Appello alla cittadinanza attiva di Bologna. Un’opportunità per Libero e la sua famiglia.

sara e libero Lo scorso 15 Ottobre, come molti si ricorderanno, è andato in scena uno dei tanti sgomberi che ormai stanno diventando normalità nella buia città di Bologna.
Si tratta di via Solferino 42, stabile che accoglieva 35 persone tra cui 3 nuclei familiari.
Molti si ricorderanno una foto, un bambino su una macchinina gialla, dietro al cordone dei carabinieri. Quella foto scatenò molte reazioni, cittadini indignati per un’infanzia violentata ma anche prese di posizione di politici, come quelle dell’on. De Maria (Pd) e dell’ass. Frascaroli che accusavano i “movimenti” di strumentalizzare i bambini “trasformandoli in occupanti”.
Ecco, oggi quel bambino sta per essere allontatnato dai propri genitori a causa dell’incapacità dei Servizi sociali e dell’Assessorato al Welfare di rispondere alle esigenze di chi abita a Bologna. Dopo lo sgombero Sara, Salvo e Libero sono stati ‘parcheggiati’ in un albergo, negando loro qualsiasi altra soluzione.
Anzi. Venerdì scorso, ad un incontro che poteva essere risolutivo, un’assistente sociale del quartiere Santo Stefano (dopo aver negato l’assistenza di un rappresentante di ADL, che da mesi affianca la famiglia), ha intimorito i genitori minacciando di portare via Libero dalla loro tutela a meno che non avessero trovato un’alloggio, in affitto o in appoggio, entro giovedì 5 novembre.
Sara e Salvo, i genitori di Libero, grazie alla stabilità trovata nell’occupazione di via Solferino, da qualche mese lavorano tutti e due ma, come capita in maniera sempre più diffusa, vengono pagati tramite voucher, il che non gli permette di affittare alcun tipo di appartamento: i proprietari di casa richiedono altre garanzie, come fideiussioni e buste paga.
Non sono questi due ragazzi ma l’incapacità dell’Amministrazione (con picchi di abuso di potere, come quello dell’assistente sociale) e le ingiustizie delle politiche di precarizzazione e impoverimento del governo Renzi (come il maledetto Jobs Act) a rendere impossibile una vita serena a Libero e alla sua famiglia.

Allo stesso tempo crediamo che esistono tantissim* cittadin* che sono indignati dall’ondata di sgomberi eseguiti in città e che sono in grado di sopperire alla voragine che chi si occupa di Welfare in città ha aiutato a creare. Molti e molte che vogliono cooperare per dare vita un vera solidarietà e mutualismo sociale dal basso.
Questo è il momento di farlo. Da Giovedì mattina Sara, Salvo e Libero verranno cacciati dalla sistemazione temporanea in albergo, e hanno bisogno di un’alloggio idoneo dove potersi trasferire.
Facciamo appello affinché la Bologna degna si metta in gioco e offra a questa famiglia ospitalità, anche tramite un affitto a canone sociale, affinché possa avere la possibilità di un futuro, nonostante le politiche di distruzione del welfare varate, non solo a Bologna, ma in tutta Italia.
Lo chiediamo non per bieco assistenzialismo, ma in nome di quello spirito di umanità che accomuna molti in questa città.

per info: sportellocasa.adl@gmail.com
tel: 324 799 0511

Diritto all’istruzione per tutt*!

