MOLLIAMO GLI ORMEGGI: NASCE IL “COMITATO PER LA TUTELA E L’ AFFERMAZIONE DELL’ESPERIENZA DELL’EX CASERMA MASINI BENE COMUNE”

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Da un po’ di tempo a Bologna si fatica ad avere certezze e come spesso accade in queste situazioni è il tema della legalità ad occupare la scena, a scapito della politica. Tuttavia, non abbiamo mai pensato che il destino dell’esperienza di Làbas dipendesse solamente dai capricci o dall’incapacità di intraprendere una posizione chiara da parte di chi detiene il potere in città.

È questo il motivo per cui, dal mandato di un’assemblea di oltre quattrocento persone, abbiamo deciso di costituire un Comitato ampio e popolare, libero e democratico, che avrà la missione di tutelare quanto in tre anni e mezzo siamo riusciti a costruire dentro e fuori l’ex Caserma Masini.

Sarà una cassetta degli attrezzi, con alla base quei punti programmatici emersi proprio dall’assemblea, in cui tanti potranno riconoscersi ed avere capacità decisionale, andando oltre coloro che compongono l’assemblea di gestione di Làbas e comprendendo la grande comunità di cittadini e cittadine che considerano l’ex caserma un bene comune.

Abbiamo pensato di presentare il Comitato, lo Statuto, il suo funzionamento e gli incarichi provvisori di Presidenza, Vicepresidenza e Tesoreria in una conferenza stampa pubblica che si terrà mercoledì 10 febbraio alle ore 17.30 a Làbas. Alle ore 18.30 invece si svolgerà l’iniziativa promossa dall’associazione La Boa chiamata “Spazi Tenaci”, che vedrà discutere di rigenerazione urbana l’Asilo di Napoli, l’ Associazione Culturale Interzona / Trans Europe Halles e Làbas stesso.

Molte altre iniziative, ma soprattutto tante sorprese, attendono di essere svelate nei prossimi giorni. Insomma non abbiamo confuso l’incertezza con la noia, la persistente assenza di una trattativa con una ingenua attesa.

Del resto, il termine Comitato deriva dal latino “cum” e “itus”, cioè dall’andare insieme. Si parte!

#STILLABAS – Riconversione energetica sostenibile degli spazi dell’ex Caserma Masini a Bologna

bannerLàbas è un centro sociale a Bologna che esiste da quasi tre anni. La sua importanza sociale all’interno del quartiere Santo Stefano e della città stessa si va a confermare giorno dopo giorno, apertura dopo apertura. All’interno degli 8000 mq resi liberi e usufruibili a tutte e tutti esistono molti progetti già avviati e molti altri che stanno per cominciare, che possiamo dividere in tre macro aree:

Produzione Culturale ed Artistica

Numerose sono le iniziative culturali ed artistiche che si svolgo all’interno della Sala Polivalente, da concerti di gruppi emergenti del circondario bolognese a spettacoli teatrali, passando per dibattiti e proiezioni di interesse storico o politico.
Molti corsi stanno prendendo forma: dal già consolidato corso di shiatsu, a breve si attiveranno anche corsi di capoeira e tango.
Un piano della palazzina, risistemato l’estate scorsa grazie alla collaborazione con il Servizio Civile Internazionale, sarà adibito a laboratori e atelier.

Sovranità Alimentare

In collaborazione con Campi Aperti (associazione territoriale di produttori biologici e a filiera corta) ogni mercoledì si svolge un mercato di prodotti “genuini e clandestini”, e da ormai due anni esiste Orteo, un orto sociale di quartiere.
Inoltre all’interno degli spazi si sono sviluppati altri due progetti sulla Sovranità Alimentare: Làbiopizzeria, pizzeria a biologica e a Km 0, e Schiumarell, un birrificio sociale.

