#ioccupo prende casa in viale Aldini 116!

Nuova occupazione abitativa all’interno della campagna #‎ioccupo.
 Stamattina liberata un intera palazzina in in viale Aldini 116 di proprietà del colosso immobiliare UNIFICA HOLDING s.p.a., già coinvolto in vicende giudiziarie per abuso edilizio, concussione, truffa e falso intorno a servizi di gestione e manutenzione del patrimonio immobiliare pubblico ACER nonché presente in numerosi appalti per il Comune di Bologna (25 milioni di euro) e per i lavori per la realizzazione di FICO (10% dell’appalto da 40 milioni).

Con l’occupazione odierna quindi una decina (per ora) tra studenti, precari-e, disoccupat* e pensionati si riappropriano del diritto all’abitare sottraendosi alla morsa di affetti sempre più insostenibili e costruendo dal basso nuovo welfare.

La campagna #ioccupo prosegue: dopo aver bloccato la svendita dell’immobile ACER di via Mascarella 98, oggi rivendichiamo ancora una volta la legittimità e la necessità dell’occupazione come pratica in grado di dare immediatamente e concretamente soluzione alla problematica sociale del disagio abitativo e di conquistare (in questo caso in forma indiretta) reddito per tutt*. E allo stesso tempo occupare si dimostra pratica fondamentale anche per agire quel diritto alla città che si oppone alla privatizzazione e alla svendita del patrimonio pubblico e alla speculazione su territorio e beni comuni.

Di seguito il testo del comunicato distribuito oggi:

 

#IOCCUPO: contro speculazione ed abbandono, per il diritto all’abitare.

In uno scenario sociale drammatico, in cui le politiche di austerity stanno costringendo milioni di persone a vivere in una condizione di assoluta precarietà, il diritto all’abitare è sempre meno garantito. Nel solo Comune di Bologna migliaia di persone che rischiano di perdere la casa in seguito ad ordinanza di sfratto. Allo stesso tempo affitti ed costo della vita proibitivi limitano il diritto a scegliere dove vivere ed il diritto allo studio.

Di fronte all’emergenza abitativa le istituzioni, locali e nazionali, invece di aumentare gli investimenti in Edilizia residenziale pubblica (Erp) e valorizzare il patrimonio pubblico inutilizzato preferiscono tagliare e svendere.

Lo stesso Piano Casa di Lupi e Renzi, invece di rispondere a questa emergenza, si preoccupa di arricchire gli speculatori del mattone e nega con il famigerato art. 5 diritti fondamentali (residenza, luce, acqua, gas, etc.)  a chi si trova costrette ad occupare per non finire in strada.

Oggi abbiamo quindi deciso di occupare uno stabile di proprietà di un colosso bolognese dell’edilizia, sottraendolo alla speculazione e rispondendo alla necessità di divers* studenti, precari-e, pensionat* di avere un abitazione degna nella quale vivere.

L’immobile di viale Aldini 116 è infatti di proprietà della società immobiliare UNIFICA HOLDING S.p.a., ex C.I.P.E.A. (Consorzio Imprese Produzioni Edili ed affini), cooperativa edile nata negli anni ottanta facente parte del gruppo UNIFICA.
UNIFICA svolge a favore di diversi enti pubblici lavori per svariati milioni di euro, tra cui i servizi di gestione e manutenzione del patrimonio immobiliare per conto di ACER Manutenzioni S.p.A., società della quale è anche secondo azionista con il 22% circa delle azioni (il primo azionista è ACER con il 51%); inoltre Gianluca Muratori (Presidente di UNIFICA) è anche vicepresidente di ACER Manutenzioni S.p.A..
Quest’ultimo, che ricopre incarichi importanti anche in una banca delle coop., è stato recentemente rinviato a giudizio per abuso edilizio in una vicenda che ruota attorno all’edilizia convenzionata di San Lazzaro di Savena e che vede diversi indagati per abuso edilizio, concussione, truffa e falso. Infine UNIFICA ha le mani in pasta anche in molti importanti appalti per il Comune di Bologna (25 milioni di euro) e nei lavori per la realizzazione di FICo (10% dell’appalto da 40 milioni).

Sottrarre edifici all’abbandono ed alla speculazione e recuperarli rendendoli abitabili è evidentemente pratica di ridistribuzione di una ricchezza sociale sempre più concentrata nelle mani di pochi.