labimbi immagineLàbimbi dando il suo sostegno ai bambini che percorrono lo spazio dell’ex caserma Masini si trova, oggi più che mai, a doversi scontrare con la non adeguatezza delle politiche sociali e di welfare, che sono sempre più inefficienti ed escludenti.
Ogni giorno ci capita di incontrare famiglie che chiedono aiuto, che fanno parte di quella fascia sempre più ampia di popolazione che proviene dalla fascia debole, persone umiliate ed abbandonate a se stesse, e molte volte respinte anche dai servizi sociali. Anche nella nostra collaborazione con la campagna ‪#‎ioccupo‬ abbiamo avuto modo di incontrare persone caratterizzate da storie e provenienze diverse: chi fugge dalle guerre, chi arriva in cerca di una vita migliore, chi si separa dalla propria terra per cercare altrove un futuro per i propri figli, chi da un giorno all’altro si è ritrovato da solo in mezzo a una strada
Tra i tanti volti che abbiamo incontrato nelle occupazioni c’è Maria, una bambina che è arrivata in Italia con la sua famiglia già da qualche anno con la speranza di trovare una vita più degna, e che invece si è ritrovata costretta ad iniziare la scuola con un anno di ritardo. E’ una bambina con un grande bisogno di relazioni paritarie, di poter incontrarsi con altri e altre della sua età, di imparare la lingua. Ha una grande voglia di raccontarsi ed aprirsi al mondo nonostante il famigerato art.5 del piano casa, approvato più di un anno fa, la condanni a non avere diritto alla residenza e di conseguenza ai servizi che ne derivano, tra cui il diritto all’istruzione.
Oltre a Maria, nonostante la scuola sia iniziata da più di una settimana, sono 28 i bambini che a Bologna non hanno potuto essere iscritti alla scuola dell’obbligo pagando sulla loro pelle i tagli al welfare e la malagestione delle risorse pubbliche. Sono 140 i ricongiungimenti familiari di minori stranieri previsti in città nei prossimi mesi, ai quali non sappiamo se sarà garantito un posto nelle scuole di Bologna. I numeri saranno destinati ad aumentare ed il rischio per i minori di essere esclusi dalla scuola sarà sempre più alto se non verrà rifinanziato un servizio fondamentale come quello dell’istruzione e se non si avrà il coraggio di abrogare una legge che discrimina coloro che come unica alternativa hanno l’occupazione di casa. Questi bambini e bambine si meritano la dignità e la capacità da parte di chi li accoglie di vedersi applicata una giustizia sociale. Noi, con azione e protagonismo, attraverso pratiche di coalizione e autorganizzazione, vogliamo rappresentare i bisogni di chi sta in basso e si trova schiacciato. Non è più possibile rimanere a guardare e girarsi dall’altro lato!

Nasce OXI occupata: pratichiamo il diritto all’abitare, sviluppiamo mutualismo e welfare dal basso!

OXI occupa

Stamattina venerdì 17 luglio, a Bologna, nasce a Bologna OXI, nuova occupazione abitativa in Via dei Mille n. 9.
Un’occupazione che prosegue il percorso #ioccupo di riappropriazione e pratica del diritto alla casa ma che si pone immediatamente l’ambizione di essere anche esperimento di vero e proprio mutualismo e welfare dal basso.

Abbiamo occupato l’ex sede Inpdap di proprietà dell’INPS, stabile che la proprietà poteva mettere a disposizione del famoso Protocollo d’intesa siglato in Prefettura ma che di fatto è ancora inattuato, proprio per la mancanza di disponibilità per mancanza di immobili. Se la politica non è in grado di costringere le proprietà a mettere a disposizioni stabili come questo (e sfitti ce ne sono molti altri dello stesso Inps, di Poste e Ferrovie, senza contare tutti quelli dei signori del cemento) allora siamo noi a riaprirli e darli all’uso sociale.

Abbiamo allora deciso di chiamare questa occupazione OXI per dire in primis NO al fatto che il problema abitativo venga trattato come una semplice questione di ordine pubblico.
NO alla guerra ai poveri che sempre più spesso vede, da un lato, tagli al welfare e riduzione di investimenti in edilizia residenziale pubblica, dall’altro norme repressive, discriminatorie e produttrici di esclusione sociale (dall’ articolo 5 del piano casa ai tre anni minimi di residenza per accedere alle graduatorie ERP); una guerra ai poveri che sempre più spesso fa delle vere e proprie vittime: nelle ultime settimane solo nel bolognese, due persone sulle quali incombeva la minaccia di sfratto si sono tolte la vita!

Ma tutti questi NO significano almeno altrettanti SI.
SI alla pratica dell’occupazione come strumento di riappropriazione del diritto inalienabile di avere una casa nella quale costruirsi una vita degna.
Ma anche SI all’occupazione come pratica che ridefinisce la priorità dell’uso sociale di un bene su quello privatistico. Non è accettabile che grandi proprietà, pubbliche e private, tengano sfitti ed inutilizzati immobili quando migliaia di persone solo a Bologna non hanno casa o rischiano di perderla perché su di loro incombe uno sfratto esecutivo. E quindi SI alla requisizione degli stabili sfitti ed abbandonati.

Crediamo inoltre che a partire dai percorsi di riappropriazione dal basso sia possibile costruire esperienze di solidarietà, cooperazione e mutualismo. Abbiamo infatti in mente di dare vita insieme con gli/le occupanti a corsi di formazione (a partire da quelli di pizzeria e di falegnameria), un ambulatorio medico popolare, laboratorio per bambini e doposcuola, corsi di lingua e sportelli sociali (sulla casa, sul lavoro e sui permessi di soggiorno).
Insomma un’idea di welfare dal basso a 360° che non si consideri autosufficiente ma che punti a mettere a valore tutto quello di buono che c’è nella città di Bologna.

