamento
a cura di ORTEO e la BIOPIZZERIA

dalle 19.00 live set with
-> Betta e Lore in “danze folk”
-> I suonatori della valle del Savena in “bàl stàcc”
-> DJ Farrapo feat. Tim Trevor Briscoe (ElectroSwing & GlobalBass)

inoltre per tutto il pomeriggio e la sera…….
Reading
Live Painting
Proiezioni, Mostre ed installazioni
Qualche cocktail e un po’ di freestyle
Giocoleria

Sabato 01.11 – Manifestazione per Difendere Kobane, per essere Kobane!

Aderiamo all’invito che ci viene dal Rojava di costruire manifestazioni internazionali in difesa di Kobane e del laboratorio di autonomia, autogoverno, libertà ed uguaglianza.

Bologna – Sabato 1 novembre ore 16.00 – piazza XX Settembre


 

Ancora una volta gli uomini e le donne del Rojava, mentre lottano per la vita, tengono aperto una spazio di trasformazione che va oltre loro stessi: l’invito a scendere in piazza in loro difesa è un invito a scendere in piazza per rompere l’assedio di Kobane portandola ovunque interrogandosi su cosa ciò voglia dire.

Se il fondamentalismo jihadista è un modo con cui il fascismo si dà nella contemporaneità cosa vuol dire combatterlo ovunque ed in tutte le sue forme?

Se i curdi difendono un progetto di autonomia, cosa vuol dire praticarla nelle città d’Europa?

Se la cittadinanza su cui si fondano i cantoni del Rojava è antisessista, antirazzista e aperta alle diverse confessioni religiose, cosa vuol dire costruire cittadinanze includenti ovvero piene di diritti nelle città d’Europa?

Pensiamo inoltre che il modo migliore per non essere complici dell’attacco al Rojava sia indicare chi vuole la fine di questo laboratorio, le potenze sunnite della regione (Turchia in testa), denunciare i silenzi della diplomazia internazionale (Europa in testa), ma anche di buona parte della sinistra istituzionale e non, ancora impantanata in vecchi schemi ideologici del novecento. Noi in questo siamo vicini al Rojava: non pensiamo (e da tanto!) che le pratiche di liberazione passino attraverso la conquista di uno Stato e riteniamo la Siria, la Russia o qualsiasi altra dittatura che si dice socialista semplicemente nemica.

Pensiamo, con i fratelli e le sorelle curde che resistono a Kobane, che non vi possa essere soluzione al conflitto che non passi attraverso il riconoscimento politico del laboratorio del Rojava e la cancellazione del PKK dalla lista delle organizzazioni terroristiche internazionali

Tpo – Làbas – Ya Basta Bologna

 


 

Comunicato della Comunità Curda dell’Emilia Romagna

Con la resistenza di Kobanê – Riconoscere l’autonomia democratica in Rojava e in tutto il Kurdistan!

Dal 15 settembre 2014 l’ISIS ha lanciato una grande campagna militare su più fronti contro la regione curda di Kobanê (in arabo: Ayn Al-Arab) in Rojava/nord della Siria. Questo è il terzo assalto di ISIS contro Kobanê dal marzo 2014. Le bande di ISIS sono state sostenute in questo dai militari turchi, sia logisticamente sia politicamente. Il piano ultimo della Turchia è “l’occupazione del Rojava Kurdistan”, esercitando pressione internazionale per creare una zona cuscinetto nella regione. La pre-condizione per la creazione di una zona cuscinetto/no-fly zone, è svuotare Kobanê dalle persone. E distruggere l’auto-governo istituito dai curdi nel corso degli ultimi due anni.