Se non sei disposto a pagare un affitto da rapina
se pensi che l’avere un tetto sotto cui vivere, studiare ed amare sia un diritto di tutti
se pensi che occupare possa essere una risposta concreta alla problematica abitativa ti invitiamo a passarci a trovare alla casa occupata di viale Aldini 116 oppure allo sportello per il diritto all’abitare ADL Cobas ogni mercoledì dalle 17:00 alle 19:00 presso Làbas occupato (via Orfeo 46).

Il programma provvisorio delle prossime iniziative:

Venerdì 24 ottobre
– ore 12: conferenza stampa
– per tutta la giornata pulizie, manutenzione e allestimento dello spazio abitativo

Sabato 25 ottobre
– ore 17: assemblea degli inquilini e occupanti per il diritto all’abitare
– ore 18.30: aperitivo sociale di vicinato

Casa, diritto all’abitare e pratiche di riappropriazione

due appuntamenti di (auto)formazione promossi dall’Associazione per i Diritti dei Lavoratori (ADL-Cobas) e dal Progetto Crowdhousing.

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giovedì 15 MAGGIO dalle 17.30 aula 2 piano terra pal.zo Malvezzi via Zamboni 13

Contratti di locazione e sfratti

tenuto dall’Associazione Diritti Lavoratori

Panoramica generale dei contratti di locazione esistenti e sulle procedure di sfratto; modalità di tutela dei locatari e risposta in caso di sfratto da abitazioni private e pubbliche. Normativa e accesso all’Edilizia residenziale pubblica.

martedì 20 MAGGIO dalle 17.30 aula 2 piano terra pal.zo Malvezzi via Zamboni 13

Occupazioni e sgomberi

tenuto dall’Avvocato Elia De Caro

Normativa e tutela delle occupazioni a scopo abitativo. Modalità e pratiche di difesa in caso di sgombero.

per l’apertura dello Sportello per il Diritto all’Abitare presso Làbas occupato (ex caserma Masini, via Orfeo 46)

Nel tempo della crisi, delle politiche di austerity e post-austerity, in Italia le problematiche legate alla casa e al diritto all’abitare hanno ormai assunto le dimensioni di una vera e propria emergenza sociale. Centinaia di migliaia di singoli e famiglie hanno già perso o rischiano di perdere la casa nella quale abitano: schiacciati dal peso di affitti (e mutui) che le ormai ridotte e sempre più precarie capacità di reddito non riescono più a sostenere, gli sfratti per morosità incolpevole sono all’ordine del giorno e in costante aumento.

Poco o meglio nulla viene fatto da parte della politica istituzionale: il recente “Piano casa” del ministro Lupi e del governo Renzi favorisce esclusivamente nuova cementificazione (e le conseguenti speculazioni edilizie) e reprime (con l’art. 5) le esperienze di occupazione e riappropriazione dal basso del diritto all’abitare, mentre ignora totalmente misure essenziali come una moratoria generalizzata degli sfratti e il sostegno massiccio dell’edilizia residenziale pubblica.

L’Associazione per i Diritti dei Lavoratori (ADL-Cobas) e il progetto di occupazione a scopo abitativo Crowdhousing organizzano perciò due incontri di (auto)formazione sulla tematica abitativa con lo scopo di costituire uno Sportello per il Diritto all’abitare presso l’ex caserma Masini (via Orfeo 46).

Perché uno Sportello per il diritto all’abitare e un percorso pubblico per la sua creazione? Perché crediamo nella necessità di difendere e tutelare dal basso la possibilità per tutti/e di avere una casa che possa permettere una vita dignitosa. Vogliamo creare uno sportello sociale per far sì che questo non sia un semplice centro-servizi ma un luogo dove sfrattati, occupanti, precari, studenti, migranti possano rivolgersi per riaffermare il proprio diritto all’abitare e allo stesso tempo un luogo che metta in connessione chi è intenzionato ad incidere sulla situazione abitativa nella città di Bologna (e non solo).

Perché lo Sportello “prende casa” a Làbas? Da sei mesi ha preso vita all’interno dell’ex caserma Masini il progetto Crowdhousing: una pratica di occupazione e di cooperazione che ha riqualificato a scopo abitativo 4 appartamenti dove vivono 15 persone. Persone per le quali occupare e autorecuperare spazi prima abbandonati ha significato riappropriarsi di reddito sottraendolo ad affitti fuori dalla loro portata. Persone che in questo modo hanno riconquistato il proprio diritto all’abitare con dignità.

