ROMA, 21 OTTOBRE 2017: NESSUNA PERSONA È ILLEGALE!

marcia

Condividiamo l’appello Nessuna persona è illegale – Libertà di movimentoper manifestare il 21 ottobre a Roma.

• Per info partenza PULLMAN da Bologna: tpo@mail.com 3271798801
• Qui l’evento ufficiale della manifestazione: 21 Ottobre in piazza a Roma: #Nonèreato! https://www.facebook.com/events/281944142306771/

Ci sono momenti in cui non si può rimanere a casa, in cui scendere in piazza è un’urgenza non rimandabile.
Quest’estate, governo, giornali e gruppi di estrema destra hanno dichiarato guerra all’umano. Attraverso l’attacco alle ONG, hanno legittimato l’assasinio di centinaia di migliaia di esseri umani. Il ministro Minniti ha imposto delle regole per ostacolare il salvataggio delle persone alla deriva e ha stretto accordi con le milizie libiche (colluse con i trafficanti e, secondo alcune fonti, vicine all’ISIS). Il governo del Partito Democratico, intanto, ha finanziato con miliardi di euro pubblici l’apertura di campi di concentramento in Libia.
Di fronte a questa barbarie non si è mosso quasi niente. Se non delle voci, spesso solitarie, di denuncia e testimonianza. Ma questo non basta!
È arrivato il momento di scendere in piazza, in tante e tanti, per dire che esiste un altro pezzo di Paese. Spazi sociali, esperienze solidali, laboratori territoriali di mutualismo e di solidarietà attiva, collettivi e comunità di migranti auto-organizzati, donne e uomini che non credono alle menzogne razziste e sanno bene dove cercare i responsabili delle tante problematiche sociali che affliggono le componenti più deboli della società.
È arrivato il momento di dire con forza che bisogna smettere di tollerare l’intolleranza, che occorre togliere qualsiasi spazio agli spacciatori di odio e razzismo, che NESSUNA PERSONA È ILLEGALE. Non staremo a guardare di fronte al ritorno della barbarie!
Vogliamo essere in piazza perché riteniamo urgente rispondere al clima di odio razziale e di guerra ai poveri che sta imperversando nelle nostre città e che viene alimentato ad arte dal razzismo istituzionale e dallo sciacallaggio di formazioni esplicitamente neofasciste.
Vogliamo essere in piazza assieme alle donne e agli uomini migranti che continuano a mostrarci grande coraggio e determinazione nel disegnare le proprie rotte e costruire il proprio futuro.
Vogliamo essere in piazza contro la legge Minniti-Orlando, razzista e securitaria che pretende di toglierci la parola e gli spazi di vita nelle nostre città.
Vogliamo oltrepassare i confini di Ventimiglia, del Brennero, dove in troppi cercano di affermare il proprio diritto all’esistenza, così come vogliamo abbattere i confini interni alle nostre città, quelli visibili che producono una povertà di differenti colori ma fatta della stessa sostanza e quelli invisibili che ci mettono l’uno contro l’altro.
Vogliamo portare in piazza un’ “altra accoglienza”, che non si basi sul business dell’immigrazione, il confinamento dei corpi e lo sfruttamento di chi vi lavora, ma che, attraverso pratiche solidali e di mutualismo, promuova diritti e percorsi inclusivi
Vogliamo costruire questa giornata insieme alle seconde generazioni e a tutt@ i/le cittadin@ che rivendicano lo Ius Soli come battaglia di civiltà essenziale per iniziare a demolire le impalcature del razzismo istituzionale, saremo a Montecitorio con loro il 13 ottobre quando manifesteranno sotto il parlamento per rimettere questo elemento al centro dell’agenda politica.
Sentiamo l’urgenza di scendere in piazza e lo faremo con le modalità che ci sono proprie, nella costruzione di una processualità pubblica, larga e condivisa, come il movimento femminista, soprattutto in quest’ultimo anno, ci ha indicato.
Sei anni di crisi economica e di austerità hanno peggiorato le condizioni materiali di larghi settori di popolazione, ma dobbiamo avere la determinazione di continuare dire la verità: i migranti non sono il problema. Il problema sono le banche che speculano sulle nostre vite, i politici che ci impoveriscono, le imprese che ci sfruttano. Per questo, non smetteremo di rivendicare frontiere aperte e libertà di restare e partire insieme a forme universali di welfare, un reddito gar
antito, maggiori diritti sul lavoro, investimenti su formazione e sanità, case per tutt*.
Il 21 ottobre saremo quindi in piazza con tutte queste rivendicazioni e con un unico slogan, su cui non c’è mediazione possibile: Nessuna persona è illegale!
Invitiamo tutti coloro che lo condividono a mobilitarsi, a diffondere l’appello, a organizzare autobus e macchine per partecipare al corteo e costruire insieme la manifestazione.

MARCIA NO ONE IS ILLEGAL, A BOLOGNA STIAMO COSTRUENDO UNA STRADA DIVERSA PER ACCOGLIERE TUTTI/E

fotofujiko

Una valutazione della straordinaria Marcia Bologna Accoglie – No One Is Illegal

Dopo l’entusiasmo della giornata di sabato, alcune righe per condividere insieme le nostre valutazioni sulla riuscita della marcia, che ha portato in piazza settemila persone dietro lo striscione “Bologna Accoglie – No One is Illegal”.
Accanto al successo numerico ci preme sottolineare la qualità della composizione: in primis la grande presenza di migranti, protagonisti orgogliosi di una mobilitazione che ha saputo mettere al centro e dare la meritata attenzione alla loro voce, piena di riflessioni, critiche e domande.