Invitiamo quindi chiunque a visitare OXI e conoscere i suoi abitanti alla prima giornata di apertura dello spazio sabato 18 luglio dalle 11 del mattino con Sportello sociale per la Casa, laboratorio per bambini e merenda sociale bio.

Martedì 21 luglio alle ore 21 si terrà invece un’assemblea pubblica per costruire insieme i progetti di mutualismo che nasceranno all’interno dell’occupazione.

Di seguito il programma delle prossime giornate:

Sabato 18 luglio dalle ore 11
VIENI A CONOSCERE OXI: Giornata di apertura pubblica dello spazio

· Dalle 10 di mattina: Sportello per il diritto all’abitare – consulenza su contratti di locazione, sfratti, disagio abitativo

· Dalle 11 di mattina: Laboratorio per bambini – costruiamo all’interno di OXI uno spazio libero per bambini/e e ragazzi/e aperto a tutto il quartiere. Vieni a conoscerlo! Ci saranno tanti giochi, divertimento e socialità! Partecipa e sostienici portandoci giochi, vestiti, libri e materiale scolastico che non usi più

· Dalle 16 di pomeriggio: Biomerenda – Merenda offerta da produttori biologici della rete di Campi Aperti. Vieni a mangiare in compagnia pane, marmellate e frutta bio.

Martedi 21 luglio ore 21
ASSEMBLEA PUBBLICA: Pratichiamo il mutualismo, costruiamo insieme OXI

Piano Casa: Riflessioni sull’articolo 5 dopo l’ordinanza a Bologna

25_05Leggiamo dalla cronache di questo inizio settimana che l’ordinanza di lunedì 27 aprile, con la quale il sindaco di Bologna Virginio Merola ha autorizzato il riallaccio del servizio idrico allo stabile occupato di via Mario de Maria, sta creando notevole scompiglio tra le file della maggioranza di governo cittadina. Da una parte sindaco e soprattutto l’assessore al Welfare Amelia Frascaroli, dall’altra l’ala renziana del PD emiliano, che per bocca dei consiglieri regionali Paruolo e Mantovani definiscono l’atto «sbagliato e pericoloso» perché legittimerebbe le occupazioni.

Sicuramente questa vicenda evidenza una forte frattura all’interno dello stesso partito di governo. E non è un caso che parte della partita si giochi sul piano dell’emergenza abitativa. È ormai sotto gli occhi di tutti ciò che i movimenti per il diritto all’abitare affermano da mesi: il c.d. Piano Casa non risolve minimamente l’emergenza abitativa; smantella l’edilizia pubblica e reindirizza risorse economiche pubbliche a favore della speculazione edilizia e immobiliare, mentre ostacola e tenta di chiudere qualsiasi sperimentazione di riappropriazione, solidarietà e cooperazione dal basso, messa in campo attraverso le occupazioni abitative. E non esita a farlo colpendo in maniera infame i soggetti che, schiacciati dalla crisi, attuano la riappropriazione, privandoli dei più elementari diritti umani, civili e politici attraverso il famigerato art. 5.

Oltre ad umiliare ed abbandonare a se stesse le fasce deboli, sempre più ampie nella popolazione, è evidente come l’effetto di una tale politica di spoliazione, nel contesto più generale del Patto di Stabilità, contribuisca a rendere assolutamente inefficienti i tradizionali strumenti di welfare cittadino, provocando tra l’altro un drammatico circolo vizioso (vedi l’atteggiamento respingente dei servizi sociali e alla persona, etc.).

Nonostante questo duro attacco, i movimenti per la casa in Italia, non hanno esitato ad agire forme di riappropriazione diretta del patrimonio immobiliare inutilizzato, permettendo per quanto riguarda Bologna a centinaia e centinaia di persone di riconquistare il diritto all’abitare e alla città. Una pratica illegale di conflittualità sociale per la quale reclamiamo però la piena urgenza e legittimità politica e sociale.

L’ordinanza su via de’ Maria in qualche modo recepisce ed è frutto di questa determinazione. È una conquista importante nel quadro generale della lotta contro il Piano Casa in quanto rappresenta il primo atto forte di un ente locale contro l’applicazione dell’art.5. Si tratta, considerando anche le decisioni che in varie città stanno pian piano misconoscendo il divieto di richiedere la residenza per gli occupanti, di un processo che porta a rendere di fatto inefficacie (almeno) la parte repressiva del Piano Casa.

È chiaro quindi quanto il polverone sollevato in questi giorni metta in luce come all’interno della dialettica tra potere politico centrale ed economico legato alla rendita e livello delle amministrazioni locali si possano aprire forti contraddizioni nelle quali inserirsi per scardinare pezzo per pezzo le logiche di speculazione e sfruttamento fondanti della politica del governo Renzi.