Lo Sportello nasce allora anche da questa spinta a ricercare dal basso soluzioni alternative a politiche abitative scellerate che abbandonano al degrado (o svendono ai privati) un patrimonio residenziale pubblico che potrebbe essere utilizzato per dare una tetto alle migliaia di persone che rischiano di perdere (o hanno già perso) la casa.

Vi invitiamo perciò a partecipare a questo mini-ciclo di incontri di formazione per costruire insieme un percorso condiviso: perchè la casa è un diritto, ma deve essere tutelato e difeso ogni giorno!

Crowdhousing: una risposta concreta contro la rendita e per il diritto alla città

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Questa città di chi pensi che sia? si domandavano gli Assalti frontali in un loro bellissimo pezzo di qualche anno fa (Denaro gratis – Hsl). Per il governo Renzi, evidentemente, le nostre città devono ancora essere di banche, grandi costruttori e speculatori.

È questo ciò che emerge dal recente Piano Casa del governo, elaborato dal ciellino Maurizio Lupi, dove la logica generale degli interventi previsti è favorire nuova cementificazione e la rendita edilizia e finanziaria. Mentre con agevolazioni fiscali e il passaggio di denaro pubblico (tramite il Fondo nazionale per il sostegno alle abitazioni in locazione e per la morosità incolpevole) sostiene grandi proprietari e costruttori, poco o niente è previsto per risolvere realmente la dilagante emergenza abitativa.

Per quanto riguarda l’Edilizia Residenziale Pubblica, questa viene ulteriormente depotenziata, divenendo oggetto di un ennesimo processo di svendita. Allo stesso tempo vengono totalmente ignorate misure come la moratoria generalizzata degli sfratti e lo sblocco delle infinite graduatorie di assegnazione della case popolari, le quali favorirebbero l’esercizio del diritto all’abitare per centinaia di migliaia di disoccupat*, famiglie in difficoltà economica, precari-e, lavoratori/trici a basso reddito che vivono la propria condizione abitativa con crescente precarietà e fragilità.

Ad essere ancora una volta abbandonati sono cioè quei soggetti che, non a caso, negli ultimi mesi hanno dato una risposta dal basso, concreta e immediata a quella che ormai è una vera e propria emergenza sociale, dando vita ad un movimento di occupazioni di case in tutto il paese.

Proprio contro questo straordinario ciclo di occupazioni, il Piano Casa muove un duro attacco, prevedendo all’art.5 il divieto, anche retroattivo, di chiedere ed ottenere la residenza e l’allacciamento ai pubblici servizi come acqua, luce e gas per chi occupa abusivamente un immobile. Il che significa negare a migliaia di persone la permanenza degna nelle città e relegarli sempre più nella marginalità e nell’invisibilità. Non è un caso quindi che il 19 marzo sono state sgomberate a Roma due storiche occupazioni abitative a Centocelle e al Tuscolano.

Nonostante questi tentativi, però, i movimenti sociali per la casa continuano a lottare per affermare e costruire concretamente il diritto all’abitare per tutt*: moltissime sono le esperienze di occupazione e autorecupero di immobili abbandonati e inutilizzati di proprietà pubblica e di grandi gruppi finanziari-immobiliari, che invece potrebbero rappresentare una soluzione immediata e fondamentale contro l’emergenza abitativa.

Anche Bologna si inserisce in questo quadro: più di 20 mila famiglie soffrono di una fragilità abitativa più o meno intensa, mentre le istituzioni locali non riescono a trovare una soluzione adeguata a questa situazione, con liste d’assegnazione kilometriche e bloccate. Anzi, il modello di città pensato dal Comune è ancora una volta orientato verso la costruzione di grandi opere (vedi il F.i.co nella zona del CAAB) e la svendita del patrimonio pubblico a favore della rendita – come nel caso delle tre ex-caserme militari Sani, Mazzoni, Masini, acquisite dalla Cassa depositi e prestiti per un valore di 50 milioni di euro, 7.5 dei quali spetteranno allo stesso comune di Bologna. E dove le esperienze di autogestione e occupazione vengono prese in considerazione solo in quanto copertura di servizi che l’istituzione locale non riesce più a garantire.

Ma ovviamente le tante esperienze di occupazione non possono e non voglio assolutamente essere una stampella alle inefficienze e alle scelte scellerate della governance della crisi.