Ma questi piani si sono scontrati con l’eroica resistenza dei combattenti e delle combattenti curde delle YPG/YPJ, che resistono contro tutte le previsioni e difendono la città e i civili che vi sono rimasti. Ora anche la coalizione contro ISIS ha inviato aiuti umanitari e rifornimenti alle forze di difesa. Kobanê è uno dei tre cantoni del Rojava (Kurdistan occidentale/Siria settentrionale), in cui è stata dichiarata l’autonomia democratica a novembre 2013, con la partecipazione di tutti i gruppi religiosi ed etnici. La creazione di strutture democratiche di autogoverno di base rappresenta un’alternativa democratica per la Siria e l’intero Medio Oriente, e contrasta con le visioni nazionaliste, religiose, fondamentaliste, patriarcali e capitalistiche.

Il modello democratico del Rojava è una spina nel fianco dei gruppi terroristici come Al Qaeda, Jubhat al Nusra e ISIS, così come per le forze regionali ed internazionali. Il sostegno a ISIS da parte del governo turco è davanti agli occhi dell’opinione pubblica internazionale. La Turchia ha inoltre ricominciato i bombardamenti anche sul proprio territorio, nelle zone curde, mostrando il suo vero obiettivo: indebolire i curdi in Siria e in Turchia. Per fermarli occore:

 – Disarmare ISIS e isolare gli Stati che lo sostengono (Arabia Saudita, Qatar, Turchia)

 – Aprire un corridoio al confine turco che consenta aiuti umanitari e rifornimenti alle forze di difesa kurde delle YPG/YPJ che stanno eroicamente difendendo Kobane

 – Riconoscere l’autonomia democratica del Rojava (Kurdistan occidentale) in Siria, esempio di autogoverno e convivenza pacifica fra popoli, religioni, culture diverse, contro il totalitarismo di ISIS

 – Togliere il PKK dalla lista delle organizzazioni “terroristiche” e proseguire il negoziato con Öcalan

1° novembre giornata mondiale per Kobanê: Appuntamento a Bologna, Piazza XX settembre ore 16.00!

Comunità curda Emilia Romagna

Bologna 20.02.14 – Chi decide in città: contrastiamo i poteri forti, assediamo SeciRealEstate

Per il “diritto alla città” e un utilizzo alternativo delle risorse vs speculazioni e cementificazioni: giovedì 20 febbraio ore 17 P.za Nettuno assediamo SeciRealEstate!

#20F #assedioSeci #dirittoallacittà #bolognaisnotforsale

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CHI DECIDE IN CITTA’: GIOVEDI’ 20 FEBBRAIO CONTRASTIAMO I POTERI FORTI DI BOLOGNA!
ORE 17 piazza del Nettuno, ASSEDIAMO SECI REAL ESTATE in Via degli Agresti, 6

Il 28 dicembre Cassa Depositi e Prestiti acquista 40 immobili, 33 dello Stato e 7 di Enti territoriali, tra cui il Teatro Comunale di Firenze e due isole veneziane. Il valore dell’operazione è di circa 490 milioni di euro.
A Bologna tre ex caserme militari -Sani, Mazzoni, Masini– vengono acquisite dalla Cdp per un valore di 50 milioni di euro, 7.5 dei quali spetteranno al comune di Bologna; svendita del patrimonio pubblico andato invenduto per anni, ma incasso immediato per le finanze dello Stato e degli Enti locali: è questa la logica per cui si iniziano a vendere isole, monumenti, parchi, terreni ed ex caserme come la Masini. Pareggio di bilancio, Patto di stabilità!

