Acer svende? #IOCCUPO! Riappropriato stabile in via Mascarella 98

Oggi abbiamo deciso di occupare uno dei tanti alloggi Acer messi recentemente all’asta dall’ente regionale perché riteniamo inaccettabile che, mentre l’emergenza abitativa si acuisce sempre più, le istituzioni locali, Comune in primis, metta in vendita centinaia di immobili pubblici.

Gran parte delle case sono situate in condomini misti (con proprietà pubblica inferiore al 30%) e sono state messe in vendita con gli inquilini che abitano ancora al loro interno; chi non riuscirà a riscattare la propria casa la vedrà svendere senza la possibilità di avere voce in capitolo.

Dietro la scusa dello “svecchiare le abitazioni Acer” si nasconde in realtà la volontà di fare cassa e dismettere il patrimonio residenziale pubblico.

Per risolvere il problema abitativo sono al contrario necessari forti investimenti nell’edilizia residenziale pubblica e la valorizzazione del patrimonio pubblico inutilizzato. La risposta delle istituzioni, sia locali che nazionali, è invece fatta di tagli, dismissioni e politiche sempre più orientate verso il cosiddetto social housing in project financing che rispondono più alle esigenze speculative dei signori del mattone che alla necessità di trovare una soluzione all’emergenza.

Nel contesto in cui il pubblico non è in grado di dare risposte concrete, l’occupazione come pratica di riappropriazione e di autorecupero, rappresenta una risposta reale ed immediata al disagio abitativo. Contro le occupazioni l’art. 5 del Piano Casa di Lupi e Renzi, negando diritti basilari (come quello alla residenza o la possibilità di avere gli allacci di acqua, luce e gas), ha scagliato un duro attacco a tale pratica attraverso il tentativo di marginalizzare chi occupa per avere una casa.

In una città come Bologna dove il costo della vita per le famiglie e per i precari è in continua crescita e gli affitti, le tasse universitarie e i servizi agli studenti sono tra i più cari d’Italia, l’occupazione è una pratica di redistribuzione della ricchezza, di riappropriazione di reddito indiretto e di blocco della svendita del patrimonio pubblico.

Oggi comincia quindi la campagna #IOCCUPO. Oggi comincia la riappropriazione da parte di precari-e, famiglie, studentesse e studenti, migranti degli spazi della città che ci vengono negati o sotratti quotidianamente.

Invitiamo tutt* a visitare lo stabile occupato in via Mascarella 98 tutti i giorni dalle 15.00 alle 18.00 e durante tutte le iniziative dei prossimi giorni (guarda il programma completo).

Noi siamo #invendibili! #Bolognaisnotforsale

02.07 – Negata la residenza agli occupanti: il Piano Casa è marginalità ed esclusione sociale

Attivisti e attiviste di Làbas e Tpo insieme agli occupanti del progetto Crowdhousing degli appartamenti di via Borgolocchi fanno irruzione negli uffici del comune di Bologna per denunciare la negazione della richiesta di residenza di alcuni occupanti, secondo l’articolo 5 del nuovo Piano Casa.

Il Piano Casa è marginalità ed esclusione sociale: occupare per conquistare casa, reddito e diritti!

 

Oggi 2 luglio come occupanti, attiviste e attivisti del progetto Crowdhousing abbiamo deciso di denunciare pubblicamente la negazione del diritto alla residenza da parte del comune di Bologna per chi occupa a scopo abitativo spazi abbandonati.

Le occupazioni di case sono ormai un realtà affermata in tutta Italia. In un contesto nel quale si verifica una crescita ininterrotta di sfratti e pignoramenti per morosità incolpevole, occupare spazi abbandonati e riqualificarli dal basso a scopo abitativo diviene l’unica soluzione praticabile per le decine di migliaia di persone che non hanno reddito sufficiente per garantirsi un’abitazione dignitosa, che rischiano di perdere il tetto sopra lo propria testa o che sono già finite in strada.

Le risposte delle istituzioni appaiono, invece, del tutto inadeguate se non assolutamente controproducenti. Il decreto legge Renzi-Lupi n. 47 del 28 marzo – il cosiddetto Piano Casa – è tutto rivolto a sostenere la grande proprietà, l’industria edilizia e la rendita immobiliare mentre nulla dice o fa per quanto riguarda il blocco degli sfratti e dei pignoramenti, il sostegno diretto ad inquilini e piccoli proprietari, il rilancio massiccio dell’edilizia residenziale pubblica.

Inoltre il Piano Casa, con l’infame art. 5, attacca direttamente quelle esperienze di riappropriazione abitativa sancendo che chi “occupa abusivamente un immobile senza titolo non può chiedere la residenza né l’allacciamento a pubblici servizi”!