In questo senso, il progetto Crowdhousing è nato nei mesi scorsi all’interno dell’ex caserma Masini occupata come risposta immediata e concreta al problema abitativo attraverso l’occupazione, la riqualificazione e l’autorecupero di spazi abitativi prima abbandonati. Ed è una forma di riappropriazione di reddito indiretto per giovani e precari-e colpiti dalla misure di austerity che non riescono a trovare una situazione abitativa adeguata al proprio reddito.

Per ora infatti, ben 12 persone hanno potuto riconquistare il proprio diritto all’abitare riqualificando due appartamenti in via Borgolocchi mentre altri due appartamenti inutilizzati stanno per essere resi abitabili attraverso il lavoro collettivo di autorecupero.

Allo stesso tempo, il progetto Crowdhousing sta portando avanti un lavoro d’inchiesta e mappatura del territorio cittadino per individuare i centinaia di edifici abbandonati nei quali riprodurre la pratica del crowdhousing come occupazione e riqualificazione a scopo abitativo del patrimonio edilizio abbandonato a Bologna.

Per questo abbiamo pensato per sabato 29 marzo un’ulteriore giornata pubblica di lavori di riqualificazione e autorecupero delle case occupate e del live painting delle murate esterne dell’ex caserma Masini: un’iniziativa aperta a tutt* per costruire in maniera collettiva e cooperante il diritto all’abitare nella Bologna della crisi.

Un’occasione per fare veramente del Crowdhousing una pratica del comune quotidiana, che agisca attivamente e collettivamente il diritto a decidere che forma debba assumere la nostra città, ripensandola a partire dai bisogni, dai desideri, dal miglioramento delle condizioni di vita di chi la vive ogni giorno, e non invece degli interessi economici di pochi. L’iniziativa di sabato 29 si inserisce infatti nel percorso d’avvicinamento alla manifestazione nazionale del 12 aprile a Roma, dove i movimenti sociali opporranno con forza il proprio rifiuto a rendita, precarietà e austerity reclamando casa e reddito per tutt*.

Evento FB della giornata

 

IL NAUFRAGIO DEL DIRITTO ALLO STUDIO

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No ai tagli, No all’austerità! Diritto allo Studio, Diritto alla Città!

Le notizie che rimbombano dalla Regione Emilia Romagna sono raccapriccianti e non fanno altro che confermare quanto l’Er.Go ha comunicato privatamente nei giorni scorsi a molti studenti e studentesse: non ci sono abbastanza fondi per coprire tutte le richieste delle borse di studio.
La Regione si è dunque detta costretta ad una decurtazione di 1000€ ad un migliaio di aventi diritto, fino ad arrivare per alcuni ad una riduzione di 3500€ (su 5000€) del contributo spettante ai vincitori dei bandi.
Tutto ciò è assolutamente inaccettabile e di estrema gravità: ancora una volta si va dalla direzione opposta a quella dell’allargamento e lo sviluppo dello spazio vitale dei diritti fondamentali, quali sono quello allo studio, all’accesso ai saperi, al reddito, alla casa e all’autodeterminazione del proprio presente e del proprio futuro attraverso un’esistenza degna.
Per quanto ci riguarda, è finito il tempo delle trattative. Gli studenti e le studentesse pretendono immediatamente soluzioni diametralmente opposte a quelle imposte dall’Europa dell’austerità e del Patto di Stabilità interno.
Soluzioni che riconoscano universalmente e incondizionatamente il diritto allo studio e che promuovano i percorsi di co-working, di riqualificazione di aree abbandonate a scopo abitativo e sociale, di costruzione ed autogestione di orti urbani e di tutto ciò che abbiamo già cominciato a riprenderci senza chiedere il permesso: il diritto alla città.
Al contempo, dalla governance dell’Università di Bologna non accettiamo più le lacrime di coccodrillo, ma esigiamo un dirottamento degli investimenti per il “Progetto Staveco” che vada a coprire il buco delle borse di studio.

Non c’è niente di più illegale della negazione del diritto ad una vita degna.

Non c’è niente di più legittimo che lottare per riprendersela!

6/8-9.03 – Crowdhousing: assemblea e presentazione del weekend di riqualificazione abitativa

Giov 6 marzo: assemblea-incontro Nuove pratiche della cooperazione sociale per il diritto all’abitare. Presentazione della due giorni di riqualificazione abitativa con Servizio Civile Internazionale-Bologna

●● 8-9 marzo: minicampo di riqualificazione abitativa degli appartamenti occupati in via Borgolocchi.