Tutto questo è possibile solo attraverso un azione costante con i tessuti vivi delle nostre città, capace di influenzare con forza i livelli decisionali all’interno delle istituzioni, come già si attua e come si dovrà continuare a fare.

Ce lo dicono le scomposte reazioni bipartisan di renziani, leghisti e altri stolti difensori della legalità ad ogni costo, nonché delle stesse associazioni di categoria dei palazzinari, con Confabitare in prima linea pronta a ricorre al piano giudiziario per ripristinare la loro «inalienabile libertà» di lasciare sfitti migliaia di edifici ed abitazioni!

Ce lo indicano le evidenti difficoltà nell’applicazione di un Protocollo d’intesa, tanto acclamato dalle istituzioni cittadine quanto fallito,che chiede ai soggetti, pubblici e privati, titolari di grandi proprietà immobiliari di mettere le stesse a disposizione e di confrontarsi con un strutturale disagio abitativo.

Una sperimentazione sicuramente interessante ma che presenta forti limiti strutturali. Il più importante fra questi, per quanto ci riguarda, è il mancato un coinvolgimento diretto di quei soggetti che, in maniera organizzata e attraverso azioni dirette, agiscono di fatto quei meccanismi di contrattazione sociale finalizzati all’acceso generalizzato ai diritti, alla casa e alla vita degna che la stessa legalità. In termini più generali è necessario abbandonare una gestione emergenziale del problema casa, dando risposte concrete e strutturali all’interno della città.

Per questo ribadiamo la necessità di riconvocare al più presto un tavolo che studi un nuovo Protocollo, tenendo in considerazioni nuovi elementi che in quello vecchio non si davano, per giungere a regolarizzare al più presto delle numerose occupazioni presenti a Bologna.

ADL Cobas

Campagna #ioccupo

Qua l’intervista all’assessore al Welfare Amelia Frascaroli da Repubblica.it

Benvenuta Anna Maria!

Oggi, 14 Aprile 2015, diamo il benvenuto ad Anna Maria, la nostra nuova piccola occupante di Villa Adelante!

I genitori, Alina e Marius, sono in Italia da qualche mese, arrivati dalla Romania per trovare un posto dove crescere la loro bambina, posto che hanno trovato, fortunatamente, tra le mura dell’occupazione di #ioccupo e Adl Cobas. Mura che hanno concesso loro la tranquillità di poter costruire una vita qui a Bologna, dove hanno scelto di stare.

Felicemente la accogliamo in Villa Adelante e con lei continueremo la battaglia per l’abolizione dell’articolo 5, per costruirle un futuro pieno di diritti, per far avere a lei e ai suoi genitori una residenza con la quale poter accedere a istruzione e sanità.

Benvenuta Anna Maria, Adelante!

Continua l’occupazione in Via Solferino 42

Poco più di una settimana dall’occupazione e lo stabile di via Solferino 42 ha ripreso vita, trasformandosi da spazio relegato all’abbandono ad abitazione degna per venti persone, singoli, giovani coppie, famiglie. Persone che hanno scelto di occupare insieme a tant@ altr@ perché costretti da una situazione abitativa e di vita che non gli permetteva di sviluppare una vita degna, che ora invece risulta possibile.

In meno di dieci giorni i lavori di autorecupero collettivo dell’area occupata sono avanzati rapidamente, tanto che i 5 appartamenti sono ormai abitabili. Una piano di lavori intenso e reso possibile dal apporto di tutti e tutte gli occupanti della campagna ‪#‎ioccupo‬, quelli entrati in via Solferino insieme con quelli di “Villa Adelante” in viale Aldini e quelli di via Borgolocchi, e sostenuto dalla solidarietà del vicinato di quartiere che numeroso in questi giorni ha attraversato questo stabile finalmente aperto e vissuto, conoscendo gli occupanti e parlando con loro. Tanti altri hanno inoltre sono entrati in contatto con questa nuova realtà attraverso la pagina facebook “Iorecupero” e hanno contribuito a rendere abitabili gli appartamenti donando mobilio e arredamenti in disuso.

Per fortuna gli occupanti di via Solferino sembrerebbe aver trovato un interlocutore serio e bendisposto: di fatto i rappresentanti dell’Istituto F.Cavazza, titolare della palazzina di via Solferino, si sono mostrati disponibili a trovare una soluzione condivisa che tenga presente la grave situazione di difficoltà che vivono gli attuali occupanti, e soprattutto dimostrandosi consapevoli che, al di là dei singoli casi, quello della casa non un problema passeggero, ma un questione reale nella città di Bologna come nel resto del paese, e che si sta tramutando in elemento strutturale dell’impoverimento e dello spossessamento dilagante di ampissime fasce di popolazione. Non a caso, solo per dare un’idea, dall’inizio dell’anno sono oltre un centinaio le persone che hanno chiesto aiuto allo nostro Sportello ADL Cobas per il Diritto all’Abitare in via Orfeo 46, mentre proprio oggi sui media cittadini esce la notizia che 359 persone si sono rivolte nello stesso periodo all’Help Center aperto dall’associazione Piazza Grande presso la stazione.