Welfare

La presenza dello Sportello per il diritto all’Abitare di ADL Cobas all’interno dell’ex Caserma, oltre a svolgere una funzione di consulenza e informazione sul tema, ha portato molte persone a trovare una casa, attraverso la riqualifica di spazi sia interni che esterni a Làbas. Vi sono infatti quattro case, attigue allo spazio, che rispondono all’esigenza abitativa di giovani, studenti, disoccupati e pensionati.
Si sta pianificando, inoltre, la realizzazione di un progetto chiamato “Accoglienza Degna” che prevede un dormitorio per 10 posti letto per senza fissa dimora, funzionante per tutto il periodo invernale (incluso servizio di portineria sociale e punto medico) ed un “Refugees Welcome Point” in cui le persone in fuga da miseria, guerre e povertà, e che transitano per Bologna possano trovare ristoro (pernottamento per una o due notti, doccia, pasto caldo, ricaricare il telefono) ma anche informazioni utili rispetto ai propri diritti e a come proseguire il proprio viaggio.
È presente da ormai due anni anche Làbimbi, un laboratorio creato per i più piccoli, dove insieme ai genitori del quartiere si lavora per un’istruzione diversa, creativa e libera, a misura di bambino.

Tutto questo è stato messo a rischio da un violento distacco della corrente elettrica effettuato da ENEL. Non essendo praticabile la regolarizzazione di un contratto nello stabile, la riconversione ad energia autonoma, e il più possibile sostenibile, diventa necessaria, per la dignità delle persone che abitano nelle quattro case di via Borgolocchi e per la salvaguardia della ricchezza sociale usufruita dal collettivo Làbas e da tutte e tutti coloro che attraversano gli spazi.

La riconversione prevede:
6 set di pannelli solari ibridi, con isola energetica autonoma: copriranno la fornitura alle quattro case abitate di via borgolocchi, un minimo di corrente perenne all’interno degli spazi di Làbas, la copertura energetica per il futuro Refugees Point (costo 1.748 € cadauno, per un totale di 10.488 €);
3 stufe a metano: copriranno il riscaldamento alle stanze utilizzate per le attività socio-artistico-culturali all’interno degli spazi dell’ex Caserma Masini (costo 700 € ca. cadauna per un totale di 2.100 €);
1 gruppo elettrogeno Diesel: per permettere lo svolgimento di concerti, proiezioni, attività laboratoriali e illuminazione (costo 5.000 € ca.);
manodopera e materiale: contributo ad esperti che aiuteranno a montare la tecnologia a pannelli solari e materiali necessari (cavi elettrici, prese, tubi per il gas, etc…) (costo 1.500 € ca.).

Per un totale di 19.088 euro.

Se il progetto di riconversione andrà a buon fine, non solo riusciremo tutte e tutti a utilizzare di nuovo a pieno regime gli spazi di via Orfeo 46, strappandoli di nuovo al rischio di abbandono e spreco di terreno pubblico, ma sarà la conferma che l’ex caserma Masini è un Bene Comune sentito ed importante per la comunità che varca il cancello e fa splendere di luce propria Làbas.

Per contribuire:

tramite bonifico bancario

 it46s0760105138249329549331
intestatario: stefano caselli
causale: riconversione energetica stillabas

Presto anche con piattaforma online

 

1 MAGGIO a Làbas – La piazza illegale si riprende i tempi e gli spazi

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Abbiamo scelto di non celebrare una ricorrenza. Abbiamo scelto di far parlare l’esperienza illegale che nel nostro tempo, 2014, nel nostro spazio, Bologna, distrugge le ritualità e crea immediatamente nuove prospettive comuni.

Non serve un giorno consacrato per poter parlare di lavoro, casomai ci serve per rifiutare certe forme di lavoro e soprattutto di sfruttamento che ci sono oggi, nel 2014. Nuove forme di lavoro, possibilità di co-working, creazione di reddito e di libertà sono il frutto quotidiano della cooperazione a Làbas, sono in aperto conflitto con la precarietà e si producono insieme proprio grazie a questo conflitto.