●●● Sab 8 Marzo dalle 18.00 alle 21.00:  aperitivo, musica e live painting nelle case occupate di via Borgolocchi!

Durante i 4 mesi di vita del progetto di Crowdhousing di Làbas,dodici tra studenti/esse, precari-e, studenti-lavoratori,  disoccupati/e hanno riconquistato il proprio diritto all’abitare riqualificando 3 appartamenti all’interno del complesso dell’ex Caserma Masini.
Il Crowdhousing è una pratica di lotta per il diritto alla casa in una Bologna dove sono migliaia gli immobili lasciati vuoti e dove proprietari di centinaia di appartamenti affittano in nero per milioni di euro.

Per questo crediamo che riappropiarsi di spazi sottraendoli alla speculazione e alla rendita finaziaria sia legittimo e necessario.
Reclamiamo il diritto di opporre alle dinamiche di mercificazione e di speculazione per il profitto di pochi pratiche anche illegali, come le occupazioni, in grado di liberare spazi e riempirli della ricchezza sociale prodotta ogni giorno dalla cooperazione sociale dal basso e di decidere la forma e il futuro delle nostre città, rivendicando il diritto alla città secondo i bisogni e i desideri di chi le vive quotidianamente.

Attraverso il crowdhousing vogliamo liberare parti di reddito individuale dal ricatto di affitti sempre più insostenibili: vogliamo perciò dare una risposta immediata all’emergenza abitativa ormai devastante e allo stesso tempo sperimentare nuove forme cooperanti e sociali dell’abitare che facciano della casa un diritto imprescindibile e un vero bene comune.

Il crowdhousing ha perciò incominciato a prendere forma all’interno dell’ex Caserma Masini, ma vuole essere un pratica espansiva e riproducibile per i tanti soggetti colpiti dalla crisi.
Durante il prossimo weekend faremo un altro passo in questa direzione: l’8-9 marzo Crowdhousing project, in collaborazione con il Servizio Civile Internazionale-Bologna, organizza un minicampo di lavori finalizzati a rendere agibile un ulteriore appartamento in via Borgolocchi attraverso il coworking di volontari e delle volontarie SCI e di ragazzi e ragazze interessati/e al crowdhousing.
Un’occasione per sperimentare in concreto quelle pratiche per il diritto alla casa attraverso la cooperazione dal basso di singoli e gruppi.
Invitiamo perciò tutti/e coloro che sono interessati/e a partecipare e costruire insieme un momento di lavori, riflessione sulla questione abitativa e socialità.

Qui tutte le info sul progetto Crowdhousing

13.12 – Un altro spazio vuoto in città sanzionato da Làbas

BASTA SFRATTI e SPAZI VUOTI! CASA è REDDITO per TUTTI!

Un ennesimo spazio vuoto e abbandonato a Bologna è stato segnalato e sanzionato oggi pomeriggio dagli attivisti di Làbas e dagli abitanti dei tre appartamenti occupati e riqualificati nel complesso dell’ex caserma Masini attraverso il progetto Crowdhousing.

Dopo l’edificio della provincia (in gestione Acer) di via Sant’Isaia 88, anche lo stabile in via Irnerio 53 è stato sanzionato con una la scritta “crowdhousing” a simboleggiare proprio la riproducibilità di percorsi di riappropriazione e di occupazione per rispondere a un’esigenza abitativa sempre più diffusa e alla quale non viene data alcuna risposta da parte di enti ed istituzioni.
Làbas ha iniziato a disegnare la “mappa” degli spazi inutilizzati a Bologna: buchi neri che riempiono una città nella quale si contano sette mila appartamenti sfitti di proprietà pubblica, privata e demaniale.

Làbas lascia l’edificio di via Irnerio 53 con una porta colorata di nero e un grande punto interrogativo disegnato sopra, lanciando alla città una grande domanda: “vogliamo continuare a far finta di niente e lasciare queste proprietà abbandonate al degrado, svenderle, specularci sopra, creare rendita finanziaria, oppure vogliamo riqualificarle, destinarle ad uso sociale e ad uso abitativo proprio in un momento in cui è sempre più difficile pagare gli esosi affitti o continuare a pagare il mutuo? Vogliamo provare ad andare oltre le politiche welfaristiche fallimentari o del tutto assenti delle istituzioni e riutilizzare i tanti spazi vuoti nel territorio con pratiche di cooperazione e riappropriazione?”