Ascoltando i tanti interventi al microfono, emerge una fotografia davvero poco consolatoria della condizione del sistema dell’accoglienza da un lato e della normativa sull’immigrazione e l’asilo dall’altro.
Quella per l’inclusione è una vera e propria lotta quotidiana, contro l’invisibilità, contro l’assistenzialismo ma soprattutto contro la privazione dei diritti elementari, come l’assistenza sanitaria, la residenza, il lavoro retribuito e il diritto di soggiorno.
Con i migranti e dietro di loro un corteo denso di esperienze e di valori positivi, composto da tantissimi singoli e da decine e decine di realtà indipendenti che ogni giorno lottano e lavorano per una accoglienza degna, capace di costruire reale inclusione e prospettive di futuro.

Questa ricchezza, variegata nelle pratiche, nelle appartenenze, nelle competenze, evidenzia chiaramente che sabato in piazza c’era la città di Bologna.
Un percorso aperto e pubblico, articolato in assemblee anch’esse pubbliche ed aperte, ma anche nuovo nelle forme della relazione tra soggetti, distante anni luce dalle forme della rappresentanza politica tradizionale – e non solo – vuote e lontane dalla realtà. Un processo pienamente dentro alla società, trasversale, democratico, che ha saputo rompere gli steccati, che è riuscito ad andare oltre all’indignazione, arricchendosi nelle differenze, oltre i minoritarismi, l’auto-rappresentanza, liberando il campo da ogni ipocrisia e ambiguità.

Nessuna speculazione sulla nostra pelle: né sulla pelle della città antirazzista né sulla pelle dei migranti.
Se infatti la marcia ha risposto all’ignoranza e alla malafede dei predicatori della paura e dell’odio capeggiati da Salvini, ha parlato chiaramente anche al partito responsabile della cancellazione dei diritti dei migranti. L’accoglienza pensata dal partito di Minniti e Orlando è il contrario di quella indicata dalla Marcia, perché è una accoglienza selettiva, che cancella i diritti residui dei migranti mentre reprime la libertà di circolazione bloccando le persone in fuga e consegnandole alla tortura, allo sfruttamento, alla miseria, alla morte.
Per questo è stato necessario ribadire che l’accoglienza non si declina certo nell’apertura dei nuovi CIE che anche la Regione Emilia Romagna ha approvato; chi è sceso in piazza l’ha fatto anche per chiarire che non si possono confondere due idee di società incompatibili.

“Bologna accoglie” – “No One Is Illegal” non è uno slogan neutro: significa innanzitutto affermare che bisogna uscire dalla gestione emergenziale dell’accoglienza; significa schierarsi contro i confini, contro la retorica della sicurezza, contro il razzismo di Stato, le politiche europee e nazionali che alimentano sentimenti di odio e costruiscono un impianto normativo che divide, criminalizza ed esclude; significa costruire canali di arrivo sicuri per i migranti; significa costruire una cittadinanza transnazionale per tutt@; significa rifiutare gli accordi del Governo italiano e dell’UE con dittatori sanguinari; significa opporsi all’applicazione della legge Minniti-Orlando senza se e senza ma.

Una scommessa vinta. Una sfida lanciata dal basso. Una piazza che ha scelto da che parte stare.
A Bologna stiamo scrivendo una storia diversa, con più voci e più corpi uniti dalla volontà di rifiutare un’Europa chiusa in se stessa, di sottrarsi alla trappola dei nazionalismi razzisti e costruire città aperte, accoglienti e solidali.
Siamo sulla strada giusta.

Cs TPO e Làbas Occupato

Bologna accoglie – No one is illegal: marcia per l’accoglienza

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MARCIA DELLA BOLOGNA ACCOGLIENTE E SOLIDALE. CONTRO MURI E RAZZISMO. https://www.facebook.com/events/1908528812749146/

27 MAGGIO 2017 ORE 14:30 PIAZZA XX SETTEMBRE

Il 4 maggio scorso circa 200 persone hanno animato l’assemblea pubblica al Tpo per una marcia dell’accoglienza.
Tanti interventi, tante esperienze associative, collettive, personali, tante proposte da costruire, tanti temi su cui ragionare insieme. Tutti convinti della necessità di aprire un percorso di mobilitazione ampio per costruire una grande marcia per l’accoglienza il prossimo 27 maggio a Bologna.