Ecco allora che si assiste ad un paradosso: lo Stato compra allo Stato, o meglio compra sottocosto a se stesso, usando anche i soldi dei risparmiatori, quelle proprietà che poi, svalutate sul mercato, favoriscono l’insediamento di privati e la speculazione che ne deriva. Una manovra finanziaria che per le casse dello Stato e per gli investitori risulta sicuramente più agile ed efficace di tanti altri dispositivi economici usati in passato.
La Cdp, infatti, è diventata nel 2003 una vera e propria S.p.a. con un capitale sociale di circa 3.5 mld di euro ed un capitale investito di circa 300 mld di euro costituito per il 75% da fondi di risparmio postale, posseduta per un 80% dal ministero dell’Economia e delle Finanze e per un 20% da fondazioni bancarie. Cdp si è così slegata definitivamente dal territorio a dal ruolo di supporto agli enti locali per diventare, grazie alla liquidità posseduta, un fondo di garanzia per il bilancio e soprattutto strumento di investimento economico-finanziaro dello Stato.
Lo studio di fattibilità su come riuscire a valorizzare 18 aree pubbliche nel comune di Bologna -tra cui le tre ex caserme- viene affidato a Sorgente Group e Seci Real Estate del Gruppo Maccaferri, che a loro volta incaricano Gualtiero Tamburini per lo studio sulla trasformazione in «complessi polifunzionali con prevalente funzione residenziale».

Fatti i nomi e viste le intenzioni non possiamo sicuramente dirci stupiti che la prospettiva principale sia la realizzazione di case di lusso e luoghi di consumo economico. Gli interessi vanno allora oltre la semplice compravendita tra Demanio e Cdp e, davanti agli occhi increduli di un’amministrazione assente e impotente, ecco che la città inizia a cambiare radicalmente volto.

Negli ultimi mesi, infatti, il nostro territorio è stato interessato da una serie di proposte di vario tipo: alcune in via di gestazione (passante nord, il sempreverde People Mover, la Staveco), altre in fase già avanzata. Prediamo ad esempio il progetto F.i.co. previsto nell’area attuale del CAAB; il parco giochi del cibo dove, a conti fatti, nel gioco della rivalutazione dei terreni attraverso il cambio della loro destinazione d’uso come edificabile, dell’assegnazione dei bandi d’appalto e del coinvolgimento delle grandi aziende nazionali politicamente sponsorizzate (come Eataly), le risorse pubbliche (50 mln è il valore dell’area messa a disposizione dal Comune) vengono investite per un tornaconto economico privato.
Senza considerare che il tutto avverrà all’ombra dell’inceneritore del Frullo, si aggiunge la supposta costruzione di una rete di trasporto che colleghi la campagna al centro e che a sua volta sarà collegato, grazie al People Mover, con l’aeroporto e la fiera. Siamo al punto in cui a decidere sul trasporto pubblico, sui collegamenti stradali, sui semafori e gli stop è l’interesse economico di ricchi mecenati-investitori.

Ed ecco che in un quartiere come la Bolognina, una rotonda costruita diventa necessariamente simbolo della distruzione e dell’assoluta non curanza delle relazioni e della cooperazione sociale. Lunga vita a XM 24!
Case di lusso, villette sui Colli, new town, gentrificazione, cambi destinazione d’uso arbitrari, Disneyland del cibo e passanti autostradali sono parte di un nuovo disegno di città che si sta concretizzando sotto la spinta dei soliti noti, mentre media locali e commentatori di vario ordine e grado vedono in tutto ciò una risposta alla crisi del secolo e la possibilità di abbattere livelli di disoccupazione che sul nostro territorio per la prima volta hanno raggiunto medie nazionali.
Il tutto arricchito dalla fame di “grandi opere” o, per meglio dire, di “opere pur che sia” dei potenti locali, Confindustria e Lega della cooperative in primis, seguite da Roversi Monaco, banche di vario titolo e la holding Maccaferri.

Uno scenario bolognese non distante dalle tendenze generali che rintracciamo in diverse città del resto dell’Europa: assistiamo a una crescente cementificazione di intere aree cittadine e a uno sviluppo della speculazione finanziaria. Così facendo, si stravolge e addirittura si annulla il “diritto alla città”, ovvero il diritto a decidere quale città costruire, il diritto alla vita urbana, all’abitazione, ai luoghi dell’incontro e della condivisione, un diritto collettivo che significa cambiare noi stessi attraverso il cambiamento della città che vogliamo.