Se quindi la cooperazione dal basso dimostra tutta la sua forza solidale e anche la sua capacità di praticare percorsi condivise con interlocutori credibili, la stessa cosa non si può dire per quanto riguarda i rappresentanti delle istituzioni che ci ritroviamo di fronte, finora incapaci di trovare soluzioni efficaci e alquanto timidi nel mettere in campo scelte radicali.

Dopo il fallimento del Protocollo d’intesa tra comune e prefettura non ci si può più nascondere dietro a i soliti mantra – “non ci sono spazi”, “non abbiamo risorse”: gli spazi ci sono (e lo denunciano le tante occupazioni attualmente in atto) e le risorse devono essere trovate. Infatti è giunto il tempo che le forze politiche in città abbandonino una volta per tutte la gestione emergenziale delle politiche abitative, capaci al massimo di trovare soluzioni parziali e per brevi periodi se non quando favoriscono vere e proprie sacche di emarginazione e di conseguenza fomentano “guerre tra poveri”. Al contrario è il momento di assumere scelte che vadano a colpire alla radice le cause della problematica abitativa, attaccando con decisione abbandono e disuso di un numero enorme di abitazioni già esistenti ma prigioniere delle logiche speculative e di rendita di soggetti privati e non.

Purtroppo le politiche abitative del Comune bolognese non sembrano per nulla affacciarsi su questo orizzonte. Al contrario. Sono di questi giorni, infatti, due notizie alquanto significative. Da una parte l’assessore alla casa Malagoli ha annunciato la messa all’asta di 300 immobili ACER mentre dall’altra la giunta ha approvato un progetto edilizio che riguarderà ben 21 ettari: su queste aree dismesse sorgeranno, tra le altre cose, ben 485 nuovi appartamenti. Un progetto quindi che modificherà profondamente il volto della città ma non risolverà affatto il problema abitativo, inserendosi invece nel solco del Piano Casa varato dal governo Renzi la scorsa primavera che favorisce costruttori e grandi proprietà mentre mortifica ed abbandona inquilini, affittuari e in generale le fasce sociali medio-basse.

È necessario invece una netta inversione di tendenza: per chi fa politica intorno al tema dell’abitare in città è chiaro che non si potrà risolvere in termini strutturali il problema della casa se non si intraprendono semplici e chiare misure: moratoria degli sfratti, messa a dispozione (se necessario tramite requisizione) dei tanti spazi abitativi attualmente in disuso e di proprietà di grandi gruppi pubblici e privati, valorizzazione dei progetti di autorecupero attraverso la sperimentazione di percorsi di riqualificazione che coinvolgano le realtà sociali che attualmente si muovono nel terreno della lotta per il diritto all’abitare ed infine regolarizzazione delle (ormai) tante realtà di occupazione abitativa e riconoscimento per occupanti, sfrattati e senza casa di tutti i diritti di cittadinanza.

Solo su questo tavolo si può giocare e vincere seriamente la scommessa di garantire il diritto generalizzato all’abitare e affinché a Bologna ci sia una‪#‎casaxtutti‬!