Durante l’assemblea del 4 maggio abbiamo ospitato un intervento diNessuna Persona è Illegale, la piattaforma antirazzista milanese per la costruzione di uno spezzone sociale nella manifestazione del 20 maggio, che l’assemblea ha condiviso nella sua iniziativa autonoma rispetto all’appello ufficiale fatto dall’amministrazione comunale di Milano.
—> https://m.facebook.com/notes/nessuna-persona-è-illegale/nessuna-persona-è-illegale/374723619589048/
Il sindaco Sala infatti si paragona alla sindaca spagnola Ada Colau, ma la giunta milanese proclama accoglienza senza praticarla nei fatti, come invece si fa a Barcellona attraverso la cooperazione con le realtà sociali, le scelte politiche concrete per rifugiati e migranti, la condivisione di percorsi solidali e di lotta radicati nella società, l’opposizione alle politiche europee securitarie e xenofobe, la disobbedienza alle leggi che escludono e restringono dissenso e libertà, come ci hanno raccontato i compagni diBarcelona en Comú in collegamento web con l’assemblea bolognese, invitandoci anche a partecipare all’evento “Fearless Cities” dal 9 all’11 giugno a Barcellona.
—> http://fearlesscities.com/

Negli ultimi giorni tra Milano e Roma abbiamo assistito a episodi gravissimi di razzismo di Stato: i rastrellamenti etnici in stazione centrale a Milano e la morte di Nian Maguette durante un blitz della polizia municipale di Roma Capitale non possono lasciarci semplicemente indignati.
Bisogna agire e opporsi fermamente alle misure politiche che stanno colpendo i migranti e le fasce più povere della società, che alimentano sentimenti di odio, che costruiscono un impianto normativo che cancella diritti e divide cittadini in serie in base a reddito e colore della pelle, che criminalizzano chi non è compatibile con il “decoro urbano” imposto dall’alto dei ministeri, delle questure e dei palazzi delle amministrazioni. Non vogliamo vedere ripetere queste immagini, né a Bologna né altrove.

Mentre le persone in fuga da guerre, fame, povertà e crisi ambientali crescono di giorno in giorno, assistiamo ad una crescita esponenziale di politiche della paura in tutta Europa: in nome della “sicurezza nazionale” i diritti umani di milioni di persone in fuga vengono quotidianamente violati. Vediamo quindi nuovi muri e fili spinati alle frontiere, carceri speciali per migranti come quelli ungheresi, migliaia di persone intrappolate in campi di fortuna in Serbia, Macedonia e Grecia, accordi bilaterali con paesi poco sicuri e poco democratici come la Turchia di Erdogan, l’Afghanistan o il Sudan. Contemporaneamente, mentre il numero di morti nel Mar Mediterraneo cresce quotidianamente, invece di interrogarsi sul come realizzare canali di arrivo sicuri, politici e giornali si lanciano in un attacco senza precedenti alle ONG “colpevoli” di salvare le vite in mare. L’Italia non è immune a tutto questo: il decreto Minniti-Orlando, da poco passato in parlamento, prevede misure che comporteranno una forte riduzione delle speranze di costruirsi un futuro migliore per moltissimi richiedenti asilo in Italia. L’abolizione del secondo grado e lo svilimento del primo grado di giudizio in caso di esito negativo in commissione ed il forte potenziamento dei centri di identificazione ed espulsione (prima CIE ora CPR – veri e propri lager per persone colpevoli solo di non avere documenti in regola) va nella direzione della negazione dei diritti, così come gli accordi del governo italiano con la guardia costiera libica e con i clan che controllano il deserto libico va nella direzione di aumentare i morti in mare e le terribili violenze che i migranti subiscono durante la loro permanenza in Libia.

Tutte queste misure, sia a livello europeo che nazionale, vengono giustificate con il crescente bisogno di sicurezza e la presunta ostilità dell’opinione pubblica verso i migranti. Noi crediamo invece che, come ci hanno dimostrato le 160.000 persone che hanno manifestato a Barcellona, ci siano nelle città europee moltissime persone che vogliono un’Europa che non si chiuda in se stessa, che non sia accondiscendente con il mostro del razzismo e del nazionalismo che le bolle in pancia; per un’Europa fatta di città aperte, accoglienti e solidali.

Crediamo sia necessario agire concretamente a partire da Bologna con una grande marcia il 27 maggio prossimo.
Per scegliere di schierarsi: contro i muri, i confini, la retorica della paura, il razzismo; dalla parte dei diritti, della libertà di movimento per tutte/i; per una cittadinanza transnazionale accogliente, dalle piazze statunitensi contro il MuslimBan alle strade di Barcellona, dai migranti che superano le frontiere ai percorsi autorganizzati di accoglienza e di lotta.

LA NOSTRA MOBILITAZIONE PERMANENTE CONTRO LE POLITICHE EUROPEE POPULISTE E XENOFOBE È COMINCIATA!

bridges not wall

Nel 60° anniversario dell’Unione Europea è davanti ai nostri occhi un processo accelerato di aggressione ai migranti e ai loro diritti, che ridefinisce completamente i concetti di democrazia, diritto, libertà, umanità, pace e giustizia.

Gravissime trasformazioni sulla protezione internazionale sono in preparazione presso la Commissione Europea. In tempi incredibilmente rapidi andranno a svuotare il diritto di asilo delle residuali garanzie di protezione per chi cerca un futuro degno. Accanto a ciò una serie di accordi bilateriali con i paesi di provenienza e di transito puntano da un lato a bloccare i migranti in territori di sfruttamento e violenze, dall’altro a facilitare le deportazioni “con ogni mezzo necessario”. La riforma italiana sull’immigrazione, il diritto di asilo, l’accoglienza rappresentata dal Decreto Legge Minniti si inserisce in questo progetto con grande sintonia, riattualizzando e potenziando i CIE nella loro nuova formula di Centri per il Rimpatrio e prevedendo misure di controllo e di repressione che stravolgono i diritti e stravolgono il ruolo degli operatori dell’accoglienza.