Le possibilità che stiamo creando grazie a uno spazio riappropriato e grazie a tante forze cooperanti vanno in direzione opposta all’individualismo, al riconoscersi in una professione, per lo più precaria, ed alla dichiarazione di impotenza rispetto allo sfruttamento che viene esercitato sulla nostra produzione, vita e riproduzione. Le pratiche di creazione di reddito, nuovo welfare, crowdhousing, vanno in direzione opposta al Jobs Act e al piano casa di Renzi, ma soprattutto rifiutano di essere sottomesse a un piano di decisione che sta al di sopra di noi, nelle sedi di banche e banche centrali e nelle direttive che queste danno ai governi. Per questo l’11 luglio saremo tutti a Torino contro il summit europeo sulla disoccupazione giovanile.

L’1 Maggio Làbas Occupato promuoverà l’inaugurazione di Cheap festival, che quest’anno ha scelto come tema principale la questione “green” e quindi ambientale. Una difesa dell’ambiente e contro il degrado degli spazi abbandonati ed in mano alla rendita e alla speculazione che non è fine a se stessa, estemporanea o meramente estetica, ma che parla subito di Diritto alla città e di decisionalità cooperante dal basso: #bolognaisnotforsale #bololibera !

Sarà sicuramente occasione di festa e di socialità, come le migliaia di persone che hanno attraversato e costruito Làbas in questi mesi hanno imparato a conoscere, ma sarà soprattutto un ulteriore momento in cui scegliere da che parte stare: per la difesa di uno spazio che diviene sempre più comune, e contro ogni possibile sgombero; per il riuso democratico degli spazi e contro la speculazione; per la sovranità alimentare e contro F.I.Co.; per un’Europa senza frontiere e contro i luoghi di detenzione per migranti; per il crowdhousing, la casa e la cooperazione; per il reddito, l’uguaglianza e la libertà e contro la disoccupazione!

Piazzale “I° Brigata Garibaldi Irma Bandiera”, la piazza illegale di Làbas, è lo spazio. Un anno e mezzo di occupazione è il tempo. Questa è la collocazione del nostro 1 maggio, questa è la possibilità che tutti abbiamo di guardare a nuovi conflitti e a comuni alternative.

Crowdhousing: una risposta concreta contro la rendita e per il diritto alla città

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Questa città di chi pensi che sia? si domandavano gli Assalti frontali in un loro bellissimo pezzo di qualche anno fa (Denaro gratis – Hsl). Per il governo Renzi, evidentemente, le nostre città devono ancora essere di banche, grandi costruttori e speculatori.

È questo ciò che emerge dal recente Piano Casa del governo, elaborato dal ciellino Maurizio Lupi, dove la logica generale degli interventi previsti è favorire nuova cementificazione e la rendita edilizia e finanziaria. Mentre con agevolazioni fiscali e il passaggio di denaro pubblico (tramite il Fondo nazionale per il sostegno alle abitazioni in locazione e per la morosità incolpevole) sostiene grandi proprietari e costruttori, poco o niente è previsto per risolvere realmente la dilagante emergenza abitativa.

Per quanto riguarda l’Edilizia Residenziale Pubblica, questa viene ulteriormente depotenziata, divenendo oggetto di un ennesimo processo di svendita. Allo stesso tempo vengono totalmente ignorate misure come la moratoria generalizzata degli sfratti e lo sblocco delle infinite graduatorie di assegnazione della case popolari, le quali favorirebbero l’esercizio del diritto all’abitare per centinaia di migliaia di disoccupat*, famiglie in difficoltà economica, precari-e, lavoratori/trici a basso reddito che vivono la propria condizione abitativa con crescente precarietà e fragilità.

Ad essere ancora una volta abbandonati sono cioè quei soggetti che, non a caso, negli ultimi mesi hanno dato una risposta dal basso, concreta e immediata a quella che ormai è una vera e propria emergenza sociale, dando vita ad un movimento di occupazioni di case in tutto il paese.