Cosa significa tutto ciò?
Ad esempio, nel caso delle tre ex-caserme, significa che la gestione di un territorio pari a circa un quarto del centro storico di Bologna finirà nelle mani delle solite aziende e dei soliti poteri, escludendo in toto la popolazione che abita, vive e attraversa veramente quel territorio, e che s’immagina lo stesso con una diversa forma e funzionalità.
Significa inoltre che il 20 febbraio avverrà il passaggio di possesso definitivo da Demanio alla Cdp dell’ex Caserma Masini, la cui destinazione d’uso ha preso nella realtà, con l’occupazione di Làbas e la cooperazione dal basso, una direzione completamente opposta a quella prevista e pattuita senza alcuna interlocuzione con la comunità che le ha ridato vita.

Significa, infine, che c’è un problema di democrazia ma che allo stesso tempo una parte di città sta iniziando a trovare nuove forme per decidere sui luoghi in cui si sviluppa la vita sociale, economica e culturale di Bologna: ripensare la mobilità in termini sostenibili, ripensare la filiera alimentare, promuovere un diverso tipo di solidarietà e quindi di relazione tra abitanti, organizzare reti di scambio, sistemi di co-working e crowdhousing, produrre forme nuove di welfare e reddito, immaginare un uso alternativo del patrimonio pubblico-privato sfitto e contemporaneamente contrastare la cementificazione selvaggia!

Noi siamo tra coloro che reclamano la possibilità di scegliere dove abitare, cosa mangiare, come muoversi e soprattutto perché. Un perché che risponde ad esigenze di miglioramento delle condizioni di vita di tutti e tutte, e non invece agli interessi economici di pochi. Siamo quelli che pensano ad un uso alternativo delle risorse pubbliche e ad un diverso modello di sviluppo, per decidere in maniera comune e collettiva sulla città e sul territorio.
Siamo una parte che si contrappone al deserto che ci si presenta di fronte ma sappiamo di non esser soli, perciò andiamo avanti!

“Ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone” – Le città invisibili-Italo Calvino

Ex Caserma Masini Bene Comune-Làbas

Chiediamo ad ogni singolo o soggettività di sottoscrivere ma soprattutto di ampliare la discussione intorno a questo testo, per cui invitiamo tutt* a partecipare all’assemblea pubblica di lancio della campagna contro F.i.co. che si terrà giovedì 13 febbraio in vicolo Bolognetti 2 – Sala Silentium e il 20 febbraio h. 17 p.zza Nettuno per assediare insieme Seci Real Estate.
#20F #assedioSeci #dirittoallacittà #bolognaisnotforsale

Giù le mani da Làbas! 17/12 tutt* in consiglio di quartiere!

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Come molti sapranno Làbas è sotto sgombero, e ora sotto le consuete vacanze natalizie è a rischio più che mai.

Chiediamo a tutte le realtà, soggettività, associazioni, singoli cittadini, studenti, mamme, papà, bambini, residenti e abitanti di Santo Stefano di proteggere il Bene Comune che in questi mesi stiamo costruendo insieme.

Martedì 17 Dicembre ci sarà il consiglio di quartiere alle ore 20.00.
Troviamoci tutt* alle ore 19.00 a Làbas, via Orfeo 46, per portare la nostra esperienza a chi non vuole sentire e vedere, ma solo distruggere e sgomberare.

Invitiamo tutt* anche a partecipare alla conferenza stampa che si terrà Lunedì alle 12.00 nell’ex Caserma Masini e a diffondere questi appuntamenti.

Làbas non si tocca!