La nostra campagna contro questa accelerazione razzista, xenofoba e populista è già cominciata. A livello locale, nazionale ed europeo.

In questa nostra mobilitazione permanente crediamo sia importante avviare processi ampi, espansivi, trasversali, convergenti, senza ambiguità, che riescano nello spazio transnazionale a rompere la linearità imposta dall’alto e che siano accomunati dalla volontà di combattere i dispositivi di frontiera che caratterizzano l’Unione Europea, e che si pongono in una linea di continuità in tendenza con le opzioni neo-sovraniste che escludono e recintano.

E’ necessario riaffermare l’obiettivo di una nuova cittadinanza transnazionale: connettiamo le piazze statunitensi contro il MuslimBan e i muri di Trump con le strade di Barcellona che scandiscono a gran voce “Volem Accolir”, i migranti che abbattono le frontiere con i percorsi autorganizzati di accoglienza e lotta.

C’è bisogno di partire da qui per contrastare le politiche emergenziali, le retoriche umanitarie, le frontiere respingenti, i dispositivi che creano divisione, i sentimenti razzisti e xenofobi.

Il nostro lavoro quotidiano costruirsce ogni giorno percorsi di lotta, riscatto e solidarietà per tutte e tutti. Con lo Sportello Migranti, il dopo-scuola Non Uno di Meno, l’Associazione Diritti Lavoratori, il dormitorio sociale Accoglienza Degna, le scuole di italiano e tanti altri interventi intrecciamo lotte e interventi per sconfiggere il sistema del ricatto, dello sfruttamento, del razzismo, della disuguaglianza. Ma non è sufficiente.

Per questo durante il meeting “Struggles Make Europe” abbiamo avviato una ricerca difficile, ambiziosa e allettante: quella di uno spazio radicalmente europeista ed alternativo tanto al dominio del potere tecnico/amministrativo liberale e alle politiche imposte dall’Unione Europea (o a posizioni deboli e ambigue che le giustificano) quanto alle pericolose spinte sovraniste, populiste e social-nazionaliste.

Con il meeting di Bologna si è aperta per noi una stagione di iniziative e di mobilitazioni che ci porteranno alla Manifestazione del 25 marzo a Roma “Libertà di movimento – Europe for all” e poi ad Amburgo per il G20, passando dalle Giornate bolognesi contro il G7 sull’ambiente, in un processo di costruzione di una nuova nuova cittadinanza europea contro le diseguaglianze, le devastazioni ambientali, l’esclusione sociale.

Si parte subito:

Martedì 14/3 alle 19 al TPO cominciamo con un incontro pubblico per approfondire i contenuti insidiosi del Decreto Minniti, grazie all’aiuto di compagni avvocati con cui portiamo avanti le battaglie.

Mercoledì 15/3 alle 19 a Làbas organizziamo un momento informativo sulla rotta balcanica e sulla situazione in Grecia, da dove ci arriva l’invito a costruire in tutta Europa iniziative contro i confini e contro gli accordi bilaterali per la data del 18 marzo.

Sabato 18 marzo alle ore 15,30 in via Rizzoli invitiamo tutte e tutti ai Discorsi contro il razzismo, un momento di confronto e discussione plurale e meticcia sulle politiche dell’immigrazione. Perché la Turchia non è un paese sicuro? Perché respingere i migranti in Libia è un crimine contro l’umanità? Sono le domande da cui partire per scardinare con voci diverse l’ignoranza.

Sabato 25 marzo saremo a Roma, alle ore 11 in Piazza Vittorio, nello spezzone “Libertà di movimento – Freedom for all“, per un corteo di lotta ai confini, all’austerità, al razzismo, per la libertà di movimento. Pullman da Bologna: 3271798801

Invitiamo tutte e tutti a partecipare a questi appuntamenti e a partire con noi per Roma il 25 marzo, la giornata in cui capi di stato e di governo d’Europa si riuniranno per celebrare il 60° anniversario del Trattato di Roma, costitutivo della Comunità economica europea.

A Roma non ci saranno soltanto celebrazioni e festeggiamenti: l’appuntamento romano sarà per i capi di stato europei un momento cruciale per ratificare politiche respingenti e di austerità, portando avanti il progetto di uno spazio europeo differenziale, con un’accelerazione di un processo di un’Europa a due velocità agita da più piani, in una strana coniugazione di austerità e sovranismo.

Dal 18 marzo al 25 marzo, fino al G20 di Amburgo, vogliamo costruire una cittadinanza europea di segno opposto: aperta, accogliente, estesa e includente.

Facciamo l’Europa non i confini!

OGGI SI COMINCIA! 18-21 AGOSTO WEK-END A BOLOGNA PER L’ACCOGLIENZA DEGNA

ACCNon è nemmeno finito agosto e siamo già pronti a ripartire, con una delle importanti e speciali collaborazioni che ogni anno portano lo stupendo clima di socialità e solidarietà che tutt* sono abituati a respirare a Làbas: il campo di volontariato del Servizio Civile Internazionale è giunto alla terza edizione e quest’anno vedrà, da oggi a domenica 21 agosto decine di volontarie e volontari da tutta Italia partecipare al “Weekend a Bologna per l’Accoglienza Degna”!