Proprio contro questo straordinario ciclo di occupazioni, il Piano Casa muove un duro attacco, prevedendo all’art.5 il divieto, anche retroattivo, di chiedere ed ottenere la residenza e l’allacciamento ai pubblici servizi come acqua, luce e gas per chi occupa abusivamente un immobile. Il che significa negare a migliaia di persone la permanenza degna nelle città e relegarli sempre più nella marginalità e nell’invisibilità. Non è un caso quindi che il 19 marzo sono state sgomberate a Roma due storiche occupazioni abitative a Centocelle e al Tuscolano.

Nonostante questi tentativi, però, i movimenti sociali per la casa continuano a lottare per affermare e costruire concretamente il diritto all’abitare per tutt*: moltissime sono le esperienze di occupazione e autorecupero di immobili abbandonati e inutilizzati di proprietà pubblica e di grandi gruppi finanziari-immobiliari, che invece potrebbero rappresentare una soluzione immediata e fondamentale contro l’emergenza abitativa.

Anche Bologna si inserisce in questo quadro: più di 20 mila famiglie soffrono di una fragilità abitativa più o meno intensa, mentre le istituzioni locali non riescono a trovare una soluzione adeguata a questa situazione, con liste d’assegnazione kilometriche e bloccate. Anzi, il modello di città pensato dal Comune è ancora una volta orientato verso la costruzione di grandi opere (vedi il F.i.co nella zona del CAAB) e la svendita del patrimonio pubblico a favore della rendita – come nel caso delle tre ex-caserme militari Sani, Mazzoni, Masini, acquisite dalla Cassa depositi e prestiti per un valore di 50 milioni di euro, 7.5 dei quali spetteranno allo stesso comune di Bologna. E dove le esperienze di autogestione e occupazione vengono prese in considerazione solo in quanto copertura di servizi che l’istituzione locale non riesce più a garantire.

Ma ovviamente le tante esperienze di occupazione non possono e non voglio assolutamente essere una stampella alle inefficienze e alle scelte scellerate della governance della crisi.

In questo senso, il progetto Crowdhousing è nato nei mesi scorsi all’interno dell’ex caserma Masini occupata come risposta immediata e concreta al problema abitativo attraverso l’occupazione, la riqualificazione e l’autorecupero di spazi abitativi prima abbandonati. Ed è una forma di riappropriazione di reddito indiretto per giovani e precari-e colpiti dalla misure di austerity che non riescono a trovare una situazione abitativa adeguata al proprio reddito.

Per ora infatti, ben 12 persone hanno potuto riconquistare il proprio diritto all’abitare riqualificando due appartamenti in via Borgolocchi mentre altri due appartamenti inutilizzati stanno per essere resi abitabili attraverso il lavoro collettivo di autorecupero.

Allo stesso tempo, il progetto Crowdhousing sta portando avanti un lavoro d’inchiesta e mappatura del territorio cittadino per individuare i centinaia di edifici abbandonati nei quali riprodurre la pratica del crowdhousing come occupazione e riqualificazione a scopo abitativo del patrimonio edilizio abbandonato a Bologna.

Per questo abbiamo pensato per sabato 29 marzo un’ulteriore giornata pubblica di lavori di riqualificazione e autorecupero delle case occupate e del live painting delle murate esterne dell’ex caserma Masini: un’iniziativa aperta a tutt* per costruire in maniera collettiva e cooperante il diritto all’abitare nella Bologna della crisi.

Un’occasione per fare veramente del Crowdhousing una pratica del comune quotidiana, che agisca attivamente e collettivamente il diritto a decidere che forma debba assumere la nostra città, ripensandola a partire dai bisogni, dai desideri, dal miglioramento delle condizioni di vita di chi la vive ogni giorno, e non invece degli interessi economici di pochi. L’iniziativa di sabato 29 si inserisce infatti nel percorso d’avvicinamento alla manifestazione nazionale del 12 aprile a Roma, dove i movimenti sociali opporranno con forza il proprio rifiuto a rendita, precarietà e austerity reclamando casa e reddito per tutt*.