Troppa gente senza casa, troppe case senza gente

Mercoledì 18 è andato in scena un altro atto della campagna #ioccupo: abbiamo aperto le porte dello stabile di via solferino 42, di proprietà dell’istituto Cavazza, vuoto da lungo tempo. Diverrà una casa per più di venti persone tra famiglie e singoli le quali rappresentano solo una parte di coloro che negli ultimi due mesi si sono rivolte allo Sportello per il diritto all’abitare di ADL Cobas trovandosi a vivere una situazione di grave disagio abitativo. Persone caratterizzate da storie e provenienze molto diverse: alcune sono fuggite da paesi in cui non era più possibile vivere a causa delle guerre, altre sono arrivate cercando una vita migliore da quella che hanno lasciato nel loro paese d’origine, altre ancora una vita l’hanno costruita per anni ma a causa della crisi si sono ritrovate in mezzo ad una strada. Tutte esistenze che oltre a pagare i costi della crisi scontano sulla loro pelle i tagli al welfare e la malagestione delle risorse pubbliche.
Sappiamo che su questo stabile è stato fatto un bando di gara per dei lavori di ristrutturazione ma ciò che salta più all’occhio è che nel consiglio d’onore dell’organizzazione siedono, tra gli altri, Sindaco e Prefetto di Bologna. Questi soggetti sono i promotori del fantomatico “Protocollo d’intesa per le esigenze di protezione abitativa” spacciato qualche mese fa come la panacea per tutti i mali del problema casa a Bologna e che è invece miseramente fallito.
L’ammissione del fallimento del Protocollo da parte dello stesso assessore al welfare Amelia Frascaroli, che tanto lo aveva sponsorizzato, renderebbe la vicenda quasi grottesca se non riguardasse una vera e propria emergenza sociale che investe le vite di migliaia di persone.
D’altro canto questa vicenda rende palese come le sole dichiarazioni d’intenti non bastano a contrastare gli interessi della rendita ma sono invece necessari interventi radicali per invertire la rotta. In questo senso quello dell’occupazione si conferma come strumento legittimo e utile per risolvere il problema della casa in quanto pratica concretamente, tramite la riappropriazione e l’autorecupero, l’utilizzo a fini sociali di immobili sfitti ed abbandonati.
Riconoscendo l’importanza che le occupazioni hanno e continuando a praticarle come strumento di redistribuzione della ricchezza dal basso, riteniamo però che questa non possa rimanere una semplice soluzione “di rimessa” di fronte ai vuoti lasciati dalle politiche abitative e dai tagli al welfare più in generale. Per questo oggi vogliamo interrogare la politica, in primis quella rappresentata nel consiglio d’onore e d’amministrazione dell’Istituto Cavazza, dicendo che avere un tetto sotto cui vivere deve essere un diritto e non un optional, che se coloro che potevano mettere a disposizione stabili inutilizzati hanno preferito, per fini di rendita e speculazione, continuare a tenerli vuoti è giusto che questi immobili vengano requisiti e destinati a finalità sociali. Allo stesso tempo riteniamo che se le istituzioni non sono in grado di produrre soluzioni reali al problema, per la mancanza della volontà di intaccare gli interessi di qualche privato o per l’assenza del coraggio necessario per mettere in discussione la tenaglia del patto di stabilità, non c’è alcuna giustificazione plausibile al fatto che nella città di Bologna continuino ad essere eseguiti sfratti e sgomberi.
Siamo pronti a discutere con chiunque voglia rendersi un interlocutore disponibile a parlare di soluzioni concrete per tutte le persone che hanno deciso di occupare questo stabile per dare una risposta alla propria situazione di disagio abitativo. Vorremmo inoltre parlare del fatto che un protocollo d’intesa che sia realmente efficace deve mettere a tema la requisizione degli immobili sfitti e abbandonati di proprietà di enti pubblici, banche, fondazioni e grandi proprietari. Dovrebbe inoltre prevedere una moratoria immediata di sfratti e sgomberi e far sì che i diritti fondamentali, come utenze e residenza, siano garantiti anche a quelle centinaia di persone che a Bologna si trovano a vivere in casa occupata.
Ma intanto abbiamo deciso di fare tutto questo con un tetto sopra la testa, perché al caldo si tratta meglio!

C’è chi i diritti li promette…. Noi li pratichiamo!

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11.11 – La risposta di Gianluca Muratori al tavolo di trattativa

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Come da accordi presi stamattina, in serata abbiamo telefonato al vice-presidente Giuseppe Intelisano, che aveva dichiarato la disponibilità a organizzare un incontro tra gli occupanti e il presidente di Unifica Holding Spa, proprietario dello stabile in viale Aldini 116.

Nella telefonata ci è stato comunicato che i vertici dell’ azienda si rifiutano di trattenere qualsiasi rapporto con noi, tanto meno di creare un tavolo di trattativa.

Da questo si deducono due cose : la prima è che queste persone dimostrano di non avere alcuna credibilità dicendo una cosa pubblicamente che negano subito dopo.

La seconda è che è ormai chiara la volontà di Gianluca Muratori (direttore di UNIFICA) di non sedersi ad un tavolo di trattativa e di conseguenza che le sue dichiarazioni fatte sui giornali i giorni seguenti all’occupazione siano state solo una mossa di marketing verso l’opinione pubblica, continuando a difendere gli interessi della rendita che rappresenta.

Non a caso Muratori è stato coinvolto nelle indagini relative al Cinzia-gate, per aver pagato dei biglietti aerei di una vacanza dell’ ex sindaco di Bologna, ma anche per corruzione e abuso edilizio in altre vicende legate ad appalti.