 

Tuttavia, forse è sbagliato dire che stiamo ripartendo, perché in realtà non ci siamo mai fermati. In una città come Bologna, che annovera l’essere deserta ad agosto tra i luoghi comuni più diffusi, le/gli attivist* e le/i volontar* che si occupano dei progetti nati dentro Làbas hanno continuato durante questo mese, come tutti i giorni, a tentare di renderli migliori, con la gioia e la tenacia di chi combatte quotidianamente le tante battaglie di dignità e solidarietà che vengono portate avanti a Làbas. La scelta, in particolare, di dedicare questo weekend di attività ad Accoglienza Degna, va ricercata nella volontà di evidenziare come il deserto dell’agosto bolognese sia ancor più arido e duro per quelle persone in difficoltà che hanno trovato una soluzione concreta alle loro esigenze all’interno del dormitorio sociale di Accoglienza Degna, dove non sono mai state lasciate sole e dove hanno potuto trovare qualcuno che si occupasse di migliorare veramente le proprie condizioni di vita.

 

Ci fa quindi sorridere – amaramente – il fatto che le persone che scelgono, come le/i volontar* e attivist* di Accoglienza Degna e Làbas, di rimanere a Bologna anche quando tutti vanno via, per essere presenti per chi ne ha bisogno e per occuparsi dei problemi della città anche quando non c’è nessuno a farlo, siano state recentemente etichettate come “fuorisede che vengono a Bologna solo per occupare” da chi amministra la città. Non siamo però sorpresi: sappiamo benissimo che affermazioni come queste possono solo venire da chi vive la città dentro i palazzi del potere, non rendendosi conto di quanta ricchezza portino coloro che provano continuamente a rendere migliore la città. Non potremmo, perciò, essere più felici di avere questi tre giorni davanti a noi proprio ora, nel momento in cui Bologna ha più bisogno dell’attenzione e dalla cura di tante e tanti per i propri cittadini.

 

La prima esperienza di collaborazione con il Servizio Civile Internazionale Bologna del 2014 ci vide riqualificare da cima a fondo, in un campo di volontariato durato 15 giorni, l’area di Làbas in cui gli ospiti del dormitorio di Accoglienza Degna ora dormono e dispongono dei servizi essenziali: in questi tre giorni andremo invece ad ampliare le strutture a disposizione degli ospiti del dormitorio con l’allestimento di una stanza sociale e ricreativa. Siamo pronti, dunque, a continuare nel nostro cammino e a prendere per mano nuove persone perché ci aiutino a farlo, durante questi tre giorni e più avanti nel tempo, perché sappiamo già che, dopo questi tre giorni di Weekend a Bologna per l’Accoglienza Degna, la nostra città sarà un po’ migliore di come era prima!

WELCOME TO ITALY!

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WELCOME TO ITALY!

Accoglienze degne e libertà di circolazione contro la fortezza Europa

Presentazione della guida Welcome to Italy (W2EU) e del rapporto Fuori Campo (MSF)

Lunedì 23 maggio 2016, ore 20.30
Làbas, Via Orfeo 46 Bologna

Nel contesto della gestione emergenziale che nel tempo ha caratterizzato il sistema dell’asilo in Italia – tra diritti violati, business criminale e Regolamento di Dublino – migranti e cittadini si organizzano per costruire una alternativa di accoglienza e futuro.

La guida Welcome to Italy del collettivo W2EU e la ricerca Fuori Campo di MSF fotografano la realtà italiana dell’accoglienza e della mobilità fuori dai circuiti istituzionali.

Sono strumenti con linguaggi e intenti diversi, ma preziosi per un dialogo a più voci tra soggetti che sul territorio sono impegnati ogni giorno per una società in cui chi arriva è considerato persona con diritti.

Partecipano

-Davide Carnemolla (W2EU)

-Giuseppe De Mola (Medici Senza Frontiere Italia)

– il gruppo di gestione di Accoglienza Degna

-con un video intervento di Glenda Garelli (progetto Spaces of transit and struggles for mobility, University Queen Mary Londra)

Primo marzo, la nostra dignità contro le vostre frontiere

Bologna 1 marzo 016

Da mesi uomini e donne, bambini e anziani, cercano di raggiungere l’Europa per trovare un futuro lontano da guerre e fame. In Italia come altrove, lungo le frontiere e nelle città, i cittadini si organizzano per sostenere i migranti e per esprimere la propria solidarietà verso chi affronta viaggi sempre più pericolosi (e costosi). Con la loro politica di esclusione, i Governi dei paesi europei ci stanno invece portando a una pericolosa deriva, quella dell’indifferenza, dell’egoismo, della disumanità.

Non solo ci vogliono indifferenti ai minori dispersi, alle donne oggetto di violenze indicibili, ai morti nell’Egeo e nel Mediterraneo, ma ci pretendono loro complici nelle politiche che bloccano e colpevolizzano chi rifiuta un destino di miseria per sé e per i propri figli. Svezia e Olanda hanno annunciato deportazioni di massa per i migranti a cui è rifiutato l’asilo, dimenticando che questa pratica è stata introdotta nel periodo più buio della storia europea; allo stesso tempo i primi ministri chiedono a dittatori e carnefici di occuparsi delle vittime di guerre e persecuzioni.