Evento FB della giornata

 

6/8-9.03 – Crowdhousing: assemblea e presentazione del weekend di riqualificazione abitativa

Giov 6 marzo: assemblea-incontro Nuove pratiche della cooperazione sociale per il diritto all’abitare. Presentazione della due giorni di riqualificazione abitativa con Servizio Civile Internazionale-Bologna

●● 8-9 marzo: minicampo di riqualificazione abitativa degli appartamenti occupati in via Borgolocchi.

●●● Sab 8 Marzo dalle 18.00 alle 21.00:  aperitivo, musica e live painting nelle case occupate di via Borgolocchi!

Durante i 4 mesi di vita del progetto di Crowdhousing di Làbas,dodici tra studenti/esse, precari-e, studenti-lavoratori,  disoccupati/e hanno riconquistato il proprio diritto all’abitare riqualificando 3 appartamenti all’interno del complesso dell’ex Caserma Masini.
Il Crowdhousing è una pratica di lotta per il diritto alla casa in una Bologna dove sono migliaia gli immobili lasciati vuoti e dove proprietari di centinaia di appartamenti affittano in nero per milioni di euro.

Per questo crediamo che riappropiarsi di spazi sottraendoli alla speculazione e alla rendita finaziaria sia legittimo e necessario.
Reclamiamo il diritto di opporre alle dinamiche di mercificazione e di speculazione per il profitto di pochi pratiche anche illegali, come le occupazioni, in grado di liberare spazi e riempirli della ricchezza sociale prodotta ogni giorno dalla cooperazione sociale dal basso e di decidere la forma e il futuro delle nostre città, rivendicando il diritto alla città secondo i bisogni e i desideri di chi le vive quotidianamente.

Attraverso il crowdhousing vogliamo liberare parti di reddito individuale dal ricatto di affitti sempre più insostenibili: vogliamo perciò dare una risposta immediata all’emergenza abitativa ormai devastante e allo stesso tempo sperimentare nuove forme cooperanti e sociali dell’abitare che facciano della casa un diritto imprescindibile e un vero bene comune.

Il crowdhousing ha perciò incominciato a prendere forma all’interno dell’ex Caserma Masini, ma vuole essere un pratica espansiva e riproducibile per i tanti soggetti colpiti dalla crisi.
Durante il prossimo weekend faremo un altro passo in questa direzione: l’8-9 marzo Crowdhousing project, in collaborazione con il Servizio Civile Internazionale-Bologna, organizza un minicampo di lavori finalizzati a rendere agibile un ulteriore appartamento in via Borgolocchi attraverso il coworking di volontari e delle volontarie SCI e di ragazzi e ragazze interessati/e al crowdhousing.
Un’occasione per sperimentare in concreto quelle pratiche per il diritto alla casa attraverso la cooperazione dal basso di singoli e gruppi.
Invitiamo perciò tutti/e coloro che sono interessati/e a partecipare e costruire insieme un momento di lavori, riflessione sulla questione abitativa e socialità.

Qui tutte le info sul progetto Crowdhousing

Bologna 20.02.14 – Chi decide in città: contrastiamo i poteri forti, assediamo SeciRealEstate

Per il “diritto alla città” e un utilizzo alternativo delle risorse vs speculazioni e cementificazioni: giovedì 20 febbraio ore 17 P.za Nettuno assediamo SeciRealEstate!