29.11 – Occupati gli uffici del Demanio contro la rendita, per riconoscimento degli spazi demaniali come beni comuni

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“Operai per il Comune” di Làbas negli uffici del demanio per richiedere la gestione dell’ex caserma Masini. Ottenuto un tavolo autoconvocato con comune di Bologna e Demanio per il riconoscimento degli spazi abbandonati

Intorno alle 15 di oggi, 29 novembre, gli “operai per il Comune” di Làbas hanno occupato gli uffici bolognesi del Demanio in Piazza Malpighi. Per più di tre ore la sede del Demanio a Bologna è rimasta occupata.

Muniti di striscione “ex caserma Masini bene comune” (appeso da una delle finestre su via Sant’Isaia) e megafono, gli occupanti hanno chiesto di inviare da quegli stessi uffici un fax alla sede romana del Demanio, presentando la propria “domanda di attribuzione a titolo non oneroso dei beni di proprietà dello Stato”.

Infatti, secondo l’art. 56 bis del D.L. 21 giugno 2013 n. 69, convertito in legge con modificazioni dalla Legge 9 agosto 2013 n. 98, dal 1° settembre 2013 e fino al 30 novembre 2013 i Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni possono presentare richiesta di acquisizione di beni immobili dello Stato.

Questa domanda, alla quale in teoria avrebbero dovuto far richiesta gli enti territoriali per richiedere la gestione degli spazi demaniali in disuso (come appunto le ex caserme dismesse e rimaste vuote e abbandonate), oggi è stata portata da Làbas in demanio con un documento “auto-compilato”.

Gli attivisti di Làbas hanno riempito gli uffici del demanio con oggetti che simboleggiavano i progetti portati avanti nello spazio, e con sacchi contenenti il guano di piccione che ricopriva l’intera ex caserma lasciata al degrado e all’incuria per ben 13 anni, prima di essere occupata il 13 novembre di un anno fa.

Le richieste degli attivisti: inviare tramite fax alla sede nazionale del demanio il documento auto-compilato in cui si fa richiesta di assegnazione dell’ex caserma Masini a tutti i progetti che la stanno rendendo viva; avviare tavolo di trattative contro lo sgombero dello spazio; rendere pubblica una lista dei beni lasciati all’abbandono per adibirli a scopi sociali e/o abitativi e non invece, attraverso la prossima cessione alla Cassa Depositi e Prestiti, avviare meccanismi di privatizzazione, svendita, speculazione, finanziarizzazione.

Dopo quasi un’ora di occupazione della sede bolognese del demanio e dopo le resistenze iniziali del direttore, questo ha accettato di incontrare gli attivisti. Durante l’incontro sono state presentate le richieste di Làbas al direttore che ha risposto con argomenti vaghi e privi di concretezza, informando di aver già avviato un tavolo di lavoro con il comune di Bologna sull’ex Caserma Masini (escludendo quindi chi in questi mesi sta costruendo progettualità reali in quegli spazi) e ha inoltre comunicato che è già stata inviata agli organi competenti una richiesta di sgombero dell’ex caserma. Gli attivisti a questo punto hanno deciso di rimanere nella sede del demanio a oltranza.

Intorno alle 17.30 negli uffici occupati del Demanio è arrivata una delegazione del comune di Bologna, alla quale gli attivisti hanno riportato le loro richieste, alla presenza del direttore territoriale del demanio.

Dopo l’incontro con la delegazione del comune di Bologna e il direttore del demanio, agli attivisti di Làbas viene fatto inviare tramite fax dell’ufficio il documento di richiesta di gestione dell’ex caserma Masini, e si ottiene l’apertura di un tavolo auto-convocato di confronto tra amministrazione comunale, demanio e Làbas sul futuro dell’ex caserma, ponendosi come obiettivo l’utilizzo a scopo sociale e/o abitativo dei tanti spazi vuoti e abbandonati in città per ostacolare in ogni modo meccanismi di svendita a privati e di finanziarizzazione e per riprendersi una parte di reddito.