Non è questa l’Europa che vogliamo!

Attorno alle politiche di accoglienza e immigrazione si gioca dunque una partita più grande, che riguarda il futuro dell’Europa in cui viviamo. Il governo danese, ad esempio, da poco ha varato una legge per sottrarre ai richiedenti asilo i loro pochi averi, prospettando la medesima soluzione per tutti i cittadini con reddito basso. Allo stesso tempo, sempre più Stati decidono di sospendere Schengen anche per i cittadini dell’Unione, mentre ovunque i servizi di welfare vengono cancellati, vincolati al reddito, legati alla posizione di lavoro. Un lavoro che per la maggioranza è sottopagato, precario, sfruttato, in cui tutti noi conosciamo il costante ricatto del licenziamento, della messa in mobilità, della disoccupazione permanente, nella paura di essere condannati alla marginalità. Proliferano ostacoli ai nostri diritti, nuove frontiere amministrative per confinare nell’illegalità, attraverso procedure vessatorie come quella di collegare il permesso di soggiorno ai contratti della casa, chi vive in condizioni di fragilità e si trova a fare i conti con la precarietà abitativa.

Non è questa la nostra Europa!

Pochi mesi fa abbiamo dato vita ad Accoglienza Degna, un progetto collettivo e autogestito per contrastare insieme gli effetti di queste politiche violente e crudeli.

Oggi crediamo sia il momento di far sentire la voce di tutti coloro che come noi rifiutano i muri e i fili spinati, di chi come noi non è rassegnato ad un futuro di razzismo, sfruttamento, precarietà, ingiustizia e disuguaglianza.

In questo presente sfruttato dagli speculatori della paura e dell’odio, dalle forze politiche che incitano alla guerra tra poveri, dobbiamo far sentire la voce di chi come noi costruisce ogni giorno un pezzetto di una società più giusta, più includente, più umana, più democratica.

Martedì primo marzo è la giornata in cui vogliamo fare sentire questa voce!

E’ la voce della dignità, è la voce di chi accoglie, di chi è migrante, di chi si mobilita, di chi si indigna, di chi occupa, di chi insegna, di chi cura, di chi si organizza, di chi lotta, di chi resiste alla crisi, di chi si unisce…

E’ la giornata in cui le reti italiane ed europee dello Sciopero Sociale e del Transnational Social Strike manifesteranno per i diritti, contro il razzismo e lo sfruttamento, in una data che da anni esprime il rifiuto di ogni politica razzista e xenofoba, di ogni sfruttamento e speculazione.

Invitiamo tutte e tutti ad una assemblea cittadina – mercoledì 17 febbraio ore 20.30 a Labas Occupato – per costruire insieme una grande giornata di iniziativa! 

UNA FOTOGRAFIA DEL 20 GIUGNO ITALIANO*

Se c’è un’immagine rappresentativa del 20 giugno non può che essere quella dei livelli di partecipazione alle tre principali mobilitazioni in programma. Da un lato c’erano centinaia di migliaia di persone al Family Day 2.0 di Piazza San Giovanni, una sorta di adunata dell’estremismo clericale in tandem con altre rappresentanze religiose e un pezzo di società, considerato minoritario, che sente attaccate le proprie tradizioni.
Dall’altro lato, sempre a Roma, sfilavano nei pressi del Colosseo poche centinaia di persone convocate un mese fa dall’Arci, altre associazioni, rappresentanze sindacali ed ONG in opposizione alle politiche migratorie, italiane ed europee, responsabili delle stragi in mare.
Andando a nord-ovest, infine, c’è stata la mobilitazione costruita in pochi giorni grazie al lavoro straordinario che sta svolgendo il “Presidio Permanente No Border”, a cui abbiamo partecipato noi: quella di Ventimiglia, in solidarietà ai migranti accampati sugli scogli a ridosso della frontiera francese e attraversata da circa un migliaio di persone. Queste ultime due iniziative si sono inserite nella Giornata Mondiale del Rifugiato.

Se la piazza bigotta contro i diritti umani fa il pienone, le altre due che i diritti umani li ha difesi sono andate “così così”? La prima era una piazza di “destra” e le altre due “di sinistra”? Al Colosseo c’era il residuo della “social-democrazia riformista” e a Ventimiglia i “rivoluzionari” più radicali?
Certamente la complessità delle trasformazioni sociali e politiche in atto non possono essere ridotte a tali schemi di appartenenza, privi di senso per chi ha cuore un processo ricompositivo contro la miseria e la frammentazione del presente.