Làbas continuerà a tracciare questa “mappa” nella città di Bologna, opponendosi a qualsiasi sgombero e rilanciando invece pratiche di occupazione, riappropriazione e cooperazione sociale proprio come il progetto Crowdhousing.

11.12 – Dibattito – IL DIRITTO AL REDDITO NEL TEMPO DI CRISI

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IL DIRITTO AL REDDITO NEL TEMPO DI CRISI. Come inventarsi un lavoro attraverso la riappropriazione di spazi pubblici lasciati all’abbandono.

Due esperienze messe a confronto, quella di un architetto e quella di un designer, che decidono di investire le proprie conoscenze e abilità in percorsi “comuni” quali le esperienze dell’ex caserma Masini a Bologna e l’ex Caserna Salsa con il collettivo ZTL a Treviso.

Mariano Andrés Araneo ha riqualificato insieme al collettivo Làbas due stanze dove ha strutturato una falegnameria, in cui svolge la sua ricerca per un modulo abitativo in legno e ferro, e contemporaneamente crea oggetti di arredamento e design per la caserma stessa e su commissione.

Ricambi Originali è un progetto nato da Macs Design a Treviso (http://www.macsdesign.it/ )
Attraverso il recupero di materiali provenienti da contesti urbani e industriali, creano oggetti di arredamento e design. Macs e Giò fanno parte del collettivo ZTL, con il quale hanno anche portato avanti progetti di riqualifica degli spazi abbandonati durante tutte le 9 occupazioni avvenute a Treviso a partire dal 2012 in concomitanza con la moltitudine di persone che dava il proprio apporto e sostegno alla realizzazione di uno spazio sociale innovativo a Treviso.

Questo incontro vuole essere l’inizio di una discussione e progettazione collettiva e intelligente degli spazi abbandonati lasciati al degrado. Discuteremo di un modo di fare che vede già attivi laboratori di creazione di percorsi e progetti di autorecupero ma anche la sperimentazione della riappropriazione di reddito attraverso la cooperazione e il riuso intelligente di risorse a costo zero.
A seguire:
Tempi difficili – Temporary design shop
Live disegn performance, esposizione e vendita degli oggetti creati durante
Tempi felici – 24 ore di architettura, design e riuso (da martedì 10.12 ore 18):
progettazione e realizzazione “non stop” di oggetti, utilizzando avanzi di legno e materiale recuperato.

29.11 – Occupati gli uffici del Demanio contro la rendita, per riconoscimento degli spazi demaniali come beni comuni

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“Operai per il Comune” di Làbas negli uffici del demanio per richiedere la gestione dell’ex caserma Masini. Ottenuto un tavolo autoconvocato con comune di Bologna e Demanio per il riconoscimento degli spazi abbandonati

Intorno alle 15 di oggi, 29 novembre, gli “operai per il Comune” di Làbas hanno occupato gli uffici bolognesi del Demanio in Piazza Malpighi. Per più di tre ore la sede del Demanio a Bologna è rimasta occupata.

Muniti di striscione “ex caserma Masini bene comune” (appeso da una delle finestre su via Sant’Isaia) e megafono, gli occupanti hanno chiesto di inviare da quegli stessi uffici un fax alla sede romana del Demanio, presentando la propria “domanda di attribuzione a titolo non oneroso dei beni di proprietà dello Stato”.

Infatti, secondo l’art. 56 bis del D.L. 21 giugno 2013 n. 69, convertito in legge con modificazioni dalla Legge 9 agosto 2013 n. 98, dal 1° settembre 2013 e fino al 30 novembre 2013 i Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni possono presentare richiesta di acquisizione di beni immobili dello Stato.

Questa domanda, alla quale in teoria avrebbero dovuto far richiesta gli enti territoriali per richiedere la gestione degli spazi demaniali in disuso (come appunto le ex caserme dismesse e rimaste vuote e abbandonate), oggi è stata portata da Làbas in demanio con un documento “auto-compilato”.

Gli attivisti di Làbas hanno riempito gli uffici del demanio con oggetti che simboleggiavano i progetti portati avanti nello spazio, e con sacchi contenenti il guano di piccione che ricopriva l’intera ex caserma lasciata al degrado e all’incuria per ben 13 anni, prima di essere occupata il 13 novembre di un anno fa.