Una misura meramente repressiva che nega diritti basilari e inalienabili connessi alla residenza – quelli sanitario, al welfare cittadino, all’istruzione, al voto, etc. – e preclude persino l’accesso a servizi – come l’acqua, la luce, il riscaldamento e perché no anche telefono e internet – fondamentali per il soddisfacimento dei bisogni primari, costringendo chi già subisce il trauma sociale della perdita della casa a vivere in una situazione ancor più degradante.

Chi occupa non può essere considerato cittadino di serie B o C, costretto alla perdita della dignità e dei diritti. Occupare significa invece proprio provare ad uscire dal potenziale circolo vizioso di marginalità ed esclusione sociale in cui le conseguenze della crisi e la mancanza di reddito e welfare adeguati rischiano di ricacciare fasce sempre più ampie di popolazione.

Non a caso sono ormai molte anche a Bologna le esperienze di questo genere, che vedono protagonisti famiglie italiane e migranti, lavoratori, disoccupati, giovani studenti e precari. Anche la ‘piccola’ esperienza del progetto Crowdhousing che da otto mesi ha portato 13 giovani ad occupare e riqualificare quattro appartamenti in via Borgolocchi si inserisce in questo contesto di lotta per il diritto all’abitare e per un’esistenza degna in questa città.

È proprio in questo senso che alcuni degli abitanti delle case occupate in via Borgolocchi hanno richiesto nelle scorse settimane la possibilità di eleggere la propria residenza anagrafica all’interno di quegli appartamenti: per sottrarsi alla costante precarizzazione delle proprie vite, reclamando quei “diritti di cittadinanza” connessi proprio alla residenza.

Richiesta che è stata respinta da parte dell’Ufficio anagrafe del Comune di Bologna proprio ai sensi del famigerato art. 5 del Piano Casa, disponendo inoltre che i nomi dei richiedenti vengano trasmessi in Questura, mettendo in atto una vera e propria delazione istituzionale. Riteniamo questa situazione inaccettabile.

Com’è possibile che un’amministrazione comunale rifiuti di riconoscere questo diritto fondamentale a propri cittadini di fatto che studiano, lavorano, progettano la propria esistenza in questa città, contribuendo a renderla viva e ricca?

È giusto per il sindaco Merola, per l’assessore alla casa Malagoli, per l’assessore al welfare Frascaroli che chi intraprende questa strada dura ma necessaria sia trattenuto di fatto in una situazione di marginalità, esclusione, invisibilità sociale (se non addirittura di persecuzione giudiziaria)?

In sostanza, cosa ne pensa chi governa questa città del Piano Casa ed in particolare della vergogna dell’articolo 5? Intende applicarlo nascondendosi dietro motivazioni tecnico-giuridiche oppure ha la volontà di fare una scelta coraggiosa e assicurare, anche a dispetto di questa legge, delle soluzioni che garantiscano diritti e dignità sociale ai propri cittadini?

E infine l’amministrazione comunale – che più volte si è dichiarata comprensiva e interessata alle esperienze di occupazione che vanno a risolvere importanti problematiche sociali – ritiene possibile che nel momento in cui chi occupa richiede diritti che gli spettano venga perseguito proprio grazie a chi quei diritti ha il dovere di garantire?

Queste domande le poniamo non in maniera retorica ma al contrario pretendiamo delle risposte chiare e puntuali perché riguardano questioni basilari per comprendere che tipo di città i rappresentanti delle istituzioni locali hanno in mente.

Le poniamo pubblicamente perché come attivisti per il diritto all’abitare rivendichiamo apertamente la legittimità dell’occupazione come pratica per difendere il diritto alla casa e per conquistare il diritto al reddito. Per gli stessi motivi reclamiamo la possibilità di accedere, attraverso il diritto di residenza, alla sanità, al welfare cittadino, al voto, etc. anche per chi deve occupare a causa della perdita di lavoro, o per chi giovane, studente o precario si sottrae in questo modo alla precarietà e alla mancanza di reddito.

Come occupanti e attivisti del progetto Crowdhousing nei prossimi mesi continueremo a batterci per l’abolizione del Piano Casa del governo Renzi a partire dall’opposizione all’applicazione nel comune di Bologna dell’articolo 5 contro le occupazioni abitative, cercando di costruire anche insieme con le diverse realtà cittadine per il diritto all’abitare un piano comune di resistenza e costruzione di alternativa in questo senso.

Oggi inauguriamo il nostro semestre sociale di lotta contro le politiche di austerity e post-austerity. Renzi e Lupi possono stare sereni: il nostro Piano Casa è e sarà occupare per conquistare casa, reddito e diritti per tutti!

#nopianocasa #noart5 #renzistaisereno #civediamodappertutto