Questa vicenda dimostra come Muratori si trovi poco a suo agio a condurre trattative alla luce del sole con chi è portatore di esigenze e bisogni reali, mentre si trova molto a suo agio a tessere relazioni personali finalizzate ad interessi privati tra le cricche nei palazzi del potere.

“Chi credete davvero di essere voi? Che prendete cinquecento volte più di noi.”

Villa Adelante resiste.

11.11 – Blitz #ioccupo alla sede del gruppo UNIFICA

Praticare occupazioni per aprire la negoziazione sociale per il diritto all’abitare

 

Chi lascia palazzine vuote per pura speculazione immobiliare e volta le spalle ha chi non ha una casa è parte del problema.
E’ per questo che questa mattina è stata “invasa” dagli attivisti della campagna #ioccupo la sede del consorzio Unifica, in via della Cooperazione, di cui fa parte l’omonima holding proprietaria della villa di via Aldini 116, liberata con finalità abitativa lo scorso 24 ottobre .
Il presidente della holding, Gianluca Muratori, il giorno seguente all’occupazione ha dichiarato di essere disponibile ad aprire un tavolo di trattativa, pronunciandosi consapevole della situazione sempre più critica che l’ emergenza abitativa a Bologna (come nel resto delle città italiane) sta comportando.Posizione ritrattata solo pochi giorni dopo, dimostrandosi molto più refrattario alla possibilità di discutere del destino di uno stabile abbandonato, non utilizzato ma utile a trovare soluzioni abitative degne per chi, attraverso l’ occupazione della villa, ha manifestato una condizione di seria difficoltà abitativa.

Un tentativo di creare una divisione e una gerachia tra persone più o meno titolate (ovvero più disperate) a rivendicare il diritto ad avere un alloggio degno in cui vivere che è stata ovviamente rispedita al mittente: ritenendo inaccettabile che vengano compiuti dei passi indietro da parte di chi ha una responsabilità sociale per l’emergenza abitativa dilagante (responsabilità che ha assunto abbandonando spazi riqualificabili e abitabili), gli/le occupanti e gli/le attivisti/e della campagna #ioccupo  stamattina attraverso un blitz hanno cercato di entrare in contatto con il proprietario Muratori, chiedendo così risposte immediate e concrete sulle sue intenzioni e ribadendo la disponibilità, da parte loro, ad intavolare un dialogo.

In un primo tempo, nonostante i tentativi da parte degli impiegati di UNIFICA di contattare Muratori, il il presidente della holding non ha risposto alle chiamate e non ha fornito le risposte richieste. Solo in tarda mattinata, al suo posto si è presentato il vicepresidente della società, Giuseppe Intelisano, che dopo un confronto ha preso impegno per fissare un tavolo tra una delegazione del degli occupanti e degli inquilini e Gianluca Muratori. Presupposto di tale confronto, è stato sottolineato,è la garanzia che nessuno degli occupanti di villa Aldini si ritrovi per strada prima di una trattativa sull’edificio. Sarà in questa occasione che occupanti e delegati dello sportello ADL di via Orfeo si valuteranno le eventuali proposte della holding, col fine di raggiungere un accordo dignitoso e reale per gli occupanti di Villa Adelante.

Fino a quel momento (e anche oltre) l’occupazione di viale Aldini proseguirà, come nelle ultime due settimane, con i lavori di autorecupero e con il progressivo inserimento delle persone che tramite lo Sportello per il Diritto all’Abitare e la campagna #ioccupo stanno dando vita al percorso di riappropriazione e lotta per il diritto alla casa nella città di Bologna.
E’ questa la risposta più importante a chi minaccia sgomberi in nome della legalità e tenta in ogni modo di nascondere ciò che è sotto gli occhi di tutti ossia che il problema della casa investe ormai in modo trasversale una serie di soggetti sociali diversi ma accomunati dalla volontà di costruire percorsi comuni di difesa e (ri)conquista del diritto all’abitare. E’ tale composizione largamente eterogenea che in maniera sempre più diffusa (come le cronache degli utlimi mesi testimoniano) pratica le occupazioni come risposta diretta e concreta ad un bisogno fondamentale e, perché no, come strumento di negoziazione sociale per il diritto all’abitare.

#ioccupo prende casa in viale Aldini 116!

Nuova occupazione abitativa all’interno della campagna #‎ioccupo.
 Stamattina liberata un intera palazzina in in viale Aldini 116 di proprietà del colosso immobiliare UNIFICA HOLDING s.p.a., già coinvolto in vicende giudiziarie per abuso edilizio, concussione, truffa e falso intorno a servizi di gestione e manutenzione del patrimonio immobiliare pubblico ACER nonché presente in numerosi appalti per il Comune di Bologna (25 milioni di euro) e per i lavori per la realizzazione di FICO (10% dell’appalto da 40 milioni).