Condizione iniziale all’apertura del tavolo da parte degli occupanti: il blocco della richiesta di sgombero. Così è stato dichiarato dalla delegazione dell’amministrazione comunale:

Oggi gli attivisti di Làbas sono riusciti, dopo ore di occupazione degli uffici del demanio, a richiedere simbolicamente tramite fax la gestione dell’ex caserma Masini, ad ottenere un tavolo di trattative, a bloccare la richiesta di sgombero. Insomma, dopo un anno di occupazione dell’ex caserma Masini c’è stata da parte di amministrazione comunale e demanio un riconoscimento di chi ha reso vivo un pezzo di città.

La ricchezza prodotta attraverso i tanti e partecipati progetti portati avanti dentro quegli spazi (ultimo in ordine di tempo il “Crowdhousing”, ovvero l’occupazione e la costruzione collettiva di tre appartamenti –in ampliamento- nel complesso dell’ex caserma Masini) è ciò che oggi gli attivisti hanno portato a svelamento del demanio, che cieco e sordo per un anno non l’ha riconosciuta. Le pratiche che hanno preso forma nell’ex caserma Masini in un anno di occupazione sono frutto della cooperazione di cittadini, studenti, lavoratori, precari, artisti, che hanno riqualificato un’area di città e che hanno sperimentato un nuovo modo di produrre alternativa concreta nella crisi.

In una città dove si contano oltre 7 mila appartamenti sfitti di proprietà pubblica, privata e demaniale, oggi si è posta una questione molto semplice: se istituzioni, politiche assistenziali, politiche abitative ed enti preposti non sono più in grado di garantire un livello di welfare adeguato alle esigenze di chi sempre più non riesce a pagare l’affitto, subisce sfratti, vive in condizioni precarie, il primo passo da fare è ripartire dal riutilizzo del patrimonio e delle proprietà pubbliche e private abbandonate nel territorio.

Ciò significa partire da un tavolo sul futuro dell’ex caserma Masini e su tutte le altre caserme dismesse e i tanti edifici vuoti da  riempire.

Ciò significa rifiutare l’idea di una continua cementificazione e quindi di speculazioni edilizie; significa togliere centinaia di appartamenti alla rendita di palazzinari per restituirli a chi il problema degli affitti lo vive quotidianamente; significa bloccare immediatamente tutti gli sfratti per morosità e gli sgomberi, ma soprattutto avviare e incrementare pratiche di cooperazione, riappropriazione, co-housing, occupazione e crowdhousing.

04.06.13 – Squares take democracy! Bologna in corteo per diritti e democrazia

Bologna – 04/06/2013

squares democr webOggi in Piazza Verdi si sono susseguite sin dalla mattina iniziative, che hanno reso viva quella stessa piazza conquistata dai collettivi lunedì 27 maggio. Lunedì scorso infatti in tanti, diversi e determinati siamo stati in grado di cacciare (spingendo e facendo indietreggiare) la polizia arrivata in forze per impedire lo svolgersi di un’assemblea pubblica, dopo che il giovedì precedente la stessa polizia era intervenuta caricando brutalmente studenti che stavano usando l’amplificazione per un dibattito: polizia intervenuta in forze ai vigili urbani per difendere un’ordinanza dell’amministrazione comunale, che ha scelto di chiudere spazi fisici alla città ma soprattutto spazi di agibilità politica con divieti e ordinanze. Da settimane Piazza Verdi è animata da iniziative e riempita di contenuti.

Oggi il corteo e la giornata di iniziative, come quelle delle scorse settimane, hanno espresso chiaramente la necessità di scendere per le strade di Bologna per lanciare forte il segnale a questa amministrazione e a questa città: le piazze non si desertificano né si svuotano, ma si devono vivere e attraversare; per dire al sindaco Merola che la città vetrina non rispecchia le nostre esigenze di cittadini; per comunicare al resto della città che il problema non è solo piazza Verdi né la zona universitaria, ma gli spazi di partecipazione e dissenso, di agibilità politica e socialità che il sindaco vuole negare, dal referendum sulla scuola, agli sgomberi di centri sociali, fino alle ordinanze.