Le richieste degli attivisti: inviare tramite fax alla sede nazionale del demanio il documento auto-compilato in cui si fa richiesta di assegnazione dell’ex caserma Masini a tutti i progetti che la stanno rendendo viva; avviare tavolo di trattative contro lo sgombero dello spazio; rendere pubblica una lista dei beni lasciati all’abbandono per adibirli a scopi sociali e/o abitativi e non invece, attraverso la prossima cessione alla Cassa Depositi e Prestiti, avviare meccanismi di privatizzazione, svendita, speculazione, finanziarizzazione.

Dopo quasi un’ora di occupazione della sede bolognese del demanio e dopo le resistenze iniziali del direttore, questo ha accettato di incontrare gli attivisti. Durante l’incontro sono state presentate le richieste di Làbas al direttore che ha risposto con argomenti vaghi e privi di concretezza, informando di aver già avviato un tavolo di lavoro con il comune di Bologna sull’ex Caserma Masini (escludendo quindi chi in questi mesi sta costruendo progettualità reali in quegli spazi) e ha inoltre comunicato che è già stata inviata agli organi competenti una richiesta di sgombero dell’ex caserma. Gli attivisti a questo punto hanno deciso di rimanere nella sede del demanio a oltranza.

Intorno alle 17.30 negli uffici occupati del Demanio è arrivata una delegazione del comune di Bologna, alla quale gli attivisti hanno riportato le loro richieste, alla presenza del direttore territoriale del demanio.

Dopo l’incontro con la delegazione del comune di Bologna e il direttore del demanio, agli attivisti di Làbas viene fatto inviare tramite fax dell’ufficio il documento di richiesta di gestione dell’ex caserma Masini, e si ottiene l’apertura di un tavolo auto-convocato di confronto tra amministrazione comunale, demanio e Làbas sul futuro dell’ex caserma, ponendosi come obiettivo l’utilizzo a scopo sociale e/o abitativo dei tanti spazi vuoti e abbandonati in città per ostacolare in ogni modo meccanismi di svendita a privati e di finanziarizzazione e per riprendersi una parte di reddito.

Condizione iniziale all’apertura del tavolo da parte degli occupanti: il blocco della richiesta di sgombero. Così è stato dichiarato dalla delegazione dell’amministrazione comunale:

Oggi gli attivisti di Làbas sono riusciti, dopo ore di occupazione degli uffici del demanio, a richiedere simbolicamente tramite fax la gestione dell’ex caserma Masini, ad ottenere un tavolo di trattative, a bloccare la richiesta di sgombero. Insomma, dopo un anno di occupazione dell’ex caserma Masini c’è stata da parte di amministrazione comunale e demanio un riconoscimento di chi ha reso vivo un pezzo di città.

La ricchezza prodotta attraverso i tanti e partecipati progetti portati avanti dentro quegli spazi (ultimo in ordine di tempo il “Crowdhousing”, ovvero l’occupazione e la costruzione collettiva di tre appartamenti –in ampliamento- nel complesso dell’ex caserma Masini) è ciò che oggi gli attivisti hanno portato a svelamento del demanio, che cieco e sordo per un anno non l’ha riconosciuta. Le pratiche che hanno preso forma nell’ex caserma Masini in un anno di occupazione sono frutto della cooperazione di cittadini, studenti, lavoratori, precari, artisti, che hanno riqualificato un’area di città e che hanno sperimentato un nuovo modo di produrre alternativa concreta nella crisi.

In una città dove si contano oltre 7 mila appartamenti sfitti di proprietà pubblica, privata e demaniale, oggi si è posta una questione molto semplice: se istituzioni, politiche assistenziali, politiche abitative ed enti preposti non sono più in grado di garantire un livello di welfare adeguato alle esigenze di chi sempre più non riesce a pagare l’affitto, subisce sfratti, vive in condizioni precarie, il primo passo da fare è ripartire dal riutilizzo del patrimonio e delle proprietà pubbliche e private abbandonate nel territorio.

Ciò significa partire da un tavolo sul futuro dell’ex caserma Masini e su tutte le altre caserme dismesse e i tanti edifici vuoti da  riempire.

Ciò significa rifiutare l’idea di una continua cementificazione e quindi di speculazioni edilizie; significa togliere centinaia di appartamenti alla rendita di palazzinari per restituirli a chi il problema degli affitti lo vive quotidianamente; significa bloccare immediatamente tutti gli sfratti per morosità e gli sgomberi, ma soprattutto avviare e incrementare pratiche di cooperazione, riappropriazione, co-housing, occupazione e crowdhousing.