#20F #assedioSeci #dirittoallacittà #bolognaisnotforsale

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CHI DECIDE IN CITTA’: GIOVEDI’ 20 FEBBRAIO CONTRASTIAMO I POTERI FORTI DI BOLOGNA!
ORE 17 piazza del Nettuno, ASSEDIAMO SECI REAL ESTATE in Via degli Agresti, 6

Il 28 dicembre Cassa Depositi e Prestiti acquista 40 immobili, 33 dello Stato e 7 di Enti territoriali, tra cui il Teatro Comunale di Firenze e due isole veneziane. Il valore dell’operazione è di circa 490 milioni di euro.
A Bologna tre ex caserme militari -Sani, Mazzoni, Masini– vengono acquisite dalla Cdp per un valore di 50 milioni di euro, 7.5 dei quali spetteranno al comune di Bologna; svendita del patrimonio pubblico andato invenduto per anni, ma incasso immediato per le finanze dello Stato e degli Enti locali: è questa la logica per cui si iniziano a vendere isole, monumenti, parchi, terreni ed ex caserme come la Masini. Pareggio di bilancio, Patto di stabilità!

Ecco allora che si assiste ad un paradosso: lo Stato compra allo Stato, o meglio compra sottocosto a se stesso, usando anche i soldi dei risparmiatori, quelle proprietà che poi, svalutate sul mercato, favoriscono l’insediamento di privati e la speculazione che ne deriva. Una manovra finanziaria che per le casse dello Stato e per gli investitori risulta sicuramente più agile ed efficace di tanti altri dispositivi economici usati in passato.
La Cdp, infatti, è diventata nel 2003 una vera e propria S.p.a. con un capitale sociale di circa 3.5 mld di euro ed un capitale investito di circa 300 mld di euro costituito per il 75% da fondi di risparmio postale, posseduta per un 80% dal ministero dell’Economia e delle Finanze e per un 20% da fondazioni bancarie. Cdp si è così slegata definitivamente dal territorio a dal ruolo di supporto agli enti locali per diventare, grazie alla liquidità posseduta, un fondo di garanzia per il bilancio e soprattutto strumento di investimento economico-finanziaro dello Stato.
Lo studio di fattibilità su come riuscire a valorizzare 18 aree pubbliche nel comune di Bologna -tra cui le tre ex caserme- viene affidato a Sorgente Group e Seci Real Estate del Gruppo Maccaferri, che a loro volta incaricano Gualtiero Tamburini per lo studio sulla trasformazione in «complessi polifunzionali con prevalente funzione residenziale».

Fatti i nomi e viste le intenzioni non possiamo sicuramente dirci stupiti che la prospettiva principale sia la realizzazione di case di lusso e luoghi di consumo economico. Gli interessi vanno allora oltre la semplice compravendita tra Demanio e Cdp e, davanti agli occhi increduli di un’amministrazione assente e impotente, ecco che la città inizia a cambiare radicalmente volto.

Negli ultimi mesi, infatti, il nostro territorio è stato interessato da una serie di proposte di vario tipo: alcune in via di gestazione (passante nord, il sempreverde People Mover, la Staveco), altre in fase già avanzata. Prediamo ad esempio il progetto F.i.co. previsto nell’area attuale del CAAB; il parco giochi del cibo dove, a conti fatti, nel gioco della rivalutazione dei terreni attraverso il cambio della loro destinazione d’uso come edificabile, dell’assegnazione dei bandi d’appalto e del coinvolgimento delle grandi aziende nazionali politicamente sponsorizzate (come Eataly), le risorse pubbliche (50 mln è il valore dell’area messa a disposizione dal Comune) vengono investite per un tornaconto economico privato.
Senza considerare che il tutto avverrà all’ombra dell’inceneritore del Frullo, si aggiunge la supposta costruzione di una rete di trasporto che colleghi la campagna al centro e che a sua volta sarà collegato, grazie al People Mover, con l’aeroporto e la fiera. Siamo al punto in cui a decidere sul trasporto pubblico, sui collegamenti stradali, sui semafori e gli stop è l’interesse economico di ricchi mecenati-investitori.