Possiamo infatti ipotizzare che qualcuno nei giorni scorsi sia stato alla Stazione Centrale di Milano o a quella Tiburtina di Roma a dare assistenza concreta ai migranti, per poi magari essere sabato con tutta la famiglia a protestare “contro la teoria del gender”, la nuova acrobazia linguistica. Lo stesso soggetto si sarà trovato a fianco in piazza persone che in Chiesa non ci sono mai andate, o che ci passano la stragrande maggioranza del tempo libero senza fare altro,oppure xenofobi, sino ad omosessuali “fedeli alla linea”. Una piazza unita nella difesa della famiglia tradizionale, del tutto divisa sui concetti di accoglienza, ambientalismo, giustizia economica e sociale, ammesso che chi vi ha partecipato se ne renda conto. Del resto, non tutto risplende del bagliore di Papa Francesco, ma è esattamente il prodotto di una contraddizione difficilmente superabile anche per i teologi più progressisti: l’ecologia, la “cura della casa comune”, è anche difesa della riproduzione umana “naturalmente” concepita. Si può anche occupare una casa sfitta, ma la famiglia che violerà “il dogma della proprietà” sarà costituita da uomo/donna/bambini, magari migranti musulmani.

Anche dal nostro fronte, però, occorre interrogarsi sui processi che ci portano a stare insieme nei conflitti. Dobbiamo dirci con franchezza che il tema delle migrazioni è sempre stato delegato a specialisti, sezioni, nuclei che hanno svolto il proprio lavoro con costanza ma la cui generalizzazione nei “movimenti” si è sempre sciolta attraverso una logica del “grande evento”, che troppo spesso è coincisa con i drammi. Tutto questo si riflette oggi nella debolezza di analisi, di proposte, di processi costituenti di cittadinanze nuove e welfare universali. Di una visione d’insieme degna di questo nome. Inoltre, al contrario di quelle organizzazioni capaci di diffondere in maniera capillare le proprie strutture di assistenza, non siamo stati abbastanza bravi nella nostra missione, diversa dalla loro, di valorizzare politicamente lo straordinario patrimonio di mutualismo come gli sportelli legali, le palestre antirazziste, le scuole di italiano. Abbiamo avuto la fobia di essere etichettati di “volontariato”, ma stando timidi nell’anonimato siamo caduti esattamente in questo tranello. E’ questo anche uno dei motivi per cui l’indignazione per Mafia Capitale è tutta rivolta allo spreco di danaro pubblico in sé, ma non sul fatto che sia stato esercitato sulla pelle dei migranti.

Quella di Ventimiglia è stata una grande giornata perché la nostra fluidità è anche capacità di essere immediatamente nel luogo giusto al momento giusto. Persiste però una preoccupante rigidità relazionale, nelle associazioni di carattere organizzativo, per quanto riguarda noi più politico/concettuale, che ci allontana dalla stupefacente semplicità con cui si innesca la solidarietà e le tante persone che la praticano. Va dunque tradotto in azione il coraggio di dire che i confini si spezzano non solo lavorando come talpe, ma restituendo questa fatica quotidiana alla dimensione pubblica. Se la verità è che l’esempio reale di auto-organizzazione dei migranti, non quello evocato, supera di gran lunga ogni nostra narrazione, fare coalizione è possibile attraverso la messa a disposizione di danaro, strutture, tanta organizzazione e altrettanta serietà.

La solidarietà tiene ancora aperti tutti i percorsi possibili da cui dobbiamo ripartire per vincere questa battaglia di umanità. La stessa solidarietà su cui è possibile conquistare potenzialità egemonica e comunicativa in maniera collettiva.

*di Detjon Begaj – Làbas Occupato; C.s. Tpo

articolo

20 giugno a Ventimiglia per un’Europa dell’accoglienza e dei diritti

Questo 20 giugno, giornata mondiale del rifugiato, segna una fase cruciale per le politiche europee.

Di fronte al dilagare delle conseguenze dei conflitti e delle guerre in corso da tempo fuori dai confini d’Europa, di fronte alla richiesta di sostegno che arriva da interi popoli costretti a fuggire da regimi totalitari e dalla devastazione economica, sociale e ambientale prodotta dal sistema di sviluppo neo-liberale, l’Unione Europea reagisce con la repressione e la negazione di chi cerca un luogo sicuro in cui portare avanti il proprio progetto di vita.

Eloquenti sono le immagini del confine italo-francese a Ventimiglia, palcoscenico di una tensione diplomatica di facciata ad uso e consumo dei media che persegue l’intento comune dei paesi membri di schiacciare sul nascere i sogni di libertà di migranti e rifugiati. Il finto braccio di ferro tra il Governo Italiano e gli Stati che si oppongono alla presunta “redistribuzione dei profughi” sono infatti il segno di uno spazio precluso ai migranti, persone indesiderate in Gran Bretagna come in Francia, in Ungheria come in Danimarca, in Spagna come in Italia. Questo ci dicono infatti dichiarazioni e cronache delle ultime settimane: non c’è spazio per i migranti, ma non c’è spazio nemmeno per i rifugiati, nonostante questi possano ancora aspirare a brandelli di diritto sanciti dalla tanto obsoleta quanto preziosa Convenzione di Ginevra per i Diritti dei Rifugiati.