27N – Verso il 29N sanzionato stabile lasciato ad incuria ed abbandono

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Oggi, 27 Novembre,  gli attivist* di Làbas occupato ed i partecipanti al progetto Crowdhousing hanno voluto segnalare l’ennesimo spazio lasciato al degrado da Comune ed istituzioni.

Sul muro dello stabile di via sant’Isaia 88 è comparsa a grandi caratteri la scritta Crowdhousing insieme a volantoni attacchinati di spiegazione del progetto.

La porta della casa è stata colorata di nero con un punto di domanda bianco sopra per simboleggiare i troppi ‘buchi neri’ che si trovano in stabili, palazzine e case lasciate all’incuria e all’abbandono.

Il blitz, durato poco più di mezz’ora, ha voluto rilanciare le prossime giornate di mobilitazione per reddito e casa del 29 e 30 novembre.

Prosegue intanto il progetto Crowdhousing dentro lo spazio sociale Làbas, nelle tre case sistemate vivono già dieci persone mentre si aspetta di sistemare il quarto appartamento per poter ampliare il progetto ad altr*.

Costrire casa e/è reddito per tutt*‘ è lo slogan dell’iniziativa.

Il comunicato dell’iniziativa:

Crowdhousing project denuncia la situazione in cui versa questo stabile come tanti altri abbandonati al degrado dalle proprietà. Lo fa dopo aver riqualificato tre appartamenti in via Borgolocchi, nel complesso dell’ex caserma Masini occupata.

Via Sant’Isaia 88, stabile abbandonato da anni. Proprietà della Provincia, ma gestito da Acer. 2,6 milioni di euro stanziati per la ristrutturazione e la creazione di 20 appartamenti di edilizia popolare. Ma nulla di fatto.

L’ennesimo buco nero in una città dove si contano oltre 7 mila appartamenti sfitti di proprietà pubblica, privata e demaniale.

Crowdhousing project pone alla città una questione molto semplice: se istituzioni, politiche assistenziali, politiche abitative ed enti preposti non sono più in grado di garantire un livello di welfare adeguato al problema del reddito, crediamo che il primo passo da fare sia ripartire dal riutilizzo del patrimonio e delle proprietà pubbliche e private abbandonate nel territorio.

Ripartire dal riutilizzo delle proprietà abbandonate significa rifiutare l’idea di una continua cementificazione e quindi di speculazioni edilizie; significa togliere centinaia di appartamenti alla rendita di palazzinari per restituirli a chi il problema degli affitti lo vive quotidianamente; significa bloccare immediatamente tutti gli sfratti per morosità e gli sgomberi, ma soprattutto avviare e incrementare pratiche di cooperazione, riappropriazione, co-housing, occupazione e crowdhousing.

Crowdhousing è allora una risposta alla crisi economica e abitativa e alle fallimentari politiche assistenziali e di welfare, che attraverso la cooperazione si riappropria direttamente del diritto all’abitare e di una parte di reddito.

 

12.11 – Assemblea Crowdhousing @ Làbas! Reddito è casa per tutt*!

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Abitare nella crisi è diventato sempre più difficile? Avere una casa o una stanza dignitosa commisurata al tuo reddito è quasi impossibile?

Partecipa al Crowdhousing a Làbas!

Che cos’è il “crowd-housing” ? Come il crowdfounding, il “crowdhousing” vuole essere una pratica collettiva, diffusa e cooperativa di riappropriazione e riqualifica di spazi urbani a scopo abitativo. Una pratica che bypassa e combatte la speculazione e la rendita immobiliare, costruendo (letteralmente) dal basso il diritto all’abitare.

Perché a Làbas? Perché l’ex caserma Masini (in via Orfeo 46) è uno spazio occupato da circa un anno al cui interno ci sono enormi spazi, ancora inutilizzati, adatti ad essere abitati: si tratta di lavorare insieme per renderli agibili, per costruire una nuova possibilità abitativa dentro la precarietà del presente.
E cosa c’entra con il reddito? Per la nostra generazione precaria, spossessata di ricchezza e diritti, reclamare nuovo welfare e reddito per tutt* è ormai una necessità ineludibile. Prendere uno spazio abbandonato e farne una casa per chi non può più permettersi di pagare affitti esorbitanti significa riprendersi direttamente una parte di quel redditto di cui tutt* abbiamo bisogno.
Martedì 12 ore 18 assemblea!

Reddito e(‘) casa per tutti!

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