Ed ecco che in un quartiere come la Bolognina, una rotonda costruita diventa necessariamente simbolo della distruzione e dell’assoluta non curanza delle relazioni e della cooperazione sociale. Lunga vita a XM 24!
Case di lusso, villette sui Colli, new town, gentrificazione, cambi destinazione d’uso arbitrari, Disneyland del cibo e passanti autostradali sono parte di un nuovo disegno di città che si sta concretizzando sotto la spinta dei soliti noti, mentre media locali e commentatori di vario ordine e grado vedono in tutto ciò una risposta alla crisi del secolo e la possibilità di abbattere livelli di disoccupazione che sul nostro territorio per la prima volta hanno raggiunto medie nazionali.
Il tutto arricchito dalla fame di “grandi opere” o, per meglio dire, di “opere pur che sia” dei potenti locali, Confindustria e Lega della cooperative in primis, seguite da Roversi Monaco, banche di vario titolo e la holding Maccaferri.

Uno scenario bolognese non distante dalle tendenze generali che rintracciamo in diverse città del resto dell’Europa: assistiamo a una crescente cementificazione di intere aree cittadine e a uno sviluppo della speculazione finanziaria. Così facendo, si stravolge e addirittura si annulla il “diritto alla città”, ovvero il diritto a decidere quale città costruire, il diritto alla vita urbana, all’abitazione, ai luoghi dell’incontro e della condivisione, un diritto collettivo che significa cambiare noi stessi attraverso il cambiamento della città che vogliamo.

Cosa significa tutto ciò?
Ad esempio, nel caso delle tre ex-caserme, significa che la gestione di un territorio pari a circa un quarto del centro storico di Bologna finirà nelle mani delle solite aziende e dei soliti poteri, escludendo in toto la popolazione che abita, vive e attraversa veramente quel territorio, e che s’immagina lo stesso con una diversa forma e funzionalità.
Significa inoltre che il 20 febbraio avverrà il passaggio di possesso definitivo da Demanio alla Cdp dell’ex Caserma Masini, la cui destinazione d’uso ha preso nella realtà, con l’occupazione di Làbas e la cooperazione dal basso, una direzione completamente opposta a quella prevista e pattuita senza alcuna interlocuzione con la comunità che le ha ridato vita.

Significa, infine, che c’è un problema di democrazia ma che allo stesso tempo una parte di città sta iniziando a trovare nuove forme per decidere sui luoghi in cui si sviluppa la vita sociale, economica e culturale di Bologna: ripensare la mobilità in termini sostenibili, ripensare la filiera alimentare, promuovere un diverso tipo di solidarietà e quindi di relazione tra abitanti, organizzare reti di scambio, sistemi di co-working e crowdhousing, produrre forme nuove di welfare e reddito, immaginare un uso alternativo del patrimonio pubblico-privato sfitto e contemporaneamente contrastare la cementificazione selvaggia!

Noi siamo tra coloro che reclamano la possibilità di scegliere dove abitare, cosa mangiare, come muoversi e soprattutto perché. Un perché che risponde ad esigenze di miglioramento delle condizioni di vita di tutti e tutte, e non invece agli interessi economici di pochi. Siamo quelli che pensano ad un uso alternativo delle risorse pubbliche e ad un diverso modello di sviluppo, per decidere in maniera comune e collettiva sulla città e sul territorio.
Siamo una parte che si contrappone al deserto che ci si presenta di fronte ma sappiamo di non esser soli, perciò andiamo avanti!

“Ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone” – Le città invisibili-Italo Calvino

Ex Caserma Masini Bene Comune-Làbas

Chiediamo ad ogni singolo o soggettività di sottoscrivere ma soprattutto di ampliare la discussione intorno a questo testo, per cui invitiamo tutt* a partecipare all’assemblea pubblica di lancio della campagna contro F.i.co. che si terrà giovedì 13 febbraio in vicolo Bolognetti 2 – Sala Silentium e il 20 febbraio h. 17 p.zza Nettuno per assediare insieme Seci Real Estate.
#20F #assedioSeci #dirittoallacittà #bolognaisnotforsale

Domenica 26/01 h. 18.00 **Assemblea Generale Làbimbi **

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Vogliamo discutere di come ampliare le nostre aperture,dei laboratori sociali,e delle nostre prospettive future.