Con l’occupazione odierna quindi una decina (per ora) tra studenti, precari-e, disoccupat* e pensionati si riappropriano del diritto all’abitare sottraendosi alla morsa di affetti sempre più insostenibili e costruendo dal basso nuovo welfare.

La campagna #ioccupo prosegue: dopo aver bloccato la svendita dell’immobile ACER di via Mascarella 98, oggi rivendichiamo ancora una volta la legittimità e la necessità dell’occupazione come pratica in grado di dare immediatamente e concretamente soluzione alla problematica sociale del disagio abitativo e di conquistare (in questo caso in forma indiretta) reddito per tutt*. E allo stesso tempo occupare si dimostra pratica fondamentale anche per agire quel diritto alla città che si oppone alla privatizzazione e alla svendita del patrimonio pubblico e alla speculazione su territorio e beni comuni.

Di seguito il testo del comunicato distribuito oggi:

 

#IOCCUPO: contro speculazione ed abbandono, per il diritto all’abitare.

In uno scenario sociale drammatico, in cui le politiche di austerity stanno costringendo milioni di persone a vivere in una condizione di assoluta precarietà, il diritto all’abitare è sempre meno garantito. Nel solo Comune di Bologna migliaia di persone che rischiano di perdere la casa in seguito ad ordinanza di sfratto. Allo stesso tempo affitti ed costo della vita proibitivi limitano il diritto a scegliere dove vivere ed il diritto allo studio.

Di fronte all’emergenza abitativa le istituzioni, locali e nazionali, invece di aumentare gli investimenti in Edilizia residenziale pubblica (Erp) e valorizzare il patrimonio pubblico inutilizzato preferiscono tagliare e svendere.

Lo stesso Piano Casa di Lupi e Renzi, invece di rispondere a questa emergenza, si preoccupa di arricchire gli speculatori del mattone e nega con il famigerato art. 5 diritti fondamentali (residenza, luce, acqua, gas, etc.)  a chi si trova costrette ad occupare per non finire in strada.

Oggi abbiamo quindi deciso di occupare uno stabile di proprietà di un colosso bolognese dell’edilizia, sottraendolo alla speculazione e rispondendo alla necessità di divers* studenti, precari-e, pensionat* di avere un abitazione degna nella quale vivere.

L’immobile di viale Aldini 116 è infatti di proprietà della società immobiliare UNIFICA HOLDING S.p.a., ex C.I.P.E.A. (Consorzio Imprese Produzioni Edili ed affini), cooperativa edile nata negli anni ottanta facente parte del gruppo UNIFICA.
UNIFICA svolge a favore di diversi enti pubblici lavori per svariati milioni di euro, tra cui i servizi di gestione e manutenzione del patrimonio immobiliare per conto di ACER Manutenzioni S.p.A., società della quale è anche secondo azionista con il 22% circa delle azioni (il primo azionista è ACER con il 51%); inoltre Gianluca Muratori (Presidente di UNIFICA) è anche vicepresidente di ACER Manutenzioni S.p.A..
Quest’ultimo, che ricopre incarichi importanti anche in una banca delle coop., è stato recentemente rinviato a giudizio per abuso edilizio in una vicenda che ruota attorno all’edilizia convenzionata di San Lazzaro di Savena e che vede diversi indagati per abuso edilizio, concussione, truffa e falso. Infine UNIFICA ha le mani in pasta anche in molti importanti appalti per il Comune di Bologna (25 milioni di euro) e nei lavori per la realizzazione di FICo (10% dell’appalto da 40 milioni).

Sottrarre edifici all’abbandono ed alla speculazione e recuperarli rendendoli abitabili è evidentemente pratica di ridistribuzione di una ricchezza sociale sempre più concentrata nelle mani di pochi.

Se non sei disposto a pagare un affitto da rapina
se pensi che l’avere un tetto sotto cui vivere, studiare ed amare sia un diritto di tutti
se pensi che occupare possa essere una risposta concreta alla problematica abitativa ti invitiamo a passarci a trovare alla casa occupata di viale Aldini 116 oppure allo sportello per il diritto all’abitare ADL Cobas ogni mercoledì dalle 17:00 alle 19:00 presso Làbas occupato (via Orfeo 46).

Il programma provvisorio delle prossime iniziative:

Venerdì 24 ottobre
– ore 12: conferenza stampa
– per tutta la giornata pulizie, manutenzione e allestimento dello spazio abitativo

Sabato 25 ottobre
– ore 17: assemblea degli inquilini e occupanti per il diritto all’abitare
– ore 18.30: aperitivo sociale di vicinato