Strumentale e indegna è infatti questa forzata differenziazione tra migranti economici e rifugiati, quando i diritti degli stessi richiedenti asilo sono continuamente aggrediti, tra respingimenti ai confini esterni, accoglienza indegna, negazione del riconoscimento della protezione internazionale e Regolamento di Dublino. Non a caso l’Agenda Europea per l’Immigrazione tanto elogiata dal Governo Renzi punta proprio ad allontanare verso un altrove sempre più remoto le procedure per il riconoscimento del diritto di asilo, nel comune interesse di selezionare, filtrare e centellinare coloro che potranno un giorno godere del privilegio di sopravvivere a miseria e guerra accedendo al territorio europeo. Not in my back garden è il ritornello di tutti i capi di Stato e politici, nessuno escluso, in una gara all’egoismo e alla disumanità che premia le destre xenofobe e i loro proclami razzisti, rincorsi anche in Italia da tutti gli esponenti politici, in un vuoto di responsabilità istituzionale che ci precipita sempre più nella guerra agli ultimi e nella cultura dell’individualismo.

Nel frattempo, migranti e rifugiati continuano a rappresentare un business per tutti, facendo fruttare l’economia dello sfruttamento: nei centri di accoglienza gestiti grazie allo stato di emergenza, nei magazzini della logistica gestiti dalle cooperative, nei campi agricoli di mezza Europa, nella filiera del turis
mo e del lavoro di cura e ancora in tanti altri settori, dove il ricatto e la precarietà vengono strumentalizzati per risparmiare al ribasso sul costo della manodopera e sui suoi diritti.

Sono le politiche perverse contro cui ci battiamo da sempre.

Per questo sabato 20 giugno saremo a Ventimiglia:

contro l’ipocrisia dell’Agenda Europea sull’Immigrazione,

contro la speculazione razzista ed economica sulla pelle di migranti e rifugiati,

contro il Regolamento di Dublino,

contro le misure dell’austerity che bloccano l’alternativa alla crisi,

per un asilo europeo,

per un’accoglienza degna e per il riconoscimento delle occupazione abitative

per il diritto di circolazione e soggiorno per tutti,

per la fine dei diktat della Troika contro il Governo greco

Per un’Europa aperta, giusta e solidale

Bologna, Centro sociale TPO, Labas Occupato

IL NAUFRAGIO DEI MIGRANTI, DELLA FORTEZZA EUROPA E DELL’AUSTERITA’

L’ennesima e inaccettabile strage di centinaia di migranti alle porte di Lampedusa ci ricorda, nella peggior maniera possibile, che in queste ore è in ballo il destino dell’Europa non solo rispetto alla sorte del debito greco e delle politiche di austerità, appese al filo del rapporto di forza tra la Troika e il popolo greco (da cui stiamo cogliendo con tutte le nostre forze la richiesta di mobilitazione in solidarietà), e nemmeno solo rispetto ai tentativi di risolvere la crisi ucraina, o più verosimilmente ad abbassare i toni (almeno mediatici) di una guerra che a bassa intensità produce morti ogni giorno, anche fra i civili.

Abbiamo infatti sempre avuto la convinzione che il destino dell’Europa sia lo stesso della pelle delle centinaia di migliaia di migranti che ogni anno provano a raggiungerla, praticando a costo di morire nel Mediterraneo, a Melilla, a Calais o nei porti di Patrasso, Ancona o Venezia, ma anche nei centri di detenzione, un diritto su cui non siamo mai stati disposti a trattare: quello della libertà di movimento.

Abbiamo anche saputo, fin dall’inizio, che “Triton” non sarebbe stata una missione destinata al “fallimento” (come lo ha definito il commissario dei diritti umani del Consiglio d’Europa), ma fosse la scelta, assolutamente consapevole, di ostacolare fino all’ultimo i percorsi dei migranti, pagando il prezzo di stragi inumane come quella di oggi: una missione portata a compimento, evidentemente. Un altro 3 ottobre.

Non ci stupisce che i più cinici o miopi, a seconda della strategia, invochino a gran voce il ritorno di Mare Nostrum: un’operazione senza precedenti dal punto di vista dello stanziamento economico (senza dubbio per l’Italia) e del dispiegamento, anche lì, di forze militari. “Si salvava di più e si pattugliava meglio”, certo.

Ma non si può continuare ad accettare che la migrazione possa essere un percorso ad ostacoli dove i più fortunati, dopo essere stati in mano alle organizzazioni che lucrano sul traffico degli esseri umani e a cui hanno consegnato tutto ciò che hanno, sopravissuti alle polizie di frontiera di chissà quanti paesi, debbano infine affrontare la prova cruciale della traversata in mare, sperando di essere salvati.

Partiamo dalla partenza, verrebbe da dire: vogliamo percorsi di arrivo garantiti, che chiudano per sempre con l’idea dell’esternalizzazione delle frontiere e con le quote di ingresso limitate (vedi legge Bossi Fini).

Un canale umanitario di un’Europa senza confini, libera dall’austerità e dal debito, un debito che è anche quello che abbiamo tutti e tutte noi nei confronti di chi abita il più grande cimitero che ci circonda: il mar Mediterraneo.

Questa nuova Europa da costruire è passata e sta passando sicuramente da Piazza Syntagma: dalle barricate di protesta al Memorandum degli anni passati fino alle manifestazioni come quella di ieri sera, passando per la dura lotta dei profughi siriani del novembre scorso, quando si accamparono per settimane per ottenere il diritto di asilo.

Attraversiamo questa settimana di sostegno al popolo greco su scala europea, la manifestazione nazionale di sabato 14 a Roma e la mobilitazione del 18 marzo a Francoforte anche con questa attitudine.

Centri Sociali dell’ Emilia Romagna