LABIMBI OGGI E’:

– una risposta concreta alla mancanza di spazi pubblici e gratuiti per bambini in città

– un laboratorio dove educazione ambientale ed alimentare sono continuamente trasmesse ai bambini attraverso pratiche di riciclaggio e interazione con il nostro orto urbano: Orteo.

– un punto di incontro dove la socialità e la condivisione trovano la massima espressione

– un posticino dove genitori e bambini costruiscono ogni giorno insieme a noi il comune che sogniamo

LABIMBI VUOLE DIVENTARE:

– uno spazio aperto giornalmente con laboratori educativi a prezzi sociali

– una nuova struttura da costruire insieme: più accogliente, più efficace,con maggiori servizi.

– un ASILO SOCIALE dove la collaborazione per il comune diventi realizzazione del comune

LA NOSTRA ASSEMBLEA E’ APERTA A TUTTI : MAMME,PAPA’,RAGAZZE MADRI,GENITORI PRECARI,EDUCATORI ED EDUCATRICI,RAGAZZ* INTERESSATI AL PROGETTO….

Vi aspettiamo tutt* a Làbas, Domenica 26 Gennaio alle ore 18.00!

https://www.facebook.com/events/437073139755345/

Giù le mani da Làbas! 17/12 tutt* in consiglio di quartiere!

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Come molti sapranno Làbas è sotto sgombero, e ora sotto le consuete vacanze natalizie è a rischio più che mai.

Chiediamo a tutte le realtà, soggettività, associazioni, singoli cittadini, studenti, mamme, papà, bambini, residenti e abitanti di Santo Stefano di proteggere il Bene Comune che in questi mesi stiamo costruendo insieme.

Martedì 17 Dicembre ci sarà il consiglio di quartiere alle ore 20.00.
Troviamoci tutt* alle ore 19.00 a Làbas, via Orfeo 46, per portare la nostra esperienza a chi non vuole sentire e vedere, ma solo distruggere e sgomberare.

Invitiamo tutt* anche a partecipare alla conferenza stampa che si terrà Lunedì alle 12.00 nell’ex Caserma Masini e a diffondere questi appuntamenti.

Làbas non si tocca!

Làbimbi – laboratorio per bambini autogestito

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Nel piazzale dell’Ex Caserma Masini – circondato dal CrowdHousing,Orteo,dal mercatino biologico e tanto altro- è nato Làbimbi: un progetto educativo destinato ai più piccini.

Làbimbi vuole traslare in chiave infantile tematiche e lotte che come collettivo Labas portiamo avanti,tematiche che variano dal’educazione ambientale a quella alimentare.

Ogni mercoledì,durante il mercato di Campi Aperti,realizziamo laboratori di riciclaggio cercando di trasmettere ai bambini un concetto importante e complesso come il rispetto ambientale, attraverso un metodo semplice:la pratica creativa.

All’interno di Làbimbi stiamo costruendo un mini-cinema e organizzando corsi di musica,lezioni di teatro,di scrittura e lettura creativa.

Il nostro obiettivo,infatti,è quello di riuscire ad offrire corsi ed attività quotidiane per bambini di qualsiasi età a prezzi sociali,assicurando l’accessibilità ad ogni famiglia.

Miriamo ad un’apertura giornaliera che garantirebbe uno spazio sociale all’interno del quartiere Santo Stefano;uno spazio che si oppone alla crisi e ai prezzi sempre più alti di asili e corsi privati.

Làbimbi è un laboratorio autogestito e autofinanziato è ben accetta ogni forma di collaborazione,aiuto e supporto.

Per info & contatti:

Làbas occupato,via Orfeo 46

Spazio Làbimbi ogni mercoledì dalle 17 alle 18:30

labas.bo@gmail.com