Dalla mattina di oggi in Piazza si sono susseguiti pranzi sociali contro la crisi e banchetti che distribuivano un “questionario precario” (da settimane Labas è presente in piazza verdi con il consueto pranzo a 1euro contro la crisi e il questionario per indagare il carovita in città, all’interno della campagna contro il carovita incentrata su affitti elevati, mensa universitaria costosa, diritto alla mobilità gratuita, accessibilità a cinema, teatri, cultura, costo della vita insostenibile in città), banchetti informativi sul pullman che Làbas sta organizzando per le giornate del 7/8/9 giugno a Venezia per “No Grandi Navi” (dopo il dibattito della settimana scorsa contro le grandi opere, che ha visto la partecipazione di numerose persone e dei comitati territoriali che difendono il territorio e lottano per i propri diritti). Nel pomeriggio il Laboratorio di AfroBeat ha movimentato la giornata con musica, balli e performance.

Intorno alle 18 da Piazza Verdi è partito il corteo, che ha visto partecipare tanti studenti e attivisti dei collettivi e dei centri sociali bolognesi.

La manifestazione, a cui hanno aderito fra gli altri Cua, Làbas, Hobo, Crash, Xm24, Vag61, è partita al grido di “riprendiamoci la città” mentre veniva attaccata sulla targa toponomastica della piazza un cartello sostitutivo “piazza Verdi liberata”.

Il corteo è partito da Piazza Verdi con in testa un grande striscione fotografico con le immagini dei fatti degli scorsi giorni e la frase “I diritti si conquistano a spinta”, ed ha poi attraversato Largo Respighi, via dè Castagnoli, via delle Moline, via Indipendenza, via Rizzoli, Strada Maggiore, Viale Ercolani, Porta San Vitale, viale Filopanti, Porta San Donato, via Zamboni, finendo di nuovo in Piazza Verdi.

A fine corteo, intorno alle 20, è stato piantato un albero nel centro della piazza, per ricordare Gezi Park in Turchia.

Un corteo selvaggio e non autorizzato che ha attraversato non solo la zona universitaria ma che ha voluto diffondere e sviluppare le proprie rivendicazione per tutto il centro città, arrivando a bloccare i viali e mandando in tilt il traffico. Strade che si percorrevano in maniera determinata e gioiosa, consapevoli del fatto che i diritti che si sono conquistati nei giorni scorsi in piazza Verdi, riguardano tutta Bologna, tutte le sue piazze, tutte le sue strade.

Tanti gli slogan che riecheggiavano in tutto il corteo, e molti facevano riferimento alle proteste di piazza di questi giorni a Istanbul e alle mobilitazioni di Blockupy Frankfurt che hanno bloccato e assediato il cuore dell’Europa delle banche con la presenza di una cospicua coalizione dei centri sociali italiani (da Bologna Tpo e Làbas). Una connessione, quella alle lotte transnazionali, che non vuole essere soltanto solidarietà ma che si pone realmente l’obiettivo comune e condiviso di aprire percorsi costituenti e conflittuali per uno spazio euromediterraneo, per rovesciare la vecchia Europa del debito, della dittatura della finanza, dei divieti e costruirne una nuova, dal basso, con al centro diritti, democrazia, redistribuzione della ricchezza.

Uno degli slogan oggi in piazza era “Squares take democracy”, e questo chiaro messaggio esprime bene il sentimento comune delle piazze da Istanbul a Francoforte, da Atene a Bologna. Nelle piazze euromediterranee si sta costruendo una reale alternativa al modello esistente: in tanti sono disposti e determinati a mettersi in gioco, a prendersi i propri diritti, a conquistare il proprio futuro e il diritto a una vita degna.

Leggi il comunicato di Làbas occupato
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